26 gennaio 1887
Tags : Il colonialismo italiano
La battaglia dei Cinquecento
• In Abissinia, a Dogali, il tenente colonnello
Tommaso De Cristoforis, che al comando di 548 uomini stava portando viveri a
Saati dal forte di Moncullo, è sorpreso da ras Alula con 7.000 armati. De
Cristoforis con i suoi si attesta su una collina, resiste quattro ore e, quando
finisce le munizioni, è travolto: le lance degli abissini trafiggono lui e
quasi tutto il contingente. Poi ras Alula, che ha avuto un migliaio di morti,
si ritira in Asmara. Sul terreno restano ancora vivi un ufficiale italiano e 86
soldati. La piazza dei Cinquecento a Roma ricorda questo episodio.
• Ras Alula ha voluto che il suo ostaggio, Augusto
Salimbeni, assistesse al massacro. Salimbeni: «Quando si diede il segnale
d’attacco i tamburi e tamburelli del ras non cessavano di battere, ed
all’improvviso, da ogni parte, come se sbucassero da terra, una tempesta di
uomini si lanciò all’attacco, la cavalleria abissina caricò sul fianco
dell’altura ed in pochi minuti, fu tutto finito». Non si ha pietà neppure per i feriti: per espresso ordine di Ras Alula vengono
tutti trucidati e turpemente mutilati.
• «La tragedia di Dogali ha diviso gli italiani,
provocando anche una curiosa inversione delle parti. Carducci, sempre pronto a
dar fiato alle trombe dell’eroismo, si è rifiutato di commemorare le vittime di
una “spedizione inconsulta” calata in Africa a far “ciò che i Croati hanno
fatto in Italia”. D’Annunzio ha disdegnato “i quattrocento bruti morti
brutalmente”. Ma il grosso della pubblica opinione parla di “eroico olocausto”
e tributa trionfali accoglienze ai pochi scampati. E ora chiede la rivincita».
[Montanelli32]