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Il
“Bosley Crowther’s review” spiega sul New York Times la mancata candidatura
all’Oscar come miglior film straniero di The
little world of don Camillo, versione americana del primo film tratto dai
racconti di Giovanni Guareschi (complice la voce narrante di Orson Welles, ha
avuto nelle sale americane un grandissimo successo): «Un’analisi più accurata
del film rivela che il conflitto, nella sua essenza, non è fra dottrine
socio-religiose, ma fra le personalità di due uomini caparbi. Mentre il prete,
Don Camillo, è chiaramente spinto dal suo intimo sentimento di rettitudine
morale e dall’indignazione per l’affermazione dei comunisti nel paese,
atteggiamenti che riflettono indiscutibilmente il suo robusto credo religioso e
la sua disciplina, egli non è uno specchio fedele delle politiche della Chiesa
di Roma. E il sindaco, Peppone, mentre indossa l’etichetta di comunista, non ha
apparentemente legami con Baffone Stalin. Egli è soltanto un campagnolo dalla
testa dura, che vuole essere d’aiuto alla gente del suo paese. Ma benché né il
prete né il sindaco siano dei veri teorizzatori di ideologie e il conflitto fra
questi personaggi forti sia fatto solo di contrasti causa il loro orgoglio e
zelo personali, eliminando così ogni significato politico, rimane una grande
pretesa di buon insegnamento in questa felice filosofia. A causa di tutto ciò,
il messaggio che esce da questo divertente film è che la gente sia,
sostanzialmente, onesta e amichevole, nonostante i pregiudizi radicati e gli
stimoli egoistici che ha».