28 luglio 1911
Tags : Il colonialismo italiano
La lettera di San Giuliano a Giolitti
• «Dal complesso della situazione internazionale e
di quella locale in Tripolitania, io oggi sono indotto a ritenere “probabile”
che, tra pochi mesi, l’Italia possa essere “costretta” a compiere la spedizione
militare in Tripolitania. È necessario, in tutto l’indirizzo della nostra
politica, di tenere conto di questa “probabilità”, pur dovendosi, a mio avviso,
“cercare di evitarla”. Alcuni dei mezzi occorrenti per evitarla, come lo
dimostrerò in seguito, hanno al medesimo tempo per iscopo e per effetto di
agevolarne il successo, qualora essa diventi necessaria. La ragione per la
quale io credo preferibile di evitare la spedizione in Tripolitania è la
probabilità (probabilità, “non” certezza) che il colpo, che il successo di tale
spedizione darebbe al prestigio dell’Impero d’Ottomano, spinga all’azione
contro di esso i popoli balcanici, entro e fuori l’Impero, oggi più che mai
irritati contro il pazzesco regime centralista giovane-turco, ed affretti una
crisi, che potrebbe determinare e quasi costringere l’Austria ad agire nei
Balcani». Ne potrebbe quindi derivare una tensione, una guerra fra Austria e
Italia. E però c’erano buoni motivi per tentarla, l’impresa in Libia: «1. La
Francia adempie lealmente l’accordo del 1902 (30 giugno 1902), ma oggi,
non avendo ancora tunisificato il Marocco, ha interesse ad adempierlo. Tale
interesse della Francia verrà meno quando avrà tunisificato il Marocco, cioè
quando la parte dell’accordo franco-italiano favorevole alla Francia avrà già
esaurito il proprio fine e resterà da applicare solo la parte di esso
favorevole all’Italia; 2. È fuori di dubbio che la tunisificazione del Marocco,
che sarà probabilmente il risultato delle attuali trattative franco-tedesche,
modificherebbe a nostro danno l’equilibrio del Mediterraneo».
San Giuliano
aggiungeva che la soluzione della questione di Tripoli avrebbe avvantaggiato
l’Italia sia nei negoziati per il rinnovo della Triplice (20 maggio 1882,
20 febbraio 1887, 6 maggio 1891, 28 giugno 1902), sia nei negoziati sui
compensi, determinati da eventuali mutamenti della situazione nei Balcani e
nell’Adriatico, perché avrebbe evitato che proprio l’occupazione della
Tripolitania potesse essere proposta dagli alleati come compenso per l’Italia.
Osservava inoltre che la situazione internazionale non presentava in quel
momento ostacoli gravi all’occupazione della Tripolitania, mentre poteva
presentarne in avvenire, e che il governo turco aveva gravi difficoltà militari
in varie parti dell’Impero, che avrebbe potuto superare entro due o tre anni.
San Giuliano affermava quindi che probabilmente l’impresa di Tripoli poteva
essere «imposta al Governo (il Ministero attuale od un altro) dall’opinione
pubblica italiana» sia perché l’occupazione del Marocco da parte della Francia
poteva impressionare sfavorevolmente l’opinione pubblica; sia perché sarebbe
continuata l’ostilità del governo turco agli interessi italiani, che offendeva
l’amor proprio nazionale; sia «perché è vivo e diffuso in Italia il sentimento,
per quanto infondato, che la politica estera del Governo è troppo remissiva e
che gli interessi e la dignità dell’Italia non sono abbastanza rispettati; ed è
vivo e generale il bisogno che l’energia nazionale si affermi vigorosamente in
qualche modo»; sia «perché ogni piccolo incidente tripolino o italo-turco è ad
arte ingigantito dalla stampa per diversi moventi, tra cui il denaro e
l’intrigo del Banco di Roma, interessato ad affrettare l’occupazione italiana
della Tripolitania». Consigliava poi di occupare subito Tripoli e Bengasi e di
trovare poi la forma giuridica più conveniente dal punto di vista finanziario e
militare all’esercizio della sovranità italiana in Libia. Candeloro7 giudica
queste valutazioni esatte, specie nella parte in cui attribuisce al «denaro e
agli intrighi della Banca di Roma» l’espandersi attraverso la stampa dello
spirito espansionista: «Lo spirito nazionalista era largamente diffuso anche
tra i liberali delle varie gradazioni e tra i cattolici per l’illusione di
trovare uno sbocco all’emigrazione e per ottenere un miglioramento delle
condizioni del proletariato mediante uno sviluppo della borghesia». C’era
quindi il sostegno dei sindacalisti rivoluzionari, dei socialisti, dei
repubblicani e dei radicali, tanto più forte di fronte all’indebolimento del
pacifismo democratico e dell’internazionalismo socialista. Per non contare
«l’azione di gruppi industriali interessati alle forniture militari, alle
costruzioni navali e alla conquista di nuovi mercati, di gruppi bancari interessati
ad investimenti nel Levante e in Libia e di gruppi agrari conservatori e
clerico-moderati». [Candeloro7]