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 2016  dicembre 17 Sabato calendario

INELEGGIBILITÀ, IL RICORSO È ANCORA PENDENTE

Ci sono cose che nascono male. E nel caso della candidatura di Beppe Sala a sindaco di Milano non ci si riferisce tanto al fatto che un manager del sindaco di centrodestra Letizia Moratti sia stato imposto al popolo di centrosinistra con la paura dei barbari fascioleghisti alle porte, quanto delle forzature regolamentari e politiche che hanno caratterizzato l’imposizione di Sala da parte di Renzi alla sinistra milanese: le imposizioni politiche, però, sono affari di chi se le fa imporre, quelle regolamentari invece riguardano tutti.
Beppe Sala, infatti, rischia di essere ineleggibile alla carica di primo cittadino di Milano proprio in quanto commissario di Expo e ben al di là dell’inopportunità di mischiare funzioni, interessi, rapporti di forza e potere così diversi. Come Il Fatto ha denunciato durante la campagna per le Comunali, infatti, Sala è nelle condizioni di ineleggibilità previste dall’art. 60 del Testo unico sugli enti locali: per legge, infatti, non sono eleggibili “nel territorio in cui svolgono le loro funzioni” i commissari di governo (come Sala a Expo) a meno che non si siano dimessi entro “il giorno fissato per la presentazione delle candidature”.
Ebbene l’attuale sindaco di Milano, oggi autosospeso per via di un’inchiesta su Expo, al momento di presentare la sua candidatura (8 maggio) era ancora commissario. Sostiene Sala di essersi dimesso il 15 gennaio: le dimissioni dovrebbero essere ratificate dal governo, ma hanno valore comunque se non giunge un nuovo atto ad annullarle e, nel nostro caso, ce n’è più di uno. Sala ha firmato da commissario atti di Expo, compreso il bilancio, almeno fino al 27 aprile. Ci sono cose che nascono male e non sempre l’arroganza trionfa: il ricorso di un elettore milanese è ancora pendente.