20 dicembre 2016
APPUNTI PER GAZZETTA - LA STRAGE DI BERLINO
REPUBBLICA.IT
ORMAI è certo: l’attacco di ieri sera a Berlino in cui un camion è piombato a tutta velocità sulla folla che visitava i mercatini di Natale, uccidendo 12 persone (sei delle quali sono cittadini tedeschi) e ferendone 48 è il risultato di "un attentato". Lo conferma il ministero dell’Interno tedesco. E c’è un’italiana tra i dispersi, Fabrizia di Lorenzo. A confermarlo a Repubblica, dopo la notizia diffusa dall’Huffington Post, è l’ambasciatore italiano in Germania, Pietro Benassi: "Stiamo lavorando su una persona e abbiamo motivi di essere preoccupati". Benassi non ha perso del tutto la speranza che la donna possa risultare tra i 48 feriti: non tutti sono stati identificati. La madre Giovanna e il fratello Gerardo sono attualmente a Berlino, assistiti in ambasciata. Fabrizia ha 31 anni, vive da anni a Berlino - non lontano dal luogo dell’attentato di ieri - e lavora in un’azienda di logistica, 4Flow. La procura di Roma ha aperto un fascicolo per attentato con finalità di terrorismo.
La polizia, tuttavia, non ha ancora identificato tutti e 48 feriti, "abbiamo ancora qualche margine" per pensare che la donna possa essere tra di essi, ha aggiunto l’ambasciatore. Il ministero dell’Interno, Thomas De Maizière, ha parlato in conferenza stampa di 48 feriti di cui 18 gravi e ha confermato che i morti sono dodici. Tra i feriti ci sarebbero anche due italiani. Entrambi i nostri connazionali sarebbero rimasti feriti in modo lieve. Uno dei due sarebbe già stato dimesso dall’ospedale.
Dubbi sull’arrestato. Intanto si preannuncia una svolta sconvolgente nelle indagini. La polizia di Berlino ha ammesso di non essere certa che il pachistano ventitreenne arrestato ieri sia l’attentatore che era alla guida del Tir. Il responsabile potrebbe essere ancora a piede libero. Il presidente della polizia di Berlino, Klaus Kandt, ha confermato le indiscrezioni di stampa. L’uomo, fermato a circa due chilometri dal luogo della tragedia, è un richiedente asilo che si trova a Berlino dallo scorso febbraio. Era conosciuto alla polizia per reati minori, ma non per una radicalizzazione estremista. Il sospetto, che ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’attacco, è stato individuato dopo l’attacco e inseguito da alcuni testimoni che hanno avvertito la polizia. L’uomo ha attraversato il Tiergarten, grande parco al centro di Berlino, ed è stato poi bloccato dalla polizia all’altezza della Colonna della vittoria. Per avere la conferma che si tratti dell’attentatore, le autorità tedesche hanno disposto il test del dna del sospettato con le tracce biologiche trovate nel camion.
Il ricordo di Nizza. Un’azione che ricorda da vicino l’attentato della scorsa estate a Nizza. Anche la polizia tedesca, in un tweet all’alba, ha ammesso che è "probabilmente un attentato terroristico". Il procuratore generale tedesco, Peter Frank, ha detto in una conferenza stampa che l’attentato di ieri a Berlino potrebbe avere uno "sfondo terroristico" proprio a causa del suo "obiettivo" e del "modus operandi" simile a quello di Nizza.
Merkel invita all’unità. Angela Merkel, che nel pomeriggio è andata sul luogo della strage, ha parlato nella sede della Cancelleria: "Non vogliamo vivere nella paura anche se queste sono le ore della paura nel nostro Paese", ha detto. E anche se "sarebbe intollerabile se si confermasse che a compiere questo atto è stata una persona che ha chiesto protezione e asilo in Germania", ha assicurato che il Paese "continuerà a dare sostegno a chi vuole integrarsi".
Attacco Berlino: il fermo del sospetto
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Berlino, il giorno dopo l’attacco: l’alba sul mercato di Natale colpito
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Attacco a Berlino, Mastrobuoni: "Ora la svolta a destra del partito di Merkel"
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Blitz polizia in campo profughi. A conferma che la polizia è alla ricerca del vero conducente c’è il blitz che alle 4 del mattino, secondo quanto riferisce Die Welt, unità speciali della polizia hanno effettuato in un hangar dell’ex aeroporto di Tempelhof, nella capitale tedesca, dove da un anno è stato allestito un grande campo che accoglie i profughi. Gli agenti, circa 200, stanno registrando tutte le strutture e per il momento non è stato effettuato alcun arresto.
A indagare sull’attacco è l’Ufficio federale per le Indagini criminali tedesco (Bka), che si dice preoccupato della possibilità che l’autore e gli autori dell’attentato a Berlino siano ancora a piede libero o eventualmente armati.
Attacco a Berlino, Guolo: "L’Isis non lancia più appelli, basta la Rete"
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Controlli più rigidi... Il clima si fa sempre più teso e sale l’allerta."Aumenteremo la presenza di polizia a Berlino per poter mettere in sicurezza tutta la città, soprattutto nei mercati di natale... Affinchè i berlinesi non vivano nel terrore", hanno annunciato oggi gli inquirenti.
"Dobbiamo essere in grado di esaminare" ogni singolo profugo che entra in Germania, ha detto in un’intervista il capogruppo del Partito popolare (Ppe) al Parlamento europeo, il tedesco Manfred Weber, che ha comunque esortato a non generalizzare. Anche la leader del partito nazional-populista Alternative fuer Deutschland (Afd), Frauke Petry, ha detto che "la Germania non è più sicura" e che sarebbe dovere di Angela Merkel comunicarlo ai cittadini.
...ma i mercatini restano aperti. Nonostante la paura, il ministero dell’Interno ha garantito che non saranno cancellati o chiusi i mercati di Natale in Germania. Solo oggi le bancarelle restano chiuse in memoria delle vittime di Breitscheidplatz. Confermata anche la festa di fine anno alla porta di Brandeburgo.
Massima attenzione. L’allerta resta alta anche in altri Paesi. Scotland Yard ha annunciato di voler rivedere i suoi piani di sicurezza per Londra nel periodo delle festività, dopo i "terribili fatti" di Berlino e Ankara. La polizia della capitale britannica si sta preparando anche contro la minaccia di un eventuale camion lanciato ad alta velocità contro la folla. Al Viminale il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha convocato una riunione del comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), mentre il presidente francese, Francois Hollande, ha dichiarato che in Francia "esiste un alto livello di minaccia terroristica". Nessuna misura di sicurezza supplementare è stata, invece, disposta in Belgio, hanno deciso il ministro dell’interno del Belgio Jan Jambon e il Centro di crisi. Quest’ultimo ha semplicemente invitato la polizia locale a fare più attenzione e a eventualmente rafforzare la sicurezza dei mercatini di Natale con blocchi di cemento. Il livello di allerta terroristica in Belgio resta infatti al momento invariato a 3 su una scala di 4. Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano ha ribadito che anche in Italia "non esiste rischio zero" e l’allerta terrorismo "resta sempre altissima".
Polacco il secondo uomo sul Tir. Intanto è confermato che l’uomo morto trovato nella cabina del mezzo era polacco. Si tratta del vero autista, sul corpo aveva segni di violenze, tumefazioni e anche una ferita da taglio. Lo ha affermato Ariel Zurawski, titolare della ditta proprietaria del veicolo e cugino dell’uomo, che ha dovuto riconoscere tramite una fotografia. La vittima, 37 anni, lascia moglie e un figlio di 17 anni, pesava 120 chili ed era alto più di un metro e ottanta, ha riferito ai media polacchi Zurawski, la cui società ha sede nei pressi di Gryfino, nel nordovest della Polonia. "Una sola persona non avrebbe potuto avere ragione di lui", ha aggiunto.
In serata, il proprietario del camion registrato in Polonia aveva informato di non avere più contatti con il suo autista dal pomeriggio di lunedì. Neppure la moglie era riuscito a contattarlo. "Non so cosa gli sia successo. Lo conosco fin dall’infanzia. Garantisco per lui", aveva raccontato, Ariel Zurawski, che ha spiegato che il camion è stato dirottato e ha aggiunto che il cugino avrebbe dovuto sostare a Berlino fino ad oggi a causa di un ritardo nella consegna.
Camion sulla folla a Berlino, la notizia sui siti stranieri
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Dal satellite tracce di numerosi tentativi di far muovere il Tir. Non una, ma diverse volte nel pomertiggio di ieri il Tir sarebbe stato acceso e spento, senza muoversi. A rivelarlo sono le registrazioni satellitari: per quasi 4 ore qualcuno a bordo del Tir ha acceso e spento più volte il veicolo come se stesse cercando di capire come farlo muovere.
Un sito di notizie economiche polacco, Money.pl., ha reso noto che l’azienda proprietaria del camion ha cercato di raccogliere alcune informazioni sui movimenti del mezzo. "Era come se qualcuno lo accendesse e spegnesse cercando di farlo andare", ha raccontato un dipendente. Un primo tentativo c’è stato alle 15:44. Nell’ora successiva più nulla. Un ulteriore tentativo, alle 16:52 e a quel punto il motore è rimasto acceso fino alle 17:37, ma il veicolo non si è mosso. Probabilmente ci sono stati anche altri tentativi, poi il tir alle 19:34 ha cominciato a muoversi in direzione Berlino.
Secondo il gestore della società, Lukasz Wasik, accendere il motore non era il tentativo di riscaldare la cabina di guida, perché gli autisti hanno altri sistemi per farlo: "È come se qualcuno cercasse di imparare a guidare il veicolo e avesse difficoltà a farlo muovere".
Camion rubato Secondo la tv polacca Tvn24, il Tir sarebbe stato rubato nella capitale tedesca attorno alle 16 di ieri pomeriggio. I media polacchi ritengono probabile che il presunto terrorista abbia preso possesso del mezzo, estromettendo il conducente che potrebbe essere il cittadino polacco trovato morto sul sedile dell’accompagnatore. Il Tir era arrivato dall’Italia, da dove era partito il 16 dopo aver caricato dei laminati in uno stabilimento della Brianza, in Lombardia e trasportava ponteggi di acciaio che avrebbero dovuto essere scaricati a Berlino. L’azienda di trasporti ha sede in un piccolo paese vicino Stettino, nel nord-ovest della Polonia, al confine con la Germania.
Il cordoglio. Il presidente russo Vladimir Putin, che ieri aveva usato parole dure contro l’attentato in cui ad Ankara è morto l’ambasciatore russo in Turchia, definendolo ’una provocazione’, in un messaggio inviato al presidente tedesco Joachim Gauck e alla cancelliera Angela Merkel, ha dichiarato che "il crimine commesso contro i cittadini civili sconvolge per la sua crudeltà e il cinismo". Nella notte Barack Obama ha telefonato alla cancelliera e ha offerto "il pieno sostegno degli Stati Uniti alla Germania nell’indagine".
"Siamo tutti scioccati" per l’attacco di Berlino, ha detto la premier britannica Theresa May. "Dolore per la strage di Natale a Berlino e vicinanza ad Angela Merkel e a tutto il popolo tedesco" è stato espresso in un tweet dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che poi ha telefonato alla cancelliera. "Profondamente colpito e addolorato dalla notizia dello spregevole attacco" si è dteto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. "Le nostre lacrime e il nostro cuore con i fratelli tedeschi e con Berlino", ha scritto su Twitter il segretario del Pd, Matteo Renzi, esprimendo il proprio cordoglio l’attacco.
ANALISI DE FEO
1,4mila
"RADDOPPIATE i vostri sforzi, colpite i crociati: americani, europei, traditori turchi, comunisti russi, tiranni arabi". L’ultimo appello trasmesso dalla roccaforte di Mosul era una chiamata alle armi per sincronizzare le cellule pronte a sacrificarsi per il Califfato. Solo due settimane fa, il portavoce dell’Isis aveva indicato le priorità su cui concentrare gli attacchi, promettendo all’Occidente: "Vi ricorderete di queste parole". E adesso quella minaccia sembra assumere una micidiale concretezza.
Nel giro di poche ore ci sono stati il raid contro i turisti in Giordania, la strage di Berlino, l’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara e una sparatoria dai contorni ancora oscuri a Zurigo. Difficile capire se esista un’unica regia dietro questi assalti ma almeno per il massacro delle bancarelle di Natale la matrice appare chiara, testimoniata dalle modalità dell’aggressione: la stessa della carneficina di Nizza, la stessa degli attentati condotti negli anni scorsi contro due mercatini natalizi in borghi francesi.
Ancora una volta, l’Occidente deve fare i conti con la forza dell’Isis, con quel credo estremo che gli permette di radunare nuovi uomini pronti a dare la vita per la jihad. Solo nel 2016 in nome della lettura più radicale del Corano mille kamikaze si sono fatti saltare in aria sui campi di battaglia di Raqqa, Mosul e Sirte. Molti altri, spesso giovanissimi, talvolta impugnando solo un coltello, in Europa si sono scagliati contro vittime innocenti nelle chiese, sui treni, all’uscita dei concerti. E tanti restano in attesa di entrare in azione, ovunque, obbedendo a un rete clandestina che non si riesce a smantellare.
Alle sconfitte sul terreno in Iraq, in Siria, in Libia, il Califfato risponde con azioni spettacolari. Abu al Hassan al Muhajir, l’ultimo portavoce del Califfato, lo scorso 5 dicembre aveva ribadito l’ordine per i volontari della morte: "Restate dove siete, colpiteli in Occidente: nelle loro case, nei loro mercati, nei loro ritrovi, nelle loro strade, dove meno se lo aspettano. Bruciate la terra sotto i loro piedi. Le vostre operazioni faranno la differenza, cambieranno la situazione".
Non è un caso che gli attentati si siano concentrati sulla Germania. Il governo tedesco non partecipa ai bombardamenti in Iraq e Siria ma ha dato una risposta ancora più forte al messaggio di odio di Al Baghdadi: ha aperto le porte a mezzo milione di profughi nel solo 2015. Di sicuro, Europa e Stati Uniti hanno commesso numerosi errori nell’incapacità di affrontare le crisi del vicino Oriente, chiudendo gli occhi per anni sulla sofferenza di popoli abbandonati in balia della barbarie. Ma lo sbaglio più grave potremmo commetterlo oggi, replicando alla brutalità di pochi con la discriminazione
verso una moltitudine disperata in cerca d’asilo. Ormai da quindici anni ripetiamo che questa è anche una guerra di civiltà, in cui solo la difesa dei nostri valori di democrazia, di rispetto e di solidarietà può creare una barriera contro il terrore.
MERKEL
5,1mila
"Dobbiamo presumere si sia trattato di un attentato terroristico". Vestita di nero e visibilmente scossa, Angela Merkel ha reso poco fa la sua prima dichiarazione dopo il gravissimo attacco di ieri al mercatino di Natale di Breitscheidplatz, nel cuore della vecchia Berlino Ovest, che ha lasciato sull’asfalto dodici morti e 48 feriti. La cancelliera si è detta "sconvolta" e "triste" e ha promesso di agire con la "massima severità che le leggi tedesche consentono".
Merkel ha aggiunto che se l’attentatore fosse un profugo si tratterebbe di un dettaglio "particolarmente orrendo, dinanzi ai numerosi tedeschi che aiutano i migranti e i numerosi migranti che cercano davvero protezione nel nostro Paese". Ma ha anche ribadito, con il tipico misto di umiltà e coraggio, che "non ho risposte semplici" e che "non dobbiamo rinunciare ai mercatini di Natale, alle belle ore con la nostra famiglia. Non vogliamo vivere paralizzati dalla paura. Troveremo la forza per continuare ad essere uniti, aperti, liberi".
Una risposta anche a chi, con ributtante cinismo, le ha già buttato addosso i morti di Berlino. Il compagno di Frauke Petry ed esponente di spicco dei populisti dell’Afd, Marcus Pretzel, ha già dichiarato ieri sera che "bisogna smetterla con questa ipocrisia! Questi sono i morti di Merkel!". La stessa Petry ha parlato di "importazione irresponsabile" di terroristi. Tutto ciò ieri sera, nel bel mezzo di una situazione caotica, in cui si accavallavano notizie mai confermate sull’identità del killer.
Secondo le ultime indiscrezioni - non confermate dalla polizia - si tratterebbe di Navid B., un pachistano ventitrenne arrivato alla fine del 2015 in Germania che avrebbe dormito negli hangar del vecchio aeroporto del "ponte aereo", Tempelhof. Per gli inquirenti è difficile stabilire l’identità certa dell’attentatore: ne avrebbe cambiate alcune. Inoltre sarebbe noto alla polizia per piccoli precedenti, ma non per una radicalizzazione religiosa.
Al di là della destra destra xenofoba si sono levate anche voci nella Grande coalizione che chiedono, come nel caso del capogruppo dei popolari al parlamento europeo Manfred Weber ma anche del governatore della Baviera e capo della Csu, Horst Seehofer, di cambiare le politiche sui profughi.
Merkel ha già impresso una svolta a destra alla Cdu al recente congresso di Essen: l’unico modo per ricompattare attorno a sé il suo partito, dilaniato dalla crisi dei profughi e da cinque elezioni nei Land negli ultimi dodici mesi andate malissimo. La scorsa settimana sono ripresi dunque i rimpatri di decine di afghani, tra critiche dell’opposizione e dei commentatori, poco convinti che l’Afghanistan, ancora infestato di talebani, possa essere considerato un Paese "sicuro".
Su due punti, però, la cancelliera tenta di resistere soprattutto alle pressioni dei bavaresi della Csu. Primo, come ha ribadito anche al congresso, non cede sul rifiuto di stabilire un tetto ai profughi, come continua a chiedere Seehofer. In secondo luogo Merkel ha fatto capire anche stamane che non
intende militarizzare il Paese, come vorrebbe qualcuno. Peraltro è chiaro che l’idea di piazzare dei cavalli di Frisia o delle barriere di cemento davanti alle centinaia di mercatini di Natale che riempiono in questa stagione le piazze di tutta la Germania è piuttosto delirante.
GUOLO
L’attentato al mercatino di Natale della città tedesca è un’imitazione dell’attentato di Nizza. "Una jihad della vita quotidiana che non colpisce più obiettivi politici e che è difficile da arginare". È questa l’analisi di Renzo Guolo dopo l’attacco di lunedì sera. "La radicalizzazione viaggia in rete, non c’è bisogno di chiamate dirette contro il nemico occidentale"
STRANIERI IN GERMANIA
REPUBBLICA.IT
Più di due milioni di arrivi nel solo 2015, con un saldo netto di 1,16 milioni di nuovi abitanti stranieri: sono cifre senza precedenti quelle fotografate dal "Rapporto Immigrazione 2015" pubblicato nei giorni scorsi, il 14 dicembre, dal Bundesamt für Migration und Flüchtlinge, l’Ufficio federale tedesco per le migrazioni e i rifugiati.
Su 2,14 milioni di arrivi complessivi registrati in Germania l’anno scorso, 2,02 milioni riguardavano stranieri con un saldo netto - dedotti i non tedeschi che hanno lasciato il paese nel corso dell’anno - di 1,16 milioni. Rispetto all’anno precedente, il 2014, l’incremento è del 49 per cento.
Dal 2010 in poi, la crescita è stata costante ma l’impennata degli ultimi anni è impressionante. Dai 684mila stranieri del 2010 agli 842mila del 2011, ai 966mila del 2012 divenuti 1,11 milioni nel 2013 e 1,34 nel 2014 per poi sfondare il muro dei due milioni lo scorso anno.
In tutto, dedotti coloro che se ne sono andati nel frattempo, in sei anni sono tre milioni di stranieri in più in un paese di 81 milioni di abitanti. Ma più della metà di questi nuovi arrivi sono avvenuti in due anni, tra il 2014 e il 2015.
"L’anno 2015 - si legge nel rapporto - è stato caratterizzato in modo netto dall’elevata immigrazione di persone in cerca di protezione" con "476.649 richieste d’asilo", il 135 per cento in più rispetto alle 202.834 del 2014.
Sempre nel 2015, il paese da cui sono arrivati più immigrati in Germania è la Siria, con 327mila persone in aumento del 403 per cento rispetto al 2014 quando furono 65mila (diecimila se ne sono invece andati). Ma la seconda nazionalità tra i nuovi ingressi probabilmente sorprenderà qualcuno perché proviene da un altro paese europeo: la Romania. Sono stati 213mila i romeni immigrati (+11 per cento), con 127mila andati via nel frattempo. Ed è europea anche la terza nazionalità più rappresentata tra i nuovi ingressi: sono i polacchi, con 196mila arrivi e 132mila partenze. Gli afgani, quarto popolo tra gli arrivi, sono 95mila ma con solo cinquemila ripartiti. Per questo nel saldo netto sono i siriani e gli afgani, con 316 e 90 milioni di persone in più, le due nazionalità aumentate in misura maggiore: romeni e polacchi sono cresciuti di 86 e 64 milioni.
Dalla Thailandia, dal Kazakhstan e dalla Russia
sono arrivate soprattutto donne (rispettivamente 72, 61 e 60 per cento); mentre da Pakistan, Marocco, Somalia, Afghanistan e Siria sono arrivati quasi esclusivamente uomini, con percentuali comprese tra il 71 per cento dei siriani fino al 90 per cento di afgani e pachistani.
LASTAMPA.IT
Il ministero dell’Interno tedesco ha confermato che la strage di ieri sera a un mercatino di Natale a Berlino è il risultato di un «attentato con finalità terroristiche». 12 le vittime, di cui sei di nazionalità tedesca, e 48 feriti. Poi ci sono i dispersi tra cui un’italiana, Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, come confermato anche dall’Ambasciatore italiano. Questo è il bilancio del tir piombato a tutta velocità sulla folla che si trovava a Breitscheidplatz, nei pressi della Kurfuerstendamm, nella zona più commerciale della parte occidentale della città. La polizia ha fermato ieri sera un pachistano 23enne, certa che fosse l’attentatore, ma sul suo coinvolgimento ci sono ora dei dubbi. Per essere certi del suo coinvolgimento le autorità tedesche stanno effettuando il test del dna.
LE INDAGINI
Aumentano i dubbi degli inquirenti sul fatto che l’uomo arrestato ieri dopo l’attentato a Berlino fosse l’autista del tir utilizzato per la strage. Lo ha confermato il presidente della polizia della capitale tedesca. L’uomo, come ha riferito il ministro dell’interno De Maiziere, è originario del Pakistan ed è entrato in Germania `il 31 dicembre´ scorso, poi è stato registrato come profugo ed `è comparso a Berlino a febbraio´. L’esame della sua domanda di asilo non è conclusa e il suo nome non compare nelle banche dati antiterrorismo. Il presidente della polizia di Berlino, Klaus Kandt, ha confermato nella conferenza stampa con il sindaco della città di «non poter dire che l’uomo arrestato ieri sia l’autista» del tir. «Le indagini sono ancora in corso», ha proseguito Klaus, «abbiamo diverse possibilità per verificare le tracce di Dna o della presenza di polvere da sparo».
PAURA PER UN’ITALIANA
C’è apprensione intanto per Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, di Sulmona (L’Aquila) che lavorava da diversi anni a Berlino. Di lei si sono perse le tracce. Il suo cellulare è stato trovato vicino al luogo dell’attentato. L’allarme è scattato oggi, quando la giovane non si è recata al lavoro. Il padre della ragazza è impiegato alle poste di Sulmona e questa notte la famiglia sarebbe stata contattata dalla Farnesina e la madre e il fratello sarebbero partiti immediatamente per Berlino.
MERKEL: “NON CI FAREMO FERMARE”
La cancelliera Angela Merkel questa mattina ha parlato di una «giornata difficile» e ha riferito che la persona che ha compiuto l’attentato a Berlino «aveva chiesto asilo in Germania come rifugiato». Merkel ha aggiunto che «la Germania non si farà fermare dalla paura» e che «continueremo a sostenere le persone che chiedono di integrarsi nel nostro paese».
Le immagini dall’alto dei soccorritori che arrivano a Breitscheidplatz
IL CAMION TRASPORTAVA TRAVI PRODOTTE A TORINO
Il camion usato per la strage trasportava travi di acciaio prodotte da un fornitore di Thyssenkrupp che ha sede nei pressi di Torino. Lo ha spiegato a La Stampa Kerstin Göcke, portavoce della società tedesca, che non ha voluto fornire ulteriori dettagli. Non si tratta però di un’azienda del gruppo tedesco. Le travi erano destinate alla filiale di thyssenkrupp Schulte a Berlino.
Il camion era arrivato già ieri presso lo stabilimento, ma le travi non erano state scaricate in quanto in anticipo sui piani: la consegna era infatti prevista per oggi. Secondo Thyssenkrupp lo speditore polacco è stato incaricato dal fornitore italiano. In una nota il gruppo si è detto sgomento per quanto successo e ha espresso il suo cordoglio.
PERQUISIZIONI IN UN CENTRO DI ACCOGLIENZA
Intanto il commando di forze speciali di intervento (Sek) delle forze di sicurezza è entrato in uno degli hangar dell’antico aeroporto di Tempelhof, nel centro della città, che dall’anno scorso è adibito a centro di accoglienza, L’operazione, alla quale partecipano circa 200 agenti, è cominciata prima dell’alba, alle 04:00 di mattina e prosegue ancora adesso. Gli agenti stanno perquisendo le installazioni, ma ancora non hanno reso noto se ci sono stati arresti.
Berlino, parla il proprietario del tir
LA RICOSTRUZIONE
Intorno alle 20 di ieri sera un camion è piombato tra le bancarelle di un mercatino di Natale. La piazza di Breitscheidplatz, uno snodo frequentatissimo di giorno e tanto più di pomeriggio e sera dai berlinesi e dai turisti che passano da qui per andare sul Ku’damm, uno dei vialoni dello shopping più esclusivi della capitale tedesca, oppure tornano in direzione della grande stazione a due passi dallo Zoo di Berlino o si indirizzano verso il cinema Zoo Palast, piomba in un silenzio irreale. Il camion, che ha una targa polacca, si ferma dopo aver travolto per oltre cinquanta metri tutto quello che si trovava davanti. Tutto intorno restano bancarelle rovesciate, alberi di Natale a terra – e dodici persone senza vita. 50 i feriti, alcuni dei quali gravi. Tra le vittime anche il polacco a cui l’attentatore avrebbe sottratto il tir per compiere la strage.
Il testimone: “Il camion è piombato su di noi, mi ha mancato di tre metri”
LA CITTA’ IN LUTTO
Berlino è sotto choc e a lutto per la strage. In città si terranno oggi una serie di cerimonie religiose. Alle 11.30 sarà aperto un registro delle condoglianze nella Gedaechtniskirche, la «chiesa del ricordo» evangelica sulla Breitscheidplatz dove si trova il mercatino di Natale colpito ieri sera dal camion killer. Nella stessa chiesa, alle 18, sarà celebrata una messa straordinaria in memoria dei morti e per ribadire il valore dell’umanità. «Questa chiesa è il simbolo dell’aggressione all’umanità», ha detto alla Zdf il vescovo Markus Droege della «chiesa del ricordo» che è composta da una parte nuova e una antica, che è stata conservata così come era dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Alle 12 si è tenuta invece una cerimonia nella cattedrale cattolica St. Hedwig di Berlino, che si trova nella ex zona orientale della città, nei pressi del viale Unter den Linden.
il padrone del camion
“La persona che guidava e che è saltata dal tir non era il mio autista. Posso garantire per lui. Lui era mio cugino, lo conoscevo da sempre”. Parla il proprietario del mezzo pesante che a Berlino ha fatto una strage piombando sulla folla di un mercatino di Natale, uccidendo dodici persone e ferendone quarantotto nei pressi della chiesa della Memoria a Charlettomburg. Ariel Zurawski, polacco, intervistato, poco dopo il presunto attentato, non può credere che suo cugino abbia avuto un ruolo attivo nella strage. “Lo conoscevo da sempre, era il mio autista da quindici anni, era una persona normale, aveva sentito sua moglie intorno alle 16, andava tutto bene, poi non è più riuscita a contattarlo. Perché avrebbe dovuto puntare al centro di Berlino e schiantarsi con il suo carico di acciaio da 25 tonnellate sulla folla? E’ illogico”. L’uomo che era alla guida del tir sarebbe un rifugiato, forse pachistano, arrestato dopo aver tentato la fuga. Al suo fianco, al lato passeggero, c’era un uomo morto, di nazionalità polacca.
IN ITALIA
Il giorno dopo l’attentato al mercatino di Natale a Berlino anche in Italia si studiano nuove misure di sicurezza. Al Viminale è stata convocata d’urgenza una riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, presieduta dal ministro dell’interno Marco Minniti, e alla quale hanno partecipato i vertici nazionali delle forze di polizia e dei servizi di intelligence. Al termine è stata diramata una direttiva a questori e prefetti per «rafforzare i controlli nelle aree di maggiore afflusso di persone in occasione dello svolgimento di eventi, manifestazioni o cerimonie previste per le prossime festività natalizie nonché verso luoghi che notoriamente registrano particolare afflusso di visitatori».
Lo scopo è tenere alto il livello di attenzione intensificando le misure di vigilanza a protezione degli obiettivi ritenuti più a rischio. A tal proposito si è deciso anche di adeguare le «misure di sicurezza passive», utilizzando barriere anti camion, come jersey e transenne su strade e accessi a luoghi in cui si svolgono manifestazioni, valutando - nel caso non fosse possibile garantire la massima sicurezza - il divieto o lo spostamento.
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A Milano le barriere anticamion
Il prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, ha già annunciato le nuove misure. In città si sta predisponendo, in accordo con la polizia locale, un sistema «di protezioni degli ostacoli fissi che non possono essere superati da camion di grosse dimensioni, che potrebbero invadere alcune aree» ha detto. Le direttrici maggiormente presidiate saranno quelle che vanno da San Babila al Castello, passando da Corso Vittorio Emanuele, Duomo, via Dante. Presidiata anche la zona dei Navigli soprattutto nelle ore serali. L’ipotesi «non nasce oggi - ha precisato -. I tecnici della Polizia locale faranno le valutazioni di possibilità o meno di sbarramenti in finestre e orari particolari. Ci faremo aiutare da queste misure di difesa passiva».
Comitato antiterrorismo riunito in seduta permanente
A prefetti e questori si chiede di convocare i Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica provinciale per verificare ogni situazione di possibile rischio e predisporre misure di sicurezza idonee. Mentre su richiesta del ministro Minniti, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo sarà riunito in seduta permanente. E il ministro degli Esteri Alfano avverte: «In Italia non esiste rischio zero e l’allerta terrorismo resta sempre altissima».
francesca paci
Vuole aspettare maggiori dettagli l’islamologo di Princeton Bernard Haykel. Ma da grande esperto qual è di qaedismo e suoi derivati, ammette che le similitudini di Berlino con l’attentato di Nizza autorizzano a parlare di terrorismo: «Non è necessario che ci sia un rapporto diretto con l’Isis né una rivendicazione credibile, quello che pare decisamente un attentato va a rafforzare la retorica jihadista e a restituire centralità mediatica al sedicente Califfato in ritirata in Siria, in Iraq, in Libia».
Sembrava che l’offensiva dei foreign fighters in Occidente fosse un po’ scemata rispetto ai primi mesi dell’anno. Cosa dobbiamo aspettarci adesso?
«Ho sempre detto che la sconfitta militare dell’Isis l’avrebbe reso più aggressivo e pericoloso in Europa e negli Stati Uniti. La tattica è quella di sempre. E anche il guidare a tutta velocità contro la folla inerme risponde alle indicazioni fornite da Al Qaeda prima e poi da al Baghdadi. Credo che il primo attentato di questo genere risalga a dieci anni fa, all’università del North Carolina. Da allora i leader jihadisti hanno sempre incoraggiato i loro uomini a compiere azioni del genere, poco costose e facilmente organizzabili».
Il potenziale “seduttivo” del Califfato è un po’ diminuito o no?
«Il mito della jihad non ha perso appeal e il reclutamento attraverso la propaganda continua a funzionare bene sul web. Quello che è diventato più difficile è lo spostamento dei foreign fighters, da quando la Turchia ha chiuso la frontiera l’apporto di nuove leve è impresa ardua. Per questo l’Isis che prima invitava a ingrossare le fila dello Stato Islamico dice ora ai suoi simpatizzanti di restare a casa e colpire lì. È quel che chiamo la privatizzazione della violenza e resterà in campo a lungo».
La Francia è sempre stata un target jihadista. La Germania pare esserlo diventata negli ultimi anni, da quando la Merkel ha aperto le porte ai profughi. È così?
«L’Isis non fa distinzioni nazionali e non sta a guardare quale paese bombardi le sue postazioni, la Francia vale quanto la Germania e gli Stati Uniti: siamo tutti infedeli e occidentali, l’Europa è solo più facilmente colpibile dell’America Al Qaeda invece faceva differenza tra gli Stati con i quali era in guerra e gli altri. L’Isis è diverso, si porta dentro il sintomo della profonda polverizzazione politica del mondo sunnita: quando sarà sconfitto si reinventerà in un altra forma, più debole ma altrettanto minacciosa, servendosi molto di lupi solitari».
Sconfitto l’Isis, quanto ci vorrà per sconfiggere i lupi solitari?
«Molti anni. Dovremo imparare a conviverci. Non penso ad attentati modello Bataclan, che richiedono una logistica complessa, ma ad azioni solitarie tipo Nizza o Berlino per la cui organizzazione basta l’idea».
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QUELLO CHE SAPPIAMO
DAVIDE CASATI
Un grosso camion si è schiantato, intono alle 20 di lunedì sera, in un affollato mercatino natalizio di Breitscheidplatz, allestito nelle strade di Charlottenburg, nel centro di Berlino. Il bilancio della strage, che il ministero dell’Interno tedesco ha ormai apertamente definito «un attentato», è di 12 morti e di 48 feriti, molti dei quali in condizioni molto gravi. Solo alcune delle vittime sono state identificate.
Una ragazza italiana risulta dispersa. Si tratterebbe di Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, originaria di Sulmona, che vive e lavora nella capitale tedesca già da diversi anni. I genitori sono già andati a Berlino per essere sottoposti al test del dna. Il padre della ragazza, all’agenzia Ansa, ha detto: «Abbiamo capito che era finita stanotte all’una e mezza: siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona. Da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi. È lì con mia moglie in attesa del dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo». Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha detto che «non è esclusa la possibilità di una vittima italiana», ma «attendiamo conferme dalla polizia tedesca».
Secondo gli inquirenti italiani, citati dall’agenzia Agi, «potrebbero esserci altri italiani coinvolti». Sempre l’agenzia Agi dà conto di due italiani feriti in modo lieve.
A bordo del camion viaggiavano due persone: una, di nazionalità polacca, è morta, uccisa da un colpo di pistola; l’altra sarebbe ancora «armata e a piede libero», secondo quanto riportato dal quotidiano Die Welt. In un primo momento, il ministero dell’Interno aveva confermato voci di stampa secondo cui il presunto terrorista sarebbe stato un pakistano, giunto in Germania a febbraio del 2016 come richiedente asilo, che sarebbe vissuto nel centro di accoglienza allestito nel vecchio aeroporto di Tempelhof. La questione è ancora confusa al punto che sarebbe in corso, a Berlino, il test del dna per capire se il giovane fermato sia l’autore dell’attacco. In ogni caso, martedì mattina le forze di sicurezza tedesche hanno compiuto un’irruzione proprio in quel centro.
La polizia di Berlino sta aumentando le misure di sicurezza come «precauzione» dopo l’attacco di lunedì sera. Il ministro dell’Interno tedesco ha ipotizzato una chiusura temporanea, per la giornata di martedì, dei mercatini di Natale nella capitale tedesca.
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Berlino, camion su un mercatino di Natale
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Il luogo dell’attacco si trova vicino alla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, la chiesa commemorativa di Guglielmo I, costruita tra il 1891 e il 1895 e poi quasi spazzata via, nel 1943, da un bombardamento anglo-americano. La storia della chiesa, e la sua importanza simbolica, vengono spiegate da Paolo Lepri, qui.
Le modalità dell’attacco hanno immediatamente riportato alla memoria l’attentato che il 14 luglio a Nizza, in Francia, causò la morte di 86 persone sulla Promenade des Anglais. In quel caso, l’attacco fu rivendicato dall’Isis. Non ci sono state ancora rivendicazioni verificate dell’attentato di Berlino.
Terrore a Berlino, tutti i video
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Le immagini riprese dall’alto
Angela Merkel, la cancelliera tedesca, ha detto che «dobbiamo ipotizzare che» quanto accaduto «sia stato un attentato»; che i responsabili saranno colpiti «duramente»; che la Germania «non si farà fermare dalla paura». Ha aggiunto che «per noi tutti sarebbe particolarmente difficile da tollerare se si confermasse che a compiere questo atto è stata una persona che ha chiesto protezione e asilo in Germania», ma «continueremo ad essere liberi e aperti». La cancelliera, che nel 2017 correrà per un quarto mandato, è stata fortemente criticata a partire da quest’estate, quando una serie di attentati (alcuni non collegati al terrorismo internazionale) ha sollevato dubbi sul successo della politica delle «porte aperte» ai profughi siriani, inaugurata quasi un anno e mezzo fa. Il partito di destra Alternative fur Deutschald ha detto che l’attentato è un attacco alla tradizione cristiana.
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Il camion
Era partito da Torino il tir scuro con targa di Danzica che, a folle velocità, si è lanciato sulle bancarelle e gli stand del mercato di Natale a Charlottenburg facendo una strage. Il camion, che trasportava ponteggi d’acciaio, usato per l’attentato a Berlino aveva lasciato l’Italia attorno alle 18 di venerdì scorso. La polizia ha confermato che l’uomo morto nell’attacco è un cittadino polacco, si tratta di Lukasz Urban, 37 anni, padre di un bambino.
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Berlino, lo strano viaggio del camion usato nell’attentato
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Il percorso e i misteri
Il percorso esatto del tir sta andando via via delineandosi anche se ci sono tante domande ancora senza risposta. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate della sicurezza, il Tir ha passato la frontiera del Brennero attorno alle 18 di venerdì scorso, dopo aver caricato dei laminati in uno stabilimento della Brianza, in Lombardia. Lo spedizioniere polacco Ariel Zurawski, proprietario del mezzo, ha raccontato che il camion era stato affidato per le consegne a suo cugino, l’uomo trovato nella cabina, ucciso a colpi di pistola. «Mi aveva detto di volersi fermare a Berlino per la serata ma dal pomeriggio di lunedì non sono più riuscito a mettermi in contatto con lui» racconta confermando i dubbi su un presunto sequestro. Secondo la tabella di marcia, dopo aver scaricato, il tir sarebbe ripartito per Stettino in Polonia.
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Berlino, camion su un mercatino di Natale
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Ipotesi sequestro o furto
Cosa è successo durante il viaggio e perché la corsa del mezzo è finita tra le bancarelle di Natale seminando morti e terrore sono interrogativi che ancora non hanno risposte. Secondo una prima ipotesi tir e autista potrebbero essere stati sequestrati durante una tappa imprecisata del viaggio. Una sorta di «dirottamento» durante il quale l’autista sarebbe stato costretto con la minaccia delle armi a schiantarsi sulla folla.
«Il camion acceso e spento più volte»
E a conferma di questa ipotesi arriverebbe la rivelazione delle tracce satellitari dei movimenti del tir. L’azienda proprietaria del camion, secondo quanto rivela il sito polacco Money.pl, ha reso noto che per quasi quattro ore chi era all’interno del camion lo ha acceso e spento più volte. «Era come se qualcuno lo accendesse e spegnesse cercando di farlo andare» racconta un dipendente. Secondo le rilevazioni, un primo tentativo è stato fatto alle 15.44, poi un’ora più tardi, alle 16.52: il motore è quindi rimasto acceso fino alle 17.37 anche se il veicolo è rimasto fermo. Quindi non è più stato rilevato nessun movimento fino alle 19.34 quando il mezzo ha iniziato a muoversi. «È come se qualcuno cercasse di imparare a guidare il veicolo e avesse difficoltà a farlo muovere» dice Lukasz Wasik che esclude che la messa in moto sia stata fatta per riscaldare la cabina.
Il messaggio della società di autotrasporto
«Quello che è successo ci ha scosso profondamente» si legge sul profilo della società proprietaria del camion: «Spero che nessuno di voi debba mai passare attraverso esperienze simili. Per noi non sarà mai come è stato finora».