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 2016  dicembre 19 Lunedì calendario

VIVIAMO SPIATI DA 3 MILIONI DI TELECAMERE

Apri gli occhi la mattina e sei già filmato. Esci di casa e un’altra telecamera ti riprende. Sali sul treno, non sfuggi al controllo nemmeno lì. Fino alla porta dell’ufficio. Secondo le stime sono tre milioni le telecamere di sorveglianza in Italia, tra pubbliche e private. Una telecamera ogni venti abitanti. Ma si arriva al record di una ogni sette, come a Gottasecca (Cuneo).
Sembrano il toccasana per ogni problema. Ma c’è la questione della privacy. Non solo: c’è il rischio che la videosorveglianza diventi un alibi per tagliare ancora i finanziamenti alle forze dell’ordine. Infine: bisogna che davvero qualcuno controlli le immagini perché va bene punire l colpevoli, dopo, ma sarebbe meglio intervenire prima che i reati siano commessi. E infine c’è la questione costi, perché con la videosorveglianza c’è chi si arricchisce. Molto.

Roma, 6.500 impianti ma senza sotfware
Cominciamo dalle telecamere “pubbliche”, cioè controllate dalle forze dell’ordine. Un dato ufficiale non esiste, ma si può stimare che siano circa 200.000. I costi: “Tra cinquecento e mille euro per ogni dispositivo, cui vanno aggiunte le spese per l’installazione di ogni apparecchio che arrivano a migliaia di euro. La spesa complessiva è valutabile intorno a 200 milioni”, racconta il vice-questore Filippo Bertolami, segretario del sindacato Polizia Nuova Forza Democratica (Pnfd) che da anni denuncia malfunzionamenti nel sistema di videosorveglianza, falle nella sicurezza e spese a volte fuori controllo.
Il record spetta a Roma: “Tra città e aeroporti i dispositivi in mano alle forze dell’ordine sono oltre 6.500. Duemila sono gestite dalla polizia municipale di Roma Capitale per il controllo di musei, monumenti, incroci stradali, corsie preferenziali, parcheggi, colonnine Sos, mezzi pubblici”. Ma dove arrivano le immagini? “Sono controllate da 15 monitor ‘intelligenti’ in quanto gestiti con alert in tempo reale tramite il software per il riconoscimento di comportamenti ‘sospetti’ che però ha sempre evidenziato problemi di ‘taratura’ e disfunzioni”. In pratica, parla un vigile urbano, “in passato spesso l’abbiamo disinserito perché scattava in continuazione l’allarme. Ma senza quel sistema filtro non potevamo controllare tutte le immagini”. Poi, racconta ancora Bertolami, “ci sono le telecamere controllate dalla Questura, sistemate in strade e piazze, dedicate alla gestione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica. Le immagini sono gestite tramite quaranta monitor, ma senza il software per i comportamenti ‘sospetti’. Poi ecco le telecamere delle stazioni di Termini e Tiburtina, gestite dalla Sala operativa della Polfer (anche qui senza il software per il riconoscimento di comportamenti ‘sospetti’)”. All’aeroporto di Fiumicino si contano ben duemila telecamere gestite tramite 4 monitor scomponibili; ma, secondo Bertolami, ancora senza il software che rivela i comportamenti sospetti, né quello per il controllo facciale agli accessi allo scalo. Stesso discorso per lo scalo di Ciampino (60 dispositivi). Infine ecco le duemila telecamere per la protezione degli organi istituzionali e degli obiettivi sensibili. “Circa 6.500 impianti in tutto”, denuncia il sindacato, “Ma gestiti da trenta diverse sale operative e spesso senza il software più avanzato”.

Ma c’è davvero qualcuno che controlla?
I casi di malfunzionamento non mancano: nel novembre 2015 il Fatto riferisce che alla stazione Termini si svolge un’esercitazione di emergenza. Ma, come denunciò Bertolami (e testimoniarono le immagini) si verificò un “non funzionamento di gran parte dei monitor collegati alle centinaia di telecamere della Sala Operativa di Grandi Stazioni e della Sala Operativa della Polfer”.
Un caso non isolato. Nel febbraio 2015, quando a Napoli si prepara la visita di papa Francesco, il prefetto di Napoli Maria Gerarda Pantalone denuncia al Corriere della Sera: “L’85 per cento delle telecamere presenti sul territorio non funziona, manca la manutenzione”.
Non va molto meglio a Palermo. Nell’ottobre 2015 Striscia la notizia rivela che alla stazione i dispositivi presenti sono fuori uso.

Un paese ostaggio dei topi di appartamento
A Gottasecca non ne potevano più dei furti. Siamo nell’Alta Langa, in provincia di Cuneo, ma i timori per la sicurezza si fanno sentire anche qui. Capita che il paese sia diventato obiettivo dei topi di appartamento. Non è sfuggito nessuno, come ha raccontato La Stampa, neppure la madre del sindaco Adriano Manfredi. Nemmeno i parenti di Felice Bertola, campione di pallapugno, gloria di uno sport dal cuore antico che da queste parti richiama le folle. Così alla fine il Comune ha deciso: telecamere. Di più, un sistema di varchi all’ingresso del paese che fotografa le targhe di tutte le auto. Anche di notte. Costo: 22mila euro circa per 21 dispositivi. Le telecamere, è convinto Manfredi, “aiuteranno a risalire all’identità di persone che fanno appostamenti ripetuti e sospetti, soprattutto in auto. Ma saranno utili anche per contrastare il fenomeno discariche abusive e l’errato utilizzo dei bidoni dell’immondizia”.
In Sardegna la giunta regionale ha varato un progetto per portare la videosorveglianza in oltre cento comuni. Si tratta soprattutto di quei paesini lontani dai grandi centri, che rischiano di spopolarsi. E sono più esposti alla microcriminalità. Una volta, si diceva, c’era un carabiniere in ogni paese. Ora arrivano le telecamere.
In Provincia di Trento sono già operative oltre mille telecamere in 91 comuni. Ma nei giorni scorsi è stato siglato un protocollo di sicurezza che prevede un altro milione e mezzo di investimenti. Alla fine i dispositivi saranno duemila.
Infine i treni: Trenitalia ha annunciato che sta installando telecamere su 119 treni regionali di Toscana, Lazio, Marche, Piemonte, Sicilia, Campania, Umbria, Trentino e Abruzzo.

Controllati fino in camera da letto
E poi ci sono le telecamere dei privati: negozi, banche, uffici, ma sempre più anche semplici cittadini. Milioni (quasi tre secondo le stime), ma in continuo aumento. “Una volta un sistema di videosorveglianza costava centinaia di euro. Oggi siamo arrivati a una ventina di euro per i dispositivi più semplici fatti in Cina. Per un prodotto più raffinato si resta sotto i cento”, raccontano gli esperti del sito telecamerevideosorveglianza.org. La tecnologia offre soluzioni per tutti i gusti: sistemi che trasmettono immagini al cellulare quando sei fuori casa, ma anche – per una spesa assai maggiore – programmi in grado di analizzare le riprese ed evidenziare le anomalie. “Le telecamere arrivano ovunque. C’è perfino chi comincia a metterne in casa. In ogni stanza”. Certo, a controllare le immagini dovrebbe essere soltanto il proprietario, ma che dire dei controlli incrociati tra persone della stessa famiglia… mariti che tengono d’occhio le moglie (e viceversa), genitori che tengono d’occhio i figli. La telecamera che fa da tutore della legge. Ma anche da padre e madre. Il controllo elettronico al posto della fiducia.