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 2017  gennaio 12 Giovedì calendario

IL RECORD DEL CARNEVALE DI SANTHIÀ: «FESTA CHE RISALE ALL’ANNO MILLE». UNA TRADIZIONE CHE AFFONDA LE RADICI IN UN ATTO DEL 1093

A volte nelle vigilie di festa del Carnevale, a Santhià c’è chi dice di sentire ancora le risate dei «ragazzi» dell’Anno Mille risuonare tra le vie del centro. È l’appuntamento mascherato più antico del Piemonte e probabilmente d’Italia visto il recente ritrovamento di un atto che fissa la nascita della manifestazione nel lontano 1093. Quei giochi, quelle tradizioni sono ancora vive e vengono ricordate edizione dopo edizione: «Amiamo le tradizioni - spiega Fabrizio Pistono, presidente della Pro loco - e quella dei giochi, delle pule e della Colossale Fagiolata sono rimaste tali e quali nei secoli».
Già, perché in questo piccolo centro del Vercellese è prassi fermarsi per sei giorni e dedicarsi «anima e core» al carnevale: c’è chi si mette in ferie, chi rimanda appuntamenti e chi chiude i libri per immergersi nelle tradizioni dell’Antica Società Fagiuolesca (ora inglobata nella Pro loco) che già nel Medioevo proponeva tipici giochi dell’epoca. E ancora oggi, nell’ultimo giorno di manifestazione (quest’anno il 28 febbraio), tutta la popolazione partecipa ai tradizionali «Giochi di Gianduja» nelle vie del centro. Prove antichissime che rimandano alle tradizioni popolari medievali: dalla corsa nei sacchi alla rottura delle pignatte piene di farina o coriandoli, al tiro alla fune, al recupero della mela nella tinozza. E in queste sfide si affrontano le compagnie carnevalesche, la banda cittadina e il corpo dei Pifferi e Tamburi.
Ma il Carnevale pesca anche tanto altro dal suo passato: non a caso l’evento clou è la «Colossale Fagiolata del Carnevale Storico di Santhià». Un appuntamento rivissuto ogni anno il lunedì come il simbolo dell’antico miraggio di liberarsi dalla schiavitù della fame: «Alle 5 del mattino - spiega Pistono - si rinnova la tradizione dell’accensione dei fuochi a legna per la cottura di questa specialità. Le 150 caldaie di rame vengono issate sui trespoli, riempite a dovere dai cuochi e pochi minuti prima di mezzogiorno servite ai santhiatesi che hanno maturato nei secoli il privilegio e il dovere di consumare in loco la loro razione di pane, salame, fagioli e vino». Ogni anno la Pro loco distribuisce 20 mila razioni: una cifra da guinness che trova anch’essa radici nella tradizione locale legata alla cosiddetta «Elemosina di maggio», fissata da un preciso statuto cittadino del Liber Statutorum Communis Sanctae Agathae, risalente al ’300: «Era così chiamata una straordinaria distribuzione di pane il 1° maggio, festa dei santi apostoli Giacomo e Filippo».
Ma oggi come un tempo il Carnevale di Santhià è soprattutto una grande festa di colori e di musica, suggellata da oltre 2000 figuranti in maschera con più di 30 compagnie. E ogni anno si chiude con il «Rogo del Babàciu», il fuoco simbolico che segna la fine della festa e dà appuntamento all’anno successivo per risentire ancora le voci dei giovani di un tempo che fu.
Valentina Roberto, La Stampa 12/10/2017