Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1929  ottobre 30 Mercoledì calendario

Il mondo si compiace
del crollo di Wall Street

• In tutto il mondo la notizia del crollo di Wall Street è accolta quasi con compiacimento. «Il famoso mercato della prosperità di cui tutti gli americani erano orgogliosi è crollato», sentenzia in Inghilterra il Daily Telegraph: «I teatri e i ristoranti, specialmente quelli di lusso, oggi erano quasi abbandonati dai loro principali clienti; e vari negozi di oggetti di lusso si lamentavano della subitanea diminuzione della loro cifra d’affari. È impossibile dare agli stranieri l’idea adeguata della tristezza che esiste oggi a New York e virtualmente in ogni città degli Stati Uniti, non solo nella elegantissima Quinta Avenue a New York, ma perfino nei quartieri più popolari dell’est, ove si annoverano innumerevoli vittime del crac. Sui volti si legge la più profonda disperazione. Un notissimo commediografo, che aveva guadagnato enormemente con la sua carriera, ha dichiarato oggi che egli è addirittura ridotto senza un soldo e che anzi la sua Banca gli richiede d’urgenza il rimborso di un prestito. L’autore ha concluso la sua melanconica narrazione dicendo: “Ridi pagliaccio! Ridi!”. Per la maggior parte le vittime, come al solito, sono femminili, perché è proprio fra il gentil sesso che aveva preso più profonda radice la epidemia speculativa. Una quantità incredibile di giovani signorine, che da pochi mesi avevano abbandonato gli uffici convinte di avere raggiunto in un batter d’occhio la ricchezza, si sono oggi ripresentate a capo chino e con aria confusa dinanzi ai loro antichi principali per chiedere loro il supremo onore di sedere ancora dinanzi ad una macchina da scrivere». [Daily Telegraph-La Stampa 30/10/1929].

• Alfredo Signoretti, curatore della rubrica di politica estera su Gerarchia, rivista ufficiale del Fascismo: «È avvenuto quello che doveva avvenire: il bubbone è scoppiato I ribassi si valutano a diecine di miliardi di dollari, infinite ricchezze fittizie sono crollate in un baleno. L’avvenimento avrà del resto ripercussioni internazionali che si prevedono benefiche per i mercati europei dato che l’oro del nostro Continente non sarà più attratto dai fuochi fatui di speculazioni americane. Ma in attesa che questi si producano sarà opportuno fare delle osservazioni che riguardano soprattutto l’Italia e la politica del Regime fascista. Più o meno sommesso e mormorato si sente spesso ripetere con rimpianto la voce secondo cui il Governo fascista ha ridotto ai minimi termini l’attività borsistica e che ciò si ripercuote dannosamente sull’attività economica nazionale. È una falsa interpretazione di termini che viene compiuta ad uso e consumo di pochi elementi che sono stati giustamente colpiti dalle direttive finanziarie del Governo. Noi abbiamo tagliato netto con operazione chirurgica informata ad un tempismo rigoroso, tutta quella suppurazione speculativa che, sia pure in proporzioni minime di quella americana, minacciava di travolgere sia il nostro complesso e in molti punti delicato sistema economico, sia le tradizionali abitudini di risparmio del nostro popolo.
Gli anni allegri del dopoguerra quando ognuno aveva l’ambizione di imporsi finanziariamente ci erano costati fin troppo perché essi non dovessero finire al più presto. Il periodo di secondo regolamento che attraversiamo ed in cui amministrazioni pubbliche, aziende private, individui devono attentamente sorvegliare il loro bilancio è la diretta conseguenza del fenomeno precedente di una inflazione assurda. Le nostre Borse non riecheggiano di migliaia di voci di venditori di pacchetti di azioni che erano molto spesso dei venditori di fumo? Tanto meglio. Le Borse ripetiamo devono avere la sola funzione di rispecchiare esattamente il movimento delle imprese e dei titoli, non devono creare la confusione a beneficio di pochi iniziati alle magiche transazioni Se non sanno riportarsi a questa sana concezione di scambi ciò significa che la loro funzione è diventata negativa. Un Governo che si rispetta, che abbia altissimo e sovrano il senso della giustizia — che in questo caso si può appropriatamente definire sociale — e tale è il Governo fascista, non può restringere la sua visione alla fosforescente linea delle fluttuazioni borsistiche, ma deve pensare a milioni e milioni di oscuri e anonimi produttori di ogni categoria che devono essere tutelati nella loro fatica assidua contro il vampirismo attivo. Benito Mussolini ha il grande merito verso la Nazione italiana verso il popolo che lavora e che produce di aver sentito a tempo questa suprema necessità di giustizia; incurante delle proteste di una minoranza infima e parassitaria, l’unico statista moderno che abbia saputo resistere e vincere contro le manovre insidiose di una plutocrazia senza scrupoli». [La Stampa 30/10/1929]