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 2016  dicembre 20 Martedì calendario

REGIONI ALLA RINFUSA, PROMESSE E RICORSI

Regione che vai, vitalizio che trovi. In Puglia, per dire, il Consiglio regionale è riuscito a tagliare le tasse ma solo quelle sull’imponibile relativo agli assegni dei politici: dallo scorso ottobre i 206 beneficiari del privilegio simbolo della Casta percepiscono un mensile più alto perché la “rendita” è soggetta a Irpef soltanto per l’84% della cifra. Quindi “busta paga” più pesanti per 700/900 euro medi mensili. Non male.
In Toscana, invece, il governatore Enrico Rossi è stato il primo in Italia a tagliare il privilegio sin dal 2014, ma ai consiglieri la decisione non è piaciuta molto. Su 55 solamente 17 hanno rinunciato. Di quelli in carica. Dei 26 ex che ne avevano diritto ben 19 hanno dato battaglia. In particolare i già parlamentari. Sì, perché la Toscana dal primo gennaio 2016 è stata l’unica Regione d’Italia (finora) ad aver vietato il cumulo dei vitalizi: gli ex deputati e senatori si sono visti cancellare l’assegno regionale. E così in 19 si sono affidati ai ricorsi. Nomi illustri come Vannino Chiti e Marco Taradash, Michele Ventura e Claudio Martini. Al momento, a quanto è possibile ricostruire dalla giungla di ricorsi e sentenze, la Regione ha risparmiato – accantonandoli – poco meno di un milione di euro nel 2016. Il provvedimento toscano è stato copiato e proposto dal Movimento 5 Stelle in molte altre Regioni d’Italia. Con pochi risultati. In Abruzzo, dove i doppi vitalizi gravano per circa 4 milioni di euro sulle casse dell’ente, la proposta è perduta in qualche cassetto. Come in Molise, dove il privilegio invece di essere ridotto o cancellato è stato addirittura ampliato con una legge che garantisce la possibilità di ereditare di genitore in figlio l’assegno come fosse una pensione di reversibilità.
Il tentativo di attuare le leggi dello Stato che hanno cercato di intervenire sul tema ponendo dei limiti sul privilegio è stato attuato un po’ ovunque. Ma un po’ ovunque inutilmente. La Regione Lazio, ad esempio, ha abolito il vitalizio e già nel 2014 tentato di regolarizzare gli assegni. Ben 77 tra ex consiglieri e assessori hanno fatto ricorso immediato al Tar. Il tribunale amministrativo lo ha ritenuto inammissibile e loro, non contenti, hanno citato in giudizio il governatore Nicola Zingaretti e il presidente della Pisana Daniele Leodori. Anche qui i più agguerriti nella battaglia sono ex consiglieri ed ex parlamentari. Ci sono eurodeputati come Potito Salatto e Alfredo Pallone. Assessori della giunta Polverini come Lidia Nobili (già rinviata a giudizio per le spese dell’epoca batman Fiorito) e Stefano Zappalà. Che poi, a voler vedere, la legge 12/2014 prevede di poter decurtare progressivamente il beneficio partendo da un 25% e lasciando quindi un signor assegno, fino anche a 6 mila euro. A seconda degli anni maturati in aula. In tempi di voucher, insomma, non sarebbe proprio un compenso da schifare. E va detto che la Regione Lazio prevedeva la maturazione del vitalizio dai 50 anni (con minimo di penale) e da 55 piena. Un record in Italia dove, la media, è comunque 60 anni. Anche per la Casta ci sono dei limiti.
C’è comunque chi si è lamentano anche per una riduzione di appena il 10%. Il caso della Lombardia. In 54 anche qui si sono rivolti al Tar contro quello che valutano un sopruso. Stessa storia in Piemonte, Liguria, Veneto. Un po’ ovunque sono in corso davanti ai tribunale amministrativo dei procedimenti intentati da ex consiglieri e assessori che vedono in quell’assegno una sorta di benefit a vita. Imprescindibile.
La ricchissima Regione Calabria spende ogni anno solo per i vitalizi degli ex circa 6 milioni di euro. Rispetto ai quasi 2 della Toscana. Per dire. Sono ben 117 gli ex consiglieri calabri che percepiscono il vitalizio. La legge 2014 che doveva intervenire, anche qui, ha avuto qualche intoppo. E del resto il governatore è un “ex” di professione tanto da incassare oggi complessivamente circa 22 mila euro tra indennità e vitalizi vari. Tutto legittimo, per carità. È cresciuto a pane e politica. Come si dice. Nel 1980 è consigliere regionale, nel 1985 assessore, nel 90 diventa sindaco, poi parlamentare per quattro legislature (dal 1992 al 2006), due mandati da presidente di Provincia e, infine, governatore. Proprio grazie alla prima elezione del 1980 Oliverio percepisce il vitalizio.
Questi solo alcuni casi emblematici. Si tratta di un esercito di oltre 4000 persone. Senza considerare le vedove degli ex investite, anche loro, del privilegio ereditario. Vige la confusione più totale: in parte perché la competenza in materia spetta alla singola Regione. E in parte perché la Casta è sempre la Casta. E un tacchino, si sa, non organizzerebbe mai una festa del ringraziamento.