Marco Maroni, Il Fatto Quotidiano 14/1/2017, 14 gennaio 2017
FCA, BOOM DI VENDITE MA TROPPI DEBITI: ORA LA FUSIONE È IN SALITA
La tegola dell’inchiesta dell’Epa americana sulle emissioni potrebbe rivelarsi per Fca molto meno pesante del dieselgate che ha colpito Volkswagen o almeno così la pensa la Borsa, che dopo lo scivolone del 16% di giovedì, ieri ha fatto registrare a Fca un recupero del 4,6%. Le accuse sono meno gravi, non si parla di truffa ma di irregolarità nella gestione dei software che regolano le emissioni. E l’eventuale sanzione potrebbe essere assorbita senza troppi traumi da una Fca che ultimamente godeva di buona salute. Ma è sulle prospettive a lungo termine del gruppo, che in Usa è arrivato con la reputazione di costruttore di motori con bassi consumi e più ecologici, che si allunga un’ombra.
I bilanci. Anche se l’ambizioso piano industriale del 2014 da 7 milioni di veicoli e otto nuovi modelli entro il 2018 è stato ridimensionato, la congiuntura per Fca è positiva. Sia in Nord America, nonostante il rallentamento nel finale del 2016, sia in Europa, con un boom di vendite Maserati. Il terzo trimestre del 2016 si è chiuso con una crescita della quota di mercato del 12,5% negli Stati Uniti e del 6% in Europa, l’utile operativo ha registrato una crescita del 29% e l’ utile netto è quasi triplicato. Buone le notizie dagli stabilimenti italiani, nonostante molte situazioni occupazionali restino aperte.
“I dati della produzione 2016 degli stabilimenti finali di Fca oltrepassano quota un milione di vetture, non si raggiungeva questo livello nel nostro Paese dal 2008”, dice il segretario nazionale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, “in quattro anni i volumi sono cresciuti del 70%. La situazione ci porta definitivamente ad archiviare il periodo nero del 2012-2013 in cui oltre il 40% dell’occupazione era inattiva e i volumi delle auto era al disotto delle 400.000 unità. Oggi i lavoratori coinvolti nella Cassa integrazione nei contratti di solidarietà andrà al di sotto del 8%”. Non pochi (circa 2700 persone) considerando che l’ad Sergio Marchionne ha promesso di riassorbirli tutti “entro il 2017”
Il 9 gennaio al Salone dell’auto di Detroit, Marchionne, ha annunciato un miliardo di nuovi investimenti per gli impianti in Michigan e Ohio, ricevendo i complimenti di Donald Trump. Nell’occasione ha confermato l’obiettivo di ripianare i debiti, attualmente a 6,5 miliardi di euro, e portare la posizione finanziaria netta a più 5 miliardi nel 2018. “Gli obiettivi per il 2018 sono semplicissimi”, ha detto alla stampa, “9 miliardi di utile operativo, 5 di utile netto e 5 miliardi di cassa”. Ha inoltre messo un termine al proprio incarico: “Spero che il bilancio 2018 sarà l’ultimo che firmerò”.
Sono gli obiettivi che in buona parte promette da almeno due anni e ora le accuse dell’Epa rischiano di scombinare i piani a lungo termine.
Troppo poco capitale per sfornare nuovi modelli e per lo sviluppo nella mobilità del futuro, è questo il problema. “Se si guarda al settore nel suo complesso, Fca è indietro rispetto a gruppi come Toyota o Volkswagen, che fanno uscire nuovi modelli quasi ogni anno. L’80% dei margini negli Usa infatti li fanno con i truck, i classici modelli pesanti, non con auto innovative”, dice Salvatore Gaziano, analista finanziario specializzato nel settore auto. Nel mercato del futuro, quello delle auto ibride e ed elettriche, la Fca rischia di restare ai margini. “Il sistema dell’auto a livello mondiale sta esplorando nuove vie, ma la Fiat non può partecipare, perché non ha capacità d’investimento”, dice Giuseppe Berta, storico dell’auto e docente alla Bocconi.
Marchionne è consapevole che per investire e innovare è necessaria un’alleanza. Il candidato possibile è la General Motors che con la Chevrolet Volt è già da sei anni nel settore dell’auto elettrica. “A un accordo con General Motors gli Agnelli avevano già puntato nei primi anni duemila, e probabilmente avevano visto giusto”, dice ancora Berta. Un possibile matrimonio di cui ha riparlato Marchionne al Salone di Detroit: “Per quanto ne capisco credo che al presidente eletto dovrebbe piacere una fusione tra Fiat Chrisler e General Motors”. Finora ha Gm ha risposto picche e nelle trattative contano i rapporti di forza. La controversia con le autorità americane rischia di indebolire la posizione di Fca: “Il principale problema adesso è che si rischia un rallentamento nella ricerca delle alleanze”, dice Gaziano, “dal punto di vista negoziale è più debole”.