VARIE 17/1/2017, 17 gennaio 2017
STENOGRAFICO DELL’INTERVISTA A BONINI SUL CASO CUCCHI, RILASCIATA IN OCCASIONE DELL’USCITA PèER FELTRINELLI DEL SUO LIBRO «Ci sono state ben tre sentenze di merito e un giudizio di legittimità
STENOGRAFICO DELL’INTERVISTA A BONINI SUL CASO CUCCHI, RILASCIATA IN OCCASIONE DELL’USCITA PèER FELTRINELLI DEL SUO LIBRO «Ci sono state ben tre sentenze di merito e un giudizio di legittimità. C’è stata una sentenza di primo grado che ha assolto gli agenti penitenziari inizialmente accusati del pestaggio di Stefano e condannato i medici e sanitari del Pertini che lo avevano avuto in cura, per modo di dire, nei cinque giorni in cui Stefano è rimasto ricoverato. C’è stata una seconda sentenza (di appello) nell’autunno del 2014 che ha confermato l’assoluzione per gli agenti penitenziari ritenendo non sufficiente la testimonianza di Simona Iaia (?) che non aveva visto e avendo solo sentito quello che aveva sentito non era sufficiente a una condanna e ha ribaltato la sentenza di primo grado assolvendo i medici e gli infermieri dell’ospedale Pertini. E c’è stata una sentenza di Cassazione nel dicembre 2015 che ha annullato la sentenza d’appello per quanto riguardava la posizione dei medici e dei sanitari. Perché l’ha annullata? Perché la sentenza di primo grado come la sentenza d’appello erano costruite su una terza perizia che aveva concluso che Stefano era morto di fame e di sete. Sostanzialmente era un suicida. La Cassazione su questo disse «non è possibile, ma soprattutto non è possibile che la scienza si arrenda di fronte a un caso di questo genere concludendo che non è possibile dare una spiegazione plausibile della morte di quel ragazzo». Si è quindi celebrato a luglio di quest’anno un secondo processo di appello a carico dei sanitari e dei medici del Pertini che a sorpresa ha confermato l’assoluzione dei medici e dei sanitari. Siamo quindi in questo momento in una situazione in cui per la morte di Stefano non esistono responsabili. In realtà la Procura di Roma dopo la prima sentenza d’appello che aveva mandato assolti anche i medici e i sanitari ha aperto una seconda inchiesta. Questa seconda inchiesta ormai è alle battute conclusive e questa seconda inchiesta ha finalmente fissato quella verità che era sotto gli occhi di tutti ma che nessuno ha voluto vedere e questa seconda inchiesta preluderà a un secondo processo che questa volta avrà degli altri imputati. E chi sono questi imputati? Sono alcuni di quei militari che prendono Stefano, lo portano nella caserma Appia, che lo portano nella casa dei genitori, e fanno qualcosa che quella notte non raccontano e che non raccontano per sette anni lasciando che vengano processati al posto loro degli innocenti. che cosa fanno questi carabinieri? Quella notte Stefano non conosce solo due caserme dei carabinieri, ne conosce tre. C’è una seconda caserma in cui viene portato, non è vero che ha paura di sporcarsi le dita d’inchiostro per farsi prendere le impronte digitali, non è vero che non si vuol far fotografare. Viene caricato su una macchina dalla stazione dell’Appia una volta tornato dalla perquisizione nella casa dei genitori e portato alla stazione dei carabinieri del Casilino dove sono le apparecchiature per la fotosegnalazione. E lì succede qualcosa che soltanto l’inchiesta bis della procura di roma scoprirà grazie a delle intercettazioni telefoniche in cui i responsabili di quel pestaggio non sapendo di essere ascoltati di fatto ammettono quello che è accaduto. E che cosa è accaduto? Stefano è su una sedia, è notte fonda