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 2017  gennaio 21 Sabato calendario

PIGIAMI PER SETTE

Tesco, la grande catena di supermercati britannici, ha autorizzato gli impiegati a cacciare chi si presenti in negozio in pigiama. Il divieto di pigiama è scattato dopo che sui social media erano rimbalzate immagini scattate da altri clienti, e le lamentele ai direttori dei supermarket si erano moltiplicate. Tesco segue l’esempio di moltissime scuole del Regno che hanno proibito ai genitori di accompagnare i figli, per l’appunto, in pigiama. In Gran Bretagna il progressivo affermarsi del casual ha fatto sì che sempre più uomini e donne (da Tesco erano in maggioranza donne a presentarsi in camicia da notte e pantofole) escano di casa come si trovano (Persivale, Cds).

Kate Chisholm, preside della scuola elementare Skerne Park Academy di Darlington (350 km a nord-Est di Londra), l’anno scorso ha scritto una lettera ai genitori chiedendo di non portare più i figli a scuola in ciabatte e pigiama: «Per favore, venite solo dopo esservi lavati e vestiti». Alcuni genitori le hanno dato ragione, altri per protesta sono arrivati il giorno dopo con i bigodini in testa e lo spazzolino tra i denti. La Bbc ha pubblicato la foto di una mamma senza volto, con le ciabattine da Minnie, il pigiama rosa e la vestaglia in tinta.


Nel 2009, alla vigilia dell’Expo, a Shanghai fu lanciata una campagna educative con cui si scoraggiava l’uso del pigiama per strada («Il pigiama non esce da casa: siate dei buoni cittadini per l’Expo»).

In Cina uscire di casa con gli abiti da letto non è una sciatteria. Una cultura, piuttosto, che richiama la vita semplice di quartiere, la confidenza di vicinato, le vecchie tradizioni di campagna. Milioni di donne, ogni mattina, vanno a fare la spesa in camicia da notte, cuffia e pantofole. Gli uomini, in pigiama, vestaglia, o canottiera, siedono nei parchi a leggere il giornale o a giocare a scacchi.

A Chicago, Illinois, è illegale pescare in pigiama.


Quando le bombe naziste piovevano su Londra, Winston Churchill dormiva nel bunker sotto Westminster non in pigiama ma con una comoda tuta militare appositamente realizzata dal suo camiciaio di Jermyn Street (Turnbull & Asser). Era per lui impensabile che il primo ministro di Sua Maestà, in caso di evacuazione del bunker nella notte, venisse visto in pigiama dal suo staff e dalle guardie militari.



«Un gentiluomo può farsi vedere in pigiama soltanto dalla moglie e dal maggiordomo» (Winston Churchill).

Nei Paesi anglosassoni per definire qualcuno poco curato si dice «rotolato fuori dal letto».


Il pigiama in versione modaiola, di lusso, con tessuti pregiati e stampe esclusive, è diventato il capo dell’appena concluso 2016.


Il pigiama, di giorno, s’è visto addosso a artisti contemporanei come Julian Schnabel, rapper come Wiz Khalifa, cantanti come Rihanna, attrici come Jessica Alba, modelle come Cara Delevingne.


Marina Abramovic ha organizzato al Heaven Gala benefico di Santa Monica una performance in pigiama (con sfilata di Costume National) davanti alle star di Hollywood; Dolce & Gabbana hanno traformato il pigiama in prezioso capo di alta moda, con una capsule collection «Pigiama Party»; un marchio di elegante nicchia come F.R.S. di Francesca Ruffini ha fatto del pigiama il suo capo fondamentale (ibidem).




Nel 2012 il Wall Street Journal raccontava di come molti adolescenti americani, a New York come nel Midwest, in Florida o in California, avessero preso l’abitudine di presentarsi a scuola in pigiama, provocando la reazione dei presidi, che li accusavano di sciatteria: pantaloni larghi con l’elastico in vita, indossati con felpa e cappuccio e sneakers o con pantofole di velluto. Il fenomeno non sfuggì al mercato, così Abercrombie & Fitch − marchio di riferimento della moda giovanile − estese la propria produzione all’abbigliamento da notte.

L’anno scorso il principe Emanuele Filiberto, a Pitti Uomo, ha illustrato personalmente la sua nuova linea di pigiami, Prince Tees, in cotone e cashmere, da indossare «anche al mattino per un’uscita veloce dal giornalaio, o per sorseggiare un caffè mentre, ancora assonnati, si porta a passeggio il proprio cane».

Julian Schnabel, che da un paio di decenni appare a suo agio, dovunque e sempre, nei suoi pigiami di seta o cotone disegnati dalla ex moglie Olatz Lopez Garmendia.

Hugh Hefner, fondatore di Playboy, sempre in pigiama: di notte usa quello di flanella, di giorno la versione "business" in nero.


Negli anni trenta, Coco Chanel indossava pigiami maschili di seta o velluto per strada.


Pigiama dal persiano Payjama, ovvero pay (gamba) e jamè (vestito), vestito per le gambe (in origine il pigiama prevedeva solo pantaloni larghi e comodi per la notte). Introdotto in Europa dai coloni Britannici fra il XVIII e XIX secolo, inizialmente veniva indossato solo dagli uomini prima di recarsi a letto, poi l’usanza si allargò anche alle donne.

Il record del maggior numero di partecipanti ad un pigiama party – 1184 - a Ringwood, nell’Hampshire.


Secondo un sondaggio Cotton Usa gli italiani possiedono in media sei pigiami a testa (i tedeschi e gli inglesi tre).


Secondo un sondaggio condotto in Gran Bretagna da una società che produce materassi, gli uomini fanno passare circa due settimane prima di cambiare il pigiama, le donne addirittura diciassette giorni. Ma così, secondo gli esperti, si rischiano infezioni anche gravi. Sally Bloomfield, della London School of Hygiene and Tropical Medicine: «Il pigiama che non viene lavato con regolarità può conservare e trasmettere dei batteri che che sono innocui se restano fuori dall’organismo ma possono rivelarsi pericolosi per l’uomo se entrano nel corpo attraverso una ferita o il condotto urinario». Tra questi l’E.Coli, che può causare la cistite, oppure lo stafilococco e anche il Mrsa, il superbatterio resistente ai farmaci. Gli esperti, perciò, consigliano di lavare il pigiama una volta a settimana.


Risultato di un sondaggio fra i britannici: l’abbigliamento notturno condiziona l’intesa di coppia. In particolare dichiara di avere un’unione matrimoniale felice il 57% di quelli che dormono nudi, contro il 48% di coloro che dormono in pigiama, il 43% di chi sceglie la camicia da notte e il 38% di chi opta per «la tutina». Dallo stesso sondaggio risulta che quattro inglesi su dieci hanno l’abitudine di dormire nudi e molti tra questi hanno più di 55 anni.



Il pornoattore Franco Trentalance dorme con un pigiama di flanella.


Cesara Buonamici va a letto in «camicia da notte lunga di seta», Cristina Parodi in «camicia da notte di seta», Simona Branchetti in «pigiamone d’inverno e vestaglietta della nonna d’estate».

Ilary Blasi dorme dorme con pigiamone e calzettoni di lana: «E tutte le mie amiche fanno lo stesso. La donna è freddolosa, si sa. Chi ci dorme con la sottoveste, Marilyn Monroe? Dev’essere morta di freddo...».

Francesco Totti su Ilary Blasi che dorme in pigiamone e calzettoni di lana: «Non me ce fa’ pensa’, me passa la voglia, prima che la spoglio ce metto tre ore».

Antonella Clerici porta pigiami colorati («sono la mia coperta di Linus»).

Confessione di Clemente Mastella: «Per me il pigiama è come la foglia di fico per Adamo».




Il pigiama di Anna Kanakis: «Dal taglio maschile, bianco crema, molto chic».

Jfk metteva il pigiama per fare la pennichella di 45 minuti, ogni giorno dopo pranzo.


John Bayley, accademico e scrittore, sosteneva che il segreto per scrivere un libro consisteva nel restare in pigiama senza vestirsi prima di aver prodotto la quantità giornaliera di parole: «Così non si può essere presi dalla tentazione di perdere tempo andando in giro per negozi o a pranzo con gli amici».



Al Capone indossava pigiami di seta che, come le lenzuola di seta in cui dormiva, portavano il suo monogramma. Ordinava questi pigiami, “modello francese”, da Sulka, a dodici per volta e al prezzo di 25 dollari ciascuno. Amava soprattutto quelli blu reale con profili d’oro.

Nella Rock Star Suite dell’Hard Rock Hotel Vallarta, in Messico, che costa 1.720 sterline a notte, ci sono vari oggetti appartenuti a Madonna e una camicia da notte di Shakira.



In occasione del primo incontro d’alcova con Napoleone III, Virginia Oldoini, contessa di Castiglione, si fece fare una camicia da notte pressoché identica a quella usata dalla consorte dell’imperatore nella prima notte di nozze. La camicia era di un crespo di seta trasparente color verde acqua così fine, da poter essere racchiusa in un pugno. Sparita alla morte della nobildonna, la camicia, riposta dalla stessa contessa in una teca di argento e cristallo fu ritrovata per caso quasi un secolo dopo da un antiquario italiano.

“Chemise cagoule”, camicia da notte di lana spessa con un buco che permetteva la penetrazione. Approvata nel Medioevo dalla Chiesa per limitare il piacere durante l’atto sessuale.


Gabriele D’Annunzio indossava camicie da notte con un buco all’altezza dei genitali.