Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2016  dicembre 17 Sabato calendario

Notizie tratte da: Gianni Passavini, Porno di carta, Iacobellieditore 2016, 432 pagine, 18 euroTette Il marchese Rosario Balsamo detto Saro, nato il 15 gennaio 1930 a Catania in una famiglia benestante che negli anni aveva dilapidato beni e terreni, s’era messo in testa, come ripeteva da tempo, di «dare le tette all’Italia»

Notizie tratte da: Gianni Passavini, Porno di carta, Iacobellieditore 2016, 432 pagine, 18 euro

Tette Il marchese Rosario Balsamo detto Saro, nato il 15 gennaio 1930 a Catania in una famiglia benestante che negli anni aveva dilapidato beni e terreni, s’era messo in testa, come ripeteva da tempo, di «dare le tette all’Italia».

Men Il debutto editoriale per soli uomini è nel 1966 con l’uscita del settimanale Men, edito con la moglie Adelina Tattilo (che poi lo lascerà e gli soffierà il giornale).

Copertina Una fanciulla che infrange un grande 1 di carta lasciando intravedere la sua nudità: è questa la prima cover del nuovo settimanale Men, che esce nelle edicole venerdì 25 novembre 1966. La ragazza-copertina è Rosemarie Dexter, attricetta inglese di origini birmane.

Editoriale Nell’editoriale del primo numero, dopo aver ricordato come «in tutti i Paesi liberi e moderni sono nate ed hanno fatto fortuna in questi anni le riviste per gli uomini», si afferma: «In Italia adesso ci proviamo noi e, senza ipocrisie, Men si definisce fin dal primo numero “il settimanale degli uomini”. Anche noi presenteremo le nostre ragazze e le attrici famose. Crediamo, con il gusto e lo stile necessari. Qualcuno certamente vorrà accusarci di pornografia, saranno gli ipocriti di sempre. Non sarà una battaglia facile, lo sappiamo. Anche perché noi non abbiamo santi in Paradiso, la politica non ci interessa se non per quel tanto che ci disturba. Ma in qualche modo ce la faremo. L’Italia ormai è diventata adulta. Almeno lo speriamo».


Primo numero Nel primo numero di Men: un’intervista a Gina Lollobrigida; un articolo di Sergio Modugno su Patty Pravo; uno sull’arrivo, dato per imminente, della pillola antifecondativa per uomo, scritto da Francesco Cardella; una piccola storia del fenomeno Playboy; una tavola “quadrata” sul tema dell’omosessualità: «Ma è vero che si può guarire?»; la prima puntata di un racconto fantaerotico: Supersex (che a metà del 1967 diventerà una rivista). «Quanto alle immagini, Michaela (al secolo la promessa attrice Micaela Pignatelli) è la prima “Ragazza Venerdì” ed è vestitissima in tutte le pagine del servizio, con l’eccezione del paginone centrale dove appare nuda su un divano a fiori, senza tuttavia far vedere assolutamente nulla di “compromettente”. Anche i servizi dedicati alle attrici Jane Fonda e Raquel Welch risolvono con furbizia la contraddizione in termini che consiste nel mostrare tantissima epidermide senza far vedere niente di realmente “interessante”».

Sequestri «La pubblicazione di immagini tanto castigate non basta a salvare Men dal sequestro, che scatta in tutta Italia per ordine del sostituto procuratore della Repubblica di Roma Pasquale Pedote, distintosi già per aver sostenuto l’accusa contro don Lorenzo Milani per le sue posizioni a favore dell’obiezione di coscienza – che a quel tempo era reato – contro il servizio militare obbligatorio. Nella redazione di Men cercano di prenderla con ironia e nel numero 2, sotto il titolo “Il Sexquestro” viene pubblicato, in puro stile Bagaglino, l’atto unico di una pantomima gustosissima sul tema. La scena, com’è detto nella presentazione, rappresenta la redazione di un settimanale per uomini; le pareti sono – naturalmente – nude, i redattori vi battono il capo in segno di sconforto, ognuno dice la sua sui motivi del sequestro. Alla fine, tutti d’accordo che basterebbe poco per evitare problemi: «Basta un ritocchino alla testata. Anteporre una A. Così “men” diventa Amen». Purtroppo il sostituto Pedote non ci trova niente da ridere e sequestra anche il numero 2 del giornale. E farà così per i primi otto numeri, applicando scrupolosamente l’articolo 528 del Codice Penale, che punisce le pubblicazioni e gli spettacoli osceni, e l’art. 725 che sanziona chi ne fa commercio».

Riviste per soli uomini Con l’uscita nelle edicole di Men nascono anche in Italia le moderne riviste “per soli uomini”. Nel febbraio 1967 esce il mensile King dell’editore Guglielmo “Bubi” Torelli; il mese dopo Kent, di Sergio Garassini; in aprile Io, Edizioni Dellavalle di Torino, poi Tab dell’omonima casa editrice e Tabù, il settimanale “in”; editi da Balsamo, in giugno escono il mensile Playmen e i quindicinali Supersex e Sexybell; in luglio esce il quattordicinale Caballero, di Tristano Torelli, zio di Guglielmo; in novembre nelle edicole arriva Adam.

Osceno «Dal primo all’ultimo numero, per tutto il 1967, anche il mensile King viene sequestrato: gli piovono addosso le denunce di probi cittadini e i provvedimenti della procura della Repubblica di Milano, nello specifico del sostituto Pasquale Carcasio. Per dare un’idea di che cosa veniva ritenuto osceno basta fare un esempio. Sul numero 1 di King del febbraio 1967 c’è una foto a tutta pagina di una camera da letto: sotto vari strati di coperte e indumenti, un uomo e una donna, di cui si vedono appena le teste, si stanno baciando. Sulla moquette, tutt’intorno al letto, scarpe, pantaloni, un reggicalze, un reggiseno. Dice la didascalia: «Dopo una veloce rincorsa in autostrada, due conosciutisi da poco e subito presi da simpatia reciproca, arrivano a un motel e... imprimono festosi nuovo ritmo alla vita». In realtà, si tratta di una foto tratta da Il sipario strappato di Alfred Hitchcock, l’uomo e la donna sono Paul Newman e Julie Andrews nella cabina di una nave. Bene, questa immagine è stata esibita in tribunale tra le prove della pretesa oscenità del giornale perché l’uomo e la donna sotto le lenzuola erano certamente nudi, visto che i loro indumenti intimi erano sparsi per la stanza!»

Repressione Il lavoro di repressione della stampa “pornografica” è così intenso che sulle camionette della polizia che girano per redazioni, tipografie e rivendite di giornali viaggia una poliziotta dattilografa addetta esclusivamente a battere i verbali, in modo da velocizzare al massimo le pratiche. Nel 1967 vengono sequestrate 305 riviste. Nel 1968 il numero sale a 377, con 1.798 persone denunciate nei primi nove mesi dell’anno.

Tariffe Sul numero del settembre 1967, Kent pubblicò anche un’inchiesta sulla prostituzione a Bologna, con tanto di mappa delle zone calde e delle tariffe, dove si veniva a sapere che la zona della stazione era frequentata da «veterane che offrono soltanto prestazioni parziali» con prezzi che vanno da 500 a 2.000 lire, trattabili; che la zona cinese era battuta da «donne scadenti per età e qualità» (da 1.000 a 5.000 lire, trattabili); che nelle strade più centrali si trovavano invece «ragazze giovani, eleganti e non di rado bellissime» (5.000 non trattabili, se 10.000 spesso trattabili).

Dc Men, oltre a fanciulle discinte solo per modo di dire, aveva pubblicato nei suoi primi numeri una serie di articoli che prendevano di mira i più conosciuti notabili della Democrazia cristiana, il partito di maggioranza relativa, il partito di governo. Da Moro a Fanfani, da Colombo a Gronchi a Andreotti, i dirigenti dello “Scudo Crociato” erano stati messi sulla graticola da Lucio Delnò (pseudonimo redazionale). Delnò riteneva che ci fosse un unico carattere che univa i più noti dirigenti democristiani, la malinconia. Di Emilio Colombo «giovane ministro che sembra destinato a restare perennemente giovane e, quel che è peggio, perennemente ministro», aveva sottolineato il suo “sospetto” stato civile di non coniugato. Di Amintore Fanfani, l’autoreferenza: «Che cos’altro c’è nella vita di Amintore Fanfani, oltre ad Amintore Fanfani?». Ma anche l’onestà: «Siamo anche convinti che Fanfani sia uno di quegli esseri assolutamente eccezionali, in casa democristiana, muniti della dote perduta che si chiama onestà (onesto, riveliamo ai governanti e ai sottogovernanti, è, nella più comune accezione del termine, colui che non ruba)». Di Giulio Andreotti, Delnò sottolinea la coerenza: «la coerenza dell’onorevole Andreotti, com’è noto, ha un solo nome: Governo».

Moro È Aldo Moro, a quel tempo presidente del Consiglio, che Delnò critica con feroce ironia sul primo numero di Men. Moro è trattato come il peggiore dei traditori. Delnò ricorda, infatti, le sue partecipazioni entusiastiche a un convegno razziale del 1935 «che aveva per tema la rigenerazione fisiologica del popolo italiano»; quella ai prelittoriali di Bari, «dove venne puntualmente trombato»; quella ai littoriali di Napoli: «Con la lungimiranza dei grandi, già da allora Aldo Moro cominciava ad allenarsi nel suo sport preferito di parlare tanto senza dire nulla, consapevole che soltanto una cosa è più pericolosa del parlare, ed è il farsi capire». Irride, Delnò, al tentativo di molta stampa accreditata di lanciarlo come president-latin-lover con la divulgazione di lettere d’amore speditegli da alcune donne. Per Delnò, Moro è “il lumacone”. «Nella sua presunzione, l’onorevole Moro è convinto che tutto quello che va male, in Italia, sia da attribuirsi alla sua responsabilità. (...) in realtà bisognerà pur ri velare all’onorevole Moro che egli non è assolutamente in grado di peggiorare la situazione del nostro Paese, come, del resto, è assolutamente inidoneo a migliorarla. Per questo, nessuno può odiarlo sinceramente: il solo rischio che egli corre, è di scoprire che nessuno intende attentare alla sua vita, perché nessuno lo giudica tanto importante. Se dovesse accorgersene, non ci sarà scorta in grado di salvarlo dal duro attentato che la delusione, a volte, compie contro il cuore degli uomini».

Corna Saro e la moglie Adelina vivevano da separati in casa almeno dal 1967. Lei non gli perdonava le numerose scappatelle, in particolare da un paio d’anni Balsamo aveva una relazione con una ragazza di origini francesi, forme e curve burrose, vent’anni meno di lui e aspirante cantante: l’aveva addirittura sposata all’ambasciata del Messico di Roma, dopo aver preso la cittadinanza del Paese centroamericano (altrettanto repentino sarà il divorzio, sempre messicano).

Putsch Nel 1969 Adelina caccia Saro di casa e con un putsch legale gli scippa Men.

Finanziaria Balsamo ha pochissimi soldi ma li investe subito. Il 19 giugno 1970, con un capitale di appena 50 mila lire costituisce la Saro Balsamo Editore Periodici d’Attualità srl. Nonostante il nome della società, Balsamo non compare tra i soci, due, un impiegato e una casalinga al cinquanta per cento ciascuno (solo il 20 luglio Balsamo “accetta” di diventare amministratore unico). Lo stesso giorno, Balsamo fa di più: a differenza di chiunque abbia bisogno di soldi, infatti, lui non si rivolge a una finanziaria per chiedere un prestito, lui la finanziaria la costituisce in proprio e la battezza Fitas, Finanziaria italo-svizzera srl, capitale sociale di 50 mila lire.

Caimano Piero Vivarelli diceva che Balsamo non aveva il classico pelo sullo stomaco, piuttosto delle scaglie da caimano.

Le Ore Il 9 novembre del 1970 Balsamo lanciò un nuovo settimanale, Le Ore della settimana. Direttore responsabile, Ugo Moretti. Inizialmente Le Ore si propone come un giornale di denuncia e «appena può azzarda improbabili scoop e rivelazioni». Ma a rimpinguare le casse provvede la rubrica di inserzioni personali. «Il costo degli avvisi è di 150 lire a parola, 200 per il neretto, 250 se il neretto è riquadrato. Giovani, Belli, Attempati, Ricchi, Separati, Coppie, Vacanze, Messaggi particolari e morbosi: ce n’è per tutti i gusti». E di lì a breve farà furore pure la rubrica de “L’Autoscatto”. «I lettori possono veder pubblicate le loro fotografie più intime, sempre più spesso scattate con le Polaroid, le macchinette a stampa istantanea che contribuiscono enormemente al successo della rubrica. Con l’Autoscatto viene alla luce un’Italia di esibizionisti che godono nel vedersi sulle pagine di un giornale, che vogliono mostrare a tutti che cosa accade nei loro letti. L’Autoscatto, insieme alla rubrica delle inserzioni, svela l’esistenza di tanti single e di tante coppie che vogliono incontrarsi».

Travestiti A nobilitare i contenuti e la prosa del primo periodo di Le Ore ci sono collaboratori importanti come Luigi Gianoli – una delle più grandi firme della Gazzetta dello Sport, uno dei più grandi esperti di cavalli e di ippica al mondo – che firma una serie di interviste: con Camilla Cederna, Mario Soldati, Franco Zeffirelli, Luchino Visconti, Gianni Brera. È lui che, oltre alle interviste firmate col suo vero nome, rispondeva ogni settimana con lo pseudonimo di N.H. Giano alle mille problematiche, alle paure e alle ansie di un popolo reietto e deriso, quello degli omosessuali e dei travestiti. Racconta Massimo Balletti, allora caporedattore di Le Ore: «Gianoli mi introdusse nel mondo del travestitismo e un giorno mi trovai a pranzo in un ristorante con lui e con tre esponenti di questo mondo, persone assolutamente insospettabili e virili. A un certo momento entrò nella sala un bellissimo ragazzo: tutti e tre si voltarono e tutti e tre cambiarono all’unisono espressione, e chi li avesse guardati in quel momento avrebbe giurato che fossero tre signore!».


Pecette Su Le Ore le donne hanno ancora le pecette sulle parti intime.

Pelo Potenza e realismo delle immagini erano spesso decisi nel corso di incontri tra editori e direttori di giornali concorrenti. Alla fine ognuno continuava a farsi i propri giornali come voleva: chi osava di più avrebbe venduto di più, ma sarebbe stato presto imitato anche dai ritardatari. Fin dall’inizio, editori e distributori si erano divisi in due campi: i “tricofili” e gli “antitricofili”, secondo una definizione di Francesco Cardella, che a quelle riunioni partecipava. I primi – tra i quali c’era proprio lui – erano sostenitori della necessità di mostrare il pelo pubico femminile senza veli, anche in copertina visto che all’interno dei giornali ormai era un “diritto acquisito”; i secondi erano contrari, perché pensavano che una maggiore audacia delle pubblicazioni avrebbe portato più denunce e più problemi giudiziari. «Il pelo noi lo dobbiamo fare vedere!» non si stancava di ripetere Cardella.

Scrittori Al tabloid “Le Ore” hanno collaborato scrittori come Luciano Bianciardi. Poi a un certo punto sono rimasti soltanto gli pseudonimi (preferibilmente in inglese o francese) e le iniziali: all’alba del 1982, la redazione di Le Ore era composta da Ezio, Osvaldo e Gianni P, Valerio, Sara, Giorgia e Giovanna, Pigi e Maurizio.

Amplessi I giornali pornografici veri, quelli che mostrano rapporti sessuali completi, arrivano nel 1975. Nel luglio di quell’anno la Gazzetta Ufficiale pubblica la legge numero 355, il cui primo comma recita: “Non sono punibili per i reati previsti dagli articoli 528 e 725 del codice penale e dagli articoli 14 e 15 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, i titolari e gli addetti a rivendita di giornali e di riviste per il solo fatto di detenere, rivendere o esporre, nell’esercizio normale della loro attività, pubblicazioni ricevute dagli editori e distributori autorizzati ai sensi delle vigenti disposizioni”.

Hardcore Le Ore pubblica le prime immagini hardcore tra il settembre e l’ottobre del 1975, sia per il prolungarsi del dibattito interno alla redazione, sia perché i tempi editoriali prevedevano larghissimi anticipi nella lavorazione dei numeri, ormai slegati del tutto dall’attualità.

Video Vanno forte un po’ tutte le testate della International Press, il feudo di carta del marchese Saro. Il lunedì esce Roto 7, il mercoledì Le Ore, il venerdì Cronaca Italiana, il sabato Doppio Senso. Senza contare i mensili: La Strada, Mese Le Ore, Homo Play, Pornospia e Supersex. Un boom che resiste e si trasforma negli anni Ottanta, il decennio di Cicciolina, quando Balsamo imbrocca sapientemente il filone dalle uova d’oro del mercato dei vhs. E al principio degli anni Novanta tra sexy shop, videoteche ed edicole, sono più di 40 mila i punti vendita che offrono materiale porno.

Ritratto Saro Balsamo aveva l’aspetto tipico d’un uomo del Sud: profilo deciso, occhi scuri, capello nero tenuto insieme con brillantine e gel, con moto ondoso tendente al riccioluto che partiva dalla fronte, alta, dispiegandosi senza scriminatura verso la nuca. Abbronzatura da sole vero, forse con richiamino artificiale. Profumo abbondante, persistente. Parlata lenta, squillante, più romana che siciliana.

Rialzino Ai piedi portava sempre le sue impeccabili John Lobb, in listino modelli da 900 mila a 5 milioni di lire (dentro ci faceva incorporare un “rialzino” che lo slanciava di qualche centimetro).

Abiti 1 Indossava abiti d’eleganza sartoriale, arricchiti dal vezzo dei gemelli in oro massiccio ai polsini.

Abiti 2 Balsamo, abituato a entrare in un negozio di abbigliamento inglese, farlo chiudere, e restare a provare abiti fino a comprarne per 200 milioni di lire.

Roberta A fargli dare l’addio ai pantaloni scampanati e alle camicie sgargianti con maxi colletti e gemelli a mazzo di fiori e ad aprire l’era Caraceni, era stata la terza moglie, Roberta. Quando lo comincia a frequentare, Balsamo è ancora un personaggio vistoso in tutto, dai basettoni infiniti alle sue moto – tra cui una Guzzi V7, quella dei Corazzieri del Quirinale, che lui a malapena riusciva a montare – e due fuoriserie Iso-Rivolta. Già sposata con un noto avvocato svizzero-meneghino da cui aveva avuto una figlia, Roberta era donna di grande altezza e di grande magrezza, ottima frequentatrice di salotti milanesi, impegnatissima nelle opere di beneficenza con i Cavalieri di Malta, sciccosissima nelle occasioni più mondane ed esclusive. Sposato Balsamo Roberta lo rivolta come un calzino e lui capisce che con una donna così al fianco, moto e macchine sportive non c’entrano più niente con lo stile che deve avere un uomo d’affari di distinte frequentazioni: meglio viaggiare in Mercedes e, se proprio ci si vuole ogni tanto far notare, chiedere all’autista di tirar fuori dal garage la Roll’s Corniche.

Caviale Francesco Cardella ricordava che l’amico Saro dopo aver sposato Roberta aveva organizzato la festa nuziale in un night di Piazza Diaz, a Milano, dove c’era così tanto caviale che gli ospiti riempivano i posacenere e se li infilavano in tasca.

Rapina Saro prese la decisione di farsi scortare quando, in una notte di fine ottobre del 1974 lui e Roberta stavano tornando a casa dopo aver fatto una puntatina al Casinò di Campione d’Italia. A un paio di chilometri dal casello di Pero dell’autostrada dei Laghi, la Maserati su cui viaggiavano fu costretta a fermarsi da una Bmw da cui scesero due banditi armati di pistola. Saro dovette consegnare loro l’equivalente di circa 15 milioni di lire in franchi svizzeri, giusto quello che aveva vinto al tavolo verde, e Roberta tutti i suoi gioielli, del valore di circa otto milioni di lire.

Orologi Balsamo adorava gli orologi di lusso - arrivò ad averne 128 – e amava cambiarli anche nel corso della giornata. Allora mandava il suo autista in villa a prenderne un altro modello, anche se ne aveva sempre una bella scorta nella cassaforte dell’ufficio.

Ricco 1 Alla fine degli anni Ottanta Balsamo guadagnava in media 100 milioni al minuto, come gli piaceva raccontare.

Ricco 2 Alla fine degli anni Ottanta Balsamo possiede un Jet Executive in grado di effettuare voli transoceanici, un elicottero e il panfilo Saudade, 34 metri di puro lusso. Per gli spostamenti in città ha una Mercedes 450 sl blindata che fa guidare all’autista e la Fiat 500 da collezione, mentre la sua Roll’s Royce la tira fuori dal garage solo nelle occasioni speciali. Tra marinai, autisti, custodi, maggiordomi, cuochi, camerieri, colf e assistenti personali è un costo altissimo che – sommato alle spese di manutenzione di mezzi e immobili, di rappresentanza, catering e affettati vari dal Salumaio di via Montenapoleone – nel giro degli anni sarebbe diventato proibitivo, pure per un miliardario come lui.

Mercato del porno Dai dati pubblicati nel febbraio 1988 dal Secondo Rapporto sulla pornografia dell’Ispes (Istituto di studi economici e sociali), in Italia il mercato del porno è più che mai florido. Il fenomeno, per quanto riguarda la carta stampata, viene stimato in 180 miliardi di lire. Stima ricavata considerando una media annua di vendite di 25 milioni di copie al prezzo medio di 6.000 lire/copia, cui aggiungere il fatturato del mercato clandestino valutato in 30 miliardi di lire. Sommando anche il fatturato dei cinema a luci rosse (150 miliardi), dei porno- shop (150 miliardi), delle videocassette (120 miliardi), il fatturato totale della pornografia supera “ufficialmente” i 600 miliardi di lire. Una cifra che porta Gian Maria Fara, presidente dell’Ispes, a definire l’Italia come «la Mecca della produzione di materiale pornografico».

Giornali I giornali, quando parlano di Saro Balsamo, che della torta del porno detiene una fetta consistente, lo descrivono perlopiù come un imprenditore del tutto scollegato ed estraneo a quel mercato miliardario. La Repubblica del primo dicembre 1989, per esempio, ne scrive in un ampio articolo nella sua sezione Affari & Finanza: «Ormai, nel giro d’affari consolidato delle sue attività, 1.200 miliardi dichiarati, tra Italia ed estero, l’editoria incide per appena il dieci per cento. Questo, almeno, dicono alla sua capogruppo, la finanziaria Fitas (...). A sentir lui, l’editoria è poco più che un hobby: Excelsior (35 mila copie) e I Viaggi Speciali (turismo, 25 mila copie) in Italia; un Excelsior in Germania, in partnership con il gruppo Intermedia di Dusseldorf (130 mila copie), due quotidiani di provincia nel sud dell’Inghilterra. Il grosso del business è all’estero: alla Fitas di Balsamo fa capo il pacchetto di controllo della commissionaria borsistica newyorkese Comfinance, l’Establita di Barcellona, una grande fabbrica di carni, e due imprese di trasporti, da cui dovrebbe derivare la maggior parte del fatturato. Una, l’Italnoli, ha una flottiglia di barche da turismo, a vela e a motore, che affitta, e una vasta scuderia di camion e automezzi da trasporto; possiede anche due jet executive, da noleggio. L’Italnoli, inoltre, ha comprato un mese fa l’azienda francese Senà, che possiede tre Dc9 cargo e un Dc8 pure da carico, con cui di fatto si colloca tra le primissime compagnie aeree europee di trasporto merci privato».

Milano A Milano, in zona San Siro, dove risiede con la terza moglie Roberta, Balsamo ha una grande villa rosa, intestata alla sua finanziaria Fitas: 800 metri quadrati sviluppati su due piani. Il giardino è di tremila metri quadrati, poi c’è la piscina, e infine un altro edificio con l’alloggio del custode. Tra i tanti quadri ci sono anche Picasso a Guttuso. Sempre sfarzosi i suoi ricevimenti dove tra gli invitati compaiono i nomi più illustri della moda, della politica e dell’imprenditoria, soprattutto milanese. Sul pane servito agli ospiti, Balsamo fa stampare le sue iniziali sb.

Roma A Roma Balsamo e signora possiedono un’antica torretta ricoperta d’edera. Apparteneva ai Pirelli, che l’avevano affidata per il restauro a Gae Aulenti. Saro e Roberta la ristrutturano completamente togliendo la scala di ferro che la nota architetta aveva tenuto a bagno in mare per un anno per darle l’effetto ruggine. La torretta sorge in pieno centro, ha 500 metri quadrati disposti su tre piani, boiserie, mobili stile Impero, marmi policromi. Tutto è curato nei dettagli. Biancheria, tovaglie e tende sono realizzate in sfilato siciliano, lo stesso dei corredi del film Il Gattopardo.

Portofino A Portofino, Balsamo possiede la splendida villa San Genesio realizzata dall’architetto Luigi Vietti nel 1953 per l’attore Rex Harrison. Nel corso degli anni Cinquanta vi erano stati tanti illustri personaggi, da Lawrence Olivier a James Mason, da Liz Taylor e Richard Burton a Vivien Leight, da Mirna Loy a Jean Pierre Aumont (il padre di Tina). Si raggiunge la dimora salendo le alture del borgo, lungo la Salita San Sebastiano. Gli ospiti in arrivo vengono trasportati su un furgoncino Ape Piaggio con le maniglie d’oro.

Gstaad Ultima tra le case dei Balsamo, uno chalet a Gstaad, Svizzera.

Tracollo Nel febbraio 1999 Balsamo prese visione delle bozze dei bilanci consuntivi del 1998 delle sue principali società. Sapeva da tempo che le cose andavano male, ma non fino al disastro certificato dagli amministratori. Allora chiamò i suoi più stretti collaboratori: «Vi ho convocati per leggervi alcune cifre dei bilanci di esercizio, come potete immaginare tutti negativi, avuti oggi dal collegio dei sindaci. Parto dall’ultima riga. Polieditor: meno 6 miliardi ottocentodiciassettemilioni settecentosettantaquattromila e quattrocentosettantalire; International Press: meno 6 miliardi ventiseimilioni seicentotredicimila e quattrocentocinquantaseilire; Fitas: meno 2 miliardi centonovemilioni seicentosettantottomila e ottocentoquarantottolire». «Passiamo alla situazione debitoria? Ve la leggo, arrotondando le voci che ho sottolineato: La Polieditor ha debiti per quasi 19 miliardi, di cui più di 16 verso la Fitas, Fitas che di suo ne ha quasi 31, di cui circa 11 verso le banche e 14 verso imprese controllate. Quelli dell’International Press ammontano... ecco qui, ammontano a più di 24 miliardi, dei quali quasi 14,5 verso le controllanti Fitas e Polieditor ». «Il vero problema non sono i debiti incrociati delle nostre società ma – voi lo sapete benissimo – quelli che le nostre società hanno con fornitori, banche, istituti di previdenza. L’International Press ha debiti con le banche per circa 96 milioni e ai fornitori italiani ed esteri, considerando anche le fatture ancora da ricevere, deve 5 miliardi e mezzo. La Polieditor, invece, deve alle banche 41 milioni e ai fornitori 390, ma ha debiti tributari per 186 milioni, debiti con istituti previdenziali pari a 953 milioni e altri debiti per 125 milioni. La Fitas ha debiti con fornitori per 244 milioni, con enti previdenziali di 150 milioni e rotti, debiti tributari vari per 263 milioni e, tenetevi forte, deve alle banche 11 miliar445 mila 833 lire».

Fallimento Tra il 1999 e il 2000 viene dichiarato il fallimento di tutte le società di Balsamo.

Chiusura C’è un solo giornale che, nel settembre del 2000, dà la notizia della chiusura di Le Ore: è il settimanale Panorama.

Povero Saro Balsamo muore senza una lire l’8 febbraio del 2005.