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 1929  ottobre 24 Giovedì calendario

Crolla la borsa di New York

• Giovedì nero (“black thursday”) a Wall Street: l’indice Dow Jones scende a 299,5, il 22% meno del picco raggiunto il 3 settembre. Il crollo delle quotazioni si è fermato solo dopo una riunione dei principali banchieri newyorkesi negli uffici di J. P. Morgan & Co., presenti Charles E. Mitchell, presidente della National City Bank; Albert H. Wiggin, presidente di Chase National Bank; William Potter, presidente di Guaranty Trust Company; Seward Prosser, presidente di Bankers Trust Company; Thomas W. Lamont, senior partner della Morgan. Forti di risorse stimate in sei miliardi di dollari, la notizia del loro intervento ha rassicurato gli investitori. Nelle stesse ore il colonnello J. W. Prentiss, capo di Hornblower & Weeks, ha annunciato la pubblicazione su 85 quotidiani di una pubblicità in cui esprime l’opinione che «le attuali condizioni sono favorevoli agli investimenti in Borsa» e che da qui in avanti verranno poste le basi per la crescita che caratterizzerà il 1930. Nonostante la drammaticità degli eventi, nessuna agenzia di intermediazione si è mostrata incapace di fronteggiare la situazione, fatto che induce nei banchieri un certo ottimismo. In una giornata sono passate di mano 12.894.600 azioni, praticamente il doppio del precedente record, stabilito il 26 marzo. La registrazione delle operazioni è terminata alle 19.08 (precedente record, sempre del 26 marzo, le 17.11).

La versione di Mike Bongiorno
• «Lo chiamarono “il giovedì nero”, quel 24 ottobre del 1929 in cui ci fu il Crollo di Wall Street. Per noi, per milioni di americani fu una vera giornata tragica, drammatica, un disastro economico di portata epocale. Mio padre si ritrovò improvvisamente in ginocchio. Aveva investito praticamente tutti i suoi averi e perse tutto. Parlo di parecchi milioni di dollari, volatilizzati in poche ore. Annichilito, ci spiegò che la nostra vita era cambiata e chiese alla mamma di tornare a Torino, dove avrebbe potuto vivere con sua sorella in attesa di tempi migliori, quando saremmo potuti ritornare a vivere insieme in America. E così, io e la mamma ci imbarcammo nella primavera del 1930 con l’idea di andare a vivere a Torino per qualche mese, forse un anno. Mai avrei pensato che sarei stato via per quindici anni». (Mike Bongiorno, La versione di Mike, Mondadori).