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 2016  dicembre 20 Martedì calendario

DE LUCA FA UN REGALINO AI SUOI: VITALIZI ANCHE AGLI ASSESSORI

C’è un George Orwell che si aggira tra Palazzo Santa Lucia e il Centro Direzionale di Napoli. Nel suo capolavoro, 1984, il ministero della Pace organizzava la guerra. Nell’amministrazione della Regione Campania retta dal governatore Pd Vincenzo De Luca, domani andrà in discussione il maxi-emendamento della legge di Stabilità con un articolo intitolato “soppressione del sistema vitalizio”, ma che di fatto lo reintroduce. Come chiamare altrimenti una “pensione” che matura dopo appena 5 anni da consigliere e assessore regionale? Ci prova Valeria Ciarambino, candidata presidente del M5s, che si sta battendo per far bocciare il provvedimento: “Con De Luca nasce il vitalizio contributivo”. Un ossimoro.
Non è ancora chiaro chi sia l’Orwell che ha materialmente scritto il testo estratto come dal cilindro della commissione Bilancio presieduta da Francesco Picarone, un fedelissimo di De Luca, suo assessore al Bilancio e alle Attività Produttive in alcune ruggenti giunte del Comune di Salerno. In assenza di paternità esplicite, vale la formula di rito: è espressione di quanto concordato dalla maggioranza di centrosinistra e dalla giunta regionale con il benestare della commissione. Cioè è espressione degli uomini di De Luca (con il centrodestra che non pare agguerrito sul tema). Mentre il governatore, al momento, tace. Ha mandato in avanscoperta l’ufficio legislativo della Regione a rispondere con una difesa d’ufficio all’allarme lanciato dal quotidiano Il Mattino, condito da un appello dell’editorialista Oscar Giannino con cui si invita De Luca “a fermare un’astuzia che fa il gioco dell’antipolitica”.
Ma andiamo con ordine e ricostruiamo dall’inizio. Il blitz avviene nel tardo pomeriggio di sabato, quando la commissione Bilancio fa piazza pulita di 169 emendamenti Cinque Stelle alla manovra, dichiarandoli quasi tutti inammissibili e blinda l’articolo 5, votando no a un loro ulteriore emendamento abrogativo. Mascherato sotto i buoni propositi della riduzione dei costi della politica e con una pleonastica “soppressione degli assegni vitalizi” (abrogati con legge regionale del gennaio 2012), viene così approvato un testo che equipara il sistema previdenziale dei consiglieri campani a quello dei deputati. E non più, come recita la legge regionale che cancella i vitalizi in Campania, con il sistema previdenziale dei dipendenti pubblici.
Una pacchia. Così infatti la quota di contributo a carico del consigliere è dell’8,80% della quota imponibile. E la quota a carico della Regione Campania è pari al 24,2% cioè a 2,75 volte la quota a carico del beneficiario. Mentre per i lavoratori dipendenti, il rapporto è invece 9,10% a 21,5% (della retribuzione lorda). In sostanza, si trasferisce anche a Napoli una iniquità contributiva studiata solo per i parlamentari. A tutto vantaggio dei politici (che siedano a Montecitorio o al consiglio regionale campano, fa poca differenza), e a danno delle casse pubbliche.
Alcuni sommari calcoli. L’articolo 5 comporterà un incremento di spesa pubblica di circa 1.100.000 euro annui. Si andrà ad aggiungere ai dieci milioni annui già in bilancio per corrisponde 243 “vitalizi” già in essere tra ex consiglieri e i familiari che godono della reversibilità. Si assicurerebbe così una “pensione” di circa 700 euro mensili al compimento dei 65 anni dei consiglieri con un solo mandato. Che salirebbe a circa 1.500 euro (mentre l’età scende a 60) con soli due mandati. Questa “pensione”, proprio perché non è un vitalizio, potrà poi cumularsi al vitalizio di cui godranno i consiglieri di lungo corso che hanno maturato i loro diritti prima dell’abrogazione dell’istituto o che nel frattempo sono stati parlamentari o europarlamentari coi vecchi regolamenti.
Lo ricorda Ciarambino: “Proprio per questo – dice – è una legge-porcata che accresce i privilegi della Casta: l’unico taglio ai costi della politica è in un articolo in cui i consiglieri possono rinunciare volontariamente a parte della loro indennità. Ma in un anno mezzo nessuno di loro si è ridotto di un solo euro il proprio lauto stipendio, a eccezione di noi 5 Stelle”. La pensione viene allargata anche agli assessori nominati. Esclusi da quasi tutti i sistemi previdenziali delle altre regioni. “L’estensione ai medesimi era già vigente, come da legge regionale del 2005”, replica l’ufficio legislativo campano. Nulla però impediva all’attuale consiglio di eliminare questo punto. O di attuare le disposizioni di un ordine del giorno approvato nel 2014 dall’assemblea dei presidenti dei consigli regionali, tra cui la decurtazione del 40% del vitalizio regionale se ne hai già uno parlamentare. Secondo i grillini “la Campania è l’unica Regione che non ha recepito questo taglio”.