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 2016  dicembre 21 Mercoledì calendario

CENERI PER SETTE

Justin Crowe, un designer di Santa Fe, New Mexico, ha creato Nourish, una collezione di ceramiche - tazzine, piatti, vasi e ciotole - fatte con le ceneri dei defunti. Prezzi: da 160 a 650 dollari a oggetto. Inizialmente la cosa doveva essere solo una performance artistica, ma l’interesse è stato tale che Crowe ha aperto una società, la Chronicle Cremations Designs (cremationdesigns.com). Tutto è iniziato due anni fa, quando il designer ha comprato centinaia di ossa umane da un commerciante specializzato, le ha ridotte in polvere e usate nella miscela per creare un set da tavola. Poi ha organizzato una cena e gli ospiti ne sono rimasti molto colpiti, tanto da richiedergli subito delle stoviglie personalizzate. Crowe: «Integrare le ceneri di qualcuno in ceramica è un modo di infondere loro memoria nella vita quotidiana. Così si può avere il caffè ogni mattina con i ricordi della nonna, o avere una ciotola sul tavolo che ricorda le cene di famiglia» (Luisa Mosello, Messaggero.it).


In Spagna il designer Gerard Moline ha creato “Urna bios”, un vaso da fiori grande poco più di una vaschetta da gelato che trasforma il defunto il un albero o pianta a propria scelta: l’urna è composta da una capsula superiore che contiene semi e da una parte inferiore dove inserire le ceneri del defunto. In vendita su www.urnabios.com a 75 euro più spese.

Andvinyly.com, fondato da Jason Leach, già produttore discografico negli anni Novanta. Il sito, per tremila sterline, offer la possibilità di trasformare le ceneri della persona amata in un vinile. Il quale porterà il nome del commemorato e conterrà la musica che si preferisce (dodici minuti di ascolto per lato) oppure la voce di chi è scomparso, o ancora i suoni che rievocano la sua esistenza (mare, vento, uccelli, ecc). Si accettano anche ceneri di animali domestici. Per diecimila sterline, un funerale speciale dove il disco suonerà per la prima volta.


La società svizzera Algordanza, specializzata nel trasformare i defunti in diamanti, è delusa per le poche richieste dall’Italia. Nel mondo realizzano 800-900 diamanti l’anno, per l’Italia nemmeno 10. Ora, inoltre, Carlo Giovanardi vuole vietare la diamantizzazione estendendo il reato di vilipendio di cadavere. L’operazione di trasformare in Svizzera le ceneri del defunto costa 14 mila euro se si richiede un diamante da 1 carato, 4 mila se si vuole il diamante più piccolo da 0,3 carati. I diamanti si realizzano con la cenere umana, attraverso un complesso procedimento che la trasforma prima in carbonio e poi in grafite con acidi, presse, e forni, riproducendo in laboratorio i processi millenari della Terra. Tedeschi, austriaci e giapponesi sono i maggiori clienti di Algordanza.


«Una persona di media statura contiene abbastanza carbonio da produrre una cinquantina di diamanti da un carato» (Mark Bouffard, portavoce di LifeGem Memorials, una società di Chicago che ha avuto per prima l’idea).


In Italia la diamantizzazione delle ceneri umane è possibile dal 2009.

Lo psichiatra Vittorino Andreoli a proposito di quelli che traformano le ceneri dei loro cari in diamanti: «Per superare un lutto, è preferibile un percorso di elaborazione per portare dentro di sé il ricordo della persona cara che si è perduta. In questo modo la si fa rivivere stabilendo una relazione. Questa strada è più equilibrante, rispetto alla proiezione della persona scomparsa su un oggetto. Il tentativo di vincere il distacco “mostrando”, esprime anche un certo senso del macabro: trasformo le ceneri dell’amato in gioiello e mi adorno. Quindi mi imbelletto della morte. Qui non siamo vicini all’elaborazione del lutto. L’elaborazione è un processo mentale privato, non ha bisogno di mostrare niente. Anche Giovanna la Pazza si portava dietro la cassa da morto col corpo del marito, Filippo il Bello».

In Italia è possibile disperdere le ceneri nei fuochi artificiali grazie ai servizi di un’impresa funebre veneta, la Zanirato. Il titolare Alessandro: «Le ceneri vengono messe all’interno di un tubo, appositamente brevettato e mescolate con la polvere pirica. Dopodiché, il familiare può sparare. Tutto è elettronico e senza nessun rischio. Basta schiacciare il bottone e le ceneri vengono lanciate a 200 metri dal suolo». La famiglia può scegliere la tinta del botto, in base ai gusti propri o del defunto. Oltre al costo della cremazione (mai superiore ai 600 euro), per lo spettacolo pirotecnico bisogna aggiungere circa 3000 euro.
Negli Stati Uniti alcune agenzie funebri garantiscono lo spargimento in volo nel Grand Canyon o sulle Hawaii.

Le ceneri possono essere anche spedite nello spazio. La Celestis di Houston offre un lancio in orbita a bordo di minuscoli missili dalla base militare californiana di Vandenberg. Dopo aver passato alcuni anni a girare attorno alla Terra, i piccoli satelliti sono destinati a precipitare nell’atmosfera, disintegrandosi. Questa opzione, che costa 20 milioni di dollari, è stata scelta fra l’altro dallo scrittore di fantascienza Timothy Leary e dall’autore di Star Trek Gene Roddenberry. Oltre a loro, la Celestis ha lanciato in orbita più di cento persone: «Le famiglie possono guardare in alto e sapere che fra le lucine più brillanti del cielo notturno c’è anche quella del loro caro», spiega il portavoce di Celestis Cristopher Pancheri.

L’astrologo Eugene Shoemaker, scopritore della cometa Shoemaker-Levy, ha preferito l’alternativa, molto più cara, di farsi sparare ben oltre l’orbita terrestre, verso lo spazio profondo.

Il primo funerale nello spazio fu celebrato il 21 aprile 1997. Le ceneri di ventiquattro persone, tra cui Gene Roddenberry, il creatore di Star Trek, furono spedite in orbita col razzo Pegasus.


Se lo scomparso era un amante del mare, ci si può rivolgere a Eternal Reefs, una società di Decatur (Georgia) che incorpora le ceneri nelle scogliere artificiali che si estendono al largo della Florida. «L’idea», spiega il presidente Don Brawley, «mi è venuta quando me l’ha chiesto mio suocero prima di morire. Mio suocero mi disse: meglio passare l’eternità in mezzo ai pesci che sottoterra in compagnia di altri morti». Da allora centinaia di persone hanno scelto di fondersi in scogli di cemento, per riposare in eterno a contatto con il mondo sottomarino. L’opzione più economica (850 dollari) offerta da Eternal Reefs è la barriera “comunitaria”, in cui le ceneri di un centinaio di clienti vengono mischiate insieme per formare scogliere più grandi: una specie di cimitero sottomarino, che corre lungo la costa tra la Florida e il South Carolina.


Per chi vuole appendere il caro estinto al muro, c’è Eternally Yours Memorial Art, un’azienda che ha sede in Mississippi e sta spopolando con i suoi quadri astratti, in cui le ceneri vengono mischiate ai colori a olio per diventare un’opera d’arte. Bettye Brokl ha fatto il suo primo esperimento con le ceneri di sua madre, che ha trasformato in diversi dipinti per regalarli poi a tutti i nipoti a Natale. L’idea è piaciuta talmente tanto che in breve hanno cominciato ad arrivarle richieste da tutto il Paese. I prezzi oscillano fra i 350 e i mille dollari. I clienti possono indicare i temi e i colori preferiti, per intonare il quadro alla tappezzeria, oppure per riflettere meglio l’animo del defunto.

La biologa svedese Susanne Wiigh-Mäsak ha brevettato un procedimento per trasformare il cadavere in compost rispettando l’ambiente: un apposito macchinario porta il corpo a -18 °C per poi abbassare di colpo la temperatura a -196° C con l’azoto liquido. La salma, fragile come il vetro, viene ridotta in polvere da onde sonore. Infine una camera a vuoto estrae i liquidi mentre un separatore di metalli elimina i corpi estranei. Alla fine, un corpo di 75 kg si riduce a 25 kg di granulato completamente organico, pronto per essere seppellito in una scatola biodegradabile: nell’arco di un anno il corpo torna a essere terra.


In un convegno internazionale d’igiene riunitosi a Torino nel 1880, si scelse definitivamente il termine “cremare” (dall’omofono latino cremare), per riferirlo ai cadaveri umani, limitando l’uso del verbo ”incenerire” (dal latino cinis, cineris) alla combustione dei resti animali.


Mark Gruenwald, ex direttore della casa editrice ”Marvel”, nel suo testamento chiese che le avventure di una delle sue creazioni, lo “Squadron Supreme”, venissero stampate con inchiostro misto alle sue ceneri. Morto nel 1996 per un attacco cardiaco, in edicola arrivò la ristampa a tiratura limitata di una avventura del 1985-86 dei supereroi dello “Squadron Supreme” stampata secondo le sue volontà con l’inchiostro che ne conteneva le ceneri.

Edward Haedrick, l’inventore del Frisbee, prima di morire ha chiesto alla sua famiglia di riciclarlo in un frisbee per farci giocare i nipoti.


Le ceneri di Sid Vicious, sparse al vento nell’aeroporto di Heathrow e ancora circolanti nell’impianto dell’aria condizionata (leggenda smentita dal socio Malcolm McLaren: «Sua madre le fece cadere a terra in un bar e una cameriera le spazzò via»).



Le ceneri dello scrittore Truman Capote comprate all’asta a Los Angeles lo scorso settembre, da un anonimo americano, per 45mila dollari. A organizzare la vendita la casa d’asta Julien’s Auctions. Fu lo stesso Capote a chiedere alla sua amica Joanne Carson di custodire le sue ossa cremate in una scatola di legno intagliato giapponese. Carson ha conservato quella scatola nella camera da letto di Capote, coinquilino durante la scrittura di Colazione da Tiffany, fino al giorno della propria morte, avvenuta lo scorso anno. Dopo, l’amministrazione delle ceneri è passata, come la casa e i mobili all’interno, all’agenzia immobiliare che non «sapeva cosa farne». L’urna è stata rubata due volte e due volte restituita, mentre nel 2013 è stata «invitata» alla prima di uno spettacolo di Broadway dedicato a Colazione da Tiffany.


Le ceneri di Renato Bialetti, per volontà dei figli, esposte al funerale in una grossa moka con il disegno dell’omino coi baffi.

Le ceneri di Steve McQueen furono sparse nel Pacifico.

Le ceneri di Maria Callas furono gettate in mare. Il regista Franco Zeffirelli, amico della cantante, racconta che lei mai e poi mai avrebbe voluto essere cremata. E che lei stessa ripeteva che mai e poi mai sarebbe andata a trovare al cimitero qualcuno che si fosse fatto cremare.



Le ceneri del campione di tiro al piattello Tony Mullen, inserite in alcune cartucce che furoo sparate dai suoi amici. La vedova Elisabeth: «Sono le ultime volontà di mio marito».
Marie-Jo, figlia di Simenon e Denyse Ouimet, a venticinque anni, dopo aver strappato un «ti amo» a suo padre, scrisse un biglietto chiedendo d’esser cremata con indosso l’anello regalatole dallo scrittore e si sparò un colpo di rivoltella al cuore. Simenon sparse le sue ceneri ai piedi del cedro in giardino, e dispose che fosse fatto lo stesso con le proprie: «Se veniamo seppelliti, siamo mangiati dai vermi, ma se siamo cremati andiamo nei fiori».



In Giappone il condannato a morte viene rinchiuso senza che sia comunicato né a lui, né ai suoi famigliari quando salirà sul patibolo. La famiglia lo saprà solo quando riceverà l’avviso di andare a ritirare un pacco all’ufficio postale con le ceneri del condannato, cremato a spese dello Stato.

In India l’usanza delle pire funebri è legata al principio induista della reincarnazione: il corpo non ha valore poiché si rinasce numerose volte. A Benares, sul fiume Gange, accanto alla cremazione con le fascine sono comparsi moderni forni crematori che riducono in cenere anche le ossa. In affluenti come il Bagnati, che solca Kathmandu, le pire denunciano le differenze di classe: su una sponda ardono vivaci le spoglie dei ricchi, nell’altra quelle modeste dei poveri. Poiché le fascine costano, spesso i corpi dei meno abbienti vengono cremati male. Appartiene perlopiù al passato la tradizione della “sati”, in cui la vedova si gettava sulla pira del marito per morire con lui. Il rito, vietato nel 1827, riguardava soprattutto le caste più alte. Con un effetto pratico: se moriva anche la vedova, i beni restavano alla famiglia del marito. Giustificata dagli integralisti indù (garantirebbe 35 milioni di anni in paradiso alla sposa in felice unione con il marito), la sati è stata solo sporadicamente praticata in tempi recenti. L’Indian Commission of Sati Prevention Act registra nel 1999, nell’Uttar Pradesh, il sacrificio di una donna di 54 anni; nel 2006 la sati di una signora di 35 anni; nel 2008 si è immolata una vedova 75enne.



Per tenere sempre con sé il caro estinto gli Yanomami dell’Amazzonia ne masticano le ceneri mescolate a tabacco.


Mausolo, satrapo della Caria anatolica, morì nel 353 a.C. Sua moglie, che era anche sua sorella, addolorata dalla perdita, costruì per lui ad Alicarnasso una tomba così imponente che da allora tutti i monumenti funebri presero il nome di «mausoleo». E poi, come atto d’amore estremo, bevve le ceneri del fratello dissolte nel vino.


Prima di cremare i cadaveri greci e romani antichi aspettavano tre o più giorni per essere sicuri dell’avvenuto decesso. Il rito di cremazione romana prevedeva che prima di consegnare il corpo alla pira, il morto fosse chiamato ad alta voce per tre volte, e la pratica di un taglio a un dito per vedere se sanguinasse.

Alla cremazione di un imperatore romano, si liberava un’aquila accanto alla pira funebre perché conducesse l’anima imperiale in cielo.



La cremazione era in voga fra gli Etruschi, i Greci e i Romani, in accordo con le idee platoniche secondo le quali l’anima doveva separarsi dal corpo corruttibile per salire pura nell’Iperuranio, dove dimenticare e reincarnarsi. Poi, in epoca cristiana, fu vietata: poiché con la resurrezione il corpo si sarebbe ripresentato, ne andava rispettata l’integrità. La cremazione era ancora tabù e vista come una trovata massonica ai tempi di Garibaldi (che, contro il suo volere, finì seppellito) e venne liberalizzata solo nel 1888 dal governo Crispi.

Nel 1963 la Chiesa consentì formalmente questa pratica, pur continuando a raccomandare l’inumazione.

Di recente sul tema delle cremazioni è arrivato il via libera condizionato della Chiesa. La Congregazione per la Dottrina della Fede in un documento sottolinea che la cremazione dei defunti, che “deve avvenire dopo la celebrazione delle esequie non è vietata dalla Chiesa” se non è fatta per una scelta di contrarietà alla fede. “Laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione del cadavere non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l’oggettiva negazione della dottrina cristiana sull’immortalità dell’anima e la risurrezione dei corpi” sottolinea ancora il documento del Vaticano. “La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti” anche se “la cremazione non è vietata, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”. Il documento della Santa Sede specifica anche che è vietata “la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo. Le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nei cimiteri. La conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita”. Stesso discorso per la conversione delle ceneri “in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione”.


In Inghilterra la dispersione è comunissima (solo l’1% dei cremati finisce nei loculi e tutti i cimiteri hanno un “campo delle rimembranze” preposto alla dispersione). In Italia è permessa solo dal 2011, in un luogo a piacimento, purché si avvisi il Comune e si rispetti la distanza dalle abitazioni prevista dai regolamenti municipali. Le ceneri possono anche essere tenute in casa. La Chiesa, invece, non consente né la dispersione, né la detenzione in casa.

La cremazione in Europa è in costante aumento. In Svizzera segue il 90% dei decessi; in Danimarca e Svezia il 77%; in Inghilterra il 73%. In Giappone è obbligatoria.




Il mercato della cremazione in Italia è in continua espansione ma il nostro paese rimane il fanalino di coda d’Europa quanto a numero di feretri cremati. Lo afferma il Codacons. In Italia la quota di defunti cremati è pari al 21% del totale; una percentuale lontanissima dal 70% del Regno Unito e dei maggiori Paesi nordeuropei. In tutta Italia, nel 2015 si sono registrate 137.165 cremazioni di defunti, contro i 117.956 del 2014 (crescita del +16%). L’Emilia Romagna, con 17.823 cremazioni effettuate e 10 impianti crematori attivi, è al terzo posto tra le Regioni in cui avvengono più cremazioni, dietro a Piemonte (20.742 cremazioni e 11 impianti) e Lombardia (36.106 cremazioni e 12 impianti).



In Italia i servizi comunali di cremazione costano circa 400-500 euro.

Il settore della cremazione genera in Italia un giro d’affari attorno ai 70 milioni di euro (dato 2015), con tariffe estremamente diversificate sul territorio.


Il pellettiere fiorentino Daniele Scheggi si è inventato le urne-borsetta: prezzo 160 euro. Ce ne sono anche a forma di orologio, di quadro o di scrittoio: sotto si mettono le ceneri, sopra la carta da lettere. Molto richieste anche le urne per animali domestici, soprattutto per cani e gatti.



Blondi, la cagnetta alsaziana di Adolf Hitler dal 1933 al 1946, uccisa dal Fürer che, già deciso a suicidarsi, provò su di lei l’effetto delle capsule di veleno del dottor Werner Hasse. Sepolta davanti all’uscita di emergenza del bunker di Berlino, venne poi cremata insieme a Hitler e Eva Braun: le sue ceneri sono ora da qualche parte in Klausenerstrasse.

L’attrice Drew Barrymore: «Se morissi prima del mio gatto, vorrei che le mie ceneri venissero sparse nella sua ciotola, per rivivere in lui».


Sul comò di Valentina Cortese, un cocchio rosa tirato da asinelli, con dentro le ceneri dell’amatissimo yorkshire Picudì caduto dal davanzale di una finestra.
Michela Rocco di Torrepadula conserva in salotto, in un’urna argentata, le ceneri della sua amata barboncina Gilda.


«Io rompo anche da morta. Per esempio non voglio assolutamente essere lasciata sola nell’intervallo di tempo tra la morte e la cremazione. Ci dovrà essere qualcuno a vegliarmi, fosse anche uno che devono pagare, perché nessuno mi deve toccare» (Laura Pausini).


«Preferisco la cremazione a un seppellimento, e tutti e due a un week-end con mia moglie» (Woody Allen).

Daniel Radcliffe, l’Harry Potter cinematografico, a 18 anni aveva già deciso cosa si dovrà fare con le sue ceneri, dopo la morte: «Voglio essere sparato nell’aria con un cannone. L’ho visto in un film e ho pensato: che bel modo di passare all’eternità. Voglio che sul cannone ci sia scritto “Lasciate che riposi in pace”».

«Odio le bare e i vermi. Ho chiesto di esser cremato. E che i miei cari spargano le ceneri dove cavolo gli pare» (Robert Duvall, 85 anni).

«Mi piace l’idea di poter viaggiare anche da morto e l’idea di una tomba non mi piace. Già deciso: cremazione, ceneri al vento e via» (Capello)

«Ho sniffato le ceneri di mio padre» (Keith Richards).