26 luglio 1922
Scioperi e uccisioni a Ravenna
• Nella vertenza fra gli agrari e i barrocciai della Camera del lavoro repubblicana e di quella socialista s’inseriscono i fascisti, promotori di un loro sindacato. Gli squadristi sbarrano le porte della città agli scioperanti che, isolato il barrocciaio fascista Giovanni Balestrazzi, lo linciano. L’intervento delle forze dell’ordine origina una sparatoria nella quale cadono 9 scioperanti (6 repubblicani, 2 socialisti e un comunista: Giovanni Luigi Balestra, Gino Binzoni, Ugo Bustacchini, Cesare Missiroli, Ersilio Pasini, Ulisse Raggi, Stefano Ricci, Dino Silvestroni e Guglielmo Tumidei); 24 feriti sono ricoverati all’ospedale e decine dì persone si fanno curare clandestinamente senza che i medici presentino le denunce prescritte dalla legge. Il centro della città è presidiato da squadristi e poliziotti; nei quartieri periferici repubblicani, socialisti, comunisti e anarchici resistono armi alla mano. [Franzinelli1]