Virginia Della Sala, il Fatto Quotidiano 6/1/2017, 6 gennaio 2017
VATICANO, FILM E MULTE. L’IMPERO MCDONALD’S COLPISCE ANCORA
Save the date: 12 gennaio 2017. The Founder, il film che racconta la storia del fondatore di McDonald’s (interpretato da uno straordinario Michael Keaton) arriva nelle sale cinematografiche italiane insieme all’omonima autobiografia in libreria. Ray Kroc è un rappresentante di frullatori dell’Illinois. Negli anni ‘50, si imbatte in un chiosco di hamburger nel deserto del sud della California gestito dai fratelli Dick e Mac McDonald’s e lo trasforma nella più grande catena di fast food. Volitivo, stratega, impietoso. L’obiettivo è costruire un impero, conquistare e dominare il mondo. “Rivoluzione” è il termine più usato. McDonald’s diventa onnipresente. E inaffondabile, nonostante le voci sui problemi economici, sui fatturati in calo a causa di vegani e vegetariani. Oggi, la sua, è una corsa per non rimanere indietro.
Roma,Borgo Pio, 30 dicembre 2016. A pochi metri dal colonnato di piazza San Pietro apre un megastore McDonald’s: 500 metri quadrati, 30 mila euro di locazione mensile secondo alcune fonti, un’apertura rimandata diverse volte per osservazioni e critiche mosse dal municipio. La vicenda è stata raccontata anche dal New York Times: “Nonostante le proteste, l’agenzia che sovrintende il patrimonio immobiliare del Vaticano ha approvato il contratto”. A Firenze, dove l’amministrazione Nardella ha respinto la richiesta per un punto vendita in piazza Duomo, Mc Donald’s ha avviato una causa legale stimando mancati introiti per 18 milioni di euro. Intanto, nel 2016, in Italia sono stati aperti 25 nuovi ristoranti. Trento, Roma, Reggio Emilia, Udine, Salerno, Bologna, Collegno, Ascoli e provincia di Brescia e Verona solo negli ultimi due mesi. Alla fine del 2015, l’azienda aveva infatti annunciato di investire oltre 3 miliardi di dollari in Italia, raddoppiando il numero di ristoranti e creando almeno 7 mila nuovi posti di lavoro nel giro di pochi anni con una media di 35-40 aperture all’anno e un fast food ogni 50 mila abitanti. Oggi se ne contano 550: 20 mila lavoratori, di cui 800 assunti nel 2016. “Nel 2017 – spiegano dall’azienda – prevediamo di assumerne altrettanti”.
Il lavoroè il primo investimento sull’immagine: la multinazionale, nel 2016, si è legata al governo grazie a un accordo con il ministero dell’Istruzione. È il maggiore partner per i percorsi di alternanza scuola-lavoro. L’azienda, tra le polemiche, si è offerta di ospitare 10 mila studenti (30 mila entro il 2019): “L’obiettivo è far loro sviluppare le soft skill, quelle competenze di carattere relazionale e di comunicazione interpersonale fondamentali per approcciare al meglio il mondo del lavoro”. In più, momenti di formazione in aula e di training sul posto di lavoro.
Secondo i dati, in Italia otto dipendenti di McDonald’s su dieci hanno meno di 35 anni, i lavoratori studenti sono quasi la metà. “Il 94% è assunto a tempo indeterminato – spiegano – il 71% è assunto con contratto a tempo indeterminato e il 23% con contratto di apprendistato che dura 36 mesi, equiparato per legge a quelli a tempo indeterminato. Il 6% ha invece contratti a tempo determinato”. Lasciate alle spalle le polemiche sui part time imposti e sui turni massacranti, dall’azienda aggiungono che “molto spesso i contratti di apprendistato diventano a tempo indeterminato”. Numeri che hanno il loro peso soprattutto di fronte ai dati sul lavoro italiani: ad Avezzano, a novembre, per 32 posti disponibili sono arrivati 1300 curricula. Lavoro e formazione, ma tra hamburger e patatine.
McDonald’s è inoltre nel pieno di una rivoluzione formale: la trasformazione in fast casual restaurant, ibrido che unisce fast food e casual restaurant (atmosfere informali e cibo genuino). Niente servizio a tavola, ma prodotti di maggior qualità a un prezzo abbordabile. E infatti l’azienda espone con orgoglio il suo 80 per cento di fornitori italiani nonché il patrocinio del ministero dell’Agricoltura per un progetto (“Fattore Futuro”) che ha selezionato 20 fornitori italiani sotto i 40 anni. Poi l’italianizzazione del marchio: prima il Parmigiano Reggiano nei panini (con qualche iniziale resistenza da parte dei consorzi), poi i panini dei grandi chef come Gualtiero Marchesi e infine quelli in edizione limitata, McItaly, che periodicamente mettono in risalto un particolare prodotto o una specifica tipologia di carne. Una delle ultime iniziative: l’offerta di olive ascolane per la raccolta fondi a favore dei Comuni terremotati. “Collaboriamo stabilmente con il ministero – ha detto in un’intervista, a settembre, l’ex ad italiano Roberto Masi (gli è subentrato Mario Federico) –. Gli ultimi due ministri ci hanno detto che vorrebbero esportare i sistemi di controllo e tracciabilità che abbiamo noi. In due ore sappiamo dirti tutto sulla carne che mangi”.
Impossibile, invece, conoscere il fatturato italiano: il numero trapelato più volte ma mai reso ufficiale, è quello di circa un miliardo di euro all’anno.
Restanoi soliti problemi. La fortuna di McDonald’s è in gran parte fondata sul sistema di franchising, l’80 per cento di tutti i punti vendita. E anche su un sistema fiscale agevolato. È nel trailer di The Founder, la massima: “L’affare non è nell’hamburger ma nel mercato immobiliare”. Da tempo, le associazioni di consumatori denunciano che McDonald’s è spesso proprietaria anche degli edifici affittati a chi prende il franchising. E questo frutterebbe molto più del settore alimentare. Secondo i calcoli di Cittadinanza attiva, “i prezzi degli affitti sono molto alti a causa di clausole vessatorie, come la durata di contratto minimo fissato a vent’anni, impossibile da scindere se non con il pagamento di somme ingenti, e le royalty elevate”. E supererebbero fino a dieci volte il prezzo di mercato.
Nei mesi scorsi, poi, è stato annunciato l’arrivo di una multa di 500 milioni di euro dopo un’indagine della Commissione europea sui trattamenti fiscali agevolati in Lussemburgo, dove Mc Donald’s ha sede fiscale. Il sistema è il seguente: le multinazionali portano la propria holding in un Paese con una struttura fiscale vantaggiosa. Lì si fanno inviare gran parte degli utili prodotti nei singoli Paesi europei, giustificandoli come diritti di marchio. E mentre sul locale gli utili quasi si azzerano, su quelli arrivati al quartier generale si applicano tariffe fiscali agevolate previste dallo Stato di residenza. Con questo procedimento, secondo il rapporto Unhappy meal, realizzato e pubblicato da una coalizione di sindacati del settore pubblico europeo e statunitense (Seiu) e della Ong inglese War on Want, la società avrebbe evaso quasi un miliardo di euro.
Ma ora che il Lussemburgo ha deciso di mettersi in regola con le norme Ue, McDonald’s dovrà trasferirsi. E non si esclude il suo approdo nell’Inghilterra post Brexit.
Virginia Della Sala, il Fatto Quotidiano 6/1/2017