Luciano Cerasa, Il Fatto Quotidiano 23/12/2016, 23 dicembre 2016
L’ULTIMA FARSA DELLA POLITICA SULLA «STRADA DEL MEDITERRANEO»
A 54 anni dall’inizio dei lavori e dopo 9 miliardi di investimenti l’ammodernamento dell’A3, o meglio “l’autostrada del Mediterraneo”, come l’ha ribattezzata enfaticamente l’Anas in una solenne cerimonia a Villa San Giovanni alla presenza del premier Paolo Gentiloni, rimane ancora una grande incompiuta. Ieri doveva essere il giorno dell’inaugurazione della nuova autostrada Salerno-Reggio Calabria, un gioiello tecnologico realizzato secondo i migliori standard europei per sicurezza, rapidità ed efficienza dei servizi, come ci aveva richiesto la Ue e come si era impegnato a fare l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi nel febbraio scorso fissando una data precisa per lo storico appuntamento: il 22 dicembre 2016. Si è rilevata come la ben più modesta giornata di presentazione dell’ultimo by-pass della vecchia strada statale di Mormanno, sul Pollino. Venti chilometri di autostrada di montagna che comprende l’ammodernamento del viadotto Italia, 260 metri di altezza, il secondo d’Europa, e la galleria Laria di 597 metri. I lavori dovevano finire, secondo la tabella di marcia dell’Anas, nel 2018. È stata terminata, grazie alle sollecitazioni dell’ex premier, con un anno e mezzo di anticipo, in preparazione del fatidico 22 dicembre. Costo dell’opera e dell’accelerazione dei lavori: 682 milioni.
Sul palco del castello di Altafiumara, davanti a Scilla e Cariddi, doveva esserci lui, non il suo ministro degli Esteri. Gentiloni non dimentica gli sforzi del predecessore e rivolge “il suo ringraziamento fortissimo” al presidente Matteo Renzi “per aver fatto arrivare questa giornata” e probabilmente non solo per quello. Per il resto, tutto lungo l’A3 sembra rimasto come prima: carreggiate ridotte al minimo, asfalto sbrecciato, rappezzato e dissestato in molti punti, dossi e avvallamenti, assenza di corsie d’emergenza per lunghi tratti, guardrail sconnessi e arrugginiti sopravvissuti dagli anni 70.
La lunga giornata “storica” inizia di buon mattino, quando i vertici dell’Anas, con una cinquantina di giornalisti al seguito, partono da Roma in pullman per un “press tour” con il compito di mostrare all’opinione pubblica il nuovo itinerario della A3. Subito dopo Salerno il manto stradale sembra cambiare qualità, come chiunque si sia avventurato in passato sull’“autostrada del Mediterraneo” sa bene. Avvallamenti e rappezzature dell’asfalto si avvertono anche sotto le ruote del gran turismo. Una sensazione sconosciuta per i fortunati utenti dell’Autostrada del Sole nel ramo che corre verso nord o del gioiellino abruzzese della A14, che corre verso Teramo e Pescara. La prima tappa del tour è a Sarno, dove sale anche il ministro delle infrastrutture, Graziano Delrio. Si riparte. La strada comincia a salire per superare le alture appenniniche e si fa più tortuosa, molte curve, la carreggiata si restringe, soprattutto in prossimità di viadotti e gallerie e si diradano corsie di emergenza e piazzole, fino ad arrivare al cospetto dell’entrata della nuova galleria Laria per il taglio del nastro, dove attende anche la stampa locale convocata per l’evento. Le auto di passaggio sono molto rade, le corsie deserte. Segno di una concreta diffidenza degli automobilisti del luogo dura da scalfire a colpi di comunicati e cinguettii su Twitter.
Si scavallano i mille metri e comincia la discesa, ma cambia anche l’aspetto delle infrastrutture dell’autostrada, che sfilano fuori dal finestrino. Passano sotto gli occhi di giornalisti e funzionari i tratti di strada che ancora attendono un ammodernamento dalla prima inaugurazione del 1974, con i loro inequivocabili segni di usura. Il cemento dei viadotti mostra il ferro arrugginito dell’armatura, l’asfalto è sfaldato in molti punti in attesa di rattoppi, i guardrail laterali sembrano solo lontani trisavoli di quelli visti solo sulla Roma-Napoli poche ore prima. “L’autostrada” si riduce a una delle tante logore statali rattoppate e pericolose su cui si incolonnano ogni mattina i pendolari umbri o trevisani.
C’è molto da fare e il presidente dell’Anas, Gianni Vittorio Armani, in viaggio con i giornalisti, lo sa: “Non vedrete una strada tutta rinnovata, ma come la rinnoveremo, abbiamo un piano pluriennale che trasformerà l’A3 nell’autostrada più tecnologica d’Italia”. Pausa caffè e per i bisogni in autogrill. Nei bagni il solito disastro sanitario. “Per un tempo troppo lungo questo è stato il luogo dove comandavano le ‘ndrine e la camorra, simbolo di uno Stato che non era presente – spiega il ministro Delrio in piedi accanto all’autista – ora è il simbolo di un mezzogiorno onesto, pulito che punta sul turismo”.
La strada si fa pianeggiante, corre verso il mare e si intravede già lo Stretto. Aranceti e uliveti sono a due passi dalla banchina e sembrano stringere in un abbraccio la vecchia, cara strada statale, promossa oggi sul campo ad arteria “smart”. Il corteo di pullman e staffette della polizia punta sul resort di Villa San Giovanni dove attende il presidente del consiglio. Tempo impiegato da Roma al netto delle fermate e senza traffico, nove ore. Chissà quest’estate. Tutto come al solito.
Luciano Cerasa