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 2016  dicembre 29 Giovedì calendario

MPS: 6 MESI DI BUGIE. IL BLUFF DI MORELLI AVALLATO DA PADOAN

Centosessantanove giorni di bugie sulla pelle del Monte dei Paschi e del settore bancario. Pier Carlo Padoan non è solo il ministro dell’Economia: è anche il maggior azionista – attraverso il Tesoro – della banca senese. Da questa posizione per 6 mesi il premier gli ha imposto di avallare un “piano di salvataggio” per Mps – proposto da Jp Morgan e accettato da Renzi il 6 luglio – che non aveva speranza di riuscire. “L’operazione avrà successo, non c’è bisogno di un piano B”, spiegava Padoan solo il 2 settembre. Sei giorni dopo, su ordine di Renzi, a sua volta pressato dalla banca Usa, licenziava l’ad Fabrizio Viola per sostituirlo con Marco Morelli, in passato in Mps ed ex di Jp Morgan: “Un segnale di discontinuità che aiuterà la realizzazione del piano industriale”.
Non era vero, ma da allora i giornali sono stati insufflati con fantomatici interessamenti di grandi investitori (anchor investor). Poi le cronache hanno informato che il finanziere George Soros o il fondo sovrano del Qatar (Qia) si erano sfilati dopo il voto referendario. “C’erano fino a metà dicembre: l’abbiamo saputo solo il 22”, informavano ieri le veline della banca. Altra bugia. “Dal Qatar arrivò in Bce un documento talmente pieno di distinguo da risultare superficiale”, ha scritto ieri il Corriere. È andata perfino peggio. Quella arrivata a Francoforte era simile a una risposta di cortesia. La finzione è dominante in questa Caporetto del governo. “Qia non poteva assolutamente accettare la proposta di Mps – racconta un grande investitore che lavora con gli arabi –. Nessun fondo sovrano poteva farlo, proprio per Morelli e Jp Morgan”. L’ad di Siena è stato infatti multato dalla Banca d’Italia nel 2013 per irregolarità compiute quando era in Mps nell’operazione “Fresh” finalizzata al disastroso acquisto di Antonveneta. Il Fresh era un aumento di capitale riservato a Jp Morgan che però con una serie di contratti collegati era salvaguardata da eventuali perdite. “Un’operazione a favore di Jp Morgan e a detrimento degli azionisti. Da questa posizione, non era possibile chiedere soldi per un aumento di capitale curato proprio dalla banca Usa. I fondi sovrani arabi sono istituzioni pubbliche: nessun comitato di controllo avrebbe mai dato il via libera”. E bastava guardare i numeri per capire che l’operazione “non aveva senso”: “Non permettevano di fare una due diligence, un esame dei crediti in sofferenza. La loro cessione era talmente a leva che bastava sbagliare di poco per aprire voragini. C’era forte incertezza sul vero valore dell’istituto: le commissioni chieste da Jp Morgan e compagnia azzeravano la capitalizzazione di Borsa e quindi ti compravi solo un’opzione sulla bontà del piano industriale. Se andava bene avevi una banca meno profittevole di Unicredit, che chiede al mercato 13 miliardi”. Perché usare il fondo del Qatar? “Perché Qia non ha relazioni con i media. E perché ha investito in Italia e quindi era più credibile. Ma dopo essersi scottati con Barclays e Deutsche bank non erano affatto interessati”. Eppure la finzione è continuata: “Non si prospettano per Mps misure di supporto pubblico o men che meno di nazionalizzazione” (Padoan, 12 ottobre); “ci sarà un aumento capitale, il piano funziona” (26 novembre); “i soldi sul mercato si trovano” (2 dicembre) e via dicendo. Migliaia di risparmiatori – sotto l’occhio vigile di Bankitalia e Consob – venivano attratti da un’operazione da cui gli investitori fuggivano e che prevedeva anche un’offerta di scambio in azioni agli obbligazionisti subordinati. Il 7 dicembre il Tesoro, che vanta un membro in cda, ha avallato la richiesta alla Bce di avere altri 20 giorni di tempo mentre Mps perdeva miliardi dai depositi ogni settimana, 8 da luglio, 6 negli ultimi tre mesi: 169 giorni persi.
La fotocopia in peggio del disastro fatto su Banca Etruria, Marche, CariFe e CariChieti “risolte” a novembre 2015. Governo e Tesoro hanno rassicurato per oltre un anno e mezzo che le trattative con l’Ue per soccorrerle con il Fondo di garanzia dei depositi sarebbero andate a buon fine. Eppure la Commissione per ben due volte (ottobre e dicembre 2014) s’era detta contraria, mentre gli istituti venivano rassicurati e – nel caso di Carife ad aprile – spinti dal Tesoro ad approvare il piano in assemblea. Ieri Sinistra italiana ha chiesto un’audizione urgente di Padoan. Il responsabile (con Renzi) della grande presa in giro.