Davide Vecchi, il Fatto Quotidiano 13/1/2017, 13 gennaio 2017
VANNONI-LOTTI, FRATELLI COLTELLI
Questa cosa si chiarirà, si chiarirà con calma”. Filippo Vannoni ne è certo. Il presidente di Publiacqua, contattato dal Fatto, sembra sereno, sicuro di quanto ha dichiarato ai magistrati di Napoli il 21 dicembre: tra quanti hanno informato il Giglio magico dell’esistenza di un’inchiesta su Consip – che avrebbe potuto arrivare anche al padre dell’ex premier Matteo Renzi – c’è anche Luca Lotti, potente ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti e oggi ministro dello sport dell’esecutivo Gentiloni. Vannoni non sembra preoccuparsi delle accuse con le quali gli ha risposto Lotti, indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento dalla procura di Roma proprio perché accusato anche da Vannoni di aver rivelato l’inchiesta. Il ministro si è presentato dal magistrato Mario Palazzi e ha reso dichiarazioni spontanee: “Vannoni mi ha informato di essere stato sentito da Woodcock e di avergli riferito di aver ricevuto da me informazioni sull’esistenza di indagini su Consip, alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, lui ha ammesso di aver mentito e quando ho chiesto il perché si è scusato in modo imbarazzato”.
Vannoni, dunque, sostiene che tutto si chiarirà. Certo il ministro non lo ha ancora denunciato per calunnia, nonostante lo accusi sostanzialmente di questo. A verbale Lotti cita una terza persona come testimone dell’ammissione di aver mentito fattagli da Vannoni: si tratta del suo autista di Palazzo Chigi. Ma specifica che questo ha assistito all’incontro ma non ha ascoltato il dialogo. Per questo, a quanto si apprende, l’uomo non sarà al momento sentito dagli inquirenti.
Rimangono dunque due versioni dei fatti contrapposte. Di due amici un tempo fraterni, accomunati dalla fiducia e da uno stretto rapporto con l’ex premier. Due fedelissimi. Vannoni, custode dei segreti di una vita; Lotti, custode di quelli dei palazzi. Più che petali, radici del Giglio magico. Costrette ora ad accusarsi a vicenda per difendersi. Certo Vannoni non è indagato ed è stato sentito il 21 dicembre dai magistrati di Napoli Henry John Woodcock, Enrica Parascandolo e Celeste Carrano, come persona informata sui fatti. Viene convocato perché il suo nome come persona a conoscenza dell’inchiesta Consip lo fa agli stessi pm Luigi Marroni, amministratore delegato della società del Tesoro. E Vannoni a verbale conferma quanto già dichiarato dall’ad: erano a conoscenza del fascicolo il comandante dell’Arma, Tullio Del Sette; il comandante dei carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia e Lotti. Ma Vannoni aggiunge anche un altro nome: quello di Matteo Renzi. Le sue dichiarazioni sono ritenute attendibili dai pm di Napoli. Lotti, con Del Sette e Saltalamacchia vengono indagati per rivelazione di segreto e favoreggiamento. Il 23 dicembre il Fatto Quotidiano pubblica la notizia e il ministro dello sport decide di presentarsi spontaneamente ai magistrati di Roma ai quali è stato trasferito il fascicolo per competenza territoriale.
Va a piazzale Clodio il 27 dicembre e non solo nega di aver mai saputo dell’inchiesta Consip e quindi garantisce di non averne potuto riferire nulla ad alcuno, ma ricostruisce anche l’incontro avuto con Vannoni il 21 dicembre rivelando che è stato questo a informarlo delle accuse che gli aveva rivolto riconoscendo di aver così mentito ai pm. E ricostruisce nel dettaglio quanto avvenuto quel 21 dicembre: “Ho incontrato casualmente alla stazione di Firenze alle 6.50 il Vannoni, con il quale mi sono velocemente salutato apprendendo che si stava recando a Napoli”. I due salgono sullo stesso treno. Non si vedevano da almeno sei mesi, dice Lotti sempre al pm. Ma quel giorno si rivedranno una seconda volta, racconta il ministro: nel pomeriggio a Palazzo Chigi. “Stavo rientrando in ufficio e ho trovato Vannoni, voleva parlarmi. Imbarazzato e con modi concitati, mi ha informato di essere stato sentito da Woodcock a Napoli e di avergli riferito di aver ricevuto da me informazioni riguardo l’esistenza di indagini su Consip; alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, lui ha ammesso di aver mentito e quando ho chiesto il perché si è scusato in modo imbarazzato, ottenendo una mia reazione stizzita, tanto da avergli detto ‘non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo’”.
Chi dei due ha mentito? Gli inquirenti ora dovranno verificare eventuali riscontri alle dichiarazioni di entrambi per poi metterli anche a confronto. Da una parte il ministro Lotti, che muove accuse pesanti e ricostruisce nel dettaglio un doppio incontro di cui uno fortuito; dall’altro Vannoni. Che garantisce come tutto si chiarirà presto. È la guerra tra petali. Di un Giglio Magico che sembra iniziare a perderne.