Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2016  dicembre 19 Lunedì calendario

SABECO, LA BIRRA VIETNAMITA CHE FA GOLA A MOLTI

E così ci siamo bevuti anche il Vietnam. Sì, questa volta ad arrendersi sono lassù ad Hanoi. Il secondo e unico vero capitalismo rosso del mondo, ovviamente dopo l’inarrivabile Dragone, ha deciso di liberarsi del 40% della Sabeco, la compagnia posseduta al 90% dallo stato che sta per Saigon Beer Alcohol Beverage Corp ed è meglio conosciuta, nel resto del pianeta, per due brand che agli intenditori non sfuggiranno: e cioè Saigon Beer, appunto, e 333. Sabeco non è solo un colosso di quei settori, come il drink & food, che in questo momento attirano l’appetito degli investitori da ogni dove. È soprattutto, con l’altro gigante del cibo vietnamita, il colosso del latte e non solo chiamato Vinamilk, una delle più grandi compagnie quotate all’Ho Chi Min Stock Exchange, per un valore di almeno 1,8 miliardi di dollari.
E visto che la Borsa intitolata all’uomo che volle realizzare il comunismo su questa Terra, al costo della guerra che fece precipitare nella vergogna l’America, è oggi una delle più floride di tutta l’Asia, e quest’anno in crescita addirittura del 14,5%, si capisce che le frizzantissime azioni della Sabeco facciano gola a tantissimi stranieri. Il Vietnam è visto ormai come la nuova frontiera non solo degli investitori ma anche di quel che resta della delocalizzazione: i costi di fabbrica in aumento in Cina hanno portato tanti business (anche cinesi) a traferirsi da Pechino a lì. Il 70% dei 90 milioni di abitanti è nato
dopo la guerra intestina e con gli yankee: quanti ragazzi non sanno neppure che c’era un ragazzo che come me. Solo il 6,5%, per dire, è over 65.
Eppure questo fiorente capitalismo di Stato, con il Pil che cresce a un tasso del 6,3%, solo un po’ meno di quello di Pechino, ha ingranato con lentezza la marcia dell’apertura al resto del mondo. Quei pettegoli del Wall Street Journal sostengono che è perché i governanti comunisti, ancora troppo inesperti di questo tipo di commerci, non si fidano del tutto: hanno paura di essere fregati. È per questo che avrebbero chiesto, come fa sapere sempre il giornale americano, l’assistenza di banche d’investimento internazionali? Beh, allora siamo a posto: quelle sì che non l’hanno mai data a bere a nessuno. Le Hong Xanh, Ceo della Sabeco, il produttore di birra in vendita.