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 2016  dicembre 02 Venerdì calendario

BENEDETTO CANONE 144 CHE CI PERMETTE DI ASSOLVERE DAI PECCATI


Da sempre, e ancora ai tempi di Papa Francesco, la pena più grave inflitta dalla Chiesa è la scomunica. Ma il fatto curioso è che il ridimensionamento di questo antico e obsoleto marchingegno si debba all’ex Partito comunista italiano. Il 28 giugno del 1949, un decreto della Congregazione del Sant’Uffizio dichiarava «apostata dalla fede e scomunicato, chi è iscritto al Partito Comunista, chi ne fa propaganda in qualsiasi modo, chi vota per esso e per i suoi candidati, chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista, chi rimane nelle organizzazioni comuniste: Camera del Lavoro, Federterra, CGIL, UDI, API, ecc...». Non solo, il decreto specificava che «queste sanzioni sono estese anche a quei partiti che fanno causa comune con il comunismo». E così il 31 per cento degli italiani, quanti nelle elezioni del 18 aprile 1948 avevano votato per il Pci (esattamente 8.136.637 anime) si ritrovarono tra i nemici di quel Gesù e di quella Chiesa che, in cuor loro, amavano e rispettavano. Per fortuna, salvo rari casi, furono i vescovi e i parroci italiani a restare con i piedi bene a terra, usufruendo anche della saggezza della Chiesa che dal VII secolo, con il Codice di Giustiniano, fornisce ad ogni pastore l’antidoto a ogni intemperanza muscolare della gerarchia.
Nel codice di diritto canonico vigente, al canone 144, si trova il rimedio: «Nell’errore comune di fatto o di diritto, e parimenti nel dubbio positivo e probabile sia di diritto sia di fatto, la Chiesa supplisce, tanto nel foro interno quanto esterno, la potestà di governo esecutiva». Tradotto in linguaggio corrente, se un prete dimentica che per assolvere un peccato dovrebbe, in teoria, ricorrere al vescovo e procede, l’assoluzione è comunque valida. E questa è la prassi pastorale che Papa Francesco ha fatto sua nella lettera apostolica Misericordia et misera perché, come nel 1949, la ferocia pastorale con la quale, da Wojtyla in poi, sono stati affrontati i mutamenti culturali in materia di affettività e sessualità umana continua a convincere gran parte delle cattoliche occidentali che la Chiesa le iscriva nella lista delle scomunicate non appena iniziano ad esercitare le proprie scelte affettive.
Il merito, anche in questo caso, è stato di quei vescovi e quei preti che, senza banalizzare il peccato, hanno mantenuto le porte delle chiese aperte a tutti e a tutte. Ora questa prassi diventa anche l’opzione del Papa: un’ulteriore conferma che la vera riforma della Chiesa viene e verrà sempre dal basso. Poi per quanto promesso dall’alto sui “poteri” ecclesiastici, i guadagni, gli stili di vita, i fedeli continuano a restare in fiduciosa attesa.