Notizie tratte da: Lorenzo Braccesi, Livia, Salerno Editrice, Roma, pp. 278, euro 18,00, 23 dicembre 2016
LIBRO IN GOCCE NUMERO 127 (Livia) Vedi Biblioteca in scheda: manca Vedi Database in scheda: manca IL MATRIMONIO (CON RICCA EREDITÀ) DI LIVIA DRUSILLA– Età
LIBRO IN GOCCE NUMERO 127 (Livia) Vedi Biblioteca in scheda: manca Vedi Database in scheda: manca IL MATRIMONIO (CON RICCA EREDITÀ) DI LIVIA DRUSILLA– Età. I romani si sposavano molto presto. Le femmine a 13-15 anni, i maschi tra i 18 e i 20. Cura. «La donna […] per provocare il distacco dell’embrione dovrà compiere movimenti violenti, camminare a lungo e con ritmo sostenuto, farsi sballottare su un carro trainato da cavalli; inoltre dovrà saltare energicamente, portare pesi eccessivi, bere decotti diuretici che abbiano il potere di indurre le mestruazioni. […] Se poi la gravidanza dovesse persistere, […] si useranno […] i cataplasmi […] composti di farina di lupini con bile di toro e assenzio, e ci si avvarrà anche di empiastri composti da sostanze analoghe» (Sorano di Efeso, Gynakeia biblia). Sposa. Ottaviano/Augusto sposò Livia Drusilla gravida del primo marito, Tiberio Claudio Nerone, e prossima a partorire Druso, il suo secondogenito. L’ex marito, per nulla seccato, condusse Livia «in sposa al secondo “come fosse un padre”, intervenendo al banchetto nuziale e incrementando con i propri averi il suo già ricco appannaggio dotale». Matrimonio. Il matrimonio durò 52 anni. Augusto morente le disse: «Livia, vivi memore della nostra unione, e addio». Lei si spense 12 anni dopo, ottuagenaria. Marito. Secondo Cassio Dione, Livia avvelenò il marito: «Cosparse di veleno alcuni fichi che si trovavano ancora sugli alberi dai quali Augusto era solito coglierli di persona; quindi, mentre lei stessa mangiò quelli che non ne erano stati cosparsi, offrì invece a lui quelli avvelenati». Eredità. Livia ereditò un terzo dell’immane patrimonio del consorte, ma solo perché Augusto poté chiedere al senato una deroga alla lex Voconia. Alle donne, infatti, non era concesso superare la soglia dei centomila sesterzi. Augusto. «Poiché accadono continuamente innumerevoli cose che è necessario siano scritte all’uno o all’altro di noi due e che rimangano segrete, cerchiamo di avere tra di noi, se vuoi, segni convenzionali tali che, quando si dovrà stilare qualcosa in cifra, al posto di ciascuna lettera dell’alfabeto scriviamo la successiva» (Augusto al figlio Gaio Cesare). Druso. Druso, secondogenito di Livia, amatissimo da Augusto, morì forse «per una malattia», o forse «a seguito di una frattura causata dalla caduta del cavallo sulla gamba», o ancora avvelenato da Tiberio. «Augusto in persona, pure in un inverno molto rigido, si era mosso incontro alla salma fino a Pavia ed era entrato, senza mai staccarsi dal defunto, in Roma con lui». Cesari. «Augusto […] ebbe sempre per Druso l’affetto più sincero: da vivo, lo indicò sempre quale coerede con i suoi figli, come dichiarò un giorno in Senato, e da morto, pronunciando il suo elogio funebre, arrivò perfino a pregare gli dèi “di rendere simili a lui i suoi Cesari”» (Svetonio). Giulia. L’unica figlia di Augusto si chiamava Giulia. Questa Giulia ebbe un’esistenza dissipata: rimasta vedova sia di Marcello che di Agrippa, era stata ripudiata da Tiberio. Sulle cinque gravidanze e sulle relative distrazioni amorose così ironizzò: «Non prendo passeggeri se non quando la nave ha fatto il pieno». Tiberio. «Egli sarebbe stato sempre uguale a se stesso, né mai finché fosse stato di mente sana avrebbe mutato natura; ma il Senato doveva stare in guardia, per non creare un precedente, dal vincolarsi alle disposizioni di chi per un qualsiasi accidente avrebbe potuto cagionarsi» (Tiberio secondo Svetonio). Gallina. Il nome della villa di Livia a Prima Porta è ad gallinas albas perché la donna, prossima a diventare moglie di Augusto, si vide cadere in grembo una gallina bianca che stringeva nel becco un ramoscello di alloro e da quel giorno si prese cura di entrambi. Notizie tratte da: Lorenzo Braccesi, Livia, Salerno Editrice, Roma, pp. 278, euro 18,00