Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1909  dicembre 14 Martedì calendario

La questione balcanica

• Accordo con l’Austria, sempre nella forma dello scambio di note. Si stabilisce che una nuova occupazione austriaca del Sangiaccato può aver luogo solo «dopo un accordo preventivo con l’Italia basato sul principio di un compenso». Esso stabilisce inoltre: «Ciascuno dei due gabinetti si impegna a non contrarre con una terza potenza un accordo qualsiasi concernente le questioni balcaniche senza che l’altro gabinetto vi partecipi su un piede di eguaglianza assoluta; egualmente i due gabinetti si impegnano a comunicarsi ogni proposta fatta all’uno o all’altro da una terza potenza che sia in contrasto col principio del non intervento e si riferisca ad una modificazione dello statu quo nelle regioni dei Balcani o delle coste ed isole ottomane nell’Adriatico e nel Mar Egeo». 

• «Con la stipulazione quasi contemporanea dell’accordo con la Russia e di quello con l’Austria la politica estera italiana, già ambigua, è arrivata praticamente al limite del doppio gioco. Il ministro degli Esteri, Guicciardini, ha stipulato l’accordo con l’Austria per evitare una rottura e una nuova tensione con Vienna. Egli ha inoltre considerato l’accordo come un’interpretazione del preesistente articolo VII della Triplice e quindi non lo ha comunicato alla Russia. La politica estera italiana, nonostante le crisi internazionali e la persistente tensione con l’Austria, è riuscita a tenersi in equilibrio, talvolta sul filo del rasoio, tra l’alleanza con gli imperi centrali e gli accordi particolari con la Francia, la Gran Bretagna e la Russia. Le crescenti difficoltà internazionali impongono però all’Italia un aumento delle spese militari, mentre le pressioni interne, determinate dallo sviluppo monopolistico di una parte del capitalismo industriale italiano e stimolate dal nazionalismo, la spingono sulla via dell’imperialismo». [Candeloro7]