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 2016  dicembre 24 Sabato calendario

ARRIVEDERCI RAFFA

Non è un caso che Raffaella Carrà abbia scelto Domenica Live per annunciare il proprio (momentaneo, dice qualcuno) addio alle scene. Potrebbe apparire un gesto stonato, d’istinto, un autogol al novantesimo minuto per un’entità catodica che ha rappresentato dagli anni Sessanta a oggi la televisione della simpatia e dell’ammicco garbato al pubblico (persino quando dalla prossemica sexy-ridens del tuca tuca, e dalla logica del varietà più ortodosso è passata alle lacrimazioni di Carramba che sorpresa). Invece no: non c’è stata alcuna sbavatura, nella decisione di affidare il suo commiato a Barbara Trash D’Urso. Anzi è stato un atto rispettoso della realtà sociale e mediatica contemporanea.
Si dà il caso infatti che in casa nostra esistano tre agende tv. La prima è quella di chi, tra il pubblico, utilizza ancora il piccolo schermo per ricevere informazioni utili. Uomini e donne che hanno attinto alla propria emozione quando, settimane fa, Milena Gabanelli ha separato il suo destino da quello di Report. Gli stessi connazionali che non rinunciano a seguire i talk show e non lanciano oggetti contundenti in direzione dei professionisti della chiacchiera politologica. Figli del Novecento che insistono a fremere, quando nei discorsi spuntano espressioni come "servizio pubblico", e che altrettanto vibrano d’indignazione quando l’inutile obnubila i palinsesti.
Brave persone, nell’insieme. Colte, oltre che più caparbie di chi da tempo ha cestinato l’informazione tv puntando invece in direzione della fiction. Straniera, prevalentemente, possibilmente americana ma non soltanto. Svolta che da un lato esalta per sbronza di qualità, e dall’altro però illude che l’elaborazione fantastica possa contribuire a comprendere il senso del presente. Non a caso Renzi e i suoi cari invocano giorno e notte racconto, narrazione, o storytelling se volete fare gli esotici. Sanno che esiste una confusa platea, in Italia, che alla cronaca preferisce le favole: sempre a patto, sia chiaro, che vengano servite ad arte.
Nulla di prossimo, neppure per scherzo, a Raffaella Carrà. Lei è antistorica, da questo punto di vista. Perché è sempre stata vera, sincera. Legata alla sua terra e al paese con la p minuscola ma anche maiuscola. E soprattutto consapevole, meglio di chiunque altro, di quanto la sua figura in video appartenga prima di tutto al grande - e per questo sovrano - pubblico: quello che a tarda sera non insegue le investigazioni etno-culturali di Lerner, che abborderà il mondo dell’on demand in un futuro indefinibile, e che per trascorrere ore in surplace siede davanti a Domenica Live. Da qui la decisione di rivolgersi proprio a Barbara D’Urso per salutare per sempre i teleschermi. E da qui pure l’applauso per chi, come la signora del pop Carrà, ha chiara visione della propria identità. Uno dei tanti motivi per cui la sua assenza resterà comunque presenza, e per il quale un grazie è tutt’altro che sprecato.