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 1945  aprile 26 Giovedì calendario

Ventidue moschetti per Scarpato

A Roma è stata eseguita la condanna a morte di Federico Scarpato, il torturatore di via Tasso. Luogo, uno spiazzo nel parco di Forte Bravetta. Lunga attesa prima che arrivi il magistrato incaricato di assistere all’esecuzione, sotto un sole che spacca le pietre. Poi Scarpato scende dal carrozzone grigio che l’ha portato fin lì, «si aggiusta a cavalcioni sulla sedia e facilita, alzando le braccia, i gesti di coloro che lo legano con una cordicella alla spalliera» della sedia. Il cappellano comunica le sue ultime parole, i suoi ultimi desideri: «Perdonatelo per il male che ha fatto. Egli implora che dopo la sua morte non si infierisca più sulla sua memoria. Egli dice di pagare per il male che ha fatto». «Ventidue giovani imbracciano il moschetto, a cinque metri dalla sedia, il cappellano parla sempre, mentre una benda nera vien posta sugli occhi del condannato. Tutto si svolge in pochi secondi. Nel denso silenzio estivo, in un momento in cui il verde degli argini e l’azzurro del cielo sembrano visibilmente gonfiarsi d’intensità, si ode lo sguainare della sciabola del sottufficiale che comanda il plotone. (...) Mentre il frullo della macchina cinematografica accompagna il capellano che lentamente si distacca da Scarpato, parte la scarica di 22 moschetti. La sedia vibra, la testa di Scarpato, quasi staccata dal busto, si abbatte in avanti (...)». [B.F. Un. 27/4/1945]