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 2016  dicembre 18 Domenica calendario

CARACAS ANNO ZERO, LE DONNE SI VENDONO I CAPELLI

Venezuelani si mettono in coda davanti alle banche. Per ore. Hanno pochi giorni per cambiare la maggior parte delle banconote da 100 Bolivar. Il fatto è che quei soldi sono diventati carta straccia per un provvedimento del presidente Nicolas Maduro. Formalmente per contrastare il contrabbando e la mafia che spadroneggiano nel Paese. In realtà quella del presidente socialista è una iniziativa che rischia di aumentare la crisi economica. Nel fine settimana sono avvenute proteste e saccheggi in diverse parti del Venezuela a causa della mancanza di contanti. Testimoni riferiscono che diversi dimostranti hanno bloccato le strade sventolando le banconote da 100 – ormai senza valore – chiedendo che gli esercenti le accettino e maledicendo il presidente Nicolas Maduro. Negozi sono stati saccheggiati in varie località.
La decisione era stata annunciata dal presidente Maduro senza preavviso una settimana fa. Nonostante si tratti del più alto taglio di biglietti in circolazione, 100 Bolivar non valgono che 2 centesimi di dollaro, se cambiati al mercato nero. Oltretutto il provvedimento riguarda quasi la metà dei contanti usati nel Paese: secondo la Banca Centrale, infatti, in circolazione ci sono 6 milioni di banconote da 100. Che una volta fuori corso, saranno sostituite da monete e da un nuovo biglietto di più alto valore: tra i 500 e i 20.000 Bolivar.
Maduro difende la mossa monetaria come necessaria per combattere la guerra economica delle mafie contro il suo governo. I gruppi criminali manovrano circa 300 miliardi in valuta venezuelana, costituiti in gran parte proprio di banconote da 100, contanti con i quali comprare beni a bassissimo prezzo in patria per poi rivenderli nella vicina Colombia. Per rendere efficace il provvedimento, il presidente ha ordinato il blocco delle frontiere di terra e il blocco aereo e marittimo in modo da impedire il possibile rapido rimpatrio della valuta. Un analogo provvedimento di “demonetizzazione” era stato deciso in India all’inizio di novembre. Nel Subcontinente, il governo aveva improvvisamente deciso di mettere fuori corso le banconote da 500 e 1000 rupie, usate quotidianamente dalla stragrande maggioranza della popolazione. Lo scopo del premier Narendra Modi, quello di combattere l’economia sommersa di enormi proporzioni incrementando l’uso della moneta elettronica, potrebbe essere raggiunto in un tempo lungo. Nell’immediato, invece, si sono verificate scene di panico e decine di suicidi di gente rimasta del tutto senza soldi.
Un dramma che il provvedimento di Maduro rischia di ripetere in Venezuela. Il Paese è da mesi allo stremo. Con il crollo del prezzo del petrolio – risorsa chiave su cui si era basata la redistribuzione economica nell’era Chavez – la moneta si continua a svalutare pesantemente contro il dollaro, mentre l’inflazione è aumentata quest’anno del 475% e per il prossimo si prevede al 1000% o oltre. Con i prezzi alle stelle, è difficile trovare beni di prima necessità: pane, latte e altri alimenti essenziali. Così, in alcune città alla frontiera con la con la Colombia si sta sviluppando una nuova forma di economia creativa di sussistenza “Le donne vendono i loro capelli”, racconta Nestor Solano, attivista dell’opposizione che ha portato il fenomeno all’attenzione dei media. “In questo modo riescono a guadagnare 70.000 pesos (20 euro circa). Più del salario medio mensile”.