Gianluca Rosselli, il Fatto Quotidiano 11/1/2017, 11 gennaio 2017
PER ALBERTINI ORA IL SENATO INVENTA LO SCUDO RETROATTIVO
Gabriele Albertini è stato salvato dall’aula di Palazzo Madama con uno scudo retroattivo. L’ex sindaco di Milano, oggi senatore di Ncd, ha vinto la sua battaglia contro il magistrato Alfredo Robledo, ex procuratore aggiunto a Milano. Il duello va avanti da anni, ma il caso specifico si riferisce ad accuse lanciate da Albertini a Robledo nel 2012, quando non era ancora senatore. Il magistrato lo querelò e l’iter processuale doveva risolversi venerdì prossimo, 13 gennaio, con la sentenza del Tribunale di Brescia. Giudizio che a questo punto non ci sarà perché, dopo la giunta delle immunità di Palazzo Madama a fine ottobre, ieri anche l’Aula ha stabilito l’insindacabilità delle parole espresse da Albertini, che quindi non può essere processato. Il grave precedente, come hanno sottolineato diversi senatori, è che ora lo scudo senatoriale potrà essere applicato anche per fatti avvenuti prima della nomina.
Secondo l’articolo 68 della Costituzione, infatti, “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Lo stesso scudo, proprio per questo motivo, era stato negato ad Albertini dal Parlamento europeo (sempre Robledo lo aveva querelato nel 2006, tre anni prima della sua elezione a Strasburgo).
Ieri sera in favore di Albertini si sono registrati 185 voti favorevoli, 65 i no e 2 gli astenuti. Lui tempo fa aveva dichiarato apertamente che se la maggioranza non avesse votato in suo favore, non avrebbe più votato la fiducia al governo. E infatti una mano gli è arrivata dal Pd, che sulla questione si è diviso: dei 93 dem presenti, in 18 non hanno partecipato al voto, in 17 hanno votato contro, uno si è astenuto, ma tutti gli altri hanno votato a favore. Per Albertini si sono espressi anche diversi esponenti dell’opposizione, a partire da Forza Italia. E l’aiuto del partito renziano, su espressa richiesta di Angelino Alfano, lo si è toccato con mano anche in giunta, dove i dem hanno addirittura cambiato relatore: Rosanna Filippin aveva preso il posto di Giorgio Pagliari, che era contrario.
“Il Senato non sarebbe competente, qui si è agito fuori dalla Costituzione, quella di oggi (ieri, ndr) è stata un’incredibile arrampicata sugli specchi”, ha detto Casson, in aperta polemica con i suoi colleghi di partito. “C’è chi in quest’aula non riesce a spogliarsi delle vesti di magistrato per indossare quelle di parlamentare. Ma non è corretto trasformare il Senato in un tribunale”, osserva invece Ciro Falanga di Ala-Scelta civica, gruppo che si è espresso in favore dell’ex sindaco. Secondo Vito Crimi (M5S) si tratta invece di “un grave strappo che ricorda il voto pro Berlusconi su Ruby nipote di Mubarak”.
La questione risale al 2012 quando Albertini presentò un esposto al ministero della Giustizia perché, a suo parere, Robledo non aveva gestito correttamente tre fascicoli, tra cui quello sull’acquisto di quote della società Autostrada Serravalle da parte della Provincia di Milano allora guidata da Filippo Penati. Robledo si sentì calunniato e querelò Albertini che poi venne eletto europarlamentare, ma il Parlamento Ue non gli riconobbe l’insindacabilità che ora invece gli ha riconosciuto il Parlamento italiano.