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 2016  dicembre 20 Martedì calendario

TUTTI I SORRISI DI ANNA MARCHESINI. LA SORELLA TERESA RICORDA – Virginia, la figlia, e Teresa, la sorella, hanno avuto il coraggio di aprire il quaderno di Anna Marchesini, a due settimane dalla sua morte

TUTTI I SORRISI DI ANNA MARCHESINI. LA SORELLA TERESA RICORDA – Virginia, la figlia, e Teresa, la sorella, hanno avuto il coraggio di aprire il quaderno di Anna Marchesini, a due settimane dalla sua morte. Un rito privato, intimo, dove poter piangere e ridere, ridere e piangere senza troppe parole. “Eravamo solo noi – racconta Virginia – e devo dire grazie a mamma. Per carità, è stata durissima e lo è ancora, ma almeno abbiamo avuto la possibilità di esorcizzare il lutto, di stare con lei per altri due mesi. Lei ci ha accompagnato nel dolore, e prima ha fatto in tempo a sapere della mia laurea”. Da tutto questo è nato l’ultimo romanzo della Marchesini, È arrivato l’arrotino (Rizzoli), edito postumo e incompleto: sono stati scritti sette capitoli su dieci, ma denso di narrativa, ironia, di istantanee sugli anni Sessanta, quando di Natale in Natale si riciclava la carta per impacchettare i regali; quando era festa anche solo per il ritiro dei premi conquistati a colpi di punti. Quando la minaccia per i bambini era “se non fate i bravi arriva l’uomo nero”; o quando, appunto, dietro “l’arrotino” si celava una lunga serie di doppi sensi… Teresa Marchesini, il libro finisce con i puntini. Sì, termina con Anna stessa, con lei che lascia la penna per l’ultima volta. Perché lei scriveva ancora a penna, poi cancellava, annotava, riprendeva, ma sempre su un foglio. È arrivato l’arrotino… Nel momento in cui Anna mi ha rivelato il titolo sono scoppiata a ridere, si è aperta un’enorme finestra sulla nostra vita in casa, su mamma maestra, sulle grida della vicina, su quest’uomo che urlava per strada. Ridevo veramente solo con mia sorella. Siete quasi coetanee. Sono più grande di quattordici mesi, legatissime, siamo cresciute come gemelle. (Quando parla basta chiudere gli occhi per ascoltare Anna. Stessa voce. Stessa cadenza. Stesso modo di imitare gli altri attraverso una vocalità più stridula). Così unite che alla fine della prima elementare, mamma ha fatto studiare tutta l’estate Anna, e a settembre l’ha portata agli esami da privatista. Promossa. Dalla terza in poi al banco insieme. I vostri ruoli? Piangeva spesso, era remissiva, se le rubavano la merendina intervenivo e picchiavo il farabutto. Ero la sua guardia del corpo. Anna Marchesini la s’immagina leader, da sempre. No, lei è un genio da sempre. Mentre io una persona normale. Aspetti, le do un esempio: per risparmiare sui libri di scuola mia mamma acquistava copie singole. Insomma, dovevamo studiare insieme, con un “però”: lei era velocissima nella lettura, io rispetto a lei molto lenta, così imparavo le prime righe, perché girava subito pagina. Risultato: ero forte sugli incipit, ignorante sul resto. Questa è una battuta… Impiegava dieci minuti per concludere una versione di greco, e poi prendeva nove. Non deve essere stato facile per lei. A un certo punto sono scappata a Perugia per studiare Ostetricia, ma senza mai perdere la nostra intimità, avevamo un linguaggio nostro per dialogare. Gesti e termini. In quale momento sua sorella ho scoperto l’anima d’artista? Da piccola e mannaggia alle Kessler. Che hanno combinato le gemelle? Direttamente nulla, ma a ogni matrimonio, cresima o battesimo, a un certo punto del banchetto c’era chi liberava il tavolo e ci chiedeva d’imitarle. Anna si fiondava. Impossibile opporsi. Già, e bastava guardarla in viso: quando le si alzava il sopracciglio destro, e usciva fuori quella strana forma triangolare dell’occhio, bisognava arrendersi. L’ha seguita anche dopo? Condivideva qualsiasi iniziativa, mi chiamava, come per il titolo di questo libro. Poi andavo a teatro, mi ricordo una sera, lei sul palco, inizio a ridere, ridere e ridere, a un certo punto si gira verso di me e fa Ehhh, ehhhhhh. Pensavo di svenire per il dolore ai reni! Un vulcano. Non si fermava mai, creava sempre, a volte era anche faticoso starle appresso. Come lavorava con Solenghi e Lopez? Mi ricordo quando si riunivano: seduti a terra, in salotto, e partivano le battute. Lunghe ore di goliardia, e tutto questo finiva negli spettacoli. È sottovalutata? Un po’. Se fosse stata un uomo, oggi sarebbe tra i più grandi. E poi detestava parlare di sé: ciò non l’ha aiutata. In fondo al libro anche delle poesie. Tutte annotate in un quaderno con il laccio rosso che ha portato con sé dal 1968. Sempre lo stesso. Il piccolo scrigno di Anna Marchesini. (E nello scrigno c’è la figlia, con la stessa Virginia protagonista di uno scritto pubblicato all’inizio del libro per raccontare lei e sua madre: “(…) La nostra vita era così, quando il nido si è rotto e si è ricomposto con una voglia d’amore e di canzoni nostre…” Evviva Anna Marchesini.