16 dicembre 1911
Tags : Il colonialismo italiano
Già che c’è la guerra
• «…noi siamo stati contrari risolutamente, prima
che fosse tirato il dado, all’impresa di Tripoli; noi avremmo voluto che essa avesse
trovato nel nostro paese una resistenza preventiva insuperabile; noi siamo sempre assolutamente
convinti che da essa l’Italia non ricaverà economicamente che danni immediati
assai gravi e sicuri, e vantaggi assai lontani e assai problematici.
Ma siamo felici che i nostri soldati laggiù, già
che devono battersi, si battano
meravigliosamente bene. Siamo lieti di poterci tenere sufficientemente
soddisfatti dell’organizzazione dell’impresa, e speriamo che questa guerra, già
che si fa, mettendo a prova le capacità
della nostra gerarchia militare, serva a dare gli elementi per riformarla dov’è
necessario. Siamo incantati soprattutto che il nostro paese, già che
si trova nella guerra, si dimostri assai
meno impressionabile, assai meno leggero, assai più serio e disciplinato di
quanto non sia stato nel passato. E vogliamo che il Governo faccia tutto quanto
è necessario, senza esclusione di nessun sacrifizio, affinché il paese esca
dall’impresa con onore. Perché ai danni materiali dell’impresa ripareremo col nostro
lavoro; ma il danno morale di un insuccesso sarebbe terribilmente irreparabile.
E chi contribuisse anche in minima parte a render possibile un insuccesso, o
meno sicuro un successo, commetterebbe il più atroce delitto verso la patria…».
[Gaetano Salvemini sull’Unità. Leggi tutto l’articolo]