26 aprile 1986
Tra la gente al supermercato
E la gente come l’ha presa? Per farmene un’idea, ieri mattina, dodici ore dopo la grida dell’accoppiata Zamberletti-Degan addetta ai disastri e alla sanità, ho fatto un giro per Milano. Alle 9 entro in uno dei più rinomati supermercati, in via Santa Croce, e allibisco: una graziosa composizione di lattuga è in bella mostra sul bancone; accanto, una cassetta di radicchi rugiadosi e varie verdure che non nomino per pura ignoranza botanica, ma che di sicuro sono vietate, avendo foglie larghe, larghissime: cavolfiori, spinaci, rucola? Uno stormo di anziane passa in rassegna i cespi, li esamina con occhio intenditore, sceglie e butta il preferito nel carrello. Domando: ma non è proibita?
«Cosa? »
L’insalata.
«Perché? »
Ordine del governo, per la nube: non ha sentito?
«Stupidat, sono scampata a 50 anni con mio marito, quater fioeu, una guèra e la pensione sociale , e adess mi, io dovrei aver paura del cicorino? ».
Un giovanotto in camice, un dipendente, presumo, armeggia nello scaffale.
Scusi, lei è della ditta? Non siete stati avvertiti che la verdura non si può vendere?
«Se dovessimo dar retta a tutto quello che dicono, ciao».
Altro supermercato, in via Santa Sofia. Identica scena. Una distesa di songino e di trevisano che va a ruba. Anche stavolta mi intrometto nella spesa di una signora: «Se permette, le consiglio di non mangiare quella roba, è piena di particelle radioattive, rischierebbe di ammalarsi».
Mi guarda con diffidenza, probabilmente mi ha scambiato per un borseggiatore, poi scuote la testa e mormora: «Figurarsi, oggi non c’è più niente di genuino; o che viene su nelle serre o che la fanno arrivare da Israele, dall’Africa o non so da dove, ma non dall’orto. Ma dove sono gli orti? In piazza del Domm? O a Seveso? ».
Interviene un’altra cliente e si anima una discussione. Cui aderiscono immediatamente cinque o sei persone. Attacca uno sui 60 anni: «Criticano tanto i russi, ma noi siamo peggio. Se capiss un accident: sbandierano che non c’è pericolo e poi mettono ko l’insalata e il latte. Ma allora? Che si mettano d’accordo».
Un secondo, di poco più giovane: «A me che non mi va giù è la storia dell’acqua piovana, l’è una presa in gir: ma chi è che la beve? S’è mai visto qualcuno a Milano che va a fare rifornimento idrico sulle grondaie? ».
Una donna: «Tempi duri, Nostradamus aveva previsto tutto».
Un’altra: «Macché Nostradamus, colpa di Halley, la cometa che mena gram: prima la Libia, poeu el metanolo, mancava la pioggia atomica».
«Per me – prosegue il dibattito, che è troppo confuso e acceso, ormai, per consentirmi di dare paternità alle battute – ci deve essere sotto qualcosa di grave e ce lo nascondono, come giustamente sostiene quel signore che difende i russi».
«Ma io non è che difendo i russi. Dico solo che è un caos. Ho letto che a Bologna i bambini non possono giocare con la sabbia o la terra o quel che l’è. E quelli di Modena, poden crepà? ».
«Questo è da ridere in confronto alla faccenda dei pompieri di Caorso, là dove c’è la nostra turbina nucleare. Ieri in televisione s’è visto che hanno fatto delle rilevazioni e il comandante fa “Sì, qual cosina c’è”. Ma siamo matti, cosa significa qualcosina? Decidetevi a parlare benedetta gente».
Verso le 10 più nessuno ha voglia di scherzare: i vigili sigillano le cassette di verdura che trovano nei negozi di fruttivendolo. E uno commenta: «Scommetto l’osso del collo che la congelano e fra 15 giorni la rivendono al doppio. Tanto, assicurano che dopo un po’ di tempo la radioattività svanisce».
Persino le rosticcerie sono in difficoltà: casseruole di spinaci bolliti finiscono nella pattumiera. Chi compra i ravioli indaga sul ripieno: se ha il sospetto che contenga qualsivoglia erba, rinuncia. In un bar, la radio è accesa, sintonizzata su un’emittente privata, lo si deduce dall’eloquio dello speaker. Va in onda un’intervista a un funzionario della centrale del latte: «Bevetene il più possibile – incoraggia gli ascoltatori -: disintossica! ». Il barista resta di pietra: «Fa bene o male, ’sto latte? Non si sa più a chi dare ascolto». E un avventore, sorseggiando del vino: «Ma lei pensa proprio che le mucche mangino l’erba? Fra gli estrogeni e il foraggio nucleare, forse è meglio il metanolo. Mi dia un altro bianco, almeno muoio allegro».
Vittorio Feltri
[Cds 4/5/1986]