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 2017  gennaio 04 Mercoledì calendario

ENERGIA, LA GRANDE GUERRA ELETTRICA CHE PAGHIAMO NOI IN BOLLETTA. DAL PRIMO GENNAIO SONO SCATTATI I RINCARI. DIETRO C’È LA STRATEGIA DEL GOVERNO DI SOSTENERE LE IMPRESE MA ANCHE LA MAXI-SPECULAZIONE SUI PREZZI DI GRUPPI COME ENEL E SORGENIA

Il comunicato dell’Autorità per l’energia parla di “leggero incremento per l’elettricità” e di un “più marcato aggiustamento” per quella del gas: +0,9 per cento e +4,7 per cento rispettivamente nel primo trimestre 2017 rispetto all’ultimo del 2016, per l’utente medio. Un messaggio rassicurante che nasconde però una guerra elettrica in corso da mesi che ha come immediato esito un aumento delle bollette per le famiglie e le piccole imprese. Una guerra che vede al centro il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda e intorno le grandi imprese, alla disperata ricerca di riduzione di costi, e i produttori che diventano più voraci quando il costo della materia prima si abbassa e i margini potenziali crescono.
Calenda è molto attivo sull’energia: nei prossimi mesi vuole anche riscrivere la Strategia energetica nazionale (Sen) che risale ai tempi di Corrado Passera ministro, 2013. Anche se nel pubblico ci sarebbero già strutture in grado di elaborare la Sen, come la società Ricerche di Sistema del gruppo Gse (il gestore del servizio elettrico, in mano allo Stato), Calenda ha scelto di coinvolgere la società di consulenza Boston Consulting Group. Scelta che ha suscitato parecchi malumori, sia perché da quell’azienda arriva Francesco Cuccia, capo della segreteria tecnica del ministro, sia perché il conto della consulenza è a carico di Snam e Terna, due società le cui prospettive dipendono in gran parte proprio dalla Sen.
Nella nuova strategia confluiranno gli approcci che Calenda ha applicato in questi mesi. Tra i successi che il ministro vanta c’è quello di aver risolto un contenzioso con l’Unione europea che bloccava da tre anni gli incentivi pubblici alle imprese energivore (quelle che consumano 2.400 MWh o che hanno un rapporto tra costo effettivo dell’energia elettrica e fatturato di almeno il 3 per cento): 1,2 miliardi accumulatisi tra 2014 e 2015 che le imprese non potevano incassare perché l’Ue li considerava aiuti di Stato. Ora verranno pagati e, dal 2017, il governo troverà un nuovo schema per garantire quella sovvenzione. Un’ottima notizia per le grandi imprese. Molto meno per i consumatori, visto che quegli aiuti non possono arrivare direttamente dalle casse dello Stato e quindi vengono spalmati sulle bollette di piccole imprese e famiglie. Negli ultimi anni il costo di produzione dell’energia è crollato, ma il conto per gli utenti finali è rimasto praticamente invariato: Assoelettrica ha calcolato che ogni 100 euro di consumi per un italiano medio nel terzo trimestre 2012, 53 euro erano il costo dell’energia e 47 tutto il resto, soprattutto i cosiddetti “oneri di dispacciamento” (la distribuzione). A fine 2016, il costo dell’energia pesava per 36 euro ma le altre componenti erano salite a 64.
La linea di Calenda – ma anche di un senatore molto critico come Massimo Mucchetti, minoranza Pd – è che scegliere di sostenere le imprese, garantire stabilità di prezzi e forniture al sistema è una scelta legittima di politica industriale. I costi sopportati da piccole imprese e famiglie sono dolorosi, certo, ma hanno uno scopo. Nessuno si è mai lamentato troppo dei 13 miliardi all’anno che dalle bollette vanno alle rinnovabili – a volte ai piccoli produttori, più spesso a banche e “intermediari” (talvolta criminali) – perché la cosiddetta energia verde gode di buona stampa mentre l’acciaio no. Il problema è che spesso, in nome della stabilità di sistema, chi può si avventura in speculazioni rapaci. Lo si è visto nel corso del 2016: secondo i calcoli di Assoutenti su dati Terna, un pugno di imprese (soprattutto Enel, Sorgenia ed Eph) sono riuscite a succhiare quasi 1 miliardo di euro dalle bollette degli italiani. Il gioco è semplice: i produttori vendono energia elettrica al Gme (Gestore del mercato elettrico) in anticipo, sul cosiddetto “Mercato del giorno prima” (Mgp) che si basa sulle stime di consumo, o durante la giornata, per affrontare per esempio i picchi di domanda.
Quando tutto funziona bene, il grosso dell’offerta è sul mercato del giorno prima e in corso di giornata si fanno piccole integrazioni. Nel 2016, invece, Enel, Sorgenia ed Egp hanno calibrato l’offerta in modo da vendere molto di più all’ultimo minuto, con prezzi e margini di profitto giganteschi. “In totale sono stati evidenziati extra margini, e quindi extra costi, per 928 milioni di euro. Per brevità e facilità possiamo dire che si sono marginalizzati, speculando nei mercati, 1 miliardo di costi che ricadranno interamente in bolletta”, ha spiegato in Senato Luigi Gabriele per Rete Italia Consumatori.
In teoria sia Terna che l’Autorità per l’Energia dovrebbero accorgersi in tempo reale di queste speculazioni. Il vigilante del settore però si è mosso dopo molti mesi, tanto che Calenda ha preso in mano direttamente il dossier. Al ministero si racconta di confronti piuttosto accesi tra Calenda e l’amministratore delegato dell’Enel, Francesco Starace: il ministro non ha gradito che a fronte di pubbliche dichiarazioni sull’impegno per la banda larga e le rinnovabili, con discrezione il gruppo energetico controllato dal Tesoro aumentasse i margini con una specie di tassa occulta. Il danno, in gran parte, ormai è fatto. E anche per questo salgono le bollette. Il 2017 si annuncia come un anno difficile per i consumatori: dopo anni di calma piatta, la materia prima – gas e soprattutto petrolio – aumenta di prezzo. E le bollette, già zavorrate, non potranno che seguirla.
Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano 4/1/2017