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 2016  dicembre 18 Domenica calendario

IGNAZIO MARINO: «RAGGI TROPPO LEGATA ALLA DESTRA ROMANA» –  Professore Marino, ricorda il coro che unì renziani e 5 stelle: “Marino dimettiti”? Lo ricordo bene

IGNAZIO MARINO: «RAGGI TROPPO LEGATA ALLA DESTRA ROMANA» –  Professore Marino, ricorda il coro che unì renziani e 5 stelle: “Marino dimettiti”? Lo ricordo bene. Un coro sguaiato. Fu la sigla finale dell’unico tentativo di imporre a Roma la discontinuità di cui ha disperato bisogno. Fu un misto di malafede, di calcolo politico, d’irrazionalità e di interessi. Lo scopo principale era fermare un sindaco e una giunta intellettualmente indipendenti dal consociativismo dei partiti. Allora usai una metafora: se non fosse bastato il falso scandalo degli scontrini, dal quale sono stato assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste”, qualcuno sarebbe arrivato a mettermi la cocaina in tasca, pur di allontanarmi. E appena sono stato mandato via sono ricomparsi tanti personaggi opachi del passato. L’indagine sull’assessore Muraro e le dimissioni, l’arresto del dirigente Marra: l’ennesima brutta botta. Roma è inguaribile? Roma è una città con risorse umane, culturali, accademiche ed economiche straordinarie. È la Capitale di un Paese del G7, è una città con una storia vicina ai tremila anni. Guarire è possibile, però, solo con un metodo che non piace alla partitocrazia perché non distribuisce poltrone a fedeli portaborse, bensì seleziona i migliori che per essere tali devono agire con indipendenza e autonomia. Quando era mio compito ho indicato i vertici delle aziende ma, poi ho sempre affidato ad essi la gestione. Non ho mai pensato di intromettermi nelle scelte aziendali del personale per ricercare consenso o clientele. La sindaca Raggi su Muraro e su Marra era arrivata a dire “o loro o andiamo a casa”… Fra Marra e la Raggi c’è un rapporto di lunga durata. Io lo avevo relegato in un ufficio senza poteri esecutivi. Leggo che in quel periodo Marra entrò in contatto con i grillini. Immagino che, una volta eletta sindaca la Raggi, si sia sentito in diritto di incassare un posto centrale nell’Amministrazione comunale. La giunta Raggi è una sorta di restaurazione dell’Era-Alemanno? L’impressione è che abbia come punto di riferimento esclusivo un certo mondo della destra romana. È grave perché le cittadine e i cittadini romani l’avevano eletta nella speranza che fosse in grado di dare una svolta anche nella scelta della classe dirigente. Com’è possibile che sia così legata a questa gente? È probabilmente l’unico mondo con cui ha contatti. Detto questo non è un comico di successo, come Beppe Grillo, che può decidere da Genova la composizione della giunta romana. Anche Saviano ha chiesto le dimissioni della Raggi. Cosa dovrebbe fare? Mettere in campo idee, visione, strategie di lungo periodo; individuare degli obiettivi, spiegare come intende raggiungerli; scegliere la classe dirigente con una selezione tra tutte le persone preparate che ci sono in Italia e all’estero, sulla base del merito e non legata ad ambienti politico-affaristici. Per questo i romani l’hanno votata. La mia giunta invece di cercare nelle terrazze della Roma bene o tra i raccomandati dei partiti usò il merito come metodo, utilizzando anche società di cercatori di teste. Per il nuovo amministratore dell’Auditorium Parco della Musica, venne selezionato un professionista di Madrid, José Ramon Dosal Noriega, scelto tra oltre cento candidati; per la gestione dell’azienda dei rifiuti vennero individuati professionisti eccellenti come l’ingegner Alessandro Filippi e Daniele Fortini; per l’Acea una presidente di straordinarie capacità e con anni di attività nel mondo anglosassone, Catia Tomasetti. Dall’altra parte restano le macerie del Pd romano di Orfini, non è cambiato niente? Il Pd romano non esiste più da molti anni, ci sono solo il commissario Orfini e i suoi fedeli. I circoli sono chiusi o vuoti, la partecipazione è inesistente. Siamo entrati nel terzo anno di commissariamento e non è stato fatto nulla per farlo tornare un partito vivo e radicato, né per liberarlo dei legami più oscuri che lo divorano. In compenso, ha collezionato errori e sconfitte. Nel frattempo il Pd ha problemi anche a Milano… Non ho compreso la decisione del sindaco Giuseppe Sala di autosospendersi, una scelta che non è contemplata dalle nostre leggi. Se pensa di non poter continuare a fare il sindaco deve lasciare, altrimenti continui. Gli auguro di dimostrare presto di non aver nulla da farsi perdonare. …e a livello nazionale, il Pd come può venire fuori dalla palude in cui è incagliato? Renzi ha avuto sul Pd l’effetto del napalm. Ha diviso, aizzato, esacerbato le divisioni, incattivito gli animi, frustrato ideali e idealisti. Ha minato nel profondo la comunità dem, quindi mi auguro che, dopo la sonora sconfitta del referendum, si allontani per sempre dalla politica come egli stesso aveva solennemente affermato. E per questo meriterebbe rispetto: sono pochi i politici italiani che mantengono la parola. Se invece cercasse adesso di utilizzare il Pd per tornare a Palazzo Chigi farebbe del male al Pd ed accelererebbe la vittoria di Grillo. E farebbe del male all’Italia. Il governo Gentiloni è un atto di arroganza di Renzi? Gentiloni potrebbe avere un ruolo importante, dipende da lui. Certamente ha dovuto subire delle evidenti imposizioni da Renzi nella formazione del governo ma adesso deve decidere il suo ruolo nella storia. Potrebbe contribuire a riportare in Italia un clima costruttivo. In ogni caso, appena approvata la legge elettorale, bisognerà tornare alle urne. Ritornerà in partita? Nel Pd? Il Campidoglio le manca? Sono rientrato nel mio ruolo di professore universitario negli Stati Uniti, coordino diversi progetti affascinanti, sono stimato e apprezzato. Per alcuni anni ho messo la mia professionalità a disposizione del Paese: da senatore sono riuscito a chiudere i manicomi criminali e da sindaco della Capitale ho provato a cambiare Roma e in parte ci sono riuscito, prima che il Pd mi eliminasse per condurre la città a nuove elezioni. Ora in Campidoglio ci sono altri.