25 aprile 1945
Mussolini lascia Milano
Milano, ore 19.30.
Mussolini lascia il palazzo della Prefettura di corso Monforte ma non torna all’Arcivescovado.
Parte alla volta di Como con il pretesto di un’estrema difesa in Valtellina. In
realtà, vuole riparare in Svizzera. Con lui Graziani, Pavolini, il comandante
della Muti Franco Colombo, numerosi gerarchi e, contro la sua volontà, una
scorta di Ss che deve sorvegliarne i movimenti: i tedeschi vogliono impedirgli
di espatriare o di consegnarsi agli alleati.
Torino, ore 21. Al
Comando VIII zona arriva, su carta intestata del Comando militare regionale
piemontese, l’ordine di soprassedere all’azione, di «non procedere verso gli
obiettivi in città se non dietro specifico ordine del Comando piazza». È una
disposizione che contraddice chiaramente l’ordine del giorno prima, e si
ritiene che ci sia la mano del colonnello John Melior Stevens, rappresentante
alleato, paracadutato in Piemonte in inverno. L’ufficiale inglese «teme un’eccessiva
radicalizzazione della lotta partigiana troppo tempo prima dell’arrivo degli
alleati». [Casali-Grassi 2000] I comandi partigiani, dopo una breve esitazione,
decidono di non tener conto del nuovo ordine. Tutte le maggiori fabbriche sono
presidiate dai lavoratori in armi.
Ore 22.05. L’emittente
milanese della Repubblica sociale italiana, che fino a poche ore fa ha
trasmesso il notiziario fascista dell’Italia settentrionale, trasmette questo
messaggio: «L’Alto Milanese è liberato dai patrioti italiani! Invitiamo i
fratelli dell’Italia libera a volerci comunicare a mezzo della Radio vaticana,
di Radio Firenze, Radio Roma, Radio Sardegna e Radio Londra se le nostre
trasmissioni sono ricevute». [Un. 26/4/1945]
Ore 23.20.
Radio Libera Genova annuncia che la maggior parte della città di Genova è
stata liberata dai patrioti, i quali ora stanno rastrellando alcune sacche di
resistenza. [Un. 26/4/1945] Tutta l’Ossola, la Val Sesia e la zona del lago
Maggiore sono in mano ai patrioti. Novara è stata liberata nelle prime ore del
pomeriggio.