28 aprile 1945
La fine di Mussolini e i suoi misteri
La fine di Mussolini e i misteri che la circondano, assieme
al destino dei documenti che aveva con sé, formano un serial infinito
programmato su giornali e tv ormai da decenni. Con una vena polemica Renzo De
Felice notava: «Gli storici italiani continuano a girare attorno al caso
Mussolini, senza mai volerlo affrontare per risolverlo definitivamente. Così il
campo resta aperto ed esposto alle scorribande di giornalisti, appassionati,
collezionisti, trafficanti, antiquari...».
Una delle ultime puntate della saga – il mese scorso, nel
programma La grande storia su Rai Tre –
ha offerto la rivelazione (per la verità non inedita) sulla partecipazione
diretta di un agente segreto britannico all’uccisione di Benito e Claretta, a
Giulino di Mezzegra. In contrasto con questa tesi, il nuovo numero di Nuova
Storia Contemporanea presenta un memoriale scritto da Max Salvadori (fratello di
Joyce, moglie di Emilio Lussu), noto anche come Capitano Sylvester: un agente
di origine italiana del servizio segreto inglese Soe, che dal febbraio 1945
operava a Milano come agente di collegamento fra il comando alleato e il
Comitato di liberazione dell’Alta Italia. Il testo, inedito, era fra le carte
di De Felice, che – in vista dell’ ultimo volume della monumentale biografia di
Mussolini – aveva raccolto testimonianze e dichiarazioni scritte dalle persone
in qualche modo implicate nei fatti. Uno dei suoi allievi, nonché direttore di
Nuova Storia Contemporanea, Francesco Perfetti, l’ha ora recuperato e lo
presenta con una breve nota introduttiva, dove ricorda proprio le parole di De
Felice: «Gli inglesi (...) Mussolini a Norimberga non lo volevano proprio. Fu
molto facile per gli inglesi evitare che gli americani mettessero le mani sul
Duce (...) fecero tutto i partigiani (...) fu un agente dei servizi segreti
inglesi (...) che li esortò a far presto, a chiudere in fretta la partita
Mussolini». Questo agente era Salvadori. Il suo racconto parte da lontano:
«L’ufficiale alleato in missione in Alta Italia riceveva prima di partire delle
istruzioni che erano vaghe, di carattere generale e non si riferivano che
eccezionalmente a situazioni o ad azioni specifiche. (...) Una cosa era chiara:
l’ufficiale del Soe (...) non doveva occuparsi di ciò che riguardava le forze
regolari (per esempio trattative con forze militari tedesche) né di ciò che
avrebbe riguardato l’Amministrazione militare alleata (Amg), per esempio il
trattamento di criminali di guerra (...). Mussolini non era nominato nelle
istruzioni e neppure, salvo incidentalmente, nelle conversazioni: Mussolini
semplicemente non interessava il comando alleato (anche se interessava
diplomatici e Amg, ma, dopo aver lasciato Roma alla fine di agosto del ’44, non
ebbi più relazioni né con quelli né con questo). Scrivo questo per chiarire che
durante la mia permanenza a Milano solo incidentalmente venni a sapere di
Mussolini e cosa faceva: quello che l’ex duce faceva e cosa gli succedeva
riguardava i tedeschi finché avevano voglia o capacità di occuparsene, una
volta tolta, per una ragione o per l’altra, la tutela tedesca, riguardava gli
italiani e solo gli italiani fino al momento in cui entrava in funzione l’Amg».
Quando ci si avvicina all’epilogo, l’atteggiamento non
cambia molt@@ «Mi sorprese (...) la notizia, avuta il 22 o il 23 aprile, che
Mussolini era venuto a Milano. I tedeschi non lo volevano fra i piedi.
Evidentemente era venuto di sua iniziativa (...). Comunque fosse, la presenza
di Mussolini a Milano non aveva nessun significato militarmente (...) e neppure
politicamente: la repubblica di Salò aveva cessato di esistere, nel più
dell’Alta Italia c’erano il Cln e i tedeschi, nient’altro. A quanto mi risultava
(...) fantasticava che anche se Churchill lo odiava (Churchill aveva da pensare
ad altre cose!) gli americani lo avrebbero aiutato».
Scrivendo queste pagine, Salvadori non si scopre troppo.
Chiosando il testo, De Felice lo definiva elusivo e minimizzante. Ma non
irrilevante. Nella presentazione, Perfetti indica come fra le righe, in
controluce, ci sia «una conferma, sia pure indiziaria, alle tesi dello
storico». «Non a caso, sull’originale, De Felice sottolineò gli ultimi due
capoversi della testimonianza, quelli relativi alle competenze del Clnai e
dell’Amg sulla sorte di Mussolini». E aggiunge: «Una lettura maliziosa: in
sostanza, gli inglesi, senza sporcarsi le mani, danno via libera al Cln per
l’eliminazione del Duce». Scrive infatti Salvadori: «Avevo partecipato alle
riunioni del Clnai che avevano avuto luogo dopo il mio arrivo a Milano ma solo
come osservatore, senza mai prendere la parola. L’unica eccezione fu durante
una riunione tenuta dopo il 25 aprile, quando venne annunciato che Mussolini era
stato arrestato da partigiani nella zona del lago di Como (...). Avevo
preparato mesi prima la bozza dell’accordo poi firmato a Caserta; ero a
conoscenza del testo finale: per il comando alleato, il Clnai era il delegato
del governo italiano in territorio occupato dal nemico e come tale esercitava
funzioni governative; venendo a cessare l’occupazione nemica, il Clnai
esercitava funzioni di governo fin al momento dell’instaurazione dell’Amg (non
bastava che vi fosse in giro qualche ufficiale dell’Amg, occorreva, per
subentrare al Clnai, che l’Amg fosse istallato formalmente). Al Clnai, dotato
di poteri governativi, spettava di decidere cosa fare con Mussolini (...). La
situazione dei giorni che precedettero l’arrivo delle truppe alleate e degli
ufficiali dell’ Amg corrispondeva a una situazione di stato d’assedio quando il
governo viene investito di poteri straordinari. La fucilazione di Mussolini e
di altri gerarchi rientrava nel quadro di quella situazione. Non andai a
piazzale Loreto perché in un periodo in cui vi era molto da fare sarebbe stata
una perdita di tempo».
Enrico Mannucci
[Cds 23/10/2004]