Carlo Laudisa e Davide Longo, La Gazzetta dello Sport 17/12/2016, 17 dicembre 2016
ELETTRONICA E COSTRUZIONI: CHI SONO I CINESI DEL MILAN
Prende corpo il nuovo Milan. Nove società cinesi, con asset che superano i mille miliardi di euro, fanno parte dell’ultima lista consegnata a Fininvest da Sino-Europe Sports, che ha appena versato 200 milioni di caparra per acquisire la proprietà della società rossonera entro il 3 marzo del 2017.
INDISCREZIONI Tra le cortine di riserbo dei protagonisti, da settimane filtrano indiscrezioni sull’identità degli investitori, ma sinora è stato impossibile far chiarezza su questo delicatissimo aspetto. Anche perché Li Yonghong, capofila della cordata, è molto attento nel tutelare la privacy di chi ha legato il proprio apporto all’effettivo via libera delle autorità statali. Tuttavia negli ambienti vicini ai consulenti di questo grande affare emergono delle anticipazioni significative. Evidentemente è prevalente la natura finanziaria delle società in lizza per far parte dei circa 5 azionisti che alla fine affiancheranno Sino Europe Sports nel post-Berlusconi.
Le novità In particolare va segnalata la presenza di due entità imprenditoriali con chiara vocazione: Jilin Yongda Group e Huangshi Zhongbang Sports Development. Incuriosisce soprattutto il ruolo di Huangshi Zhongbang Sports Development, una società che fa capo alla municipalità di Huangshi, nella provincia di Hubei, specializzata nella costruzione di stadi. E ciò lascia capire come il nuovo corso guardi con attenzione all’idea di dare ai rossoneri una nuova casa. Com’è noto Silvio Berlusconi nella scorsa primavera ha dovuto abbandonare l’idea di lasciare San Siro per traslocare al Portello tanto caro a sua figlia Barbara. Altrettanto interessante l’ingresso in scena di Jilin Yongda Group, che opera nell’ambito dell’elettronica industriale per l’energia, la chimica, la metallurgia e i trasporti. Il suo maggiore azionista è la municipalità di Guangzhou tramite un fondo di private equity, fondo che ha tra i propri partner il colosso assicurativo Ping An Insurance, una tra le 50 migliori società quotate alla Borsa di Shanghai. Il loro coinvolgimento nell’operazione è il segno che in questa partita qualcuno è pronto a metterci anche la faccia.
Cautele Tuttavia le autorità cinesi stanno faticando a concedere le attese autorizzazioni per le esportazioni di capitali. È il motivo per cui Li Yonghong e l’a.d. incaricato Marco Fassone in questi giorni si stanno adoperando per alimentare il flusso delle risorse indispensabili per il closing anche attraverso strade parallele. Non a caso l’ultimo versamento da 100 milioni è transitato via Hong Kong e l’esatta composizione della short list dipenderà anche da come verranno risolti gli attuali problemi. In ogni caso sul versante cinese c’è grande ottimismo sull’esito finale di questa partita. A prescindere da chi saranno gli eletti, c’è la ferma convinzione che i grandi azionisti del nuovo Milan avranno i denari per supportare le ambizioni di questa operazione milionaria.
GLI ALTRI INVESTITORI Oltre alle due società citate, la lista dei possibili investitori comprende altri sette nomi. C’è la già nota Haixia Capital, che conta 7 miliardi di euro di investimenti complessivi ed è il secondo maggior azionista della China Citic Bank, una delle maggiori banche commerciali cinesi; c’è la China Industrial Bank Asset Management (Cibam), società che nel 2015 ha registrato ricavi per quasi 42 miliardi di euro; la China Huarong Asset Management, che ha un capitale di 14 miliardi di euro e nel 2015 ha registrato 10 miliardi di ricavi e un utile di 2. E poi, ancora, altre società legate, come sempre nel capitalismo di Stato della Cina, alle varie municipalità locali: la Guangzhou Bank, banca commerciale controllata dalla municipalità di Guangzhou che nel 2015 ha registrato ricavi per 800 milioni di euro e 300 milioni di utili (oltre ad avere asset complessivi per circa 48 miliardi di euro); la China Zheshang Bank, con un capitale di 8,4 miliardi di euro, controllata dalla provincia di Zhejiang e che nel 2015 ha registrato oltre 3 miliardi di ricavi e un miliardo di utili (con un asset di 160 miliardi di euro) e, infine, due società della contea di Changxing, la stessa della Sino-Europe, cioè la Jinge Investment Management e la Rentai Investment.
MERCATO Tutti nomi che al grande pubblico non possono dire molto, ma che nel complesso mostrano una solidità economica che dovrebbe garantire entro il 3 marzo del prossimo anno il versamento dei 320 milioni di euro necessari per effettuare il closing. Intorno a quella data dovrebbero arrivare anche i primi 100 dei 350 milioni di investimenti nel club che i cinesi si sono impegnati a fare nell’accordo di agosto, una prima tranche che dovrebbe essere investita nel mercato estivo. Quello che si aprirà tra un paio di settimane, invece, sarà a costo zero: gli eventuali acquisti dovranno essere bilanciati da cessioni di pari valore.