Tommaso Rodano, Il Fatto Quotidiano 8/1/2017, 8 gennaio 2017
«MACCHE’ CORNA, SIAMO SERI: LASCIAMO IN PACE DANTE E BEATRICE» – Ma quali corna, qui si esagera un po’”… Laura Regnicoli ha un marcato accento toscano e una risata cristallina
«MACCHE’ CORNA, SIAMO SERI: LASCIAMO IN PACE DANTE E BEATRICE» – Ma quali corna, qui si esagera un po’”… Laura Regnicoli ha un marcato accento toscano e una risata cristallina. È una studiosa di paleografia e codicologia, insegna all’Università di Firenze ed è tra i curatori della nuova edizione del Codice diplomatico dantesco, raccolta di documenti originali che ricostruiscono la biografia del sommo Poeta. La Regnicoli ha riportato alla luce una carta – scoperta in origine da Renato Piattoli, autore del primo Codice nel 1940, ma mai pubblicata – che conferma l’esistenza del terzo figlio di Dante Alighieri, il primogenito Giovanni. I nomi dei tre figli di Dante (Giovanni, Pietro e Iacopo) coincidono con quelli degli apostoli (Giovanni, Pietro e Giacomo) che danzano intorno a Beatrice nel XXV canto del Paradiso. E il fatto che al centro del girotondo ci fosse appunto Beatrice al posto della legittima consorte del Poeta, Gemma Donati, ha scatenato le fantasie e le spericolate speculazioni di dantisti più o meno improvvisati. Così su Libero, Antonio Socci ha firmato un dotto fogliettone che ha questo titolo: “Il triangolo amoroso di Dante in Paradiso: il poeta tradiva la moglie con Beatrice e lo confessa tra le righe della sua Divina opera”. La Regnicoli, sull’argomento, non riesce a trattenere l’ilarità: “Quando ho letto l’articolo di Libero mi stava per prendere un infarto”. Professoressa Regnicoli, la notizia dell’esistenza di Giovanni, e il parallelo con il “girotondo” attorno a Beatrice, suggeriscono un’interpretazione non convenzionale, diciamo, della biografia di Dante. Non sono una dantista e mai mi permetterei di toccare questo campo delicatissimo. Nel mio articolo mi sono limitata a sottolineare la coincidenza tra i nomi dei figli e quelli degli apostoli. Ho solo aggiunto che quel girotondo che Dante descrive nel XXV canto, quella danza soave, potrebbe rievocare il ricordo di giorni migliori, in cui il Poeta era più felice, rispetto a quelli difficili in cui scrive la Commedia. Nessuna novità epocale che riscrive la sua biografia? Esatto, non sono scoperte epocali, ma aiutano a ricostruire il quadro con più dettagli. Però quando ho letto l’articolo di Libero, che ha dato un’interpretazione del genere “Dante cornificava Gemma”… mi è venuto un colpo. Cosa ci dice di nuovo il documento su Giovanni? Ci dà la certezza di un fatto che era ancora contestato: Dante ha avuto sicuramente tre figli. Giovanni era il primogenito, il suo nome è quello del patrono di Firenze. E non era un figlio illegittimo, come qualcuno riteneva fino a ieri. E prima cosa sapevamo? A inizio Novecento era stato rinvenuto un documento lucchese dove era citato un Giovanni, figlio di Dante Alighieri da Firenze. Su di lui non era mai stato trovato nulla, quindi gli studiosi dell’epoca si rifiutarono di accreditare quel documento: sostennero che non poteva essere figlio di Dante, doveva trattarsi di un omonimo. Qualcuno disse che poteva essere figlio illegittimo del poeta. Quello pubblicato nel nuovo codice è solo il secondo documento su Giovanni Alighieri? Esatto. Questo seconda testimonianza fu scoperta da Piattoli ma mai pubblicata. È rimasta seppellito tra le sue carte finché non l’abbiamo trovata noi. Piattoli aveva iniziato a scrivere un articolo nel quale annunciava la scoperta di questa carta dove è nuovamente citato un Giovanni figlio di Dante Alighieri. Stavolta però il documento lo colloca nei pressi di Firenze, a Pagnolle, vicino a Pontassieve, un territorio che era stato proprietà degli Alighieri. A questo punto l’esistenza del primogenito di Dante è certa. Anche se su di lui abbiamo sappiamo solo questo: che era a Lucca nel 1308 e a Firenze nel 1914. Cosa ci faceva Giovanni a Firenze? Dante era stato esiliato dalla città, ma i suoi figli potevano rientrare a Firenze. La mia ipotesi è che Giovanni fosse andato a farsi un’idea di come stesse cambiando la realtà fiorentina e a visitare i vecchi terreni di famiglia. Probabilmente è andato a Firenze da solo perché i fratelli erano troppo piccoli e sono rimasti con la madre. Piattoli invece cosa scriveva nell’articolo che non ha mai pubblicato? Immagino sia stato spiazzato dalla conferma dell’esistenza di Giovanni. Faceva fatica a muoversi dalla sua convinzione precedente, che Dante avesse solo due figli. Quindi aveva ricostruito un’ipotesi piuttosto fantasiosa: lo riteneva un figlio illegittimo, nato da una contadina oppure da una nobile giovane. Allevato a Pagnolle, poi mandato a Lucca a fare il ragazzo di bottega, infine giudicato incapace e rimandato a Firenze dove – cito, con un po’ d’approssimazione – “s’inselvatichì” e poi scomparve. Un altro elemento che accredita una lettura maliziosa della biografia di Dante è che l’unica figlia, dedicatasi alla vita religiosa, aveva assunto il nome di Suor Beatrice. Sì, è un altro elemento interessante. Però l’interpretazione non è il mio campo: io lavoro negli archivi, tra le carte polverose (ride). E tra quelle carte ha scoperto delle novità anche sul padre di Dante. C’è uno dei documenti che pubblichiamo che ci racconta qualche conferma e sfumatura sul padre del Poeta: sapevamo già che viveva facendo l’usuraio, con i prestiti a strozzo. Questa carta ci racconta che Alighiero era dedito, se vogliamo, a una forma “più raffinata” di usura. Non rubava i soldi alle vecchine (ride) ma faceva affari più elaborati e meno meschini, diciamo.