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 2016  dicembre 17 Sabato calendario

MARRA, DA PANZIRONI “BRAVA PERSONA” AL FRATELLO PROMOSSO

L’ex ufficiale della Guardia di finanza, 44 anni, Raffaele Marra è stato per mesi la pietra dello “scandalo” della giunta guidata da Virginia Raggi. Nessun ruolo politico, certo, ma pur sempre l’uomo che la Raggi voleva come suo capo di gabinetto prima e poi, dopo le prime grosse difficoltà, come capo del personale dell’amministrazione capitolina. Oggi è agli arresti per una vicenda legata alla compravendita del suo appartamento da quello che il M5s ha sempre definito “immobiliarista della casta”, al secolo Sergio Scarpellini, e al suo mettersi a “disposizione” del più importante costruttore romano, nonché editore de Il Messaggero, Francesco Gaetano Caltagirone.
Dal 2008 Marra, entrando nell’amministrazione Alemanno, diventa dirigente nell’assegnazione delle case per l’emergenza abitativa: “Ho prodotto indagini e processi” ha sempre obiettato, dinanzi alle “accuse” politiche di essere legato alla destra capitolina, per dimostrare di esserne stato invece un corpo estraneo. Accuse che nascevano – spiegava – dall’interno del M5s, non tanto per aggredire lui, quanto per colpire la Raggi. Al Fatto raccontò di aver incontrato alti esponenti del M5s che lo avevano trattato “come un mezzo bandito”. È bizzarro, come vedremo, il modo in cui Marra ha sempre sostenuto di essere in “discontinuità” con la politica del passato. Nel 2006 lavorava per l’Unione nazionale razze equine, guidata da Franco Panzironi, oggi sotto processo per Mafia Capitale. Quale giudizio ha Marra del vecchio amico Panzironi? “Una brava persona e un bravo professionista”. Di Alemanno sostiene che da sindaco “avrebbe potuto fare meglio” e dell’ex presidente della Regione Renata Polverini ribadisce che “era molto preparata”. Non pare una presa di distanza dalla destra che ha guidato Roma e la Regione Lazio. Dov’è la sbandierata discontinuità? Marra la rinviene nelle scelte operate e nel suo stile di vita: “Dopo due anni di amministrazione Alemanno mi allontano in seguito alla presentazione di una serie di esposti, poi rientro in Regione, poi devo andare via anche da lì… sono certo di essere in discontinuità con il passato”. Il suo essere “diverso” non lo esime però, come lo stesso Marra ammette al Fatto, dal chiedere raccomandazioni piuttosto complicate.
È per chiedere una raccomandazione, infatti, che entra in contatto con Gianni Alemanno. Non quando era sindaco di Roma, ma quando guidava il ministero dell’Agricoltura: “Alemanno – racconta – me lo ha presentato monsignore D’Ercole. Aspiravo a un incarico fuori dalla Finanza, volevo lavorare per i servizi segreti, chiesi al monsignore di aiutarmi a entrare nell’intelligence. Per questo D’Ercole mi mise in contatto con il ministro Alemanno. Cercavo un’entratura. Ma non mi è andata bene”. Non è il ritratto di un uomo nuovo all’interno delle istituzioni. Al contrario – non a caso dopo queste dichiarazioni gran parte del M5S tornò a chiedere il suo allontanamento – sembra l’eterno ritorno dell’inestirpabile vezzo antico di arruffianarsi il potente di turno, attraverso la Chiesa e il governo. Marra però annovera tra le sue intuizioni quella di creare i buoni casa affitto a chi viveva nei residence, poi applicata dalla giunta Marino, poiché si trattava di una sua vecchia proposta del 2009. Oltre a questo nel suo mandato da dirigente del Patrimonio, Marra firma anche parecchie convenzioni. Tra queste le convenzioni per il costruttore Amore (ben 53 case) e gli immobili riconducibili a Francesco Totti (59). Il tutto per circa duemila euro mensili a unità abitativa. Se chiedete a Marra un’opinione sul prezzo per immobile – ribadiamo: duemila euro per unità abitativa – otterrete la seguente risposta: “Il prezzo non è corretto sotto il profilo morale, ma lo è sotto quello tecnico giuridico”. S’appunta al petto la medaglia per aver fatto risparmiare a Roma 900mila euro, comunque, nel caso degli appartamenti di Amore. Giudicando “congrua” la spesa sottoscritta.
Il Marra pensiero è piuttosto ondivago anche rispetto al concetto di conflitto di interessi: “Partecipare a operazioni che ti vedono coinvolto con parenti e aziende”, sostiene, è un caso evidente di conflitto di interessi, per esempio. Ma essere al capo del personale mentre suo fratello Renato aspira ad avere un ruolo di vertice nella Polizia municipale, invece, non comporta alcun conflitto di interessi. Il motivo? “La decisione è del sindaco, non mia”. “Dipendesse da me, considerata la sua professionalità, lo nominerei comandante”. Renato non riesce a comandare i “pizzardoni” ma non può certo lamentarsi: diventa direttore del settore Turismo di Roma Capitale. C’è poi un terzo fratello, Catello, che di professione è “consigliere per gli Affari generali dell’ambasciata della Repubblica democratica del Congo presso il Quirinale, nonché governatore generale dell’International Organization for Diplomatic Relations con sede in Malta”. E con l’amministrazione capitolina – sostiene Catello – non ha mai avuto alcun interesse. Ma torniamo a Scarpellini. Marra precisa: “Quando il Comune ha affittato gli uffici da lui, io ero in Finanza. Tutti contratti fatti da Veltroni e Rutelli”. L’immobile dello scandalo, acquistato da Scarpellini con uno sconto di 500 mila euro? “Fu un acquisto a prezzi di mercato”.
Il suo variegato curriculum da dirigente in discontinuità con il passato lo vede lavorare anche in Rai, nel 2010, come consulente dell’allora direttore generale Mauro Masi. Parliamo del dg sul quale Berlusconi si esercitava in costanti “shampoo” affinché silenziasse il programma diretto da Michele Santoro, Annozero. La consulenza arriva dopo che il Fatto rivela lo scandalo che per settimane fa discutere l’intero Paese. Ma Marra non ci fa caso. Anzi. “Conosco Masi attraverso Alemanno, quando l’ex dg Rai lavorava per la Presidenza del Consiglio”. Lo stipendio non era un’inezia. “Ho lavorato in Rai per circa un anno per 150mila euro lordi”.
Si occupa del piano industriale, anche in questo caso spiega di avere avuto una brillante intuizione: “Se ora si parla del canone in bolletta… beh, è uno dei temi che ho approfondito io…”. Anche Masi resta nel pantheon di Marra: “Il mio giudizio su di lui? Positivo”. Ma come fa, obiettiamo, a dare un giudizio positivo di un direttore che subiva costanti pressioni da Berlusconi per chiudere Annozero? “Non lo sapevo… Sembrerà paradossale ma è così, non mi occupavo di politica…”. Paradossale, certo. Davvero paradossale.