7 ottobre 1911
Tags : Il colonialismo italiano
Libia: ill governo, i figli d’Italia e il rispetto per le donne
• Giolitti tiene un discorso al
Teatro Regio di Torino. Annuncia: «Vi sono fatti che si impongono come una
fatalità storica alla quale nessun popolo può sottrarsi senza compromettere in
modo irreparabile il suo avvenire. In tali momenti è dovere del governo di
assumere tutte le responsabilità perché una esitazione o un ritardo può segnare
l’inizio di una decadenza politica, producendo conseguenze che il popolo
deplorerà per lunghi anni, e talora per secoli».
• Proclama di Borea Ricci, governatore
provvisorio: «Vi diamo, cari abitanti, la nostra sacrosanta parola di
governatore generale, che non lasceremo nessun mezzo intentato allo scopo di
portare il massimo rispetto, i più grandi riguardi, al sesso femminile; poiché
se mai ci fosse un temerario che si azzardasse a toccare il vostro onore,
sappia che avrà leso il nostro onore. (…) Voi siete ormai nostri figli. Avete
come noi gli stessi diritti di tutti gli Italiani dai quali non è lecito
distinguervi. Gridate dunque con tutti i nostri fratelli d’Italia: viva il Re,
viva l’Italia».
• «Ben presto gli abitanti di
Tripoli si resero conto che non soltanto gli italiani non li trattavano come “figli”
o “Fratelli”, non soltanto mancavano di rispetto alle loro donne, ma non
avevano alcuna intenzione di spartire il potere con essi o di riconoscere loro
le cariche e i rispettivi compensi concessi a suo tempo dall’amministrazione
ottomana». [Del Boca 1 e 2]