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 2017  gennaio 09 Lunedì calendario

SOFTWARE, LA GUERRA FREDDA. CINA E RUSSIA CONTRO GLI USA CON GLI INGEGNERI EX NOKIA

Il 2017 potrebbe essere l’anno della svolta, della prima vera alternativa al dominio delle multinazionali americane nei sistemi operativi per smartphone. Il segnale che le cose possono cambiare era arrivato già a febbraio dell’anno scorso, quando il ministro delle telecomunicazioni russo, Nikolai Nikiforov, aveva detto apertamente che bisognava «rompere il monopolio dell’ecosistema digitale che regna nel mondo ». Il riferimento è ad Android di Google, istallato in oltre l’87% degli smartphone, nonché a iOs di Apple che è poco sopra l’11% e da Windows di Microsoft, attorno al mezzo punto percentuale. Su queste tre piattaforme, tutte statunitensi, passano le comunicazioni della quasi totalità dei 3,9 miliardi di smartphone in circolazione. Una posizione scomoda per la Russia di Vladimir Putin, in tempi di cyberattacchi e di sicurezza nazionale diventata sinonimo di sicurezza digitale. L’annuncio del ministro russo di aver trovato una possibile soluzione è di dicembre: l’alternativa viene dalla Finlandia, si chiama Sailfish e a Mosca vorrebbero adottarla come sistema per tutti gli apparecchi in dotazione all’amministrazione pubblica. È stata creata da cinque ex dipendenti Nokia nel 2011, fra i quali l’italiano Stefano Mosconi, con la loro startup Jolla. L’ultima traccia di quel che un tempo era l’industria europea della telefonia mobile ora passata in mano russe con una serie di operazioni spregiudicate. «Capisco il punto
di vista del ministro Nikiforov», racconta Stefano Mosconi al telefono da Helsinki. Romano, 38 anni, è entrato nell’ex colosso della telefonia mobile finlandese nel 2005. Poi, quando la compagnia è divenuta di proprietà della Microsoft, ha aperto la Jolla dove è rimasto come dirigente fino allo scorso anno. «Dal punto di vista tecnico tutto è possibile per chi ha creato e possiede un sistema operativo per smartphone. Basta volerlo e in un attimo centinaia di milioni di telefoni possono mandare certe informazioni in certe parti del mondo. Non dico che questo sia accaduto ma le preoccupazioni sono legittime». Non si tratta solo di sicurezza in senso stretto. Nikiforov sta premendo sull’acceleratore a 360°. Pochi giorni fa ha lamentato l’arretratezza della Russia sul digitale. Spende appena 1,6 miliardi di dollari, lo 0,6% del budget dello Stato, in un settore così strategico. Al di là della scuola di hacker che ha dato già prova della sua abilità in varie occasioni cominciando dai ripetuti attacchi allo stato maggiore di Hillary Clinton durante le ultime elezioni presidenziali statunitensi, culminati nell’espulsione di 35 diplomatici russi da parte di Obama. Il ministro delle telecomunicazioni vuole fare di più. Il suo Paese a differenza della Cina, dove le multinazionali Usa sono state fermate replicandone il modello di business, può contare solo sulla popolarità dei suoi social network. Parliamo di Vk, creato dal fondatore di Telegram Pavel Durov, di Ok e di Moi Mir, che oggi fanno capo al provider Mail.ru. Ai quali adesso si potrebbe aggiungere un sistema operativo per smartphone e tablet che appare indipendente. Jolla, appunto. In Cina si muovono nella stessa direzione. Finora non avevano le capacità per creare un sistema operativo proprio. Non è semplice svilupparlo e questo dà una dimensione del valore che aveva Nokia. È un tipo di conoscenza che non si costruisce in una manciata di anni. Ma in Cina ci arriveranno presto. La qualità dei loro ingegneri cresce a visto d’occhio. WeChat sembra una semplice app per Android o iOs, in realtà è un sistema operativo che si sovrappone agli altri permettendo di fare qualsiasi cosa senza mai uscirne. Tutte le comunicazioni passano da lì così come le transazioni. Si può chattare, mandare foto e video, telefonare. E prenotare voli, taxi e hotel, condividere documenti e agenda con il proprio gruppo di lavoro, inviare e ricevere soldi, ascoltare musica, pagare bollette, incontrare l’anima gemella. Con 846 milioni di utenti. Perfino Facebook cerca di imitarla. «Sailfish è una compagnia internazionale », ha dichiarato Nikiforov facendo riferimento in realtà a Jolla. «La maggioranza è finlandese con azionisti cinesi e russi. Speriamo che si uniscano anche investitori dell’India, Brasile e Sud Africa». Di cinese ci sono i soldi che Express Fortune ha messo sul tavolo già a febbraio del 2013 grazie ai quali è entrata in possesso del 6,2% dell’azienda di Mosconi&Co. Ma è l’accenno alla quota russa il più importante. Il gruppo Esn è una compagnia di investimenti con sede a Mosca che ha giocato un ruolo decisivo nel portare prima la Jolla quasi al fallimento e poi nel traghettarla verso il Cremlino. «Non è facile sopravvivere per un’azienda piccola come Jolla», dice Mosconi. «Eppure avevamo dieci anni di esperienza in Nokia e nel suo progetto di sistema operativo MeeGo poi accantonato quando arrivò Microsoft». Erano 130 persone altamente qualificate che avevano deciso di intraprendere una strada complicata, offrendo una terza via dopo quella di Google e Apple. Al lancio del primo telefono Jolla, nell’estate del 2013, è seguito il progetto del tablet con una campagna di raccolta fondi online che fruttò 2,5 milioni di dollari nel 2014. «Quei soldi li impiegammo per adattare Sailfish», spiega Mosconi. «Sul tablet si usano due mani e non una come su smartphone e spesso lo si tiene in orizzontale. Contavamo sui soldi di un investitore russo per pagare la produzione dei tablet. Ma costui, il gruppo Esn, si tirò indietro all’ultimo». I tablet sono rimasti nelle fabbriche in Asia e la Jolla ha dovuto mettere in mobilità i dipendenti. Dopo lunghe trattative, l’investitore è tornato strappando condizioni ben più vantaggiose. La Jolla era a terra. «Una trentina di impiegati sono tornati ma con così poche persone non potevamo andare lontano», prosegue Mosconi che a quel punto ha preferito uscire per fondare la sua compagnia di consulenza, la Britemind. «Ho ancora le mie quote ma non ho più un ruolo operativo. I russi, hanno giocato bene le carte. Sono le regole del fare affari. Hanno aperto il canale con il Cremlino facendo leva sul fatto che il 99% di chi ha lo smartphone usa sistemi americani». Del resto Jolla è nata proprio come alternativa ad Android di Google e iOs di Apple; quando Microsoft acquisì Nokia, settembre 2013, i fondatori scrissero una mail alla Commissione Ue spiegando che da quel giorno smetteva di esistere l’ultima compagnia del vecchio continente nel campo dei sistemi operativi per smartphone. È cominciato un dialogo, ma è stato chiaro fin da subito che qualsiasi decisione sarebbe stata presa con molta lentezza. A quei tempi Jolla già aveva cominciato a parlare con enti governativi interessati ad avere un software per mobile che non fosse a stelle e strisce, percorrendo però allo stesso tempo la via del mercato di massa. Fino al progetto del tablet che ha compromesso tutto. O meglio: che l’ha portata in Russia.