7 gennaio 1962
«Gentile Signorina Mina…»
• Achille Campanile su L’europeo: «Gentile Signorina Mina, voglio sperare che al ricevere della presente, ella non s’abbandoni a qualche gesto inconsulto. Oh, non alludo al suicidio, si tranquillizzi. Alludo semplicemente ai gesti che ella fa cantando. Di solito esordisce con alcuni cenni cabalistici. Intona, per esempio, Giuramelo, facendo schioccare le dita. Attacca Besame mucho, e si tocca la fronte, come per dire “Mi viene un’idea”. Indi passa all’ormai consueto suo gesto corrispondente al napoletano “pachioco”, per mettersi in posizione di riposo, con la palma sinistra sotto il gomito destro. Poi scuote le mani, come se le avesse bagnate. Canta: “Penso che un giorno lontano...” (e muove le dita, come se svolgesse un rocchetto) “... un caro ricordo di te resterà” (e fa il gesto dell’auriga che guida la biga nel Circo Agonale). Indi esegue senza apparente ragione il saluto degli orientali. Le mando pertanto due regali per l’anno nuovo. Primo: uno specchio, perché ci si guardi, mentre canta, e cerchi d’intonare vagamente l’atto alla parola. Secondo, un fazzoletto. Non badi se sia più o meno adatto a soffiarcisi il naso, perché deve servirle unicamente a farci un nodo, per rammentarsi che esiste la massa dei telespettatori e non regolarsi come in Studio Uno, dove, del tutto dimentica del resto del Paese, che la vede sul video, e convinta che il mondo si limiti ai cento o duecento spettatori in sala, i quali, a comando di scritte luminose, tributano applausi, continua per parecchio tempo a fare smorfiette e risatine, come per dire: “Che cari pazzerelloni! Come mi festeggiano! Basta, adesso, via!” e ogni tanto, poi, viene presa da una sfrenata, quanto ingiustificata ilarità folle. Non le dico quando c’è stata la Valente, e nessuna delle due voleva esser da meno dell’altra. Le risate da parte di entrambe si sprecavano, come ci fosse qualcosa di straordinariamente divertente, mentre non c’era proprio niente da ridere. Del resto, se si divertono tanto, ridano pure. Ma tenga presente che, nelle esibizioni di tipo brillante in fondo sarebbe più opportuno che a ridere fosse il pubblico. Auguri!».