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 2017  gennaio 06 Venerdì calendario

ROMEO&GIULIETTA Chi è Romeo, nel senso di Alfredo, indagato per corruzione e concorso esterno in associazione camorristica, si sa: un avvocato-imprenditore-finanziere napoletano ma di origini casertane, detto la Sfinge, che dal Vesuvio ha scalato l’Italia fino ad arrivare a 20 mila dipendenti e a 25milioni l’anno di tasse, con la formula del “global service”: offrendo, cioè, alla PA (Quirinale, ministeri, comuni, province, regioni, palazzi di giustizia, università, ospedali, aeroporti ecc

ROMEO&GIULIETTA Chi è Romeo, nel senso di Alfredo, indagato per corruzione e concorso esterno in associazione camorristica, si sa: un avvocato-imprenditore-finanziere napoletano ma di origini casertane, detto la Sfinge, che dal Vesuvio ha scalato l’Italia fino ad arrivare a 20 mila dipendenti e a 25milioni l’anno di tasse, con la formula del “global service”: offrendo, cioè, alla PA (Quirinale, ministeri, comuni, province, regioni, palazzi di giustizia, università, ospedali, aeroporti ecc.) quei servizi di gestione e manutenzione che la PA deve (anche per le sue inefficienze) o preferisce (anche grazie alle sue corruzioni) appaltare all’esterno. Resta da capire chi sia Giulietta, la sua innamorata al balcone. Romeo risolve problemi e necessita di ottimi rapporti con la politica che, in un Paese che non distingue il pubblico (lo Stato) dal privato (i partiti), è un tutt’uno con la PA. Quindi finanzia un po’ tutti e lo fa, almeno che si sappia, “in chiaro”. Negli anni, per dire, ha foraggiato legalmente il finiano Italo Bocchino (Fli), il veltroniano Goffredo Bettini (50 mila euro), gli ex dalemiani Nicola Latorre e Gianni Cuperlo, il candidato Pd a presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti (230 mila euro), il sindaco di Firenze e aspirante segretario del Pd Matteo Renzi (60 mila euro alla fondazione Big Bang) e così via. “Finanziamenti richiesti dagli stessi politici ed effettuati nei modi di legge”, precisò il suo avvocato nel 2013 a Milena Gabanelli. Report, guarda un po’, si occupava di Consip, la centrale unica degli acquisti per la PA controllata dal Tesoro, che aveva appena assegnato vari appalti a Romeo, appena condannato in appello per corruzione e turbativa d’asta. La Cassazione poi annullò la condanna e lo prosciolse da ogni accusa, pur segnalando gli agganci al Comune di Napoli (epoca Iervolino) che lo informavano sulle gare. Ma la Gabanelli pose un problema politico ed etico: “Siamo d’accordo che avere una centrale unica di acquisti sia una buona idea, ma poi dipende da come la traduci nella realtà. E come sempre la fa la qualità delle persone”. Se chi nomina i vertici Consip è foraggiato da imprese private che campano e ingrassano di contratti con la PA, c’è il rischio che quei soldi, sulla carta legittimi, nascondano tangenti a futura memoria: io ti finanzio oggi, tu mi ricambi domani. Ora, indagando sulle pulizie al Cardarelli di Napoli, i pm antimafia sospettano che Romeo abbia assecondato gli interessi di un clan in cambio di “protezione” (Romeo replica di essere uscito dal Cardarelli al primo puzzo di bruciato: “Per fare pulizia lì ci vorrebbe l’esercito”). Ma ascoltano pure una conversazione tra lui e il suo neoconsulente Bocchino (l’ex deputato), che descrive la Consip come camera di compensazione degli interessi privati di politici e affaristi con miliardi pubblici. Consip – spiega Bocchino a Romeo – preferisce favorire le cooperative per “controllare il voto”: infatti “le coop hanno maestranze irreggimentate e facilmente controllabili sotto il profilo clientelare ed elettorale… Un politico può venire da te a chiederti i 60 mila euro che ti ha chiesto Renzi, ma i mille pulitori sul territorio sono mille persone che danno 5 mila euro ciascuno e, quando voti, si chiamano i dipendenti e dicono ‘Senti, dobbiamo votare questo’… Tu invece i tuoi dipendenti neanche sai chi sono”. Intercettando e pedinando Romeo e i suoi collaboratori, gli inquirenti s’imbattono però in un mega-appalto di 2,7 miliardi gestito da Consip e destinato, per alcuni lotti, proprio a Romeo. Appalto che si sospetta truccato, in cambio di mazzette a un dirigente della società del Tesoro, e che sembra stare a cuore a Tiziano Renzi e al suo amico Carlo Russo che avrebbe introdotto Romeo alla Consip grazie alle sue entrature nella Family. Il resto è cronaca – del Fatto – degli ultimi giorni: uno o più uccellini avvertono i vertici Consip, il presidente Ferrara e l’ad renzianissimo Marroni. Il quale fa bonificare subito gli uffici dalle cimici. Poi, inchiodato dai carabinieri, “canta” i nomi degli uccellini che avrebbero fatto la soffiata: il comandante dei Carabinieri Del Sette, il capo dell’Arma in Toscana Saltalamacchia, l’allora sottosegretario Lotti. Tutti indagati per rivelazione di segreti e favoreggiamento (a Romeo e agli altri indagati per l’appalto truccato). Un altro amico di Renzi, Vannoni, racconta ai pm che Matteo sapeva tutto dell’inchiesta (teoricamente segretissima) su Romeo. E La Verità, mai smentita, scrive che sapeva tutto anche papà Tiziano. Chi li ha informati e, soprattutto, perché? Cosa importava a Renzi padre e a Renzi figlio e premier di un’inchiesta su Romeo? E perché due generaloni dell’Arma e il sottosegretario più vicino a Renzi rischierebbero la carriera per danneggiare l’indagine? Una risposta l’han data l’altroieri gli avvocati dell’imprenditore: “Romeo è stato usato come un ‘cavallo di Troia’… Le accuse di concorso esterno e l’appalto al Cardarelli sono stati usati strumentalmente per indagare su Consip e sulle alte cariche dello Stato in un percorso d’indagine che lascia chiaramente capire quale potesse essere l’obiettivo finale di tutta l’inchiesta”. Cioè Lotti e la famiglia Renzi. Ora, fermo restando che i pm di Napoli fanno il loro dovere e avrebbero potuto intercettare Romeo anche “soltanto” con l’accusa di corruzione, la risposta dei suoi legali ricorda quelle che solevano ripetere Previti e Dell’Utri appena finivano sotto inchiesta, per garantirsi la protezione di Berlusconi: “Silvio, i magistrati puntano me per colpire te”. Ma Previti e Dell’Utri erano notoriamente il braccio destro e sinistro di B.. In che senso, invece, partendo da Romeo si arriva direttamente, a colpo sicuro, ai renziani? Si attendono chiarimenti da Giulietta. Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano 6/1/2017