VARIE 16/12/2016, 16 dicembre 2016
APPUNTI PER GAZZETTA - IL CASO SALA A MILANO, IL CASO RAGGI A ROMA REPUBBLICA.IT ROMA - Arrestato. Con l’accusa di corruzione
APPUNTI PER GAZZETTA - IL CASO SALA A MILANO, IL CASO RAGGI A ROMA REPUBBLICA.IT ROMA - Arrestato. Con l’accusa di corruzione. Raffaele Marra, braccio destro della sindaca di Roma, Virginia Raggi, stamani è stato condotto nel carcere di Regina Coeli dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Roma, guidati dal comandante Lorenzo D’Aloia. LEGGI Ritratto di Marra, il Rasputin del Campidoglio Avrebbe ricevuto una una maxi tangente da 367mila euro dall’immobiliarista Sergio Scarpellini (arrestato anche lui). Due assegni circolari da 250mila e 117mila euro per l’acquisto di una casa Enasarco in via Prati Fiscali 258, a Roma, intestata alla moglie di Marra, Chiara Perico nel giugno del 2013. Marra, ex vice capo di Gabinetto del Campidoglio, era alla guida del Dipartimento Personale. Il suo arresto scuote il Movimento 5 Stelle e dà il via alla resa dei conti interna. E dunque, al centro degli accertamenti c’è l’acquisto - nel giugno del 2013 - dell’appartamento Enasarco che Marra ha intestato alla consorte. Dalle verifiche dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia, risulta che parte del denaro necessario per concludere questa compravendita (circa 367mila euro) è stata messa a disposizione dello stesso imprenditore con suoi assegni circolari. Si tratta di soldi che, stando agli accertamenti di Procura e carabinieri, risultano in uscita e non sono stati restituiti. Questa operazione immobiliare sarebbe avvenuta nel periodo in cui Marra passava da un incarico in Regione a uno poi ricoperto in Comune. Roma, arresti e dimissioni: gli esponenti della giunta Raggi che non sono più al Campidoglio Navigazione per la galleria fotografica 1 di 8 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow () () Indagando sui rapporti che legano i due arrestati, gli inquirenti hanno scoperto che con modalità più o meno analoghe nel 2009 Marra e Scarpellini sono stati protagonisti di un’altra operazione immobiliare relativa a un immobile in zona Eur. Su questa circostanza, però, la Procura non intende portare avanti ulteriori approfondimenti in quanto si tratta di un caso coperto da prescrizione. Per il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin, titolari delle indagini, tale episodio, insieme ad altre circostanze, rivela comunque la natura dei rapporti tra i due. Un’inchiesta de l’Espresso aveva scoperto come Marra e sua moglie fossero riusciti a comprare a prezzi stracciati e sconti record case da privati e da enti come, appunto, la Fondazione Enasarco. Dopo l’arresto di Marra, i militari hanno eseguito nuove perquisizioni proprio nella stanza del dirigente al Campidoglio. Due giorni fa la polizia aveva acquisito tutte le carte relative alle nomine della sindaca Viriginia Raggi. Raffaele Marra è un ex finanziere. Ma ha scelto di lasciare la divisa nel 2006. Fatale fu l’attrazione per la politica: due mesi dopo il congedo era già direttore dell’Area galoppo dell’Unire, l’ente per l’incremento delle razze equine allora guidato da braccio destro di Alemanno Franco Panzironi. "Aspettiamo il lavoro della magistratura. Il problema non c’è, Marra non è un politico, è un esponente tecnico, lo sostituiremo come è giusto che sia", ha detto il capogruppo del M5s, Paolo Ferrara, a margine del Consiglio Metropolitano. A seguire, Raggi ha tenuto una conferenza stampa durante la quale, dopo averlo difeso a spada tratta numerose volte, ha detto: "Marra fuori, noi andiamo avanti". Arresto Marra, Raggi: "Chiedo scusa, ma il mio braccio destro sono i romani" Condividi Ma nell’arco di quattro giorni sono due le inchieste della Procura di Roma che hanno mandato in tilt la sua giunta. Nella notte tra lunedì e martedì, l’avviso di garanzia e l’invito a comparire notificati all’assessora all’Ambiente, Paola Muraro, che si è dimessa. Oggi l’arresto di Marra. Tanto che la giornata a Palazzo Senatorio è andata avanti in un clima di fortissima tensione. Alle 14, infatti, si è riunita l’assemblea capitolina, per la terza giornata di discussione del bilancio di previsione 2017-2019. E nell’aula Giulio Cesare la seduta è stata pure sospesa: i lavori sono stati interrotti dal presidente Marcello De Vito dopo che le opposizioni hanno protestato a più riprese per la mancata presenza della sindaca per riferire sull’arresto del dirigente comunale. I consiglieri del Pd hanno quindi occupato i banchi della giunta. Subito dopo, i consiglieri di Fratelli d’Italia hanno esposto cartelli con la scritta "onestà", "omertà" e "trasparenza". A quel punto De Vito ha sospeso la seduta e convocato i capigruppo. Bagarre in Campidoglio, consiglieri occupano banchi della Giunta REPUBBLICA.IT In una sorta di "war room" la sindaca, Virginia Raggi, ha riunito in Campidoglio un ristretto numero di fedelissimi. Li ha voluti incontrare prima della conferenza con i giornalisti nella sala della Piccola Protomoteca dove ha annunciato che "l’amministrazione va avanti" dopo l’arresto del suo fedelissimo collaboratore, Raffaele Marra. Arresto Marra, Raggi: "Chiedo scusa, ma il mio braccio destro sono i romani" Condividi E’ entrata nella sala con il volto teso e cupo, ha letto un comunicato accanto al vicesindaco, Daniele Frongia, poi è uscita senza rispondere alle domande dei giornalisti. "Marra non è un esponente politico, ma un dirigente. Noi collaboriamo con la magistratura e faremo luce sull’accaduto. Procederemo con la sostituzione del capo del personale perché l’amministrazione va avanti". Prende le distanze dal dirigente arrestato per corruzione: "Marra è un dipendente capitolino, il mio braccio destro sono i cittadini romani, andiamo avanti con serenità". Poi si dice rammaricata: "Probabilmente abbiamo sbagliato, Marra era già un dirigente e ci siamo fidati, mi dispiace per i cittadini romani e per il M5S". E anche stupita: "Abbiamo appreso con sorpresa dell’arresto per fatti che per quanto risulta fino ad ora non riguarderebbero in alcun modo questa consiliatura". Anche il Movimento dal blog di Beppe Grillo prova a prendere le distanza da Marra: "Si sarà anche messo a disposizione di Sergio Scarpellini, ma il Movimento 5 Stelle no. E a dimostrarlo non sono le parole ma i fatti. Sono stati disdetti i contratti capestro che la Camera aveva sottoscritto con l’immobiliarista romano, generando un risparmio di oltre 32 milioni all’anno per la Camera dei deputati. Soldi risparmiati dai cittadini italiani e, di contro, mancati introiti per Scarpellini. Anche in Campidoglio, grazie a una mozione presentata nel 2013 dagli allora consiglieri del 5 Stelle, sono stati risparmiati altri 10 milioni di euro derivanti dagli affitti degli edifici di largo Loria e via delle Vergini". Ma per la deputata Paola Taverna non basta chiedere scusa. Bagarre in Campidoglio, consiglieri occupano banchi della Giunta Condividi Reazioni. "La Raggi ora ci spiega che Marra è un dipendente comunale qualunque - scrive il presidente del Pd e commissario del partito a Roma Matteo Orfini - Non ha perso solo il suo uomo di fiducia, ma anche il senso del ridicolo". Pone domande ai 5Stelle, Marco Miccoli, deputato del Pd: Perché la Raggi ha coperto e protetto Marra fino ad oggi? Perché Grillo e i suoi due giovani alfieri hanno tollerato questa copertura? Lo ripeto: dal punto di vista giuridico fino alla condanna sono tutti innocenti, ma in questa storia la responsabilità più pesante è quella politica ed è la loro". E il leader della Lega va all’attacco: "Spero che i romani possano eleggere un sindaco normale il prima possibile. A Roma, a differenza di Milano, mi sembra che tra indagati, arrestati, corrotti, sostituiti e licenziati i 5 Stelle e la Raggi in sei mesi ne hanno combinate come Marino in qualche anno e soprattutto c’è una città ferma, sporca e insicura". La capogruppo dem in Campidoglio, Michela Di Biase, chiede alla sindaca di riferire in Aula sul caso Marra: "Occorre anche che si verifichino tutti gli atti a sua firma e subito". Non si unisce al coro delle dimissioni Roberto Giachetti: "Non mi unisco al coro di chi chiede le dimissioni della sindaca, Virginia Raggi. Il valore del garantismo ha senso soprattutto se viene esercitato verso gli avversari politici (a differenza di quello che pensano e che fanno grillo e compagni)". Interviene anche l’assessore alla Cultura, Luga Bergamo: "C’è un dirigente dell’amministrazione che è accusato di reati. C’è la magistratura che opera e in cui abbiamo piena fiducia. Ma si tratta del corpo amministrativo del comune non del corpo politico. Se è stata sbagliata la scelta di Marra? Con il senno di poi si può dire qualsiasi cosa, ma la scelta è stata fatta senza avere queste notizie". Le proteste in Aula. Ha preso il via nell’aula Giulio Cesare la riunione dell’assemblea capitolina. I consiglieri dell’opposizione hanno occupato i banchi della giunta. La seduta è stata sospesa e rinviata, mentre i consiglieri del Pd sono stati espulsi. Il caos si è generato perché dopo l’arresto di Raffaele Marra, vista l’assenza della sindaca Virginia Raggi, le opposizioni hanno chiesto di "chiamare la sindaca in Aula a riferire su quanto accaduto. Non è normale che viene arrestato il vicecapo di Gabinetto, poi capo del personale, non possiamo chiudere gli occhi", ha detto la consigliera Pd Valeria Baglio, rivolgendosi al presidente del consiglio comunale Marcello De Vito (M5S). Richiesta analoga è arrivata dal gruppo FdI. "L’ art.45 - ha replicato lui - prevede l’intervento del sindaco in caso di revoca o sospensione di un assessore e chiaramente i fatti odierni, l’arresto di un dirigente di questo comune non rientra in questa fattispecie". Infuriati i dem: "Non era un dirigente, era il braccio destro del sindaco". Infine sei consiglieri capitolini del Pd (tutti escluso Roberto Giachetti) e Svetlana Celli, capogruppo di Roma Torna Roma, sono stati espulsi dall’Aula dal presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito. L’espulsione riguarda solo la seduta di oggi, in quanto l’ufficio di presidenza ha deciso di non procedere con la censura dei consiglieri espulsi e la sospensione per le prossime sedute (la censura poteva andare da 1 a 3 sedute). I lavori odierni si sono conclusi perché manca il parere dell’Oref e non si può procedere con le votazioni del bilancio previsionale 2017-2019. REPUBBLICA.IT "Sussistenza di un concreto ed attuale pericolo di reitarazione di condotte delittuose analoghe a quelle già accertate e ciò anche in considerazione del ruolo attualmente svolto da Marra all’interno del comune, della indubbia fiducia di cui gode il sindaco Virginia Raggi". Lo scrive il gip nel giustificare la detenzione di Raffaele Marra. Il braccio destro del primo cittadino capitolino è stato arrestato stamattina dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Roma, guidati dal comandante Lorenzo D’Aloia, con l’accusa di corruzione. Avrebbe ricevuto una maxi tangente da 367 mila euro dall’immobiliarista Sergio Scarpellini (anche lui arrestato). Due assegni circolari da 250 mila e 117 mila euro per l’acquisto di una casa in via Prati Fiscali 258, a Roma, intestata alla moglie di Marra, Chiara Perico nel giugno del 2013. All’epoca dei fatti Marra rivestiva il ruolo delicato di direttore del dipartimento partecipazioni e controllo gruppo Roma Capitale. Arresto Marra: la casa di Prati Fiscali al centro dell’inchiesta Navigazione per la galleria fotografica 1 di 4 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow () () Ma gli inquirenti sono risaliti anche ad un altro analogo regalo che l’immobiliarista avrebbe fatto sempre a Marra. Un’altra casa. "Nel 2009 Scarpellini aveva venduto a Marra l’appartamento a Roma in via Giorgio Vigolo, angolo via Alberto Moravia, applicando in suo favore il considerevole sconto di mezzo milione di euro". Una vicenda indicate nelle carte della procura che è prescritta ma tuttavia indicano un rapporto stretto tra i due: "scaturisce con assoluta chiarezza come i rapporti tra lo Scarpellini e Marra abbiano un non solo un carattere di grande confidenza ma implicano anche un reciproco vicendevole aiuto". E così, infatti, quando Marra vede la sua carriera in comune al fianco della Raggi minacciata da alcuni articoli del Messaggero non esita a contattare Scarpellini per influenzare l’editore del giornale (operazione che non andrà in porto). "Il Marra non mostra alcuna remora a chiedere un intervento d Scarpellini al fine di orientare in senso favorevole a sè l’opinione pubblica, attraverso i giornali controllati da un amico di Scarpellini". Arresto Marra: la casa dell’Eur acquistata a prezzo di favore Navigazione per la galleria fotografica 1 di 9 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow () () Un capitolo importante dell’ordinanza è dedicato agli interessi economici di Scarpellini nel comune di Roma: "Le funzioni svolte dal Marra hanno riguardato settori sensibili per gli interessi imprenditoriali dello Scarpellini. Il gruppo immobiliare ha infatti da tempo stipulato importanti convenzioni urbanistiche che richiedono l’emanazione di provvedimenti amministrativi da parte del comune di Roma e della regione Lazio. Queste convenzioni sono ancora attuali e i relativi procedimenti amministrativi non sono conclusi". Per Scarpellini si pone un grosso problema. In campagna elettorale i 5 Stelle avevano criticato con asprezza alcuni affitti a prezzi salati pagati per dei palazzi di sua proprietà: "Ostilità mostrata dal movimento 5 stelle nei confronti di Scarpellini, di cui sono espressione diversi articoli di stampa. In questa situazione Marra rappresenta un significativo ed indispensabile punto di riferimento per lo Scarpellini e che abbisogna, ancor di più rispetto al passato in ragione delle mutate condizioni politiche, della sua influenza e capacità di interferenza (è il braccio destro della Raggi, ndr) per salvaguardare e realizzare i propri interessi". Le indagini nascono all’indomani di un’inchiesta su Manlio Vitale. "Er gnappa, il soprannome di Vitale, è uno degli storici esponenti della Banda della Magliana. Vitale è sotto intercettazione perché estorce soldi proprio a Scarpellini. "Vitale si reca ogni giovedì - si legge nell’ordinanza - nei pressi del Senato per ricevere dalla persona incontrata (Scarpellini, ndr) una consistente somma di denaro. Dazioni di denaro da ricondurre a un’attività estorsiva". Per questo vengono intercettate le utenze telefoniche anche delle vittime, Scarpellini e la sua segretaria Ginevra Lavarello. E così, mettendo sotto controllo il cellulare di Scarpellini, gli investigatori scoprono i suoi rapporti con Marra. FU LA LOMBARDI A DENUNCIARE LA RAGGI l tifone giudiziario che ha investito il Campidoglio dopo l’inchiesta dell’Espresso e l’arresto del fedelissimo Raffaele Marra da parte della procura di Roma rischia di trasformarsi, nelle prossime ore, in un dramma politico. Non solo nel partito romano, ma per l’intero Movimento Cinque Stelle nazionale. “L’Espresso” ha scoperto infatti che il 22 novembre 2016, un mese dopo dopo la pubblicazione dell’ultima inchiesta del nostro settimanale , il deputato pentastellato Roberta Lombardi si è presentata in procura per depositare una durissima denuncia-querela proprio contro Marra, braccio destro della sua compagna di partito. Un esposto di una decina di pagine di fuoco, in cui la deputata grillina chiede senza giri di parole ai magistrati di indagare sulla casa acquistata dalla moglie di Marra dalla Fondazione Enasarco (quella per cui è stata individuata la corruzione tra Marra e Scarpellini), sui rapporti tra Marra e l’altro costruttore Fabrizio Amore (oggi imputato in Mafia Capitale), sui possibili episodi illeciti della gestione delle emergenze abitative quando Marra era dirigente del dipartimento della Casa. vedi anche: marra-jpg Arrestato Marra, il braccio destro di Raggi che faceva affari con l’immobiliarista della Casta Il fedelissimo della sindaca di Roma Raffaele Marra, quando era direttore del Patrimonio e della Casa del Campidoglio in quota Alemanno, comprò un attico di lusso dal gruppo di Sergio Scarpellini. Ottenendo uno sconto di quasi mezzo milione di euro rispetto ai prezzi di mercato. In barba al conflitto di interessi: il costruttore, definito da Grillo «un evasore di Iva» e da Di Battista «un gentleman detto "er cavallaro"» fa business milionari con il Comune Non solo: la Lombardi – che si è in passato occupata dei temi dell’emergenza abitativa, compreso la dismissione degli immobili Enasarco – mostra dubbi persino sulla legittimità di Marra a coprire ruoli dirigenziali in Campidoglio, ipotizzando che il concorso a cui partecipò nel 2006 fu caratterizzato da un «quadro inquietante di collusioni e favori». La Lombardi, insieme a big del movimento come Roberto Fico, Paola Taverna e Carla Ruocco, ha mosso critiche alla Raggi e al suo staff fin dall’inizio dell’avventura della sindaca (dopo le inchieste de “L’Espresso” definì Marra « un virus che sta infettando il movimento »), ma nessuno sapeva finora che era andata dritta in procura a denunciare il consigliere della “sua” sindaca. Un fatto politico clamoroso: non sappiamo se l’esposto della Lombardi è poi confluito nel filone d’indagine già aperto dalla procura che ha portato agli arresti odierni del dirigente di Virginia. Di certo la notizia di una battaglia giudiziarie tra Lombardi e uomini della Raggi aprirà una faglia ancora più larga tra gli “ortodossi” del Movimento che da mesi consigliavano a Virginia di obbligare i sui fedelissimi a un passo indietro, e i seguaci della linea di Luigi Di Maio, che credevano che la sindaca andasse difesa a spada tratta contro tutto e contro tutto. Questi ultimi, dopo gli eventi di stamattina, sono politicamente molto più deboli di prima. I COLLABORATORI CHE SE NE SONO ANDATI ROMA - Appena tre giorni fa le dimissioni dell’assessora all’Ambiente Paola Muraro, oggi l’arresto per corruzione di Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio, strenuamente difeso da Virginia Raggi anche contro chi l’aveva messa sull’avviso. È bufera sulla giunta pentastellata che da sei mesi perde i pezzi. Ieri il blitz in Comune degli agenti di polizia in borghese che hanno sequestrato documenti relativi alle assunzioni fatte dalla sindaca di Roma. Oggi sono scattate le manette per Marra, già direttore dell’ufficio Politiche abitative durante l’era Alemanno, nominato inizialmente capo di gabinetto vicario assieme a Frongia e poi divenuto a luglio capo del personale del Campidoglio. Un nuovo colpo che si abbatte sull’amministrazione cinquestelle, paralizzata da dimissioni, indagati e ora arresti . Ecco una breve cronistoria delle cadute e dei giri di nomine degli ultimi sei mesi. Daniele Frongia. Braccio destro della sindaca, viene nominato ai primi di luglio capo di gabinetto. Ma, nello spazio di pochi giorni, la sua delega viene ritirata. Diventa vicesindaco e assessore allo Sport e Politiche Giovanili. Carla Raineri. Magistrata della Corte d’Appello di Milano, diventa Capo di gabinetto dopo lo spostamento di Frongia. Ma poi viene allontanata e costretta a dimettersi dopo un parere dell’Anac (l’Autorità diretta da Raffaele Cantone) molto contestato sulla sua nomina irregolare. Marcello Minenna. Economista e professore alla Bocconi, l’assessore al Bilancio del Comune di Roma lascia l’incarico il primo settembre per solidarietà con Carla Raineri, di cui aveva sostenuto la corsa a capo di gabinetto. Nello stesso giorno danno le dimissioni anche il dg Atac Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese. Raffaele De Dominicis. Magistrato in pensione, nominato assessore al Bilancio ai primi di settembre dopo l’addio di Minenna, non fa nemmeno n tempo a insediarsi che è costretto a lasciare perché indagato per abuso d’ufficio. Stefano Fermante. Il 29 settembre getta la spugna anche il ragioniere generale Stefano Fermante . "C’è troppa confusione, sono completamente isolato, lavoro senza un indirizzo politico" spiega motivando le sue dimissioni. Andrea Mazzillo. Il 30 settembre si scioglie il rebus dell’assessorato al Bilancio. Dopo la rapida successione di tre assessori in meno di quattro mesi, si insedia Andrea Mazzillo, esperto di finanza locale e commercialista. In contemporanea Massimo Colomban viene nominato assessore alle partecipate. Paola Muraro. Scelta dalla Raggi a giugno per guidare l’assessorato alla Sostenibilità ambientale, la manager dei rifiuti (definita "un tecnico puro") si dimette dall’incarico il 13 dicembre, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per reati ambientali riferiti all’epoca in cui era consulente di Ama. Le sue deleghe vengono prese in carico dalla sindaca. Paolo Berdini. Urbanista e scrittore, attuale assessore all’Urbanistica, potrebbe presto lasciare la giunta per dissenso con la sindaca sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle (Berdini è per un progetto ristretto alla costruzione del solo stadio, mentre il fronte interno guidato da Frongia vorrebbe una cubatura più ampia comprendente anche tre grattacieli). Negli ultimi giorni si sono rincorse voci di un suo possibile addio dopo i numerosi tentativi di farlo fuori da parte del "raggio magico", la cerchia dei fedelissimi della sindaca. RAGGI SCRIVE A CANTONE ROMA - Da luglio a oggi Virginia Raggi lo ha difeso decine di volte, vincendo sempre: con Beppe Grillo che ne chiedeva la rimozione, con il cosiddetto “mini-direttorio” che per primo ne ha criticato la nomina salvo poi essere sciolto dopo 2 mesi, con il gruppo consiliare M5s che mugugnava per il suo strapotere, con l’ex capo del suo gabinetto, Carla Raineri, sacrificata sull’altare del sodalizio tra la sindaca e Raffaele Marra. Sul dirigente che da tre mesi siede sulla poltrona di capo del personale del Campidoglio, l’Autorità anticorruzione da due settimane ha acceso un faro. Perché, secondo un esposto del sindacato dei dirigenti regionali, il 9 novembre Marra avrebbe dovuto astenersi dal controfirmare la delibera che ricolloca suo fratello Renato, due anni più grande, già vicecomandante dei vigili, alla neonata direzione Turismo del Comune con annesso aumento di stipendio (di 20.000 euro). Un atto delicatissimo, potenzialmente foriero di grane, che adesso Raggi si intesta in toto in una memoria difensiva firmata dal responsabile anticorruzione del Campidoglio Maria Rosa Turchi e inviata all’Anac 4 giorni fa. Un documento con il quale la prima cittadina non solo si prende la responsabilità di quella scelta (che, da regolamento, spetta a lei) ma derubrica il ruolo di Marra jr a mero passacarte. Di più: il dirigente che ha ridisegnato la “macrostruttura” del Campidoglio (il nuovo organigramma interno) mettendo la sua firma sotto l’interpello al personale (i dirigenti potevano indicare la destinazione desiderata) non avrebbe mai partecipato "alle fasi istruttorie di valutazione e decisionali ». Il suo ruolo, insomma, sarebbe stato tecnico, «meramente ausiliario" e "privo di discrezionalità". Marra, insomma, il potentissimo dirigente per il quale Raggi era pronta a staccare la spina ("O lo accettate o mi dimetto", ha detto a inizio novembre ai consiglieri M5s), non avrebbe avuto alcun ruolo in un’attività di sua specifica competenza. Il passaggio è decisivo: perché per la prima volta, nero su bianco, la sindaca si espone per sollevare il suo fedelissimo da una firma che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe condurre a un’indagine per abuso d’ufficio. Ora l’Anac dovrà studiare la memoria dove è scritto che l’analisi dei curricula dei dirigenti è stata compiuta solo da Raggi tra il 28 ottobre e il 9 novembre: dodici giorni (con in mezzo la trasferta in Polonia per il viaggio della Memoria) durante i quali la prima cittadina ha studiato 1500 pagine di schede e documenti (questo l’incartamento che il sindacato dei dirigenti si vedrà recapitare dopo la richiesta di accesso agli atti) prima di decidere il valzer di poltrone per 36 tra dirigenti: 25 confermati e 11 ruotati. Tra questi, appunto, il fratello di Marra, il caso oggetto di istruttoria da parte dell’Anac. "Dipendesse da me, considerata la sua professionalità, lo nominerei comandante dei vigili", ha confessato Marra jr al Fatto. Peccato che la legge vieti ai dirigenti pubblici di assumere "decisioni o attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti affini entro il secondo grado". Ma oltre a quella firma che ora la sindaca vuole derubricare a "mero carattere compilativo" ci sono le voci del Campidoglio. Dove i dirigenti, sotto anonimato, raccontano di riunioni tra Marra e gli assessori per decidere le destinazioni dei capi dipartimento. Compresa quella a fine ottobre durante la quale venne consigliato all’assessore al Turismo Adriano Meloni di accettare l’arrivo di Renato Marra nei suoi uffici. Qualcosa in più di un ruolo "privo di discrezionalità" MONTANARI Esattamente sei mesi fa, il 14 giugno scorso, ho spiegato su questo blog perché non potevo accettare la proposta di entrare nella giunta di Virginia Raggi come assessore alla Cultura, e perché l’avrei votata al ballottaggio se fossi stato un cittadino romano. Allora, tra l’altro, scrivevo: «Se la sinistra radicale non riesce, con ogni evidenza, a rispondere a tutto questo, è impossibile non riconoscere che i Cinque Stelle (occupando di fatto lo spazio che in Spagna è stato conquistato da Podemos) stanno invece aprendo nuovi spazi di cittadinanza: suscitando partecipazione almeno quanto questo Pd sembra invece puntare, irresponsabilmente, sull’astensione. Se votassi a Roma, al secondo turno sceglierei dunque la Raggi, anche perché (nonostante l’evidente probità di Roberto Giachetti) è vitale – dopo l’impressionante disastro consociativo – che sul Campidoglio tiri un’aria radicalmente nuova. Se poi quest’aria riuscirà a costruire una alternativa nazionale ispirata ad un riformismo radicale, e se lo farà aprendosi a valori e personalità della sinistra, il Paese non avrà che da guadagnarci». Ebbene, a distanza di sei mesi quelle promesse, quelle possibilità, quelle aperture si chiudono nel peggiore dei modi. Personalmente ero già rimasto interdetto dalla fiducia continuamente rinnovata alla Muraro contro ogni ragionevolezza, e poi dalla palese insopportazione per il rigore di Paolo Berdini, ben deciso a far rispettare il piano regolatore e dunque a non far affogare il futuro stadio nel cemento e nella corruzione. L’arresto clamoroso di Raffaele Marra è il drammatico epilogo di un crescendo di inadeguatezza, superficialità, arroganza. E peggio ancora dell’arresto, è come ora si cerchi di minimizzarlo e addirittura di rimuoverlo. È il momento di ricordare a Virginia Raggi che i valori fondamentali per cui una parte rilevante dei cittadini italiani continua a guardare al Movimento Cinque Stelle sono la totale trasparenza; la discontinuità radicale con il sistema di poteri che annulla la politica vera; l’onestà; la fedeltà al mandato dei cittadini e la dichiarata volontà di perseguire solo l’interesse generale. Ebbene, cosa rimane di tutto questo quando addirittura le manette certificano che siamo tornati al peggio della gestione Alemanno? E non si dica che Marra era un qualunque dipendente del Comune: perché l’effetto di questa versione da impuniti è lo stesso che provocò chi farfugliò di email non lette, o (per cambiare partito) lo stesso che ora provoca chi prima promette di ritirarsi dalla politica in caso di sconfitta al referendum, e ora cerca di fare il puparo dietro le quinte. Tutto: ma non provate anche a prenderci in giro. Ora siamo al momento della verità: o il Movimento 5 stelle dimostra agli italiani di saper tener fede alle proprie promesse, e cioè di essere in grado di rispondere ai propri principi e di mantenere il proprio patto con gli elettori, o la sua sorte è segnata. E sarebbe una notizia terribile per la democrazia italiana, che ha bisogno di un Movimento 5 Stelle davvero trasparente come avrebbe bisogno di un Partito Democratico davvero di sinistra. Ci vuole coraggio: se fosse l’unica strada possibile, anche il coraggio di dichiarare chiusa l’esperienza di questa giunta, chiedere scusa solennemente e impegnarsi a selezionare in modo efficace la propria classe dirigente. «Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nel fuoco della Geenna». Un linguaggio radicale, certo: ma non era questo il linguaggio del Movimento? SPACCATURA NEL M5S ROMA - Avevano appuntamento alle dieci sul lungotevere. Da lì, un pullman prenotato due giorni fa avrebbe dovuto portare la delegazione del Movimento 5 Stelle e il suo leader Beppe Grillo fino a Siena, per un flash-mob davanti al Monte dei Paschi. Ma quando erano già quasi tutti arrivati - scossi dalla notizia dell’arresto di Raffaele Marra - i telefonini dei parlamentari 5 stelle hanno vibrato all’unisono. Un messaggio secco: "Evento cancellato". Così tutti giù, si torna alla Camera e al Senato per capire cosa accadrà. Beppe Grillo prova a far passare un messaggio rassicurante: "Marra era solo un tecnico, non fa parte del Movimento. Dobbiamo sostenere Virginia, non abbiamo altra scelta". Ma da lui, all’Hotel Forum di Roma, piano piano arrivano tutti. Una sfilata spaccata. Dal vicepresidente della Camera Luigi di Maio a Roberto Fico. Al Forum ci sono anche due senatori M5S, Nicola Morra e Paola Taverna. "No, non basta!" dice la senatrice M5S a chi le domanda se sia sufficiente per il sindaco di Roma chiedere scusa e dire che Marra è solo uno dei 23 mila dipendenti del Comune. "Non basta chiedere scusa", ribadisce. M5s, l’arresto di Marra scuote il Movimento. Taverna: "Chiedere scusa non basta" Condividi Un’ala dei 5 stelle stavolta non è disposta a cedere: chiedono che Virginia Raggi si dimetta e che chi ha deciso di proteggerla a settembre, quando i primi scandali sono venuti fuori, si assuma la responsabilità dei suoi errori. Il riferimento è al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, fermo su una linea attendista che ha spaccato il direttorio fino a farlo scomparire. E che aveva provocato l’addio del minidirettorio i cui allarmi non erano stati ascoltati dai vertici. "I fatti parlano oggettivamente. Io sono molto fiera di stare dalla parte giusta" dice la deputata M5s Roberta Lombardi arrivando con il collega Massimo Baroni allo stesso hotel. E per parte giusta intende l’aver sempre contestato l’arruolamento di Marra, effettuato invece in maniera irrevocabile e energica dalla sindaca di Roma. Per il momento, Grillo, dopo aver rilanciato il programma energia del movimento, si limita a pubblicare sul suo blog il video con i due minuti di dichiarazioni alla stampa di Virginia Raggi. Roma, Marra arrestato: quando Roberta Lombardi lo definì "Il virus che ha infettato il Movimento" () In tanto su Fb Lombardi cita Martin Luther King: "La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunità chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta". Un post condiviso tra gli altri anche Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia, Paola Taverna, Nicola Morra, Michele Dell’Orco e Giuseppe Brescia. Lo stesso che affida al social network anche il suo pensiero: "Chi nei mesi scorsi ha difeso questa linea scellerata dovrebbe smetterla di giocare al ’piccolo stratega’". E pur senza specificare a chi si riferisce, la pensa così anche la deputata Dalila Nesci: "Chi ha sbeffeggiato ed isolato i nostri portavoce che tentavano di risolvere il caso Marra chieda scusa e faccia un passo indietro". E così oggi a Siena erano in pochi tra esponenti e sostenitori del Movimento 5 Stelle al flash-mob sotto la sede del Monte dei Paschi. "Era difficile aspettarsi una partecipazione maggiore", ha affermato Michele Pinassi, consigliere comunale di M5S a Siena spiegando che molti sostenitori del Movimento "sono stati scoraggiati dagli annunci dati urbi et orbi sull’annullamento della manifestazione che circolavano da questa mattina". I pochi grillini che hanno sfidato il freddo hanno esposto uno striscione con su scritto "a Siena hanno rubato un monte" proprio sotto la statua di Sallustio Bandini che campeggia davanti alla sede di Mps e mostrando un cerino in mano. BLOG GRILLO Raffaele Marra si sarà anche messo a disposizione di Sergio Scarpellini, ma il MoVimento 5 Stelle no. E a dimostrarlo non sono le parole ma i fatti. Grazie al MoVimento 5 Stelle sono stati disdetti i contratti capestro che la Camera aveva sottoscritto con l’immobiliarista romano, generando un risparmio di oltre 32 milioni all’anno per la Camera dei deputati. Soldi risparmiati dai cittadini italiani e, di contro, mancati introiti per Scarpellini. Anche in Campidoglio, grazie a una mozione presentata nel 2013 dagli allora consiglieri del MoVimento 5 Stelle , sono stati risparmiati altri 10 milioni di euro derivanti dagli affitti degli edifici di largo Loria e via delle Vergini.