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 2016  dicembre 29 Giovedì calendario

IN PRINCIPIO FU LA CURIOSITA’: COSI’ L’UOMO HA CREATO DIO

L’unica cosa che non si muove mai a Campo de’ fiori, a Roma, è la statua di Giordano Bruno. Se in quella piazza è così facile darsi appuntamento, ed è impossibile perdersi, è solo perché Bruno non credeva in un Dio trascendente, lontano da noi, ma credeva che fosse qui, dentro di noi, in tutte le cose. Da lì il rogo, poco più di quattrocento anni fa, il tempo che è passato, le leggende, la memoria, quella statua di lui incappucciato e più vicino al cielo, al centro della piazza.
Aveva solo immaginato una storia diversa da quella raccontata nella Bibbia, un mondo più aperto, più grande, una fede condivisa e respirata da tutti ogni giorno, più umana, un po’ come ha fatto oggi lo scrittore olandese Guus Kujier ne La Bibbia per non credenti, pubblicata in Italia da La Nuova Frontiera (traduzione di Claudia Cozzi). “Tutto cominciò con una parola. Era una parola che mi venne in mente per caso e che non indicava niente. Quella parola era: DIO”.
Ma chi è che parla? Chi è che può davvero raccontarci una storia? Gli scrittori, forse, i narratori rimasti anonimi che hanno regalato le loro storie a chiunque avesse voglia di ascoltarli, e tutti quelli che hanno avuto il coraggio di aprire bocca, di parlare, di dare una voce ai loro pensieri.
Una pallina viene lanciata e si rompe in mille pezzi, si inventano parole come “luce”, “pianeti”, “pianta”, “pesci”, “uccelli”, “animali”, “felicità”, ed ecco che il mondo piano piano prende forma, come se tutte quelle cose non fossero mai esistite prima di essere pronunciate, e dipendesse tutto da noi. Il mondo ormai sembra pronto, ordinato, ma l’uomo si guarda intorno e sente che manca qualcosa. Sta conoscendo il desiderio, il bisogno di una donna con cui parlare, ridere, camminare, fare l’amore. Prima che arrivino le abitudini, la routine, la noia a soffocare il loro rapporto, Adamo ed Eva vanno alla ricerca del proibito, dell’albero della conoscenza. Insieme scoprono l’ispirazione, l’eccitazione, la curiosità, che il mondo è più grande di come l’hanno immaginato fino a quel momento, e che in fondo non sono soli. Dio è geloso, li vede distratti, si sente trascurato, soprattutto perché Adamo ed Eva hanno scoperto il trucco, il suo segreto più profondo, che lui esiste solamente quando viene pensato, e quindi per chi ne ha bisogno.
Forse aveva ragione Baudelaire quando diceva che Dio è l’unico essere che per regnare non ha nemmeno bisogno di esistere. Poi s’intrecciano diverse storie, raccontate in prima persona dai personaggi stessi, come fossero confessioni o monologhi teatrali. Cam, figlio minore di Noè, si prende gioco del padre perché è quasi sempre ubriaco di vino, e a volte danza sotto la pioggia. Noè è uno dei primi padri autoritari e tirannici della storia, non accetta le critiche, tanto meno le prese in giro, e pretende di essere trattato come un Dio che non sbaglia mai, mentre Cam, coraggioso, a differenza del padre e dei suoi fratelli, ha capito cosa significa il rispetto: “Il rispetto distrugge persone e dèi, perché chiunque – persona o dio – ha bisogno di essere preso affettuosamente in giro per sopravvivere nel nostro cuore”. Isacco, invece, figlio di Abramo e Sara, venera il padre nonostante gli abbia fatto assaggiare la morte sul monte Moriah. La verità è che non scende nessun angelo dal cielo a fermare Abramo, che invece ascolta solo la natura, il fruscio di un cespuglio dov’è nascosto un ariete, la vittima sacrificale. “Hai messo tuo figlio su un altare per macellarlo?”, chiede arrabbiata Sara, che se la prende anche con il figlio e con le sue debolezze: “E tu, idiota, ti sei fatto portare al macello come una pecora?”.
Alla fine, Dio esiste solo per chi ne ha paura, altrimenti non è altro che un uomo come tutti gli altri, goffo, insicuro, vulnerabile, che senza una donna al suo fianco rischia di perdersi. È una parola, e come testimonia un’opera di De Dominicis, a volte basterebbe solo un piccolissimo apostrofo per cambiare le cose: D’io.