21 dicembre 2016
APPUNTI PER GAZZETTA - IL MASSACRO DI BERLINO
LASTAMPA.IT
In Germania continua la caccia al killer che lunedì è piombato con un Tir su un mercato di Natale a Berlino, uccidendo 12 persone (si teme per le sorti di una giovane italiana, Francesca Di Lorenzo) e ferendone più di 40. C’è un identikit: la polizia tedesca sta cercando un tunisino, dopo aver ritrovato un documento di identità nel camion usato per l’attentato. Il documento, trovato sotto il sedile del conducente, è intestato al cittadino Anis Amri, nato nel 1992 a Tataouine, nel Sud della Tunisia.
Il ricercato “arrivò in Italia nel 2012”: era già sospettato di preparare un attacco
Secondo altri media, il sospetto è associato però a due identità: una è quella di Anis A, nato nel 1992 a Tataouine, e l’altra più generica di Amir. C’è un dubbio anche sull’età: o 21 o 24 anni. I documenti sono stati rilasciati nel distretto di Kleve nel Nord Reno-Westfalia, dove è in corso un’operazione delle forze di sicurezza. Secondo quanto riportato da N24, «il giovane avrebbe vissuto in un centro accoglienza profughi di Kleve», cittadina di 50mila abitanti al confine con l’Olanda e distante oltre 600 chilometri da Berlino. Il giovane, classificato come «pericoloso» dalla polizia, avrebbe avuto «contatti con la rete salafita dell’iracheno Abu Walaa», capo di una cellula di reclutatori per l’Isis e arrestato lo scorso 8 novembre.
In carcere 4 anni in Italia
Secondo fonti investigative, Anis Amri è stato 4 anni in carcere in Italia e dopo aver scontato la pena ha ricevuto un provvedimento di espulsione dal nostro paese. Provvedimento che, però, non è andato a buon fine perché le autorità tunisine non hanno effettuato la procedura di riconoscimento nei tempi previsti dalla legge. L’uomo ha successivamente lasciato l’Italia per la Germania.
Il giovane è arrivato in Italia a febbraio del 2011 assieme alle altre migliaia di tunisini che in quei mesi lasciarono il paese in seguito allo scoppio della primavera araba. Quando venne identificato, Anis Amri dichiarò di essere minorenne e dunque fu trasferito in un centro di accoglienza per minori in Sicilia.
Dopo qualche mese di permanenza nel centro, sempre secondo fonti investigative, il tunisino ha compiuto atti di danneggiamento e diversi reati. Diventato nel frattempo maggiorenne, è stato dunque arrestato, processato e condannato a 4 anni. Dal carcere è uscito nella primavera del 2015, ma non è tornato libero: nei suoi confronti è infatti scattato un provvedimento di espulsione. Anis Amri è stato così portato in un Centro di identificazione ed espulsione in attesa del riconoscimento da parte delle autorità tunisine, obbligatorio per poter procedere al rimpatrio. Il riconoscimento, però, non è mai arrivato e, trascorsi i termini di legge, al tunisino è stato notificato un provvedimento di allontanamento dall’Italia.
Nel luglio 2015 Anis Amri aveva poi raggiunto la Germania e dall’aprile 2016 risulta «tollerato». Il sospetto era già stato indagato perché sospettato di preparare gravi attacchi sovversivi contro lo stato. A renderlo noto è stato il ministro dell’Interno del NordReno Westfalia. La richiesta di asilo avanzata all’epoca dal sospetto - ha proseguito il ministro, Ralf Jaeger - era stata respinta dalle autorità tedesche e l’uomo avrebbe dovuto essere rimpatriato. A luglio Anis Amri era stato rinchiuso per due giorni nel carcere di Ravensburg» dopo che «il 30 luglio era stato fermato a Friedrichshafen per un controllo».
ANSA
(La foto del presunto terrorista)
La polizia setaccia anche negli ospedali
Questa mattina la polizia avrebbe cercato l’attentatore anche fra i feriti in tutti gli ospedali della capitale tedesca. Lo riferiva il sito dell’emittente pubblica regionale «Rbb» spiegando che «nella cabina di guida ci sarebbe stata una colluttazione prima dell’attentato gli inquirenti presumono che il killer sia ferito. Nella cabina del camion sono state prelevate tracce di Dna. Perciò la polizia nelle ultime ore ha cercato in tutti gli ospedali di Berlino e del Brandeburgo», la regione che circonda la capitale tedesca.
REPORTAGE - Da Berlino all’Europa, è caccia al terrorista in fuga
L’autista ha lottato fino all’ultimo
L’altro protagonista della colluttazione è stato l’autista polacco che «avrebbe lottato fino all’ultimo» con l’attentatore e sarebbe stato «ancora in vita, nella cabina, al momento in cui il mezzo ha investito la folla». Sul suo corpo sono state ritrovate «ferite da taglio». A rivelarlo è la Bild, citando fonti investigative. «Ci deve essere stata una lotta», spiega uno degli inquirenti al tabloid. Il terrorista «ha colpito più volte con un coltello» il 37enne polacco Lukasz Urban cui aveva rubato il Tir, mentre quest’ultimo «si sarebbe aggrappato al volante» cercando di deviare il veicolo. Quando il tir si è fermato, l’attentatore avrebbe ucciso l’autista con un colpo di pistola e sarebbe scappato, conclude la Bild.
ANALISI - Scattata l’offensiva di Natale, in Germania e ad Amman l’Isis rilancia il suo marchio
IL CASO - Fabrizia, l’italiana dispersa. Il padre: “Non mi illudo”
Le vittime dell’attacco
Sono pochissime le speranze per Fabrizia Di Lorenzo, 31enne abruzzese di Sulmona, dispersa dopo l’attracco. Fabrizia viveva dal 2013 nella capitale tedesca, dove lavorava per un’azienda di trasporti. Il padre è disperato: «Mio figlio a Berlino dice che non ci sono dubbi: è una delle vittime». Ora si attende l’esame del Dna. Tra i morti confermati c’è l’israeliana Dalia Elyakim. Il marito, invece, è gravemente ferito.
Merkel sotto pressione, ma il colpevole è davvero un profugo?
Berlino, camion si schianta contro un mercatino di Natale: ci sono vittime
Berlino, piazza attentato blindata per manifestazioni
La piazza teatro dell’attacco di lunedì sera è stata blindata oggi dalla polizia a causa di tre diverse manifestazioni previste: una dell’estrema destra, un’altra dietro uno striscione giallo «Berlino migliore senza nazisti». Una terza manifestazione della Linke. Alla chiamata dell’estrema destra hanno risposto solo poche decine di persone, oltre un migliaio invece i partecipanti alla contromanifestazione.
REPUBBLICA.IT
TONIA MASTROBUONI
BERLINO - Caccia all’uomo, in tutta la Germania e anche nei paesi vicini. La polizia dirama la notizia: l’uomo, tunisino, si chiama Anis Amri, 24 anni, probabilmente ferito, sicuramente armato. L’invito ai cittadini è di fare attenzione. Su di lui pende una taglia di 100mila euro che verrà assegnata a chiunque fornisca informazioni che portino all’arresto. La polizia federale tedesca (Bka), oltre alle generalità, sul proprio sito ha pubblicato anche foto del volto del ricercato. La conferma dell’identità dell’autore della strage è confermata in serata, i suoi documenti erano stati trovati nella cabina di guida del tir che lunedì sera ha seminato la morte nel mercato di Natale a Berlino.
Le notizie si rincorrono da ore, nel pomeriggio in conferenza stampa il ministro degli Interni del Nord-Reno-Westfalia in Germania, Ralf Jaeger rilascia altri particolari "Sappiamo che è arrivato nel 2015 a Friburgo, che si spostava continuamente tra Nord-Reno-Westfalia, Berlino e altri posti. Da febbraio del 2016 era sopratutto a Berlino, ma ogni tanto tornava, brevemente, in Nord-Reno-Westfalia. Era sospettato di preparare un ’grave attentato contro lo Stato’ da diverse amministrazioni locali, tra cui il nostro Land. A luglio 2016 gli era stata rifiutata la richiesta di asilo ma non poteva essere rimpatriato perché la Tunisia aveva sostenuto non si trattasse di un cittadino tunisino. Guarda caso, i documenti su di lui che avevamo chiesto alla Tunisia sono arrivati oggi".
Ma le notizie non sono certe. Secondo una fonte di sicurezza interpellata dal sito online del quotidiano tunisino Assabah. Il tunisino in fuga non avrebbe "nessun legame con il terrorismo". "Il principale sospettato dell’attacco di Berlino si chiama Anis Bin Mustafa Bin Othman, nato il 22 dicembre 1992 nella città di Oueslatia del governatorato di Qayrawan" precisa la fonte, "Anis si era recato in Italia da clandestino nel 2011. È ricercato per crimini comuni come furto, commercio illegale di alcolici ma non ha nessun legame con questioni di terrorismo". Ma l’identità non coincide.
Anis Amri, in effetti, sbarcò in Italia quando era ancora minorenne. Fonti della sicurezza dicono che arrivò da solo, come migliaia di minorenni non accompagnati che ogni anno raggiungono il nostro Paese, era il febbraio del 2011. Era stato lui stesso a dichiarare alle autorità italiane di essere minorenne.
Il sospettato ha scontato quattro anni di prigione in Italia perché accusato per un incendio in una scuola, ha riferito il padre alla radio tunisina Mosaique FM. La notizia è stata confermata da fonti investigative italiane. Dopo aver scontato la pena, Anis ha ricevuto un provvedimento di espulsione dal nostro Paese. Provvedimento che, però, non è
andato a buon fine perché le autorità tunisine non hanno effettuato la procedura di riconoscimento nei tempi previsti dalla legge.
Dall’Italia era andato in Germania. Dopo che gli era stata negata la richiesta d’asilo aveva lo stesso ottenuto un permesso momentaneo che posticipava la data del rimpatrio. Secondo alcuni organi di stampa tedeschi, aveva contatti con predicatori salafiti accusati di estremismo arrestati a novembre. Pare fosse in contatto con una branca dello Stato islamico in Germania che reclutava persone per inviarle in Siria e Iraq a combattere. La polizia tunisina sta cercando di verificare se il sospetto compare nella lista nazionale degli estremisti. Avrebbe otto identità diverse e un’età compresa tra i 21 e i 24 anni. Tra i nomi che ha usato ci sono anche Ahmed e Anis. Quasi certamente è ferito. BfmTv ha reso noto il contenuto dell’avviso di ricerca europeo con dettagli e le varie identità del tunisino.
Berlino, polizia cerca tunisino. Sospettato di preparare attacco. Per 4 anni in carcere in Italia
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È a dicembre che di lui si perdono le tracce. Secondo la Sueddeutsche Zeitung, era stato giudicato pericoloso ed era sotto osservazione per i suoi legami con il predicatore Abu Walaa, accusato di estremismo islamico, arrestato a novembre insieme ad altri quattro uomini. Insieme a uno di loro, il predicatore Boban S. che reclutava fondamentalisti per mandarli a combattere in Medio Oriente, il tunisino avrebbe vissuto durante la sua permanenza in Nordreno-Westfalia.
E intanto emerge anche la figura dell’autista polacco del tir. Lukasz Urban, ha lottato con tutte le sue forze, ha provato a evitare la strage scatenando una lotta nella cabina, cercando in tutti i modi di deviare la traiettoria del suo mezzo. Come accadde a Nizza, quando un uomo su una moto si affiancò all’autista per provare a fermarlo. Sul suo corpo sono state riscontrate ferite da taglio. Era ancora vivo al momento della strage. Forse è proprio grazie alla sua strenua difesa che il tir non ha proseguito la sua rotta omicida ma si è fermato a metà del mercatino. La Polonia è in lutto, parla il ministro degli Esteri polacco: "Abbiamo anche noi i nostri morti nella guerra contro Daesh".
Mandato di cattura internazionale. Il governo tedesco conferma: "C’è un nuovo sospettato che viene ricercato. È un sospettato e non necessariamente il colpevole" conferma anche il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière. Nei suoi confronti " è stato emesso alla mezzanotte un mandato di cattura per la Germania e per tutta l’area Schengen, quindi anche per l’Europa".
Le ricerche. Le forze dell’ordine hanno allargato il cerchio anche oltre confine, in particolare verso l’Olanda, e la polizia di Berlino ha ricevuto oltre 500 segnalazioni. La polizia tedesca ieri sera ha invitato la popolazione alla massima allerta. Si cerca anche tra i feriti, una cinquantina, alcuni dei quali dimessi. Lo riferisce l’emittente pubblica regionale Rbb. Gli investigatori ritengono che l’autore della strage possa comunque essere rimasto ferito sia per la colluttazione con l’autista che per l’impatto del mezzo. E, aggiunge l’emittente, all’interno della cabina del camion sono state prelevate tracce di dna.
Berlino: rifugiati e berlinesi cantano insieme contro la paura
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Identificate 6 vittime su 12. Si attendono ancora le identificazioni di tutte le 12 vittime, le autorità tedesche ne hanno finora identificate sei oltre l’autista polacco.
La ragazza italiana dispersa, Gentiloni: "Giovane esemplare" Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, di Sulmona, generazione Erasmus con un lavoro in Germania, risulta scomparsa dalla notte dell’attentato e la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. Il padre della ragazza: "Non mi illudo più". "A mia zia le autorità tedesche ancora non consentono di poter procedere al riconoscimento proprio perché sono ancora in corso le operazioni preliminari mirate a stabilire l’eventuale legame di parentela. In questo momento non possiamo fare altre che pregare e sperare", ha affermato Danilo Bianchi, cugino di Fabrizia. "Esprimo la nostra vicinanza al popolo tedesco, ad Angela Merkel e al suo governo e la nostra vicinanza particolare ad una famiglia che è nell’ansia e nel dolore per le sorti di Fabrizia Di Lorenzo, che noi a nome di tutti vogliamo salutare con il rispetto che si deve a una giovane cittadina italiana esemplare", così stamani il presidente del consiglio Paolo Gentiloni.
Tornato a Palermo l’altro italiano ferito "Ho visto la morte in faccia. Siamo miracolati. Ho sentito il rombo del tir e ho capito che stava accadendo qualcosa di grave" dice Giuseppe La Grassa, 34 anni, palermitano, rimasto ferito nell’attentato di Berlino dove si trovava con la moglie Elisabetta Ragno. La coppia è tornata ieri sera a Palermo. La Grassa ha 25 punti di sutura in faccia e dev’essere operato.
Attacco a Berlino, l’autista polacco che ha provato a deviare il camion
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Isis rivendica L’agenzia di stampa Amaq, riconducibile all’Isis, ieri sera ha indicato che "un soldato dello stato islamico" ha messo a segno la strage di Berlino "per colpire cittadini dei paesi della coalizione". È la stessa agenzia che aveva diffuso la nota di rivendicazione dell’attentato a Nizza, che provocò 86 morti.
Strage Nizza, motociclista eroe affianca l’attentatore
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Alfano a Berlino. Il ministro degli Esteri è nella capitale tedesca nell’ambito di un giro delle capitali europee, iniziato ieri a Parigi e Londra e che lo porterà anche a Madrid e che si concluderà a Pristina. "Noi abbiamo imparato ancora una volta che la libertà non è data per sempre. Ed è questo il motivo per cui pensiamo che combattere contro il terrore è combattere per la libertà. Chi ha paura non è libero". Queste le parole del ministro in un punto stampa con il suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier.
Trump: "Attacco all’umanità". "È un attacco all’umanità. Tutto ciò deve essere fermato", ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti a Palm Beach, in Florida.
Maggiori controlli su tir e bus in Italia. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha detto che il governo "ha predisposto che tutto l’apparato messo in piedi per la sicurezza a Roma per il Giubileo continuerà". Per quanto riguarda i tir, "la polizia stradale è stata sollecitata a potenziare i controlli in ingresso in città", ha risposto il prefetto di Roma, Paola Basilone, al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza a chi le chiedeva dei controlli. Il prefetto ha poi aggiunto che verranno "regolamentati" anche gli "orari delle operazioni di carico e scarico merci". Misure anche a Bolzano: dal 22 dicembre al 6 gennaio prossimo, gli autobus non potranno accedere in Piazza Walther, sede del Mercatino di Natale del capoluogo altoatesino. La disposizione è stata data dal sindaco di Bolzano, Renzo Caramaschi, con un’ordinanza.
DAGOSPIA (IL GIORNALE)
Era partito dall’Italia il tir Scania R450 con targa polacca GDA08J5 che ieri sera ha ucciso dodici persone nel mercatino natalizio di Breischeidplatz, nel cuore della Berlino che un tempo si definiva Ovest, vicino al «rossetto» e al «portacipria», i due edifici attorno alla Gedächtniskirche così ribattezzati dal proverbiale umorismo dei berlinesi. Ma qui, da ridere, c’è poco. In quei tre giorni il bestione da 44 tonnellate (da scarico) ha attraversato mezza Europa in un percorso che il Gps dello Scania ha parzialmente ricostruito.
attentato berlino feriti 3
attentato berlino feriti 3
Tre giorni in cui il destino si è anche fatto beffe dell’autista, come vedremo. Lo Scania della ditta di trasporti Ariel Zurawski con sede a Gryfino, nel voivodato della Pomerania Occidentale, ai confini con la Germania, è a Torino venerdì 16. Alla guida c’è il 37enne Lukasz Urban, cugino del titolare dell’ azienda Ariel Zurawski, un guidatore esperto e tranquillo.
Da lì Urban si sposta a Cinisello Balsamo, a pochi chilometri da Milano dove aggiunge al suo carico altri laminati di acciaio da portare a Berlino (la Procura di Milano ha aperto un fascicolo sulle ore italiane del tir). Il tir passa attorno alle 18 la frontiera del Brennero e da quel momento inizia il lento viaggio di avvicinamento alla capitale tedesca. Urban non ha fretta, la consegna è prevista per martedì mattina, cioè per ieri.
attentato berlino feriti 8
attentato berlino feriti 8
Il percorso dall’Austria a Berlino fila tranquillo. Per quattro volte il Gps perde il segnale ma non c’ è nulla di preoccupante. Urban e il suo fedele bestione a dieci ruote arrivano a Berlino con grande anticipo. Lunedì mattina l’autista prova a consegnare il suo carico alla sede berlinese della ThyssenKrupp, al numero 16 della Friedrich-Krause-Ufer, tra i quartieri di Sprengelkiez e Moabit, nella periferia nord-occidentale della città del muro.
Ma i tedeschi, da veri tedeschi, rispondono picche: «La consegna è schedulata per martedì e non possiamo prendere il carico in anticipo». Urban parcheggia il tir con il suo carico lì vicino e, alle 12, sente il cugino e datore di lavoro: «Mi ha detto che il quartiere dove si trovava gli sembrava strano», dirà Zulawski. Quello che accade poi è un film concitato. A un certo punto Urban si vede derubare del tir.
attentato berlino feriti
attentato berlino feriti
Alle 15,19 e alle 15,44 il Gps registra due tentativi di accensione del mezzo. Probabilmente lo Scania è già nelle mani dell’ attentatore, che non sa da che parte incominciare per farsi obbedire da quel bestione. Forse Urban è già stato ucciso, visto che altrimenti l’assalitore avrebbe potuto farsi aiutare da lui sotto la minaccia dell’ arma a far partire il motore. Poi un nuovo tentativo alle 16,52 e il motore si avvia e resta acceso fino alle 17,37 senza che il tir si muova. Un comportamento strano secondo il dirigente dell’«Ariel Trasportowe» Lukasz Wasik, visto che non c’ è bisogno di accendere il tir per riscaldare la cabina («gli autisti usano altri mezzi»).
attentato berlino tir 2
attentato berlino tir 2
Poi nuovi tentativi. Finché alle 19,34 lo Scania R450 inizia a muoversi, in direzione del centro di Berlino. Pochi chilometri, tre o quattro in tutto, che il tir impiega quasi quaranta minuti a percorrere perché, come risulta dal Gps, pare guidato da mano inesperta. Chi lo sa portare è già morto, con tre colpi di pistola alla testa, riverso sul sedile del passeggero. Il destino è scritto, appuntamento ore 20,15, Breitscheidplatz
REPUBBLICA.IT DEL 15 NOVEMBRE
BERLINO - Gigantesca operazione in Germania contro un’organizzazione di presunti sostenitori di Isis. All’alba la polizia ha perquisito duecento appartamenti, uffici e locali in dieci diversi Land, legati all’organizzazione salafita "Die wahre Religion" (Dwr, "La vera religione"). I sostenitori sono fondamentalisti islamici noti per l’azione "Lies!" ("Leggi!"), durante la quale distribuiscono il Corano per le strade e cercano di fare proselitismo per un Islam radicale, che rifiuta le democrazie occidentali e propugna la sharìa.
Il ministro dell’Interno, Thomas De Maizière, ha affermato che "la Germania è una democrazia resiliente. Per estremisti islamici non c’è posto nella nostra società". Il politico cristianodemocratico ha spiegato di aver messo al bando sia Dwr sia la fondazione "Lies" perché hanno attivamente reclutato jihadisti dietro il paravento della propaganda islamica. Almeno 140 attivisti dell’organizzazione sarebbero partiti negli ultimi anni per la Siria e l’Iraq per unirsi allo Stato islamico.
È il secondo divieto di questo tipo deciso in Germania, dopo quello contro il Califfato. Il bando, ha precisato, "è una spada affilata" che non esiste in tutti i Paesi europei, ed è stato deciso dopo "un approfondito esame", proprio per evitare prevedibili ricorsi. Alcuni Land, ha rivelato, avrebbero voluto da tempo un divieto federale per organizzazioni estremiste come quelle dichiarate fuorilegge stamane.
La polizia avrebbe sequestrato materiali, tra l’altro, a Berlino, Francoforte, Brema, Amburgo, Colonia; le perquisizioni sarebbero avvenute soprattutto in Nordreno-Westfalia (35), ma anche in altri Land. Non ci sarebbero state perquisizioni nelle regioni della vecchia Germania Est. Non risultano arresti.
Il responsabile dell’Interno del Nordreno-Westfalia, Ralf Jaeger (Spd), ha raccontato che il bando "è stato preparato per un anno intero. È un colpo importante contro i salafiti radicali. Stiamo prosciugando questi ambienti". Jaeger ha anche puntualizzato che "non si trattava di distribuire il Corano: un salafita su cinque che parte dal Nordreno-Westfalia per combattere nei territori di Is, ha avuto un qualche contatto con ’Lies!’". Che è dunque un marchio fondamentale, per il reclutamento jihadista. È evidente che De Maizière sta aumentando la pressione su questi gruppi.
È di una settimana fa l’arresto dell’iracheno Abu Walaa, esponente di spicco dei salafiti, e di altri predicatori che reclutano jihadisti per convincerli a partire per le "guerre sante" in Medio oriente e soprattutto per la Siria.
Il divieto non intende colpire, ovviamente, il diritto dei musulmani a fare proselitismo; il governo intenderebbe usare il pugno di ferro contro chi lo fa in un contesto di
odio e rifiuto dei valori occidentali e di propaganda fondamentalista. Secondo i servizi segreti sarebbero ormai 9.200 i salafiti in Germania e circa 1.200 potrebbero essere potenziali terroristi. Ad ottobre sono 870 le persone partite dalla Germania per la Siria e l’Iraq. Un quinto sono donne.
NORDRENO WESTFALIA
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Germania, operazione antiterrorismo: "Arrestato il reclutatore numero 1"
L’arresto di uno dei cinque sospetti reclutatori dell’Isis (ap)
"E’ il peggiore di tutti" hanno raccontato gli inquirenti alla Sueddeutsche Zeitung, a microfoni spenti. Il "predicatore senza faccia", Abu Walaa, è stato arrestato all’alba in Bassa Sassonia, contemporaneamente ad altri quattro top reclutatori di terroristi in Germania. Sono accusati di aver conquistato molti giovani alla causa dell’Isis e di averli aiutati, logisticamente e finanziariamente, a partire per la "guerra santa" in Medio Oriente.
Il ministro della Giustizia, Heiko Maas (Spd), ha parlato di un "colpo importante contro gli ambienti radicali in Germania". Gli arresti dimostrerebbero che polizia e inquirenti "sono molto attenti e stanno agendo in modo molto deciso contro i presunti terroristi". La procura ha dichiarato di aver arrestato, a parte l’iracheno Abu Walaa, il turco Hasan C. (50), il serbo-tedesco Boban S. (36), il tedesco Mahmoud O. (27) e il camerunense Ahmed F.Y. (26), tutti con l’accusa di reclutamento. La polizia li starebbe portando a Karlsruhe.
Quella di stamane è un’operazione preparata da mesi, risultato di una stretta collaborazione tra i due Land, Bassa Sassonia e Nordreno-Westfalia, dove i predicatori sono stati arrestati stamane e dove pescavano giovani da trasformare in combattenti fondamentalisti. Ma un contributo essenziale per le indagini è arrivato da un "pentito", un foreign fighter ventiduenne che ha cominciato a collaborare con la giustizia al ritorno dalla Siria. In un’intervista ad alcuni media tedeschi, il pentito aveva definito tempo fa Abu Walaa, il predicatore 32-enne catturato stamane, "il numero uno di Isis in Germania".
Insieme a Peter Vogel, l’iracheno è il reclutatore più famoso tra gli islamisti più radicali in Germania ed è diventato popolarissimo tra i jihadisti soprattutto per la propaganda sul web. Ma a differenza del salafita Vogel, Abu
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Walaa è un sostenitore esplicito dell’Isis. A fine luglio la polizia aveva già tentato un blitz con le forze speciali nel suo "feudo", a Hildesheim, in Bassa Sassonia. Una città considerata ormai una delle roccaforti di propaganda dello Stato islamico nel Paese.
FABRIZIA
LASTAMPA
Fabrizia Di Lorenzo, generazione Erasmus, «expat», una dei tanti ragazzi che lasciano l’Italia per lavorare, uccisa a Berlino, vittima del terrorismo, a 31 anni. Una «sorella» di Valeria Solesin, entrambe trasformate in eroine non da una fine tragica che non hanno cercato ma da quella loro forza di reagire, di non commiserarsi, cercando altrove il futuro che un’Italia poco generosa con i giovani non le offriva. Warum? Perché? Una domanda che rimbalza sui muri di Berlino, città ferita, attonita. E che non ha risposte. «Lei si sentiva europea», dicono i suoi amici di Sulmona, raccontando questa ragazza vitale, coraggiosa, orgogliosa, che credeva nell’integrazione. Che sognava un mondo senza frontiere e senza insicurezze. Sognava. Perché solo un alito di speranza ancora ieri a tarda sera separava il tempo imperfetto dal presente. Piange il padre, Gaetano, in attesa di partire anche lui. Ha sperato nel miracolo protetto nella sua città mentre la moglie e l’altro figlio inseguivano una speranza volando nella notte in Germania. Quando la notizia arriva portata dalle edizioni speciali dei tg, il tempo si ferma in casa Di Lorenzo. La televisione che rimanda le immagini terribili. Nessuna chiarezza su connazionali coinvolti. La paura che cresce quando Fabrizia non risponde al cellulare. E non è da lei. Fabrizia avrebbe immediatamente mandato un sms per tranquillizzare i suoi cari. La vita di una famiglia che si congela e cambia per sempre.
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«Abbiamo capito che era finita stanotte all’una e mezza», dice il padre Gaetano, impiegato delle Poste, molto conosciuto a Sulmona, come lo è Fabrizia. «Siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona», spiega il padre. «Ci siamo mossi coi nostri canali, ma da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi. È lì con mia moglie in attesa del Dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo». Solo dopo la comparazione del profilo genetico con le vittime non identificate si potrà avere la certezza del destino della ragazza.
Ma ora dopo ora le speranze si piegano ai fatti: il cellulare di Lorenza e la sua tessera della metropolitana vengono trovati per terra vicino Breitscheidplatz, il luogo della strage. È stato un ragazzo a portarli alla polizia. Quando poi, ieri, Fabrizia non si è presentata al lavoro, alla 4flow Ag, società tedesca che si occupa di servizi per la logistica e i trasporti, è stato impossibile non pensare al peggio. Ci sarebbero anche altri due ragazzi italiani feriti, in maniera lieve.
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Nel pomeriggio di ieri, anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano aveva ammesso l’eventualità che tra le vittime ci fosse una persona di nazionalità italiana. Ma «attendiamo» le informazioni della magistratura tedesca sull’identità delle vittime.
Fabrizia aveva una grande passione la politica, soprattutto quella internazionale. E dopo una laurea magistrale in Scienze internazionali e diplomatiche, presa all’Università di Bologna, e un master alla Cattolica di Milano in tedesco per la comunicazione economica, ha scritto per diverse riviste online di geopolitica. Tra queste Berlino Magazine che ieri ha lanciato un appello per le ricerche.
L’amore per la Germania era scattato durante il periodo Erasmus, tra il 2006 e 2007, alla Freie Universität, Libera Università, il più grande tra i quattro atenei di Berlino. Una città che unisce ragazzi di tutti i Paesi europei che qui trovano non solo ottime università ma anche un sistema di collocamento al lavoro efficiente.
Fabrizia aveva subito capito che sarebbe stato più facile qui trovare lavoro senza ricorrere ad altro che non al curriculum. E le piaceva essere immersa in un contesto così dinamico, a confronto con coetanei di tutto il mondo, in un sistema che ti agevola invece di respingerti. A iniziare dall’offrirti, se sei studente, l’abbonamento ai mezzi pubblici gratis. Oltre alla 4flow, ha lavorato anche a Bosch, sempre nella capitale tedesca. Sperando un giorno di poter tornare in Italia a fare quello che le piaceva veramente: scrivere. Tra gli articoli che Fabrizia ha pubblicato due anni fa per Berlino Magazine c’è il legame con il suo Paese: «L’azienda che assume più italiani a Berlino? È Zalando. Ecco perché»; e «Italia e Germania si confrontano alla vigilia del semestre italiano di presidenza del Consiglio Ue».
Su Twitter, il 5 dicembre, il giorno dopo il referendum costituzionale che ha dato ragione al «no», Fabrizia ha postato una scena de «La meglio gioventù», dove un professore universitario, durante un esame, invita il protagonista Nicola (Luigi Lo Cascio) a lasciare l’Italia, in cui non cambia mai nulla. E a @matteorenzi diceva: «Qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri, peccato presidente!».
Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, ipotesi di reato «attentato con finalità di terrorismo» e sono stati presi contatti con la polizia tedesca.