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 2017  gennaio 04 Mercoledì calendario

APPUNTI SULLA DOMOTICA PER LA VERITA’ – • Le case che vivranno da sole: i progressi nella domotica, gli elettrodomestici che si attivano con un’app, le docce intelligenti

APPUNTI SULLA DOMOTICA PER LA VERITA’ – • Le case che vivranno da sole: i progressi nella domotica, gli elettrodomestici che si attivano con un’app, le docce intelligenti. Le case in cui vivremo nel futuro saranno davvero come quelle immaginate nei film? *** JAIME D’ALESSANDRO, REPUBBLICA.IT 5/1 – «Grazie all’intelligenza artificiale parleremo con la nostra casa». Vogels, il guru di Amazon, racconta l’abitare smart. Software per governare frigoriferi, termostati, lavatrici. Al Ces di Las Vegas i big si sfidano sulla domotica LAS VEGAS - L’intelligenza artificiale ora è un franchising. Quella di Amazon si chiama Alexa e qui al Consumer Electronic Show viene data in licenza su larga scala. La vedremo in una lunga serie di dispositivi intelligenti che si preparano ad invadere le nostre case. E la maggior parte non sono fabbricati dalla multinazionale fondata da Jeff Bezos. Dagli altoparlanti intelligenti e le lampade che permettono di scegliere i brani musicali, leggono le news, informano sulle condizioni meteo, fino ai robot, gli interruttori, la lavatrice, il decoder, l’aspirapolvere solo per citare alcuni esempi. "Alexa l’abbiamo introdotta sul nostro altoparlante smart Echo come semplice assistente per gestire la libreria di mp3 attraverso i comandi vocali. Ma era solo il primo passo di un percorso molto più ampio di quel che noi stessi credevamo", racconta Werner Vogels, il "padre" di Alexa. Classe 1958, nato ad Amsterdam, Vogels è il vice presidente di Amazon a capo di tutta l’innovazione. La figura di punta di questa svolta. "Oggi si può chiedere ad Alexa di informarci sulle previsioni del tempo, gestire il sistema di illuminazione, prenotare un volo, acquistare un certa cosa online. La prima personificazione dell’intelligenza artificiale nelle nostre case. In quanto "servizio" può avere "corpi" differenti e può controllare qualsiasi apparecchio collegato al Web e ad una presa elettrica". Le possibilità sono infinite, sulla carta, e non solo per l’intelligenza artificiale di Amazon. Alexa come l’Assistant di Google, Siri di Apple, Cortana di Microsoft o Watson di Ibm non risiedono in un oggetto specifico ma sui server di queste compagnie. È il cosiddetto cloud, la nuvola, dove la potenza arriva attraverso la Rete. Si fa una domanda ad una lampada smart e si ottiene una risposta in tempo reale. Il riconoscimento del linguaggio, il nostro parlato, avviene online grazie ad una capacità di calcolo impossibile da avere dentro un apparecchio alto trenta centimetri. Il problema è che queste intelligenze artificiali sono in grado di svolgere compiti complessi ma definiti. Watson della Ibm può analizzare delle radiografie per individuare possibili tumori e controllare una cartella medica per capire dai sintomi quale malattia ha il paziente. Ma afferrare concetti generali è un’altra partita. Brancola nel buio Allo, la chat 2.0 di Google, quando si va oltre il domandare i migliori ristoranti della zona, mentre da ottimi risultati se nella app Foto sempre di Google si chiede di selezionare solo le immagini con un tramonto. "L’apprendimento delle macchine, la loro capacità di imparare e di diventare sempre più precise, richiede l’analisi di una grande quantità di dati ", prosegue Vogels. "E richiede tempo. Alcuni di questi processi, la lettura di un testo scritto, non hanno a che fare con l’intelligenza artificiale in senso stretto. A differenza dell’imparare a riconoscere un certo comportamento e prevederlo". Il prossimo passo, ma chissà quanto tempo ci vorrà, è la vera comprensione del linguaggio. Esiste infatti una correlazione forte fra il senso del discorso e le emozioni. Una frase detta con un certo tono e un certo ritmo, può significare una cosa diversa se pronunciata in altro modo ma con le stesse parole. Immaginate cosa potrebbe fare un robot capace di percepire questo tipo di sfumature. "Abbiamo aperto un concorso per gli studenti delle università di mezzo mondo per sviluppare le potenzialità di Alexa", spiega Vogels, "e il riconoscimento delle emozioni è fra queste. Mi aspetto miglioramenti esponenziali. Eppure già oggi quel che sta accadendo è rivoluzionario: sta cambiando la relazione con il mondo delle macchine. Di fatto invece di esser noi a dover imparare la grammatica di un computer, è il computer che assume la grammatica relazionale degli esseri umani. Ed è un computer che ha tante forme e abita a casa nostra. Una macchina alla quale possiamo dire di fare il bucato in un certo modo o di trovare i biglietti per un concerto". *** RIVISTASTUDIO.COM 19/11/2016 – “Verranno le dolci piogge” (o anche, in altre edizioni: “Cadrà dolce la pioggia”) è un racconto del 1950 in cui il trentenne Ray Bradbury immagina il lontanissimo futuro dell’estate del 2026. La short story, apparsa sulle pagine della prestigiosa rivista Collier’s, racconta il 4 agosto di quell’anno della cittadina di Allendale, in California. L’umanità è stata appena cancellata da un’apocalissi nucleare, e l’ultimo avamposto della normalità perduta è una casa, l’unica di Allendale a essere rimasta in piedi. È un’abitazione totalmente automatizzata, tanto da essere in grado di vivere una vita propria, «un altare con diecimila inservienti, grandi e piccoli, che facevano il loro servizio, davano la loro assistenza, in coro», scrive Bradbury. Nonostante i suoi occupanti, la famiglia Featherstone, siano stati spazzati via dalla bomba atomica. Oggi, a dieci anni dalla data immaginata dall’autore di fantascienza, Andreas Gal, fondatore e proprietario della società Silk Labs, dichiara che «il tipo di mondo che immaginiamo è che possa tornare a casa e le cose succedano e basta, come per magia». Silk Labs è stata fondata l’anno scorso con l’obiettivo dichiarato di creare un’«esperienza casalinga interconnessa», o in altre parole dare vita a qualcosa di non dissimile dalla casa di Bradbury: comandi vocali, elettrodomestici intelligenti, software che riconoscono immagini e rumori e imparano dall’esperienza, modellandosi attorno alle esigenze del proprietario. Non si tratta di scommesse sporadiche, come testimoniano le ricerche del Trend Lab del Salone del Mobile di Milano: a puntare su un futuro prossimo fatto di luci che si accendono da sole e sistemi automatici in grado di occuparsi di manutenzione e pulizia della casa sono in molti, e tutt’altro che irrilevanti. La scorsa estate Google ha presentato Home, la sua applicazione in grado di diventare un “assistente personale” domestico che riproduce musica, prenota biglietti, ordina cibo e gestisce alcuni elettrodomestici connessi alla rete, e Amazon ha aggiornato e portato in Europa il suo Echo, che presto parlerà anche italiano. La rilevanza attuale dell’abitare “smart” è confermata ulteriormente da ciò che si vede al Consumer Electronics Show di Las Vegas, dove ogni anno i progetti di questo tipo aumentano di numero e portata: quest’anno sono stati presentati, tra gli altri, una doccia intelligente in grado di risparmiare acqua durante i lavaggi, serrature che si aprono con un’app per smartphone, fotografie del proprio frigorifero archiviate in cloud per sapere sempre cosa serve assolutamente comprare, e sistemi che semplificano sensibilmente l’arte del cucinare (June, ad esempio, sta per inserire sul mercato un «forno intelligente che pensa come uno chef» e promette di «eliminare l’imprevedibilità della cucina», sapendo esattamente quanto va cotto il cibo che rileva al suo interno). E ci sono altre realtà diventate all’ordine del giorno negli ultimi anni, cose che fino a relativamente poco tempo fa avrebbero potuto sembrarci non meno avveniristiche di una casa bradburiana, ma che oggi si sono insinuate nella nostra quotidianità: con un termostato Netatmo o Tado in molti controllano e regolano la temperatura della propria casa, con un totale di tre tocchi sullo schermo di un iPhone, e anche quando sono lontani. E, se avete una tv, ci sono probabilità che ne abbiate una in grado di connettersi alla rete. Certo, come sempre accade la moda dell’Internet of Things applicata alla casa non convince tutti: «Volete davvero un wc che non funziona perché ha bisogno di un aggiornamento di firmware? E qualcuno ha davvero bisogno di una tazza o una gomma di bicicletta connessi?», chiedeva ironicamente Mike Murphy su Quartz ad aprile, lamentando come la madre avesse dovuto fare a meno del campanello d’ingresso della propria abitazione perché ne aveva comprato uno “intelligente”, ma non abbastanza da connettersi a internet come prometteva. Eppure, le possibilità date dall’incontro tra digitale e arredamento sono, almeno virtualmente, infinite: August Home Access System, prodotto dal designer Yves Béhar, è un sistema che, una volta installato, funziona da portineria digitale: un’app per smartphone apre e chiude la porta di casa dovunque ci si trovi, e si possono anche generare chiavi digitali per permettere a parenti, amici o fattorini di entrare in casa quando nessuno può aprire». Lift-bit, presentato all’interno della mostra “STANZE. Altre filosofie dell’abitare”, è un progetto di Carlo Ratti Associati che cambia le configurazioni dell’arredamento – una serie di parallelepipedi a base esagonale imbottiti – del salotto con un gesto della mano. Secondo i dati di una ricerca della società di rilevazioni Statista, nel 2020 il valore del mercato globale delle smart home raggiungerà i 43 miliardi di dollari di valore, il triplo di quanto faceva segnare nel 2014. Ma quello che ci attende sarà quasi certamente diverso da quanto ci aspettiamo: in un pezzo di qualche mese fa, Forbes diceva che dovremmo prepararci a qualcosa di «un milione di volte migliore» di quanto abbiamo visto nei Jetson e in Ritorno al futuro. I dati degli elettrodomestici in cloud, i sistemi di autoregolazione energetica, le aspirapolvere automatiche e le telecamere di sicurezza, in questo senso, sono solo il primo passo. In ogni caso al vertice della rivoluzione, è forse il momento di far notare, rimarrà il possessore dello smartphone, come al centro di un rinnovato umanesimo votato al comfort digitale. La casa di Cronache marziane «era un altare con diecimila inservienti, grandi e piccoli, che facevano il loro servizio, davano la loro assistenza, in coro». In quel caso, però, «gli dei se n’erano andati, e quel religioso rituale continuava insensato, inutile». *** IDEALISTA.IT 5/4/2016 – Ecco come sarà la casa intelligente di domani (fotogallery) Un’abitazione dove le luci si accendono da sole, grazie ai sensori di presenza e dove gli elettrodomestici programmati chiedono all’utente di essere avviati, per evitare sovraccarichi. Antifurto, tapparelle e temperatura vengono controllati attraverso un sistema di controllo unico. In una parola, domotica. A Mce 2016 la casa intelligente di domani, con le tecnologie di oggi Si è chiusa la 40ma edizione di Mce, Mostra convegno expocomfort, la fiera dedicata all’impiantistica civile e industriale, alla climatizzazione e alle energie rinnovabili. Tema di quest’anno è stata l’integrazione. Tra impianti ed elettrodomestici, tra climatizzazione e idrotermosanitario, tra il mondo elettrico e quello dell’information technology. È la tecnologia già oggi disponibile che, se integrata, permette di progettare con maggiore efficienza, risparmio e comfort. A destare l’attenzione è stata infatti tutta l’impiantistica dedicata alle case di domani, dai sensori ai termostati, dall’Iot alla robotica, alle stampanti 3d. Si tratta di una trasformazione del mercato, che punta sempre più sulla componentistica, piuttosto che sulle costruzione vere e proprie. “Lo confermano i dati europei”, rivela una nota pubblicata dalla fiera. “Nel 2015 infatti il mercato europeo degli impianti è arrivato a valere 369 miliardi di euro, il 27 per cento di tutto il valore della produzione nelle costruzioni. La domanda di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili insieme allo sviluppo del settore della riqualificazione edilizia in ambito di efficientamento energetico, più il rapido sviluppo infrastrutturale dei paesi dell’Est europeo, hanno reso possibile la conquista progressiva di quote di mercato da parte dell’impiantistica negli ultimi anni”. Eccola allora la casa di domani. Un’abitazione dove le luci si accendono da sole, grazie ai sensori di presenza e dove gli elettrodomestici programmati chiedono all’utente di essere avviati, per evitare sovraccarichi. Antifurto, tapparelle e temperatura vengono controllati attraverso un sistema di controllo unico. In una parola, domotica. L’impianto fotovoltaico produce anche l’elettricità necessaria anche per ricaricare l’auto elettrica, mentre lo stesso veicolo al ritorno la sera può servire da batteria e fornire parte dell’elettricità accumulata durante il giorno, in supermercato o in ufficio. L’utente può inoltre verificare in ogni momento l’andamento dei propri consumi, intervenendo laddove sia necessario. È così che l’impiantistica integrata ci aiuterà a migliorare il comfort abitativo anche nei consumi. L’energia necessaria, meglio se da fonte rinnovabile, sarà a disposizione laddove c’è più bisogno evitando di dissiparla inutilmente. *** REPUBLLICA.IT 21/12/2016 – Zuckerberg presenta Jarvis, l’assistente virtuale di «casa Facebook» Il sistema per la domotica con intelligenza artificiale era la ’sfida 2016’. ’’Può imparare nuove parole e nuovi concetti, e anche intrattenere mia figlia’’, spiega il numero uno del social network Dopo un lavoro durato un anno Mark Zuckerberg svela alcuni dettagli di Jarvis, l’assistente personale per la casa basato su intelligenza artificiale che il fondatore di Facebook aveva annunciato di voler sviluppare come "sfida personale" per il 2016. Il sistema, cui Zuckerberg ha dato il nome del maggiordomo di Iron Man, è stato integrato nell’impianto domotico della sua casa, consentendogli di gestire luci, temperatura, elettrodomestici, la musica sia da pc sia da dispositivi mobili e tanto altro. Jarvis, spiega Zuckerberg in un post, può essere comandato anche tramite Messenger oltre che con comandi vocali. A distinguere Jarvis dai sistemi sviluppati da Google, Amazon e Apple è la capacità di interagire con l’utente utilizzando il linguaggio naturale e di apprendere dalle sue abitudini per offrire quanto desiderato. Si tratta di "un sistema semplice di intelligenza artificiale", scrive Zuckerberg, che "impara i miei gusti e le mie abitudini, che può imparare nuove parole e nuovi concetti, e che può anche intrattenere Max", sua figlia. Tra le varie tecnologie, Jarvis utilizza "l’elaborazione del linguaggio naturale e il riconoscimento vocale e dei volti". "Per alcuni versi", afferma Zuckerberg, "questa sfida è stata più semplice di quanto mi aspettassi", ma "un aspetto è stato più complicato del previsto: connettere e comunicare con tutti i differenti sistemi della mia casa. Prima di costruire un’intelligenza artificiale ho dovuto scrivere del codice per connettere tra loro questi sistemi, basati su diversi linguaggi e protocolli". Zuckerberg ne cita alcuni: "Creston per luci, termostato e porte, Sonos per la musica di Spotify, tv Samsung, babymonitor Nest per Max e poi i sistemi di Facebook per lavorare". *** DOMOTICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE, IL FUTURO DELLE SMART HOME – La domotica, scienza nata con la terza rivoluzione industriale, si occupa dello studio e dell’applicazione di tecnologie atte a migliorare la vita domestica attraverso sistemi programmati dall’utente o parzialmente autonomi. I progressi ottenuti nel campo dell’intelligenza artificiale hanno fornito a molte aziende la possibilità di affiancarla alla domotica, creando sistemi totalmente autonomi capaci di apprendere – grazie al deep learning (apprendimento approfondito) – le abitudini degli abitanti della casa in base alle richieste da loro effettuate. Apparecchi e software che fino a pochi anni fa appartenevano soltanto ad un immaginario fantascientifico oggi sono realtà, come testimonia Gatebox, un assistente digitale che si manifesta sotto forma di ologramma. Il 2016 è stato l’anno dei dispositivi IoT e degli assistenti digitali domestici presentati dalle grandi aziende e presenti già in molti mercati occidentali: da Google Home a Apple Home Kit, fino ad arrivare ad Amazon Echo. Non finisce qui: anche Mark Zuckerberg ha presentato un prototipo di A.I. domestica per la propria abitazione, programmata personalmente. Non si parla ancora della commercializzazione del sistema, ma ci sono buone probabilità che si affianchi a quelli già esistenti. FACEBOOK E LA DOMOTICA L’obiettivo di Mark Zuckerberg per il 2016 era quello di progettare un semplice sistema di A.I. da installare nella propria abitazione, simile a Jarvis di Tony Stark (Iron Man). Lo scopo prioritario era, in principio, quello di imparare qualcosa di più sull’intelligenza artificiale; lo studio della materia, poi, ha permesso a Zuckerberg di farsi un’idea precisa di tutti gli aspetti che riguardano l’A.I., soffermandosi soprattutto sui campi in cui c’è ancora necessità di lavorare. Il prototipo di Facebook, comunque, è abbastanza semplice: si tratta di un sistema di intelligenza artificiale con cui si può comunicare attraverso il proprio smartphone o il proprio computer; è capace di controllare l’illuminazione, i termostati, l’impianto audio e di sicurezza della propria abitazione ed anche di apprendere preferenze e abitudini dell’utente. Ciò che lo differenzia da quelli presentati dalle altre big company (Amazon, Google, Apple) è l’integrazione di un sistema di riconoscimento facciale e apprendimento per rinforzo che permette a Jarvis – questo è il nome – di riconoscere chi gli sta trasmettendo il comando da eseguire, offrendo in questo modo un’interazione personalizzata per ogni utente presente in casa. HOMEMADE IoT e INTELLIGENZA ARTIFICIALE L’aspetto più complicato nella realizzazione del prototipo di Jarvis è stato collegare e far comunicare tutti i dispositivi IoT presenti in casa. Prima di procedere alla creazione di un sistema di intelligenza artificiale, infatti, è stato necessario ottimizzare un codice capace di mettere in comunicazione tutti i device dotati di linguaggi e protocolli differenti. Molti dei potenziali apparecchi presentati nel video di dimostrazione, comunque, non dispongono di un software che consente loro accesso alla Rete, ma è in ogni caso possibile effettuare un controllo remoto attraverso degli switch connessi. Secondo Zuckerberg il mercato dovrebbe offrire un numero sempre maggiore di dispositivi in grado di connettersi ad un sistema sul genere di Jarvis e l’industria dovrebbe iniziare a sviluppare API e standard comuni per tutti i device IoT. LINGUAGGIO NATURALE E RICONOSCIMENTO FACCIALE Come è strutturato il sistema di Jarvis? L’intelligenza artificiale viene gestita attraverso un server cui sono collegati i vari dispositivi IoT – termostati, illuminazione, Spotify e, addirittura, anche cannone lancia magliette – con cui ci si può interfacciare tramite un bot specifico, l’app di riconoscimento vocale di iOS e le telecamere installate. Tramite un post, il Ceo di Facebook ha descritto le caratteristiche principali del prototipo e gli aspetti in cui differisce da quello attualmente in commercio: esso, infatti, è in grado di distinguere i comandi in base alla persona che li impartisce. Inoltre è dotato di un dispositivo di riconoscimento facciale, simile a quello utilizzato dalla piattaforma per effettuare i tag nelle foto, ma portato ad un livello avanzato. Questa è la parte del lavoro che ha richiesto più tempo a causa delle difficoltà che il sistema di intelligenza artificiale ha riscontrato nel distinguere due volti, normalmente molto più somiglianti tra loro rispetto a due oggetti. COMUNICARE CON LA PROPRIA CASA IN MOBILITÀ La creazione di un bot per comunicare con Jarvis anche al di fuori delle mura domestiche si è rivelata un’idea molto più vantaggiosa e veloce rispetto alla creazione da zero di un’app. La piattaforma Messenger, infatti, dispone di un framework molto semplice che è stato utilizzato per la creazione del bot che è in grado di gestire diverse operazioni (oltre a supportare file audio, video e testuali): è possibile, ad esempio, inviare brevi registrazioni che il server tradurrà ed elaborerà istantaneamente per poi eseguire il comando; l’A.I., poi, può inviare istantaneamente all’utente le immagini – acquisite tramite telecamere collegate al sistema – di chiunque bussi alla porta, se egli non è in casa. Durante i vari test Zuckerberg ha notato che l’utilizzo di messaggi scritti è stato di gran lunga superiore rispetto a quelli vocali; questo dato si inserisce perfettamente in un modello in cui le piattaforme di instant messaging continuano a crescere al punto da sostituire quasi la comunicazione vocale. Dunque, in progetti di domotica probabilmente non è necessario soffermarsi esclusivamente sulla comunicazione vocale, ma creare un’interfaccia in grado di consentire una comunicazione testuale privata, come sperimentato da Telegram con il bot IFTTT. IL FUTURO DI JARVIS Pur essendo ancora un prototipo presente in un’unica abitazione, l’obiettivo è quello di continuare ad utilizzare Jarvis per migliorarlo ed aggiungere nuove funzioni: il progetto prevede già la creazione di un’applicazione Android, ma anche l’integrazione di più dispositivi vocali collocati in diverse stanze e di altri dispositivi IoT. Vi sarà, poi, l’implementazione di un sistema di machine learning per permettere all’A.I. di apprendere nuove abilità autonomamente e, naturalmente, si dovrà trovare il modo di rendere tutto questo disponibile a tutti. Un giorno, forse, Zuckerberg deciderà di rendere il codice ed il sistema open source, così da permettere a chiunque di apportare migliorie e nuove funzionalità, ma attualmente il sistema è troppo legato alla sua abitazione, alla sua rete e ai suoi dispositivi. *** ROBERTO CATANIA, PANORAMA.IT 20/12/2016 – AMAZON ECHO CI AIUTERA’ A TROVARE... L’ASSASSINO Li chiamano assistenti virtuali, ma ormai c’è chi li considera dei veri e propri maggiordomi digitali, entità nate per ascoltarci e, possibilmente, esaudire i nostri desideri. Amazon Echo, ma anche Google Home e il nuovo Huawei DingDong sono la versione più evoluta, e dunque intelligente, dell’hi-tech in formato casalingo: dispositivi travestiti da normalissimi diffusori audio che – grazie a una serie di microfoni incorporati e alla possibilità di elaborare i dati via Internet - riescono a captare (e comprendere) le nostre parole, per restituirci risposte, se non addirittura azioni. A riconoscere a questi device doti quasi-umane ci sono anche le autorità statunitensi che in questi giorni stanno lavorando sull’omicidio di Victor Collins, un uomo trovato morto nella vasca da bagno della casa di un amico, a Bentonville, nell’Arkansas. Per la polizia e gli investigatori che stanno cercando di fare luce sul caso, la soluzione potrebbe arrivare proprio dall’unità Amazon Echo ritrovata nella casa in cui è stato rinvenuto il cadavere. Amazon Echo, un assistente virtuale per la tua casa Se dispositivi del genere sono stati programmati per essere in perenne ascolto delle conversazioni in casa – questa la deduzione degli investigatori – allora avranno di sicuro registrato le ultime parole pronunciate in casa prima dell’assassinio. Da qui la richiesta inviata ad Amazon di fornire i dati stivati sui suoi server centrali (laddove arrivano tutte le registrazioni degli Echo prima di essere elaborate) per avere qualche dettaglio chiave sugli ultimi secondi della vittima. I timori di Amazon (dopo quelli di Apple) Secondo quanto rivelato da TechCrunch, Amazon avrebbe per il momento respinto la richieste dell’autorità, con una motivazione che ricorda molto da vicino quella addotta da Apple nell’ormai celebre caso dell’iPhone dell’attentatore di San Bernardino: “Evitiamo di rilasciare i dati dei nostri utenti senza un opportuno e vincolante mandato legale”, ha spiegato la società americana, evidentemente preoccupata di creare un precedente che possa in qualche modo compromettere il patto fiduciario che l’azienda ha siglato con i suoi consumatori a livello di privacy. Uno dei temi caldi che investe il mondo degli assistenti personali riguarda proprio la tutela dei dati personali registrati sui server privati dei colossi dell’industria digitale. Nonostante le rassicurazioni di questi ultimi, il quadro normativo a riguardo resta ancora piuttosto indefinito. Al di là dell’utilità che questi strumenti possono e potranno avere nella risoluzione di casi spinosi come quello di Bentonville, è giusto che gli utenti sappiano in modo chiaro e insindacabile come verranno trattati i loro dati. Anche per questioni di pubblica sicurezza. *** LISTEN, DOMOTICA SMART CHE PARLA ITALIANO – Utilizzare impianti domestici, elettrodomestici e servizi Internet con la sola voce. Nella città greca di Candia è stata testata con successo Listen, un’interfaccia tecnologica che permette di attivare questo tipo di controllo, “a mani libere” (Hands-free Control System), in maniera organica e sempre più completa. Si tratta di un sistema intelligente, basato su una serie di microfoni disposti per tutti gli spazi della casa e che risponde in quattro lingue - inglese, tedesco, greco e italiano - attivando dispositivi o permettendo di navigare in Internet e utilizzare la posta elettronica. Il progetto, che rientra nell’ambito del programma RISE di HORIZON 2020, finanziato dalla Commissione europea, è sviluppato da un consorzio al quale partecipa per l’Italia Cedat 85, che da 30 anni si occupa di sviluppare servizi e tecnologie per il trattamento del linguaggio parlato che vengono utilizzate alla Camera dei Deputati, in oltre 200 consigli comunali e in numerose altre istituzioni pubbliche e private. Del gruppo di lavoro fanno parte anche la greca Foundation for Research and Technology - Hellas (FORTH) e la tedesca RWTH Aachen e EML European Media Laboratory. Alina Suhetzki, funzionaria dell’Ue preposta al progetto, ha testato "Listen" impartendo comandi in inglese: "E stata una dimostrazione sorprendente" ha commentato. L’azienda italiana sta sviluppando l’intera infrastruttura tecnologica per il sistema di riconoscimento vocale e curando l’implementazione del vocabolario per la versione italiana. "Il test che abbiamo effettuato - spiega Enrico Giannotti, condirettore generale di Cedat 85 - ha dato riscontri positivi. Da qui al 2019, con i nostri partner europei, lavoreremo per migliorare l’accuratezza del software e per garantire la massima capacità di interazione vocale del sistema. Anche se la domotica non è il nostro core business, siamo convinti che la trasversalità e flessibilità dei nostri servizi per il riconoscimento vocale saranno molto utili allo sviluppo". Il sistema domotico di controllo vocale potrebbe essere di grande aiuto per anziani e persone affette da gravi disabilità e in casi di emergenza. *** Apple chiama la tua casa: vuole rivoluzionare la domotica con l’app Home per iOS 10 Apple vuole mettere ordine una volta per tutte all’attuale caos delle case intelligenti. Con il lancio di HomeKit e la app Home vuole trasformare la domotica in qualcosa di semplice. Il gigante dell’elettronica bussa alla porta di milioni di utenti perché ritiene che la prossima rivoluzione tecnologica avverrà nelle case. L’app Home, perfettamente integrata nella prossima versione del sistema operativo iOS 10 (che sarà disponibile in autunno), offrirà agli utenti un modo semplice e sicuro per configurare, gestire e controllare i sistemi domestici. Gli apparecchi potranno essere controllati singolarmente o in gruppo con un unico comando attraverso Siri. Gli utenti potranno controllare la loro casa a distanza o comodamente seduti in salotto con Apple Tv. Ma non finisce qui. Home non è solo un’app per iPhone o iPad. Permetterà infatti di controllare luci, telecamere, allarmi e porte automatiche anche dall’Apple Watch. HomeKit è stato annunciato per la prima volta due anni fa, durante la presentazione del WWDC nel 2014, ma finora non era diventato un vero e proprio impegno per Cupertino, forse a causa della mancanza di prodotti compatibili. Nel corso del 2016, però, come annunciato da Apple, quasi 100 articoli di domotica hanno adottato HomeKit, tra cui termostati, luci, persiane, serrature, videocamere e sistemi di sicurezza. Imprese costruttrici importanti nel mercato statunitense come Brookfield, KB Homes, Lennar Homes e R&F Properties cominceranno ad integrare molti di questi dispositivi compatibili con HomeKit nei loro nuovi edifici. La semplicità, uno dei tratti distintivi di Apple, caratterizzerà il nuovo prodotto. Home mira a controllare ogni dispositivo singolarmente o in gruppi sincronizzati in base all’utilizzo e all’orario. Questa formula permette di programmare l’app in modo che, per esempio, quando ci si sveglia le persiane si alzino e l’allarme si disinserisca e che quando si esce di casa la porta si chiuda a chiave. Supporta anche la funzionalità 3D Touch incorporata di recente nei dispositivi Apple e che rende lo schermo sensibile ai diversi tipi di pressione. Così, con un solo gesto, ma con pressione diversa, è possibile vedere le immagini della casa dalla telecamera del telefono e, allo stesso tempo, aprire la porta. HomeKit sarà compatibile con tutti i dispositivi Apple (iPhone, iPad o iPod touch) a condizione che il sistema operativo sia aggiornato alla versione iOS 8.1 o successiva. Inoltre, potrà essere utilizzato anche tramite Apple Watch (con il sistema operativo watchOS 2) o Apple TV di terza generazione. *** LAVATRICI Tra le molte aziende italiane, Candy è tra quelle che ha scommesso di più sulla casa intelligenza, tanto che, ad esempio, dalla fine del 2016 tutte le lavatrici in vendita sono dotate di wi-fi. Secondo il Ceo Beppe Fumagalli «l’elettrodomestico diventa smart perché è connesso con la persona, con l’ambiente in cui opera e con l’intero ecosistema. La sua intelligenza sta nel poter dialogare con lo smartphone, ma anche con il tecnico che deve assicurare l’assistenza». CHIAVI È il caso però di una serratura elettronica. Perché sceglierla? Intanto ha standard di sicurezza pari o superiori alle migliori soluzioni con «toppa» e cilindro, a fronte di un prezzo comparabile (circa il 10-15% in più). Ma la praticità è assai maggiore. Abbiamo usato la tecnologia dell’italiana Iseo e la sua app Argo. Si entra in casa «toccando» il cilindro elettronico Libra Smart con un «tag», basato sulla tecnologia wireless Mifare. Ma si possono abilitare anche lo smartphone (iPhone e molti Android) e una carta di credito con chip wireless: chiudersi fuori casa diventa improbabile.Se qualcuno smarrisce una chiave d’accesso non bisogna correre a sostituire il nottolino: basta disabilitarla con un clic. Altrettanto si può fare per impedire l’accesso a qualcuno non più gradito. Per i maniaci del controllo, è possibile controllare gli orari di tutti gli accessi, in entrata e uscita. ECHO Amazon ha aggiornato e portato in Europa il suo «maggiordomo» Echo, che presto parlerà anche italiano. Echo – la cui tecnologia è nata nello sviluppo dello smartphone di Amazon, Fire, considerato un fallimento – è stato lanciato nel novembre 2014 per il mercato americano e da allora sono stati venduti oltre 4 milioni di esemplari. Anche se i numeri descrivono un mercato ancora misurato, Echo è tra i primi prodotti dell’Internet of things che inizia ad avere una considerevole diffusione. A settembre 2016 ne sono state rilasciate due nuove versioni, nel mercato inglese e in quello tedesco. Per attivarlo non c’è bisogno di toccare o scrivere alcunché, basta la prola d’ordine «Alexa» e le risponde: le si può chiedere di ordinare una pizza, un taxi o le informazioni sul traffico. I dati di Amazon dimostrano un uso concentrato soprattutto nella fascia mattutina e serale