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 2017  gennaio 06 Venerdì calendario

L’ALLARME DELLA ROMAGNA. «LE BALERE STANNO MORENDO». UNO DOPO L’ALTRO CHIUDONO I LOCALI CHE HANNO FATTO LA STORIA DEL BALLO E IL SINDACO DI RICCIONE DESTINA AL LISCIO L’EX DISCOTECA DELLA LAP-DANCE


Quanta musica è scorsa nelle balere romagnole lo sa solo il Dio del Liscio, ma oggi che i locali storici chiudono uno dopo l’altro, per invecchiamento naturale del genere e concorrenza spietata dei balli latini, la tradizione vacilla e gli aficionados faticano sempre di più a trovare piste dove scatenarsi in valzer e mazurche. Lo scorso aprile è venuto meno il Kursaal di Cervia, dichiarato fallito dopo peripezie finanziarie, solo l’ultima di una lunga serie di balere finite in cattive acque in tutta la Romagna mentre a Bologna, non lontano dal cuore danzante della Riviera, sono mancati almeno cinque locali negli ultimi dieci anni. Considerata l’importanza conquistata dal genere nell’immaginario popolare grazie anche al suo gran sacerdote Raoul Casadei, autore di formidabili exploit planetari negli Anni 70 con pezzi come Romagna Mia e fondatore di quel tempio del ballo che era la Ca’ del Liscio, ci sono buoni motivi di preoccuparsi per la sopravvivenza di quel che sembrava diventato un pilastro del panorama pop nazionale, oltre a rappresentare un riuscito esempio di divertimento intergenerazionale.

I motivi del declino, sopravvenuto gradualmente dopo i fulgori del ventennio 70-80, sono legati alla stanchezza di un genere ormai ripiegato su se stesso mentre da anni continuano a imperversare i suoi nemici giurati: salsa, merengue e, per i ballerini più sofisticati, l’aristocratico tango. Qualcuno tenta di correre ai ripari con iniziative come la Notte del liscio, organizzata l’estate scorsa in Riviera e pronta al bis per la prossima, oppure dedicando nuovi spazi al ballo che per oltre un secolo ha furoreggiato in tutta la regione fin da quando le balere erano smontabili e venivano allestite volta per volta nelle aie delle fattorie o nelle sagre di paese. Poi ci pensò Carlo Brighi, detto Zaclèn, infaticabile suonatore di violino, a mettere su una struttura stabile verso la fine dell’800 costruendo vicino a casa sua la vera nonna di tutte le discoteche a venire, il Capannone, la prima balera della storia.
Nel Dopoguerra il liscio ha continuato a far danzare i nostri nonni nelle feste dell’Unità di ogni ordine e dimensione, dove tuttora non manca mai uno stand balera, sia pur sempre più inquinato, musicalmente parlando, dai nuovi balli di coppia di matrice sudamericana. Finché Raoul Casadei non raccolse lo scettro dello zio Secondo, fondò l’Orchestra spettacolo e diede una casa monumentale al liscio. Oggi, per porre un freno all’agonia di un genere allo stremo, il sindaco di Riccione Renata Tosi ha pensato di destinare al liscio un’ex disco lap dance che era stata sequestrata dal tribunale per evasione e infiltrazioni oscure: «Vogliamo coinvolgere le orchestre per serate dove trovino divertimento le persone di una certa età. Credo sia bene tutelare questa tradizione, anche perché l’over 65 è un turista molto interessante per noi. E poi questi sono elementi identitari molto importanti, che vanno rinvigoriti». Quanto alle ragioni della crisi delle balere, il sindaco di Riccione ha la sua idea: «Sono luoghi difficili da gestire e reggere, specie in questo periodo. C’è una generazione che invecchia, ma che non per questo si sottrae al divertimento».
Franco Giubilei, La Stampa 6/1/2017