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 2017  gennaio 11 Mercoledì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - LA CONSULTA APPROVA DUE REFERENDUM SU TRE REPUBBLICA.IT Jobs act, Consulta boccia referendum su art

APPUNTI PER GAZZETTA - LA CONSULTA APPROVA DUE REFERENDUM SU TRE REPUBBLICA.IT Jobs act, Consulta boccia referendum su art.18; sì a voucher e appalti. Camusso: "Parte campagna per i sì" Il sindacato aveva raccolto 3,3 milioni di firme soprattutto per ripristinare le tutele previste dallo Statuto dei lavoratori cancellate con la riforma del Lavoro. Consultazioni probabilmente in primavera. Camusso: "Ricorso a Corte Ue per licenziamenti". Salvini: "Sentenza politica". Calderoli: "Decisione condivisibile" Invia per email Stampa 11 gennaio 2017 607 2,9mila Jobs act, Consulta boccia referendum su art.18; sì a voucher e appalti. Camusso: "Parte campagna per i sì" Uno striscione in difesa dell’articolo 18 (ansa) ROMA - No al referendum sull’articolo 18, sì a quelli sui voucher e sugli appalti. È questo il verdetto della Consulta al termine delle due ore di udienza a porte chiuse. La Corte Costituzionale era chiamata a decidere se dare o meno il via libera ai tre referendum abrogativi, per i quali la Cgil aveva raccolto 3,3 milioni di firme, in materia di lavoro. I tre quesiti riguardavano le modifiche all’articolo 18 sui licenziamenti illegittimi contenute nel Jobs act, le norme sui voucher e il lavoro accessorio e le limitazioni introdotte sulla responsabilità solidale in materia di appalti. Consultazioni probabilmente in primavera. La consultazione referendaria, secondo quanto prevede la legge, dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Salvo, però, elezioni anticipate: in questo caso, la legge (articolo 34 della legge 352 del 1970, che regola l’iter referendario) prevede che i referendum abrogativi che hanno avuto il via libera dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale vengano ’congelati’ fino all’anno successivo. Camusso: "Ricorreremo a Corte Europea per licenziamenti". "Abbiamo notato in questi giorni che c’è stato un dibattito intenso sui quesiti referendari, che, a nostra memoria, non ci ricorda precedenti di analoga quotidiana pressione rispetto a come si sarebbe dovuto decidere. Abbiamo dato per per scontato l’intervento del Governo con l’Avvocatura dello Stato, ma questo non era dovuto, è stata una scelta politica", ha detto il segretario generale di Cgil, Susanna Camusso in conferenza stampa. "La Corte ha deciso di non ammettere uno dei quesiti - ha proseguito, sottolineando però che questo non rappresenta una sconfitta per il sindacato -. Noi siamo convinti che la libertà dei lavoiratori passi attraverso la loro sicurezza. Valuteremo la possibilità di ricorrere alla Corte Europea in merito ai licenziamenti. Non è che il giudizio della Corte di oggi fermi la battaglia sull’insieme della questione dei diritti", ha detto ancora. Poi ha aggiunto: "La notizia di oggi è che inizia una campagna elettorale dei due sì ai referendum. Chiederemo al governo tutti i giorni di fissare la data in cui si vota". In merito ai voucher, Camusso ha sottolineato che "sono aumentati del 27 mila per cento. Oggi il presidente dell’Inps ha fornito i dati sull’utilizzo dei voucher nella Cgil: un dato che corrisponde a 3 persone e mezzo l’anno del totale dei lavoratori, tra l’altro pensionati, questa è la dimensione, noi abbiamo chiesto all’Inps quali sono i principali utilizzatori di voucher ma ci ha detto che è impossibile saperlo, noi rinnoviamo questa richiesta - ha proseguito il segretario generale della Cgil -.Uno strumento malato è uno strumento malato, bisogna avere il coraggio di azzerarlo", ha aggiunto. L’udienza. Durante l’udienza, durata circa un’ora e mezza, i giudici Silvana Sciarra, Giulio Prosperetti e Mario Rosario Morelli hanno svolto le loro relazioni sulle tre richieste di referendum e, successivamente, gli avvocati intervenuti per la Cgil hanno sostenuto la bontà dei quesiti con una discussione approfondita punto su punto. L’Avvocatura dello Stato, rappresentata dal vice avvocato generale Vincenzo Nunziata, ha ribadito l’inammissibilità dei referendum, come già rilevato nelle memorie presentate per conto di Palazzo Chigi nei giorni scorsi. Nel dispositivo si legge che la Consulta dichiara "ammissibile la richiesta di referendum denominato ’abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti’". E ancora dichiara "ammissibile la richiesta di referendum denominato ’abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)’". E infine dichiara "inammissibile la richiesta di referendum denominato ’abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi’". Inammissibile quesito su Art.18. Il quesito sull’articolo 18, che era politicamente il fulcro dell’iniziativa della Cgil, è stato dunque ritenuto inammissibile. Il referendum proposto dalla confederazione puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre dunque i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. In particolare, la Cgil chiedeva che fosse ripristinata e ampliata la "tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo", estendendola a tutte le aziende con oltre cinque dipendenti, contro il tetto dei 15 dipendenti del vecchio articolo 18. Il Jobs Act aveva ’superato’ l’articolo 18, sostituendo il diritto al reintegro con un indennizzo economico in caso di licenziamento senza giusta causa. La riforma si applica ai contratti di lavoro stipulati dopo il 7 marzo 2015 e non riguarda gli statali. Le reazioni - "Dalla Consulta una sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero - ha commentato il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini - . Temendo una simile scelta anche sulla legge elettorale il prossimo 24 gennaio, preannunciamo un presidio a oltranza per il voto e la democrazia sotto la sede della Consulta a partire da domenica 22 gennaio". Di tutt’altro tenore il parere di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile dell’organizzazione della Lega: "Il no della Corte Costituzionale al referendum sull’articolo 18 e il sì a quelli sui voucher e sugli appalti rappresentano una decisione prevedibile e condivisibile sia rispetto alle due ammissibilità sia rispetto alla non ammissibilità al referendum sull’articolo 18. La Consulta ha lavorato bene, dimostrando piena autonomia". Non entra nel merito della sentenza, ma attacca il vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio: "Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher - scrive Di Maio - . Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra!". Di "buona notizia" parla Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera: "Sull’articolo 18 non si voterà. La Corte costituzionale ha detto no al referendum della Cgil. È una buona notizia. Così come formulato il quesito avrebbe riportato indietro la legislazione sul lavoro a un sistema rigido e senza flessibilità, con il risultato di ingessare ulteriormente il mercato del lavoro e lo sviluppo soprattutto delle piccole imprese". REPUBBLICA.IT ROMA - Gli italiani non saranno chiamati a votare per ritornare in maniera quasi integrale al vecchio articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Potranno invece esprimersi sulla abrogazione dei voucher e la responsabilità solidale delle ditte appaltanti e subappaltanti in modo che tutte siano tenute a versare salari e contributi ai loro dipendenti. Dopo l’analisi della Corte costituzionale, sono sopravvissuti due dei tre referendum proposti dalla Cgil. Abrogazione dei voucher. Il secondo quesito proposto dal sindacato chiede l’abrogazione del decreto legislativo 15 giugno 2015 n.81 (uno dei decreti applicativi del Jobs Act) che prevede un’ampia applicazione dei buoni lavoro (voucher) inizialmente introdotti nel 2008 per il solo settore agrario e poi gradualmente estesi ad altre categorie produttive. Inizialmente previsti come strumento per combattere il lavoro nero, sono invece diventati uno strumento di elusione delle norme in materia previdenziale e in genere dei diritti dei lavoratori. Responsabilità e controllo sugli appalti. Il terzo quesito interviene invece sulla legge Biagi del 2003, che con alcune norme aveva cancellato la responsabilità solidale della prima società appaltante nei confronti di quella sub appaltatrice, lasciando dunque il lavoratore privo di tutele nel caso che l’ultima impresa nell’anello della catena delle responsabilità non potesse o non volesse pagare il dovuto. Reintegro dei lavoratori e Jobs Act. Il primo quesito - bocciato dai giudici costituzionali - mirava a riportare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori quasi alla versione originaria, prima che la legge Fornero e il Jobs Act ne limitassero fortemente l’applicazione sotto il profilo dei reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente. E anzi ne voleva ampliare il raggio di applicazione, estendendolo alle imprese sopra i 5 addetti (il reintegro era limitato a quelle che superano i 15 dipendenti nella vecchia stesura dell’articolo; al di sotto si disponeva il risarcimento nel caso di un licenziamento ingiusto). Le leggi intervenute in questi anni avevano finito per limitare il diritto del lavoratore a riavere il vecchio posto di lavoro, preferendo invece optare per la tutela risarcitoria. Viene inoltre abrogato il nuovo contratto a tutele crescenti, introdotto dal Jobs Act per sostituire il precedente istituto del contratto a tempo indeterminato, e che offre tutele decisamente più limitate soprattutto nel caso di licenziamento ingiusto. L’articolo è stato modificato l’11 gennaio 2017, a seguito della decisione della Corte costituzionale di bocciare il quesito referendario sull’articolo 18 GIULIANO CAZZOLA In attesa di conoscere le motivazioni, consideriamo ineccepibili i verdetti della Consulta sui quesiti referendari promossi dalla Cgil. Soprattutto per quanto riguardava la questione più delicata – il quesito in materia di licenziamenti individuali – i giudici costituzionali, dichiarandone l’inammissibilità, si sono attenuti ad una giurisprudenza consolidata, senza avventurarsi nella ricerca di “precedenti’’ (in realtà caratterizzati da profili giuridici differenti) sui quali fondare il via libera ad referendum dagli effetti devastanti. Una decisione in senso contrario sarebbe stato un atto di irresponsabilità, perché non avrebbe avuto senso arrampicarsi sugli specchi del diritto, incamminarsi nella terra di nessuno dell’arbitrio, quando si trattava di prendere posizione su di un atto di criminalità economica, come era appunto il tentativo di introdurre, anche nelle microimprese, la reintegra giudiziale – al posto del risarcimento monetario – a sanzione del licenziamento ritenuto illegittimo. Per quanto riguarda invece gli altri due quesiti – riguardanti l’abolizione dei voucher e la normativa sugli appalti – la Corte non poteva decidere altrimenti, essendo anch’essi atti di criminalità economica, ma compilati in modo conforme alle leggi. Non è un processo alle intenzioni, infatti, ritenere che la domanda sul licenziamento sia stata, invece, scritta in modo pedestre proprio per farsela bocciare. Con il responso della Consulta viene meno anche un motivo per anticipare il voto entro la prima metà dell’anno. E, soprattutto, il Parlamento può avere la possibilità e il tempo di introdurre modifiche delle normative vigenti, ridando così la parola ai giudici per verificarne l’adeguatezza rispetto al contenuto dei quesiti. C’è poi un’altra riflessione da fare. L’allarme suscitato dai “colpi di teatro’’ della Cgil è stato un po’ figlio della psicosi determinata dal voto del 4 dicembre. Perché non era un’ipotesi irrealistica immaginare che gli italiani disertassero in maggioranza le urne. Era già accaduto in passato in occasione di un referendum – ammesso dalla Consulta – rivolto ad estendere l’articolo 18 dello Statuto a tutti i lavoratori e ai datori di lavoro. Può essere che vi sia lo stesso esito astensionista quando si andrà a votare sui voucher e sugli appalti. Mentre sul secondo aspetto sarà difficile spiegare i termini effettivi del problema (il quesito si propone di lasciare solo il committente a rispondere in solido senza dargli la possibilità di agire, a sua tutela, contro le irregolarità commesse dall’appaltatore e dai subappaltatori), sulla questione di buoni lavoro dovremo sorbirci mesi di mistica del precariato, con i talk show schierati per il sì. Fu così anche nel caso del referendum No Triv, ma gli italiani non ci cascarono. Staremo a vedere. Ciò che è provata, comunque, è la irresponsabilità di una grande organizzazione come la Cgil che non ha esitato a servirsi, cinicamente e con leggerezza, della roulette russa dei referendum su materie estremamente delicate soltanto perché la questione faceva parte del patto di potere intervenuto tra Susanna Camusso e Maurizio Landini. Con in palio la segreteria generale della Cgil.