varie, 23 dicembre 2016
APPUNTI RUBRICA DENTRO IL PALAZZO 24 DICEMBRE – • Il Codacons chiede al governo di intervenire per l’aumento della benzina: una stangata da 130 milioni per gli italiani tra Natale e Capodanno
APPUNTI RUBRICA DENTRO IL PALAZZO 24 DICEMBRE – • Il Codacons chiede al governo di intervenire per l’aumento della benzina: una stangata da 130 milioni per gli italiani tra Natale e Capodanno. • Ignazio Marino sulla Raggi: «Il Pd romano e la destra siano i suoi più stretti alleati, così quel sottobosco può sopravvivere» (intervista uscita oggi su Left). • Il breve Consiglio dei ministri pre-natalizio vara un decreto che stanzia risorse per il Sud. • In Sicilia Crocetta obbliga i comuni ad assumere i precari. In 15.000 rischiano di rimanere senza contratto. • L’Istat: tra le società a controllo pubblico, 1 su 4 è in perdita. • Mattarella ricorda Dino Risi a 100 anni dalla nascita: «Raccontò magistralmente le trasformazioni della società italiana». • Il primo grillino pentito, il siciliano Antonio Venturino, vicepresidente dell’Ars, presenta il suo libro sul M5s «Misteri buffi»: «Anche loro ormai sono solo un mezzo per accedere ai priviliegi, come gli altri partiti». Altro: • L’Ordine dei giornalisti esprime solidarietà al figlio di Poletti «offeso pesantemente e addirittura minacciato di morte sui social network». • Zaia: «Il Veneto ha bisogno di una sua banca. Un’economia che riparte ha bisogno dei suoi istituti di credito». • Lago di Como, Maroni oggi in visita ai cantieri per le paratie: «Restituiremo il lungolago ai comaschi e ridaremo visibilità al lago». • Concessi i domiciliari al costruttore Scarpellini. *** Box 1 Nuovi fondi al Sud Il regalo di Natale del governo Gentiloni È durato poco meno di un’ora il Consiglio dei ministri prenatalizio che ieri ha stanziato nuovi fondi per il Sud. «Per la coesione sociale e territoriale», questa la formula utilizzata dal governo Gentiloni per giustificare altri finanziamenti al Mezzogiorno. Rinviata invece a dopo Natale la complicata nomina dei sottosegretari che vede soprattutto Denis Verdini e i suoi sul piede di guerra. Il buco delle società a controllo pubblico 1 su 4 è in perdita Sono impietosi i numeri resi noti ieri dall’Istat: le società a controllo pubblico in perdita sono più di una 1 su 4, esattamente il 27,6% del totale. Parliamo in totale di 9.867 unità che danno lavoro a 846.283 persone. Le perdite ammontano a circa 855 milioni di euro nel 2014, gli utili a oltre 1,9 miliardi. Box 2 Crocetta costringe i comuni siciliani ad assumere i precari In Sicilia ci sono circa 15.000 precari degli enti locali che rischiano di rimanere a casa. Rosario Crocetta contava che, ancora una volta, da Roma arrivassero le risorse per assumerli ma la caduta del governo Renzi ha fatto saltare anche il decreto ad hoc per l’isola. Ora il governatore siciliano ha deciso di risolvere il problema costringendo i comuni ad assumere i precari «nei limiti del 50% della pianta organica». Intanto è stato approvato un Bilancio regionale provvisorio, per quello definitivo c’è tempo. Box 3 Caso Marra va ai domiciliari Scarpellini Sergio Scarpellini lascia il carcere romano di Regina Coeli e va ai domiciliari. Lo ha deciso il gip Maria Paola Tomaselli. L’immobiliarista era stato arrestato il 16 dicembre insieme all’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele Marra, braccio destro di Virginia Raggi. Scarpellini e Marra (ancora in cella) sono accusati di corruzione per alcune compravendite di appartamenti che, per l’accusa, sarebbero «insistenti regalie» che «trovano spiegazione esclusivamente in una logica corruttiva». Nati oggi Franco Panizza, senatore del gruppo per le Autonomie (1959); Francesco Saverio Romano, deputato di Scelta Civica-Ala, già ministro per le Politiche agricole nel Berlusconi IV (1964); Francantonio Genovese, deputato di Forza Italia, ex del Pd (1968); Nazareno Pilozzi, deputato del gruppo Misto, ex di Sel (1969). Box 4 Zaia e le banche venete «Intervento stile Mps? Prima i risarcimenti» Il Veneto è la prima regione italiana per occupazione. Nei saluti natalizi con la stampa, il governatore Luca Zaia ha sottolineato che sono state aiutate 18.000 imprese in difficoltà, «e finalmente i dati ci dicono che stiamo ripartendo». Riguardo a un possibile ingresso dello Stato in Popolare di Vicenza e Veneto Banca, sul modello di Mps, Zaia non si dice contrario: «Ma resta per primo il pensiero dei 205.000 azionisti che a oggi non hanno avuto alcun ristoro: deve esserci una risposta, da parte delle banche». Box 5 Rialzo della benzina botta da 130 milioni Denuncia del Codacons Una stangata da 130 milioni di euro sta per abbattersi sui 12,3 milioni di italiani che si sposteranno in auto durante le feste. Lo denuncia il Codacons, che chiede l’intervento del Governo dopo i forti rincari dei carburanti degli ultimi giorni. Oggi per un pieno di benzina si spendono 4,45 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2015, per il diesel l’incremento è di 6,2 euro. Maroni a Como «Facciamo rinascere il lungolago» «Voglio restituire ai comaschi il lungolago nel più breve tempo possibile». Questa la promessa del presidente della Lombardia Roberto Maroni, che ieri mattina ha effettuato un sopralluogo sul cantiere delle paratie di Como, un’opera ferma ormai da otto anni e su cui grava un contenzioso con l’azienda che aveva vinto l’appalto. *** Left - Intervista a Ignazio Marino - Il "sottobosco" vuole che Raggi resti dov’è II "sottobosco" vuole che Raggi resti dov’è "Dite la verità, vi manco?". 11 meure impazza sui social, sintomo che il sentimento è diffuso. Con Ignazio Marino parliamo del caso Marra e della crisi del Movimento 5 stelle. Che, per il Marziano, ha però due alleati straordinari: «Il Pd romano e la destra» di Ilaria Bonaccorsi *** ul web la sua foto con sotto la scritta "dite la verità, vi manco?" in questi giorni spopola. E in effetti il sindaco Marziano sembra sempre meno marziano e la nostalgia, in molti romani, si fa sentire. Alla guida della Capitale per 28 mesi, poi deposto violentemente dall’attuale dirigenza del Pd, a Ignazio Marino abbiamo chiesto cosa pensa stia accadendo a Roma dopo i primi sei tormentati mesi di giunta Raggi. Possiamo dire che lei la Capitale e la sua macchina amministrativa la conosce davvero bene. Cosa pensa stia accadendo a Roma? Roma è ritornata a soffrire di quelle patologie che l’afi:evano fino a quando io fui eletto sindaco. E cioè quelle di una città dove la classe dirigente rappresentata dai consiglieri comunali che siedono in Campidoglio è di fatto assai meno preparata e attenta alle dinamiche della città di quella classe dirigente, in parte visibile e in parte oscura, che ambisce da decenni a gestire tutte le aree strategiche, quelle economicamente e finanziariamente più rilevanti della Capitale d’Italia. In altre parole, fino al mio ingresso, c’era un affermato consociativismo dei partiti che si sorreggevano su una partitocrazia di destra, di centro e di sinistra che rispondeva agli interessi economici di coloro che si sentono i veri padroni della Capitale. Ora è nuovamente così. Faccio un esempio: Roma durante il periodo tra la Seconda guerra modiale e oggi ha costruito il doppio di volumetria di quanto era stato fatto nei duemila anni precedenti. E tutto questo è stato fatto non con un disegno urbanistico e quindi con una visione di una città che si sviluppa, per esempio, lungo le vie ferrate del tram o della metropolitana, ma con una visione di convenienza imprenditoriale a cui supinamente hanno sempre ceduto i consigli comunali, trasformando aree agricole in aree edificabili e garantendo quindi ai costruttori dei profitti molto più alti di quelli possibili attraverso una riqualificazione di edifici già esistenti e abbandonati. Noi per questo, come primo atto, cancellammo 160 aree agricole dove la Giunta Alemanno aveva autorizzato l’edificabilità: parliamo di oltre 21 milioni di metri cubi di cemento. Lo stesso criterio valeva per tutte le aree strategiche. Tutti sanno che la raccolta dei rifiuti era organizzata perché tutto venisse affidato alla più grande discarica del pianeta, Malagrotta, gestita da un singolo individuo. Noi abbiamo introdotto la discontinuità. Il governo di Virginia Ra :4:i invece ha introdotto nuovamente la continuità con il passato, e infatti nessuno ne chiede le dimissioni. La sindaca Raggi esegue ciò che la partitocrazia ha sempre voluto a Roma ma lo fa lei, senza che i partiti debbano più sporcarsi le mani. Quando l’ex assessore all’Ambiente della Giunta Raggi, appena nominata, afferma che "forse" bisogna riaprire Malagrotta e comunque bisogna riattivare il tritovagliatore di proprietà privata che io fermai e che fruttava 175mila euro al giorno ai privati, indica con chiarezza una direzione che, appunto, era quella dello slogan utilizzato dal Pd durante le elezioni del 2016, "Roma torna Roma". Chi comanda a Roma? Cambiano i sindaci ma le dinamiche di potere no? Diciamo che il motivo principale del mio allontanamento è stato proprio il fatto che ho interrotto quelle *** dinamiche. Se l’assessore all’Ambiente della Raggi parla lo stesso lingua i:io di Manlio Cerroni (proprietario della discarica di Malagrotta, ndr) e se il governo Raggi tentenna nella costruzione dello stadio che tutti sappiamo essere fortemente criticato sin dalla sua presentazione iniziale dal quotidiano II Messaggero di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone, io ne trai:o delle conseguenze logiche perché non credo che il Movimento 5 Stelle agisca su base illogica. Immagino che prendano delle decisioni sulla base di ragionamenti che tengono in conto i grandi poteri che hanno governato la Capitale negli ultimi decenni. Secondo lei il 63% dei romani hanno votato Movimento 5 stelle o Virginia Raggi? O, almeno in parte, è stato un voto di rigetto al Pd dopo quello che le aveva fatto? Io credo che i romani e le romane abbiano votato in parte per convinzione il Movimento 5 stelle, ma anche contro un Partito democratico che aveva allontanato in maniera antidemocratica, in uno studio di un notaio, il proprio sindaco. Sorprende che tanti leader del Pd, a cominciare dall’ex presidente del Consiglio, oggi neghino che ci sia stata una riunione per le dimissioni dei consiglieri comunale nello studio di un notaio, quando quelle immagini sono reperibili su google perché sono state trasmesse da tutti i tg nazionali del nostro Paese. Tutti i tg hanno trasmesso le immagini dei consiglieri che andavano nello studio di quel notaio a via del Tritone. Questa "amnesia collettiva" si potrebbe giustificare solo con un virus ancora non identificato... perché può capitare che ci siano virus che alterano il sistema nervoso centrale, è curioso però che colpiscano solo gli iscritti al Pd (scherza Marino, ndr). E un virus che ha una sua specificità genetica e che si introduce solo nei neuroni di alcuni dirigenti del Pd... Un fenomeno da approfondire scientificamente! La retorica dei dirigenti del Pd sul commissaria-mento della Raggi da parte di Grillo non la fa sorridere? In fondo è esattamente quello che hanno fatto a lei tentando di imporle assessori e commissari vari dopo Mafia Capitale? A me non fa ridere per nulla perché io sono davvero un democratico nel cuore e nel cervello. E quindi l’idea che un presidente del Consiglio possa annunciare in una trasmissione televisiva, come non immaginerebbe di fare neanche un sovrano assoluto, che l’anno prossimo si vota pur non essendoci la scadenza naturale, che dunque un presidente del Consiglio abbia un comportamento così spregiudicato e che un comico di straordinario successo possa fare azioni simili, e cioè indicare la formazione di una giunta, io li trovo due comportamenti che certamente - almeno per la mia visione - sono al di fuori della le e. Perché benché io non sia un magistrato, la le e dice con chiarezza (quella voluta da Mario Segni, Giuliano Amato e Giorgio Napolitano nel 1992) che il sindaco viene eletto dal popolo e la scelta della giunta è prerogativa esclusiva del sindaco. E io nelle le i ci credo e se si vuole cambiare il metodo, cioè se a nominare la giunta delle città deve essere un comico di Genova o un presidente del Consiglio di Pontassieve, allora bisogna scrivere un’altra legge nella quale viene indicato questo nuovo principio. Cosa prevede? Con il rimpasto per ora le dimissioni sono evitate. Ma quanto durerà l’amministrazione Raggi? Io credo che Virginia Ra i non abbia la solidità per fare il sindaco. E una persona che ha cambiato, non ricordo più, se tre o quattro capi del Gabinetto in sei mesi, ha avuto sostituzioni ripetute nella squadra della giunta, non ha completato i vertici di quasi tutte le aziende da cui dipende la qualità della vita dei romani, e - io non leggo il futuro - ma mi sembra difficile che riesca a chiudere il bilancio di previsione del 2017 entro il 31 dicembre 2016 ... questo mi fa pensare che il suo destino sia segnato. Penso anche però che avrà il supporto di tutti i partiti affinché rimanga, perché così quel sottobosco consociativo potrà continuare a sopravvivere. Secondo me il Pd romano e la destra romana sono i più grandi alleati di Virginia Ra i, e non ne chiederanno le dimissioni. poter continuare a È il sindaco a nominare la giunta. Se vogliono farlo Renzi o Grillo, devono cambiare la legge i: i: i: i: i: E cosa consiglierebbe a questo Pd che tenta di cavalcare le disgrazie del M5s in un continuo gioco al ribasso dove a rimettereci è sola la cosa pubblica? Il Pd romano non le cavalca affatto le disgrazie di Virgnia Raggi, tanto che non ne chiede nemmeno le dimissioni. Uhanno dichiarato: la Raggi deve governare, perché lei consente quel consociativismo nel quale il Pd romano naviga da tanti anni. *** Siccome il govern Gentiloni è già fi e (nella foto con M Orfini) è ancora s rio, Marino sa ben la sua è una provc Ma - e for E a Grillo cosa consiglierebbe allora, di staccare la spina alla Raggi prima che sia tardi? Sono un semplice chirurgo dei trapianti. Non ho consigli per comici di successo. E nel frattempo lei cosa farà? Se si andasse davvero ad elezioni anticipate come si augura il segretario del Partito democratico, lei starà a guardare o prenderà parte nella ricostruzione di un’alternativa possibile? Io spero ancora che il segretario del Pd dia a tutti una grande lezione di vita e dimostri di essere non inferiore a personaggi della statura di Cameron o Blair che quando hanno dichiarato in video «Se perdo vado via dalla politica per sempre», poi lo hanno fatto. Io sono convinto che Matteo Renzi sia persona intelligente e che non sia un bugiardo e che voglia dimostrare a tutti la sua statura morale e intellettuale allontanandosi per sempre dalla politica. Come del resto ha solennemente affermato. Ma se così fosse, avrebbe fatto nascere un governo Renzi senza Renzi, come è il governo Gentiloni? Un governo era necessario. A causa del disastro voluto caparbiamente da Matteo Renzi adesso ci troviamo senza una legge elettorale. Io credo che il governo debba lavorare con la guida del Parlamento per una legge elettorale che finalmente, dopo 11 anni, restituisca agli italiani la possibilità di scegliersi i proprio parlamentari e a quel punto il compito del governo Gentiloni sarà esaurito. Come ha interpretato la forza di quel No di venti milioni di persone? Le persone hanno compreso che si trattava di un appuntamento epocale, e che - come scriveva Left - la casalinga di Voghera e il barista di Trani a differenza di quanti altri immaginavano non fossero interessati, invece sentono se un appuntamento è storico e vanno a votare. Lo hanno dimostrato. so Renzi atteo egretae che oca-ea maggior ragione - la dice e, con sarcasmo, evoca la promessa elettorale di Renzi, quel"se perdo lascio la politica per sempre" immortalato da diverse tv. «Sono convinto », dice Marino, «che Renzi voglia dimostrare a tutti la sua statura morale allontanandosi per sempre dalla politica. Come ha solennemente affermato». Sul web in questi giorni la sua foto spopola, con battute del tipo "vi manco, dite la verità?!". Posso chiederle che sentimento le provoca guardarle? Un sentimento di incompiutezza. Anche di dolore, rispetto al fatto che quel gruppo di consiglieri di estrema destra e del Pd, con una coalizione anomala, siano andati dal notaio per fermare un cambiamento che era in atto. Per giunta, senza neanche avere un progetto. Noi un progetto lo avevamo e per i 28 mesi che abbiamo governato abbiamo tentato di realizzarlo. *** Intervista a Ignazio Marino - Il "sottobosco" vuole che Raggi resti dov’è Left Bonaccorsi Ilaria ALR *** CINEMA: MATTARELLA, RISI INTERPRETE TRASFORMAZIONI CRUCIALI ITALIA = CINEMA: MATTARELLA, RISI INTERPRETE TRASFORMAZIONI CRUCIALI ITALIA = Capo Stato a 100 anni dalla nascita del regista Roma, 23 dic. (AdnKronos) - "Ricorrono oggi i cento anni della nascita di Dino Risi, uno dei grandi maestri del nostro cinema che con la sua geniale capacità narrativa ha raccontato magistralmente le trasformazioni della società italiana in anni cruciali della sua storia". Lo sottolinea il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Protagonista assoluto di quel genere poi definito commedia all’italiana, con sorprendente intuizione sociologica e pungente critica di costume, ha concepito e realizzato -ricorda il Capo dello Stato- una lunga serie di opere, entrate di diritto a far parte della storia del cinema. ’Poveri ma belli’, ’Il vedovo’, ’I soliti ignoti’, ’Il mattatore’, ’Profumo di donna’ -che gli valse il David di Donatello per la migliore regia e a Cannes la candidatura alla Palma d’Oro- ’Una vita difficile’, ’Il sorpasso’, hanno rappresentato l’Italia nei suoi sviluppi e nelle sue contraddizioni". "Capace di spaziare dal registro satirico a quello drammatico, Risi ha saputo cogliere gli aspetti salienti della società, del costume, della personalità umana, ritraendo con poesia e fine ironia superbi personaggi affidati, attraverso le loro geniali caratterizzazioni, ad attori come Vittorio Gassmann, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Monica Vitti. Dino Risi, Leone d’Oro alla carriera a Venezia, nel 2002, protagonista eclettico del cinema italiano del secondo dopoguerra, ha arricchito la cultura del nostro Paese rappresentando -conclude Mattarella- un punto di riferimento per le successive generazioni di attori e cineasti". (Sam/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 23-DIC-16 11:55 NNNN *** Benzina, stangata da 130 mln su italiani tra Natale e Capodanno Codacons:Per pieno diesel 6,2 euro in piu’ (+9,8%) su un anno fa Roma, 23 dic. (askanews) - Una stangata da complessivi 130 milioni di euro sta per abbattersi sulle famiglie italiane che decideranno di spostarsi in auto durante le feste di Natale e Capodanno. Lo denuncia oggi in una nota il Codacons, che chiede l’intervento del Governo per salvare le tasche degli automobilisti. Tra Natale e Capodanno 12,3 milioni di italiani si sposteranno lungo strade e autostrade del nostro paese per trascorrere fuori casa le vacanze - spiega il Codacons - Viaggi che dovranno tenere conto dei forti rincari dei carburanti registrati negli ultimi giorni: oggi per un pieno di benzina si spendono circa 4,45 euro in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; per un pieno di diesel addirittura l’aggravio di spesa raggiunge +6,2 euro. Questo perché i distributori di carburanti hanno applicato consistenti aumenti dei listini alla pompa: la verde costa mediamente il 6,1% in più rispetto al 23 dicembre 2015; per il gasolio i rincari sfiorano il + 10% (+9,8%). "Considerato il numero di italiani in viaggio su strade e autostrade durante le feste e i rifornimenti che saranno effettuati per raggiungere le mete di villeggiatura e per i successivi rientri, la maggiore spesa per i carburanti a carico dei cittadini raggiungerà quota 130 milioni di euro. Il Governo farebbe bene ad intervenire per salvare le tasche degli automobilisti, dando prova di non pensare solo alle banche". BOL 20161223T123152Z *** ++ Istat: società controllo pubblico, 1 su 4 in perdita ++ In 2014 in rosso il 27,6%. Perdite per 855mln, utili a 1,9mld (ANSA) - ROMA, 23 DIC - "Le controllate pubbliche in perdita sono il 27,6% del totale, quota inferiore rispetto al 35,1% registrato per le imprese non controllate da soggetti pubblici. Le perdite ammontano a circa 855 milioni di euro nel 2014, gli utili a oltre 1,9 miliardi, con un saldo complessivo positivo per poco più di 1 miliardo di euro". Lo rileva l’Istat. (ANSA). Y08 23-DIC-16 10:29 NNNN *** M5S: Venturino, è tardi per comunarie Palermo (ANSA) - PALERMO, 23 DIC - "Non credo ci sarà un grande successo dei 5 Stelle a Palermo, visto il loro coinvolgimento nello scandalo delle firme false, anzi, credo non presenteranno alcuna lista per rifarsi una sorta di verginità politica, siamo già a dicembre e francamente mi sembra tardi per le loro comunarie. In fondo, non candidare nessuno potrebbe anche essere una strategia per ribadire la propria diversità e purezza". E’ lo scenario ipotizzato da Antonio Venturino, vice presidente vicario dell’Ars ed ex grillino a margine della presentazione a Palermo del libro "Misteri buffi" scritto da Concetto Prestifilippo ed edito da Ponte Sisto. "Non mi aspettavo questo scandalo delle firme false - aggiunge Venturino - ma non mi ha sorpreso, perché denuncia tutta la loro approssimazione e pressappochismo. Non ho nulla di personale contro i 5 stelle, ma sono interpreti di una commedia che non conoscono". Venturino, che a più riprese si dichiara un ’pentito’ grillino, aggiunge: "non era più un movimento per scardinare dei privilegi, ma era diventato un mezzo per accedere a quei privilegi".(ANSA). YP4-SR/GIU 23-DIC-16 09:34 NNNN VENTURINO, LO SBIANCAMENTO MORALE DEL PRIMO GRILLINO PENTITO – La domanda, nel profondo del suo cuore, sorge sempre spontanea. «E ora che faccio?». Ma alla fine lui - attore giramondo che s’è fatto le ossa sulla scia di Dario Fo, «il mio maestro» - una soluzione la trova. Sempre. Casca sempre in piedi, Antonio Venturino. Trascinato nel 2012 dall’onda grillina sullo scranno all’Ars, della quale è vicepresidente. Carica che ha mantenuto anche dopo la tumultuosa cacciata dal movimento. «È un pezzo di merda», sussurrò Beppe Grillo del deputato di Piazza Armerina, che si ritiene «espulso come indegno», con lo «sfregio finale di dipingermi come un laido e ingordo che lasciava il Movimento solo per i soldi». Fuggiasco «per non cedere parte dell’indennità parlamentare». Ma la vendetta è un piatto surgelato, per chi si autodefinisce il «primo pentito grillino» nel sottotitolo del suo Misteri Buffi (per i tipi di Ponte Sisto), autobiografia scritta a quattro mani col brillante giornalista concittadino Concetto Prestifilippo. In effetti, Venturino sfoga anni da vittima di «fascismo digitale» e di «manganellate da social network». Contro il movimento, la cui democrazia della Rete è «una bufala clamorosa», poiché «l’accesso alla piattaforma» subisce una «censura preventiva» e una «ritualità untuosa». Contro i grillini dell’Ars, «non un gruppo parlamentare, ma una ragioneria comunale» in cui «si passava il tempo in sfibranti attività di rendicontazione» (ma i suoi ex colleghi gli rinfacciano con malizia «una vita sregolata da pseudo-artista a cui i 2.500 euro più rimborsi non bastavano»). E contro il leader Giancarlo Cancelleri, un «ragazzo molto modesto nei contenuti». Premesso che «anche Quasimodo era un geometra, ma era un poeta», pur «senza scadere in derive classiste», bolla il Predestinato come «persona assolutamente non adeguata» a diventare presidente della Regione. Venturino consuma il rito catartico dello sbiancamento morale, un’auto-assoluzione dai peccati del culto pentastellato. Racconta e si racconta in libertà. Svelando, ad esempio, il colloquio a Palazzo Madama con un «nervosissimo» senatore Mario Giarrusso , che «si toglieva ripetutamente gli occhiali e si girava guardingo verso l’ingresso», mentre «continuava a confermarmi della necessità di aprire al Pd». Venturino, come Forrest Gump, vede sfilare la Storia davanti a sé. E, a modo suo, la fa: nell’incontro sull’elezione del presidente del Senato, suggerisce «una personalità di rilievo come Piero Grasso». I grillini lo massacrano: «Non capisci niente». Grasso, inconsapevole del convinto sostegno di Venturino, ce la fa. E Giarrusso, svela l’Autore, dopo avergli comunicato la notizia dell’avvenuta elezione con un sms (ma non era di dominio pubblico...?), «mutò radicalmente posizione», trasformandosi «in una sorta di pasdaran, un guerriero grillino». Nel racconto si srotola il fil rouge del passavo-di-lì-per-caso. La candidatura all’Ars, accettata solo dopo provvidenziale rinvio «di una serie di week-residency (sic!) in Irlanda», la campagna elettorale con la «maestosa 127 di mia zia Lina», i comizi-fotocopia di Grillo in cui «i candidati sfilavano veloci come majorettes». Il primo incontro fra il comico-leader e il teatrante-aspirante deputato. «Ma come? Sei tu il candidato? Ma sei vecchio!», gli disse uscendo dal caravan in piazza Europa, a Piazza Armerina. Una delusione. Dimenticata, a ottobre 2012, con lo shock da elezione: quasi quattromila voti. E nella sua città, tutti a offrirgli in caffè, a chiedergli posti di lavoro, a consegnargli bollette da pagare. «Sembravo il mago Zurlì allo Zecchino d’Oro», sintetizza con rara efficacia. Uno su mille ce la fa. Venturino si avvia a grandi falcate verso quello che definisce «il Palazzo del Frattempo». Ma non perde tempo. Ed è già promotore di un vertice clandestino. Lui e Cancelleri incontrano, in una piazzola di sosta della Palermo-Catania, l’allora pretoriano crocettiano Antonio Malafarina, che arriva «vestito come un poliziotto da film». Ed è lì che decolla la trattativa da cui nascerà il mitico “Modello Sicilia. Venturino, «con il coraggio degli incoscienti», fa all’interlocutore col «pizzetto carducciano da sbirro borbonico» la proposta: la vicepresidenza dell’Ars. Per i Cinque Stelle in generale. Eppure, «bizzarria del caso, indicarono proprio me per ricoprire la carica». Detto e fatto. Senza che, dopo, Grillo si degni di esultare con lui per «un autentico successo parlamentare». Venturino è «amareggiato e spiazzato». Ma già sulla poltrona. «Che ci faccio qui? E ora?». A Palazzo dei Normanni, confessa, «fu un allunaggio». Dubbi esistenziali, ansia da prestazione. Fino alla Luce, presiedendo la seduta sulla Finanziaria: «Sentii sulle mie spalle tutto il peso della responsabilità». Mesi di «assoluto tormento personale», a combattere contro l’«ossessione» dei «gabellieri» a 5stelle. Venturino ha un pallino, una vocazione collaborazionista: far entrare il movimento nella maggioranza. Idea che svanisce al termine di quella «sorta di duello western in salsa siciliana» fra Rosario Crocetta e Cancelleri. Il governatore, «matto come un cavallo», arriva nella sede del gruppo grillino all’Ars. A notte fonda, «l’eterna sigaretta all’angolo della bocca, la cravatta allentata, una delle sue proverbiali giacche». A farla breve: Crocetta «in dialetto gelese sentenziò che lui doveva pagare cambiali e che preferiva pagarla a noi». Ma Cancelleri, «con altrettanto bizzarro dialetto nisseno», non accetta compromessi, stroncando «questo afflato rivoluzionario» di Crocetta, che un «guadagnò l’uscita indispettito». Un’enorme delusione, per Venturino. Che non riesce, suo malgrado, a cambiare il corso degli eventi. Se non ci fosse stato l’«infantilismo politico di chiusura» di Cancelleri, oggi, la Sicilia sarebbe un paradiso a 6 stelle: cinque del Movimento e una di Crocetta. Invece l’urlo di dolore dell’Ggm (Grillino geneticamente modificato) è rimasto inascoltato. Peggio per noi, lui li aveva avvertiti: ci resta il governatore della «rivoluzione mancata» nonostante l’«opposizione compiacente» del M5s, che – dettaglia l’ex col dente avvelenato - ha votato a favore dell’80% delle leggi proposte da Crocetta. Fra gli altri aneddoti quello dell’imprenditore svizzero ricevuto dalla deputata Angela Foti che allatta il pupo in un «colloquio surreale che durò giusto il tempo di una stretta di mano». E poi il terrore di Giampiero Trizzino “pizzicato” con Venturino sulla famigerata auto blu a Sigonella. L’allora presidente della commissione Ambiente all’Ars, racconta l’ex sodale, «sembrava invasato». Fiumi di sudore, il nodo della cravatta allentato. E il Poveretto che «stravolto – racconta Venturino – mi urlava: “Siamo finiti su Facebook! Lo vuoi capire? Su Facebook!”». Dopo «un silenzio surreale» durante il quale «credo di averlo sentito singhiozzare», i due arrivano a Palermo. Dove li aspetta «una bordata di insulti». I grillini dell’Ars «erano tutti inferociti, tranne Cancelleri». Per Venturino «il suo silenzio suonò come una sentenza di condanna». Il vicepresidente Ars con «l’auto di servizio» (deliziosa definizione coniata con i giornalisti, invano, per annacquare il colore blu e celare il lampeggiante) capisce in quell’attimo che il destino, per lui, è ormai segnato. «Pensai seriamente di rimettere il mandato», rivela oggi. Ma non lo fece. Né allora, né mai. Venturino è fuori dal movimento. Ma allora, lui che aveva messo in scena “Mistero Buffo” di Fo in dialetto gallo-italico, non demorde. Combatte contro «l’assedio televisivo», come un leone nell’Arena (di Massimo Giletti e Klaus Davi), respinge gli assalti delle Iene, sfida Michele Santoro e Marco Travaglio. Prevale su Barbaradurso, persino, da vero titano da salotto. E poi nuota, da pesce rosso, nell’acquario degli squali. Dall’incontro con Pippo Gianni e Totò Cardinale, «il gatto e la volpe», che lo corteggiano per fare un gruppo («io fischiettavo la colonna sonora di Pinocchio») alla descrizione metafisica di Beppe Lumia, che «sembrava quasi potesse contare su un ufficio riservato a Palazzo d’Orléans», poiché «a ogni riunione operativa, si apriva una porticina e usciva il senatore» che «interveniva con tono sacerdotale». Indimenticabile, inoltre, il pranzo romano con lo stesso Lumia, Crocetta e Lady Patrizia Monterosso, tutti «suadenti come in una favola antica» per farlo entrare nel Megafono, con l’immane compito di «indebolire il predominio» di Mirello Crisafulli. Offerta reiterata, dal duo Crocetta-Lumia che gli chiedono di prendere la doppia tessera (dem e Megafono) perché «stavano organizzando una sorta di scalata al Pd siciliano». Ma Venturino dice no. A tutti e a tutto. Anche all’«approdo naturale», quel «Pd che non esiste» (e che non è dato sapere semmai lo volesse). L’ex attore, infine, «da europeista convinto», lascia il gruppo misto. Folgorato dalla «prospettiva socialista». Quand’era grillino voleva «distruggere il vecchio». Ora, da erede spirituale di Pietro Nenni e Bettino Craxi - con quattro anni di stipendio e indennità aggiuntive all’Ars già alle spalle - ha capito che «nell’antico si annida la vera essenza di uno stato autenticamente democratico». Con Dario Fo, purtroppo, non è riuscito più a parlare. L’ultimo contatto fu nell’ottobre 2012, «la prima telefonata dopo le elezioni, mi fece i complimenti». Il giullare è passato a migliore vita senza ascoltare il suo allievo di Piazza Armerina. «Volevo chiamarlo dopo la mia espulsione - racconta con rimpianto - ma non ho avuto il coraggio». E magari, per scongiurare la «pericolosità che si annidava dietro questa parvenza di democrazia». Il deputato regionale non si dà pace, per la «difesa a oltranza del Movimento di Grillo» da parte di Fo, un «uomo libero» che non ha ascoltato quell’ultimo appello disperato. Ma Venturino è sempre avanti. Preconizza già «la prossima delegittimazione», ovvero «l’accusa di inseguire una nuova rielezione». Sempre con la medesima domanda, ormai una compagna di vita: «E ora che faccio?». La risposta, fra poco meno di un anno, l’avrà dagli elettori. Il cui responso, talvolta, sarà pure buffo. Giammai misterioso. *** Sicilia: Crocetta, verso stabilizzazione precari = (AGI) - Palermo, 23 dic. - "Prevediamo l’obbligo per gli enti locali di assumere nei limiti del 50 per cento della pianta organica tranne per le categorie di lavoratori A e B dove questo obbligo non c’e’". A dirlo il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta a Palazzo d’Orleans, a Palermo, parlando con la stampa dei precari siciliani. "Quindi la stabilizzazione dei precari puo’ partire immediatamente - ha proseguito -, abbiamo previsto anche una norma per i Comuni in dissesto, per i quali le assunzioni non costeranno nulla. Le proroghe dei contratti dei precari scatteranno automaticamente con la promulgazione della legge di bilancio. L’importante e’ che non si superi il 31 dicembre. Non possiamo rischiare su questa tema e sara’ comunque necessario approvare prima il bilancio definitivo per procedere con l’assunzione". Al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, che ieri in Aula ha detto che "i precari andavano salvati quattro anni fa", ha replicato: "Ci abbiamo pensato quattro anni fa, ma e’ successo che i Comuni non assumevano". E sul timore che i precari possano essere strumentalizzati in vista della prossima campagna elettorale, ha detto: "Spero di no, per me i precari sono un obiettivo fondamentale del programma del mio governo e spero che nessuno pensi di usare i precari per la propria campagna elettorale". In merito alla mancata compattezza della maggioranza, infine, ha aggiunto: "Credo che la maggioranza sara’ presente in Aula a partire dal 27 dicembre, e comunque non ci sono dissapori. Sull’Urega e i precari c’e’ larga convergenza e non vedo alcuna polemica con le parole del presidente Ardizzone".(AGI) Pa3/Mav 231327 DIC 16 NNNN SICILIA: CROCETTA "PER I COMUNI OBBLIGO DI ASSUMERE PRECARI" ANTONIO FRASCHILLA, REPUBBLICA 22/12 – Dopo lo stop in Assemblea al bilancio per tutto il 2017 e alla Finanziaria che conteneva le proroghe e la stabilizzazione dei precari degli enti locali, vertice a Palazzo Chigi tra l’ex sottosegretario Davide Faraone, l’assessore all’Economia Alessandro Baccei e la sottosegretaria alla Presidenza Maria Elena Boschi. Nessun commento dopo l’incontro, ma da Palazzo Chigi assicurano: "Troveremo una soluzione, non lasceremo senza stipendio i 15 mila precari siciliani e garantiremo un percorso per la stabilizzazione". Allo studio due ipotesi per rimediare al pasticcio siciliano. La prima prevede la presentazione di una deroga nazionale alla proroga dei contratti e alla stabilizzazione negli enti locali attraverso una norma da presentare nel ddl "Mille proroghe" che entro il 31 dicembre sarà votato da Camera e Senato. A questo punto anche con l’approvazione in Sicilia dell’esercizio provvisorio si possono garantire intanto le proroghe dei contratti e poi, in un secondo momento, approvare una norma ad hoc per il percorso di stabilizzazione definitiva. Ma su questo fronte rimangono diverse incognite: in Parlamento nazionale passerà indenne la norma? La seconda ipotesi prevede invece l’approvazione di una norma regionale per la proroga dei precari anche legata a un esercizio provvisorio per uno o due mesi (con una evidente forzatura ma con una sorta di rassicurazione da Roma ad evitare impugnative). A questo punto, il ddl definitivo per la stabilizzazione dei precari potrebbe andare in aula dopo marzo, una volta approvato il bilancio e la Finanziaria definitivi. *** == Corruzione: gip concede domiciliari a Scarpellini = (AGI) - Roma, 23 dic. - Sergio Scarpellini lascia il carcere e va agli arresti domiciliari. Lo ha deciso il gip Maria Paola Tomaselli accogliendo un’istanza della difesa. La Procura aveva espresso parere favorevole. Scarpellini era stato arrestato sette giorni fa assieme al funzionario del Campidoglio Raffaele Marra per concorso in corruzione: al centro delle indagini, l’acquisto di un appartamento nel giugno del 2013 in via dei Prati Fiscali da parte di Marra con 367mila euro provenienti dai conti correnti personali del costruttore. L’immobile era stato poi intestato alla moglie dell’ormai ex braccio destro del sindaco Raggi. (AGI) Cop 231412 DIC 16 NNNN Corruzione: Procura Roma, si’ ai domiciliari per Scarpellini = *** Veneto, Zaia: prima Regione per occupazione Veneto, Zaia: prima Regione per occupazione "Disoccupazione al 6,6%, aiutato 18mila imprese" Venezia, 23 dic. (askanews) - "Possiamo evidenziare, con orgoglio, che siamo la prima Regione in Italia per occupazione, con la disoccupazione al 6,6%, siamo terzi dopo Trento e Bolzano. Abbiamo aiutato 18.000 imprese in difficoltà ma, finalmente, i dati ci dicono che stiamo ripartendo". Lo ha sottolineato il presidente del Veneto, Luca Zaia, nel corso della conferenza stampa per lo scambio degli auguri con la stampa locale. Bnz/Ral 20161223T145507Z Banche. Zaia, il Veneto ha bisogno di un istituto di credito (ANSA) - VENEZIA, 23 DIC - Il presidente del Veneto Luca Zaia, affrontando il tema della crisi delle banche, in particolare delle due venete, si è detto "molto preoccupato". "Un’economia che riparte - ha detto Zaia - ha bisogno delle banche e il Veneto, per me, ha bisogno di un suo istituto di credito, un network del territorio che non butti al vento anche l’occupazione garantita. Mi piace l’alleanza delle banche di credito cooperativo con Trento, bel segnale nei confronti della nostra gente. Sono convinto che i cittadini debbano essere informati sugli scenari possibili per Popolare di Vicenza e Veneto Banca: ’spezzatino’, vendita e fusione. E, qualora si arrivasse a quest’ultima, credo che debbano essere garantiti i fidi delle due banche. Resta il pensiero dei 205.000 azionisti che a oggi non hanno avuto alcun ristoro: deve esserci una risposta, da parte delle banche". Zaia ha commentato la possibilità di ingresso dello Stato anche in queste banche con capitale pubblico: "vedremo come andrà. Vanno bene i decreti, ma bisogna pensare a chi ha perso tutto. Non sono contrario all’intervento pubblico, ma bisogna vedere modalità e genesi del decreto. Anche perché tutto questo aiuto alla gente non è un regalo da Roma, ma solo i nostri soldi che arrivano". (ANSA) YWQ-NR 23-DIC-16 13:41 NNNN *** Roma: Frongia, nessun dossier De Vito, tentano dividerci Ex vicesindaco, non ci riusciranno (ANSA) - ROMA, 23 DIC - "Non esiste alcun dossier su Marcello De Vito. Al solito, tentano di dividerci ma non ci riusciranno". E’ quanto si legge in una nota di Daniele Frongia, ex vicesindaco e attualmente assessore allo Sport e alle Politiche giovanili di Roma.(ANSA). YJ4-ST/IMP 23-DIC-16 13:38 NNNN Roma: Frongia, da Marra nessun contributo a mio libro (ANSA) - ROMA, 23 DIC - "In questi giorni sono state scritte su alcuni giornali varie falsità sulla mia persona, quindi ci tengo a precisare che ho scritto ’E Io Pago’ con la giornalista d’inchiesta Laura Maragnani e nessun altro. Ho ringraziato pubblicamente nel libro tutte le persone che vi hanno contribuito. Marra, che avevo incontrato nel corso di incontri istituzionali solo un paio di volte due anni prima, non ha dato alcun contributo". Lo dichiara in una nota l’assessore allo Sport, Daniele Frongia. (ANSA). YJ4-ST/IMP 23-DIC-16 13:31 NNNN *** VENERDÌ 23 DICEMBRE 2016 13.58.29 Lavoro: Ordine giornalisti, solidarietà a Manuel Poletti (ANSA) - BOLOGNA, 23 DIC - L’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna esprime "sincera solidarietà al proprio iscritto Manuel Poletti, direttore del settimanale Setteserequi, offeso pesantemente e addirittura minacciato di morte sui social network, a causa delle polemiche scoppiate sui contributi all’editoria ricevuti dal suo giornale e di certe frasi pronunciate dal padre, il ministro Giuliano Poletti". Lo ha scritto, in una nota, il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna Antonio Farné. "Sul primo punto Manuel - prosegue l’Ordine - ha risposto in maniera decisa, dichiarando che l’azienda editoriale per la quale lavora rispetta la legge e quindi ha diritto ad accedere ai finanziamenti pubblici. Sul secondo punto, è finanche banale precisare che la responsabilità delle frasi contestate è solo ed esclusivamente del padre. Guai, in ogni caso, arrivare ad eccessi del genere. Ancora una volta siamo di fronte a un episodio rivelatore dell’imbarbarimento della politica e della società. Bene ha fatto Manuel a presentare un esposto ai Carabinieri, ai quali anche noi chiediamo di vigilare". (ANSA). COM-NES 23-DIC-16 13:56 NNNN *** Sergio Scarpellini lascia il carcere e va agli arresti domiciliari. Lo ha deciso il gip Maria Paola Tomaselli accogliendo un’istanza della difesa. La Procura aveva espresso parere favorevole. Scarpellini era stato arrestato sette giorni fa assieme al funzionario del Campidoglio Raffaele Marra per concorso in corruzione: l’immobiliarista arrestato il 16 dicembre scorso insieme con l’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele Marra, per corruzione funzionale Marra e Scarpelini sono accusati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo di corruzione per alcune compravendite di appartamenti che, secondo la gip Maria Paola Tomaselli, sarebbero «insistenti regalie» che «trovano ragionevole spiegazione esclusivamente in una logica corruttiva» Voglio restituire ai comaschi la fruibilità dell’area a lago nel più breve tempo possibile". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni che questa mattina ha effettuato un sopralluogo sul cantiere delle paratie di COMO, accompagnato dai tecnici di Infrastrutture Lombarde, la società regionale che ha preso in carico l’opera pubblica ferma da otto anni.